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Chiesa di Santa Prisca

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Santa Prisca (Rome) Esterno
Santa Prisca (Rome) Esterno

La chiesa di Santa Prisca è un luogo di culto cattolico di Roma, situato sull'Aventino, nel rione Ripa. Sulla chiesa, che sorge sopra una domus del II secolo ed è dedicata a Santa Prisca, martire del I secolo, insistono l'omonima parrocchia appartenente alla diocesi di Roma e il titolo cardinalizio Santa Prisca, istituito da papa Evaristo nel 112.

Estratto dall'articolo di Wikipedia Chiesa di Santa Prisca (Licenza: CC BY-SA 3.0, Autori, Immagini).

Chiesa di Santa Prisca
Via di Santa Prisca, Roma Municipio Roma I

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Chiesa di Santa Prisca

Via di Santa Prisca
00153 Roma, Municipio Roma I
Lazio, Italia
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Santa Prisca (Rome) Esterno
Santa Prisca (Rome) Esterno
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Luoghi vicini

Viale Aventino
Viale Aventino

Viale Aventino è una strada che collega piazza di Porta Capena e piazza Albania, a Roma, separando i rioni Ripa (verso l'Aventino) e San Saba (verso le Terme di Caracalla). Il viale fu aperto negli anni trenta come grande arteria stradale di collegamento con la via Ostiense, la stazione della Ferrovia Roma-Lido a Porta San Paolo, la Stazione di Roma Ostiense: andava infatti da piazza del Circo Massimo (l'attuale piazza di Porta Capena) a via Marmorata. All'inizio, con vista sul Circo Massimo, sorge quello che è oggi il palazzo della FAO, nato come sede del Ministero delle colonie; per questo la sua prima denominazione, adottata con delibera del 1938, fu viale Africa. Essendo la zona del tracciato, all'epoca, appena in via di urbanizzazione, il viale era stato concepito come passeggiata urbana, con ampi marciapiedi e un'alberata da quattro filari di platani, con al centro la sede tramviaria. La denominazione fu soppressa nel 1945, e sostituita con l'attuale viale Aventino. L'ultimo tratto, da piazza Albania a via Marmorata, fu rinominato nel 1955 in viale Manlio Gelsomini. I platani, ammalatisi negli anni novanta di cancro colorato, sono stati sostituiti nei primi anni 2000 da tigli e da farnie. Il susseguente viale della Piramide Cestia, che conduce da piazza Albania a piazza di Porta San Paolo, taglia il tracciato delle mura serviane di età repubblicana. Alcuni resti sono ancora visibili nei dintorni di piazza Albania.

Porta Raudusculana
Porta Raudusculana

La Porta Raudusculana è un'antica porta di Roma, oggi scomparsa, che si apriva tra le due alture dell'Aventino, all'incirca al centro dell'omonimo viale moderno, all'altezza dell'incrocio con via San Saba. Secondo alcune ipotesi, da essa si dipartiva la via Laurentina vetus Il nome deriva da un'antica etimologia che riconduce al significato di “bronzeo” e questa aggettivazione sembra possa essere spiegata o come porta bronzea (ne parla Varrone) oppure come maschera di bronzo scolpita o affissa sulla porta stessa, secondo un episodio riportato da Valerio Massimo. Nel primo caso si può pensare all'ipotesi che la porta potesse essere rivestita in bronzo non tanto per un risultato estetico quanto piuttosto come rinforzo e corazzatura. In effetti, il tratto di mura serviane dalla porta alle sponde del Tevere sembra essere tra i più robusti dell'intera cinta muraria. I pochi resti, peraltro in parte abbastanza ben conservati, comprendono anche una delle due testimonianze archeologiche di quelle che potrebbero essere considerate delle piazzole d'artiglieria difensiva. A poca distanza dalla porta, infatti, è tuttora visibile un'arcata, aperta ad una certa altezza, che gli studi effettuati sono abbastanza concordi nel ritenere trattarsi di una postazione per un'arma da lancio sul tipo della catapulta o della balista. Tali piazzole non sembra affatto siano state particolarmente numerose lungo gli 11 km delle mura serviane, sia perché ne è stata ritrovata solo un'altra, nei pressi della porta Sanqualis, sia perché non ve n'è alcuna traccia nei testi e nelle testimonianze d'epoca. In ogni caso, il fatto che in quel tratto si fosse riscontrata la necessità di rinforzare le mura e di predisporre una postazione d'artiglieria lascia intendere che la zona fosse ritenuta poco sicura, probabilmente per il rischio di attacchi di nemici che avrebbero potuto risalire il Tevere e sbarcare da quelle parti. E non sembra di importanza secondaria anche la necessità di un controllo militare sulla zona portuale di Roma. Tutto questo potrebbe quindi giustificare una corazzatura o comunque un rinforzo in bronzo anche sulla porta. La seconda spiegazione del nome si riferisce ad un episodio leggendario che riporta alla gens Genucia, una delle più importanti e illustri famiglie plebee dell'Aventino (un ramo dei quali aveva anche il "cognomen" Aventiniensis), i cui rappresentanti hanno anche ricoperto, nel tempo, cariche pubbliche di un certo rilievo, almeno fino all'epoca delle guerre puniche, dopo le quali sembra non ci sia più alcuna traccia negli annali. Si racconta, dunque, che ad un certo Genucio Cipo, pretore, appena varcata la porta per uscire dalla città, capitò uno di quei prodigi di cui si narra con una certa frequenza negli avvenimenti antichi: gli spuntarono un paio di corna sulla fronte. L'àugure prontamente intervenuto vaticinò che, non appena fosse rientrato in città, ne sarebbe divenuto re, e così fu che Genucio, convinto sostenitore dei principi repubblicani, preferì autoesiliarsi per il resto della vita, piuttosto che contravvenire alle sue convinzioni. Per questa fermezza e serietà nei confronti dello Stato gli fu tributato, tra l'altro, l'onore di un'effigie bronzea sulla porta, che assunse quindi quell'appellativo. Inoltre, poiché la gens Genucia era una famiglia molto antica, la cui notorietà ed importanza era già notevole nei primi tempi repubblicani, il suo legame con la porta fa ritenere che anche quest'ultima fosse piuttosto antica, presumibilmente costruita quindi proprio insieme alla cinta serviana nel 378 a.C.