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Fontana dei Tritoni (Milano)

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Milano Fontana dei Tritoni 0178
Milano Fontana dei Tritoni 0178

La fontana dei Tritoni è una fontana monumentale di Milano, in Italia.

Estratto dall'articolo di Wikipedia Fontana dei Tritoni (Milano) (Licenza: CC BY-SA 3.0, Autori, Immagini).

Fontana dei Tritoni (Milano)
Via Romagnosi, Milano Municipio 1

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Via Romagnosi
20121 Milano, Municipio 1
Lombardia, Italia
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Milano Fontana dei Tritoni 0178
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Luoghi vicini

Ca' de Sass
Ca' de Sass

La Ca' de Sass (termine in dialetto milanese che significa letteralmente "casa di sassi", in riferimento al bugnato che ne orna le facciate) è un palazzo storico in stile eclettico, con pesanti influenze neorinascimentali, situato nel centro storico di Milano, in via Monte di Pietà al civico 8. Ex sede della CARIPLO, oggi è sede secondaria dell'istituto Intesa Sanpaolo, di cui l'espressione Ca' de Sass è spesso adoperata in ambito giornalistico come sinonimo per metonimia parzialmente impropria. I progetti del palazzo iniziarono nel 1868 a cura dell'architetto Giuseppe Balzaretto: egli volle ispirarsi all'aspetto delle grandi banche presenti a Firenze durante il Rinascimento, riprendendo la struttura di Palazzo Strozzi. Il palazzo sorge al posto del vecchio palazzo del Genio Militare, che venne demolito per l'occasione: durante gli scavi per gettare le fondamenta emersero i resti della vecchia chiesa di Santa Maria d'Aurona con annesso convento, oggi conservati nei musei del Castello Sforzesco. I lavori di costruzione terminarono nel 1872. Il palazzo si presenta con un aspetto decisamente monumentale, l'intero perimetro, chiuso da una maestosa cancellata, è decorato con un bugnato di notevoli dimensioni, che ben si accosta alle bifore imponenti dei piani superiori del palazzo, inserite tra cornicioni sporgenti e le terrazze balaustrate. Attilia Lanza, Milano e i suoi palazzi: Porta Vercellina, Comasina e Nuova, Libreria Meravigli Editrice, 1993, pg. 196-197. Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Ca' de Sass

Chiesa di Sant'Agostino (Milano)

La chiesa di Sant'Agostino, chiamata in antichità Santa Maria di Vedano, era una chiesa di Milano. Situata in via Monte di Pietà, fu soppressa nel 1798. Notizie del convento si hanno dal 1428 quando per ordine del duca di Milano vennero introdotte nel convento di monache Umiliate otto monache dell'ordine di Sant'Agostino. Ancora nel 1486 in una lettere sempre del duca di Milano viene nominata la chiesa con l'antico nome di "Santa Maria in Vedano". Della soppressa chiesa e monastero non sono noti il destino fino al 1828, quando la vasta area delle ortaglie dell'ex convento venne venduta al conte Francesco Arese Lucini che vi edificò il suo palazzo. La chiesa, di cui non si conoscono le antiche forme, fu completamente rifatta a partire dal Cinquecento: vi era antistante alla chiesa un porticato con colonne di pietra che serviva da ingresso sia alla chiesa sia al monastero. La facciata era stata eretta su disegno di Francesco Maria Richini ed era ornata con "colonne e statue". La chiesa possedeva una cupola retta da quattro grandi colonne di marmo che formavano tra di loro quattro archi. La chiesa presentava tre cappelle: nella maggiore vi era la tela del Nascimento di Gesù Cristo di Giulio Campi, mentre in una delle due cappelle laterali era presente il martirio di Sant'Agata di Panfilo Nuvolone, secondo Carlo Torre iniziato dal Cerano. Serviliano Latuada, Descrizione di Milano, vol. 5, Milano, 1738. Lorenzo Sonzogno, Vicende di Milano rammentate dai nomi delle sue contrade, Milano, 1835. Paolo Rotta, Passeggiate storiche, ossia Le chiese di Milano dalla loro origine fino al presente, Milano, 1891. Chiese di Milano Chiese scomparse di Milano

Palazzo Arese-Bethlen
Palazzo Arese-Bethlen

Palazzo Arese-Bethlen era un palazzo storico di Milano situato in via Monte di Pietà al civico 11. Il palazzo risale al 1828 quando il conte Francesco Arese Lucini commissionò il palazzo a Pelagio Palagi: il palazzo anche per l'epoca situato in pieno centro fu costruito sull'ampio giardino del soppresso monastero di Sant'Agostino Neri; Successivamente alla morte del conte Arese il palazzo fu venduto alla famiglia ungherese dei Bethlen. Proprio per via della posizione molto centrale del palazzo e del suo vasto giardino, questo fu progressivamente lottizzato e venduto come spazi destinati all'edificazione: abbandonato come residenza dai Bethlen il palazzo fu diviso in appartamenti più piccoli, fino a quando, colpito dai bombardamenti alleati su Milano fu demolito nel 1943, nonostante questi avessero coinvolto solo la parte centrale del palazzo e non le vaste ali laterali. Il palazzo presentava al centro del fronte un cortile d'onore che dava sul corpo centrale, che presentava un pian terreno in bugnato sormontato dagli ordini superiori scanditi da lesene che reggevano un frontone triangolare. Le finestre del piano nobile si presentavano architravate con timpani triangolari, mentre quelle al secondo piano erano decorati da semplici cornici. La stessa decorazione era ripresa nella ali del palazzo. Mazzocca, Fernando. Francesco Teodoro Arese Lucini, Un Mecenate Milanese Del Risorgimento. Arte Lombarda, Nuova Serie, no. 83 (4) (1987): 80-96. Comune di Milano, Contributo a una bibliografia dei palazzi privati di Milano dal XIV secolo all'età neoclassica (PDF), su milano.biblioteche.it. URL consultato il 2 marzo 2020. Ville e palazzi di Milano Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su palazzo Arese-Bethlen

