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Melta di Gardolo

GardoloPagine che utilizzano l'estensione KartographerSenza fonti - centri abitati del Trentino-Alto AdigeSenza fonti - gennaio 2015
Italy provincial location map 2016
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Melta di Gardolo (205 m slm) è un rione appartenente alla circoscrizione amministrativa n. 1 del comune di Trento. Essa sorge ai piedi del monte Calisio (1091 m slm) dove il quartiere ha sempre esercitato la sua egemonia sui paesi più piccoli circostanti, inglobandoli nell'area suburbana. È attraversata dalla fossa della Malvasia, sub-affluente del fiume Adige, e da un altro corso d'acqua a regime di torrente che causò con la sua esondazione del 1976 una frana del monte Calisio i cui effetti sono tuttora visibili nonostante gli anni.

Estratto dall'articolo di Wikipedia Melta di Gardolo (Licenza: CC BY-SA 3.0, Autori, Immagini).

Melta di Gardolo
Via di Melta, Trento Melta di Gardolo

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N 46.09823 ° E 11.11927 °
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38121 Trento, Melta di Gardolo
Trentino-Alto Adige, Italia
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Campo di Gardolo
Campo di Gardolo

Il campo di Gardolo è stato un campo di prigionia, ora completamente distrutto, situato in Trentino durante la prima guerra mondiale. Esso era sotto il controllo delle truppe austroungariche e aveva lo scopo di ospitare i prigionieri di guerra degli eserciti avversi, principalmente l'esercito russo, italiano, serbo e rumeno. Fu ideato e costruito all'inizio del 1916 nella Valle dell'Adige, precisamente a sud di Gardolo nella località "Paiari", dove oggi si trovano la ferrovia e la strada statale del Brennero, tra la linea di guerra difensiva e il paese. All'epoca molti soldati austro-ungarici e Sudtirolesi (Trentini) si stabilirono a Gardolo, furono ospitati nelle case dei contadini e parte delle scuole, che venivano ancora parzialmente utilizzate per l'istruzione; durante questo periodo il nome del paese venne "germanizzato" con il soprannome "Wart" (luogo in cui si aspetta). Durante la prima guerra mondiale, di fronte all'ingente numero di prigionieri di guerra, i Paesi coinvolti nel conflitto si trovarono costretti a passare dall'uso di depositi allestiti in strutture preesistenti, come caserme e fortezze, alla costruzione di campi di concentramento seguendo standard più moderni, edificando insiemi di baracche in legno o in pietra. Dal punto di vista economico, i prigionieri di guerra divennero un'importante risorsa per lo sforzo bellico e il lavoro divenne obbligatorio per tutti loro. Questo passaggio avvenne in maniera graduale per il timore di compromettere l'utilizzo della manodopera locale, ma ben presto si sviluppò un vero e proprio sistema organizzato di lavoro forzato dove i prigionieri vennero impiegati nel settore militare, industriale e agricolo. A seguito dell'intensificazione degli sforzi bellici, i prigionieri vennero poi sollevati dai loro incarichi nel settore economico per venire impiegati esclusivamente a fini militari, come manodopera in zona di guerra.

Batteria Martignano
Batteria Martignano

La batteria di Martignano (originariamente Batterie Martignano) è una delle fortificazioni austro-ungariche facente parte della Fortezza di Trento (Festung Trient). Essa appartiene al grande sistema di fortificazioni austriache al confine italiano. Anche se viene spesso identificata come Forte Martignano (Werk Martignano), i documenti originali della direzione del Genio di Trento la identificano come batteria. La batteria si trova a una quota di circa 405 metri in frazione Martignano sul versante sinistro del fiume Adige. Una strada asfaltata sul tracciato della strada militare originale alla destra della chiesa di Martignano conduce al cancello della villa privata nel cui parco sorgono i resti della batteria. Questa fortezza è una delle più antiche della Festung Trient e copre superficie di 7091 m². Infatti esso venne costruito nei primi anni del 1860, in un'ottima posizione strategica che gli permetteva di fungere da perno di collegamento tra il fronte occidentale della fortezza di Trento, il fronte settentrionale (forte Rocchetta) e il fronte orientale (Complesso fortificato di Civezzano). Dall'altura dove si trova, poteva controllare la Val d'Adige sia a nord che a sud. Infatti l'armamento comprendeva ben 12 bocche da fuoco da 15 cm e da 12 cm, di tipo M61: due erano rivolte al tagliata stradale Bus de Vela, due verso il Doss Trento, due verso Gardolo, quattro verso Martignano ed infine due verso le retrovie del complesso di Civezzano. In definitiva poteva colpire in direzione di tutti e quattro i punti cardinali, ed a ciò è dovuta la sua forma estremamente irregolare. Come tanti altri forti ottocenteschi, allo scoppio della prima guerra mondiale era già obsoleto. Fu quindi disarmato e adibito a magazzino mentre i suoi armamenti principali e secondari vennero spostati in postazioni campali poste nelle vicinanze. Alla fine della seconda guerra mondiale, e precisamente il 28 settembre 1947, fu dimesso dal Ministero della difesa e inizialmente valutato 100.000 lire e nel 1955 un milione di lire. In seguito fu trasferito dal demanio militare a quello civile; per 3 anni a Remigio Serafini con un canone pari a 500 lire l'annue e in seguito per sei anni a Carlo Giuliani. Il 3 settembre 1955 il demanio lo radiò e fu venduto il 20 novembre dell'anno successivo alla "Società Italiana Esplosivi Cheddite" di Torino, la quale lo utilizzò come polveriera. Oggi, il forte è stato incluso nel parco di una villa ed è proprietà privata. La batteria fu costruita su di un solo livello con pietra ricavata dalle cave limitrofe. Alla fine degli anni 1860 venne continuamente ammodernata con varie aggiunte. La sua struttura si presenta irregolare, con una caponiera, e due mura che, fuoriescendo da questa, riparavano cortili interni. Percorrendo il suo interno si trovano a partire dalla destra, l'alloggio degli ufficiali, uno primo alloggio per la guarnigione e la cucina. Di fronte a questi, vi erano altri tre alloggi per i soldati; infine il deposito munizioni e quello per i viveri. La parte attiva del forte, ovvero da dove di sparava, era posta a nord tra la caponiera che a sua volta era dotata di feritoie per la difesa da vicino. Altre feritoie erano naturalmente presenti lungo tutto il perimetro del forte. 4 cannoni da 12 cm. Mod. 61 in casamatta. 2 cannoni da 9 cm. Mod. 75 in cannoniera minima. V. Jeschkeit, Trento 1915 - 1918, la città militarizzata, Curcu & Genovese, 2016. G. M. Tabarelli, I forti austriaci nel Trentino e in Alto Adige, TEMI Editrice, 1990. Fortezza di Trento Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su batteria Martignano Altre immagini del forte.