Chiesa di San Pietro in Cornaredo
Chiesa di San Pietro in Cornaredo

La chiesa di San Pietro in Cornaredo, appellata anche San Pietro con la rete, era una chiesa di Milano. Situata nell'attuale via Manzoni, fu demolita nel 1787. Incerta è la forma corretta dell'appellativo della chiesa: se Paolo Rotta sostiene che la forma originaria fosse "con la rete", in conformità alla tradizione evangelica che descrive San Pietro Apostolo come pescatore, e corrotto "in Cornaredo", Serviliano Latuada sostiene esattamente la teoria opposta citando dei documenti redatti dall'allora arcivescovo di Milano Gabriele Sforza: ad ogni modo la chiesa pare essere già citata da Bonvesin de la Riva nel XIII secolo. La chiesa nelle sue forme originali aveva una pianta rettangolare divisa in tre navate sorrette da sedici colonne in pietra ed una cappella decorata: in una delle sue visite, il cardinale Carlo Borromeo ne decretò il rifacimento, che sarebbe stato compiuto molti anni dopo su progetto del Richini. La ricostruita chiesa aveva forma ottagonale e aveva tre cappelle: l'interno era quasi interamente decorato da marmi pregiati. Esistevano infine due portali interni alle chiesa che conducevano rispettivamente alla sacrestia e alla casa parrocchiale, entrambe ornate in cima con due medaglioni affrescati con la testa di San Pietro e di San Paolo. Serviliano Latuada, Descrizione di Milano, vol. 5, Milano, 1738. Paolo Rotta, Passeggiate storiche, ossia Le chiese di Milano dalla loro origine fino al presente, Milano, 1891. Chiese di Milano Chiese scomparse di Milano

La fiducia in Dio
La fiducia in Dio

La fiducia in Dio è una statua in marmo bianco a grandezza naturale del 1833 dello scultore toscano Lorenzo Bartolini (1777-1850), conservata al Museo Poldi Pezzoli di Milano. La scultura marmorea fu commissionata dalla marchesa Rosina Trivulzio (1800-1859), già ritratta nel 1828 dal Bartolini in un busto-ritratto ancora oggi conservato al Museo Poldi Pezzoli, alla morte del marito Giuseppe Poldi Pezzoli d'Albertone (1768-1833). Prima di essere consegnata alla sua committente, la statua fu esposta a Firenze, a Parma e, nel 1837, all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Dell'opera esiste una copia al Museo dell'Ermitage (commissionata dalla principessa Zinaida Jusupova) e una al Museo nazionale d'arte dell'Azerbaigian; il gesso preparatorio è conservato al Museo di Palazzo Pretorio a Prato. Nel 1835, l'opera venne vista dal poeta Giuseppe Giusti e ispirò un suo sonetto omonimo. Già il bozzetto preparatorio fu di ispirazione ad Alessandro Franceschi per il Monumento Tinti, nel Cimitero monumentale della Certosa di Bologna, eseguito tra il 1833 e il 1834. La donna chiese all'artista di rappresentare il suo dolore e la sua devozione a Dio dopo la morte del marito, perciò Bartolini decise di rappresentarla come una giovane nuda, con i capelli raccolti in uno chignon, accasciata e con le mani intrecciate strette in grembo in segno di profonda e pia preghiera. La bocca è socchiusa e gli occhi sono rivolti verso l'alto, in segno di profonda devozione. La linea è sinuosa e armonica. La statua rappresenta esattamente il concetto di bello naturale, che per Bartolini era di fondamentale importanza. L'idea della posa fu ispirata da una modella che si riposava dopo una sessione di posa. La scultura, che è stata accostata alla Maddalena penitente di Antonio Canova, traduce a livello artistico il lutto doloroso provato dalla marchesa Trivulzio divenuta vedova. La nudità totale della donna rappresenta la purezza dell'amore che la legava al coniuge defunto e simboleggia come la morte di quest'ultimo l'avesse lasciata "nuda" di fronte alla separazione brutale. Il corpo segue una curva ad S che parte dalla punta dei piedi e culmina del capo della donna. Il busto sinuoso si inarca ammorbidendo l'asse verticale della statua e ripiegandosi in un abbandono morbido. La composizione presenta una centralità nelle mani intrecciate in segno di devozione. Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su La fiducia in Dio