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Monastero degli Olivetani (Lecce)

Architetture barocche di LecceMonasteri di LeccePagine con mappeSenza fonti - chiese della PugliaSenza fonti - settembre 2011
Lecce OLIVETANI 01
Lecce OLIVETANI 01

Il monastero degli Olivetani è un complesso monastico della città di Lecce. La sua fondazione risale alla fine del XII secolo per volontà di Tancredi d'Altavilla. Attualmente è sede del Dipartimento degli Studi storici dell'Università del Salento. Il monastero, situato nei pressi del cimitero comunale, accanto alla chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo, fu edificato con molta probabilità tra il 1171 e il 1174 per l'Ordine dei Benedettini neri. I benedettini di Monte Oliveto, giunti a Lecce nel 1494, presero possesso del monastero e praticarono una sostanziale trasformazione alla struttura. Nel 1559 venne realizzato il nuovo chiostro a colonne binate, il quale fu impreziosito dall'aggiunta di un pozzo a baldacchino retto da colonne tortili corinzie. Questo lavoro fu affidato a Gabriele Riccardi. Altri lavori furono effettuati nel Settecento. Nel 1733 venne edificato il grande scalone e il prospetto esterno. L'Ottocento fu il secolo della soppressione di molti ordini religiosi dediti alla vita contemplativa. Il monastero venne quindi acquisito dal Comune di Lecce che lo utilizzò come sede di uffici pubblici e successivamente come ospizio per i mendicanti. Nel 1985 l'edificio venne affidato all'Università di Lecce, la quale lo restaurò e ne fece un centro culturale. Di particolare rilevanza sono le tracce di affreschi che raffigurano episodi di vita monastica. Olivetani Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su monastero degli Olivetani di Lecce

Estratto dall'articolo di Wikipedia Monastero degli Olivetani (Lecce) (Licenza: CC BY-SA 3.0, Autori, Immagini).

Monastero degli Olivetani (Lecce)
Via Vito Carluccio, Lecce

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Università del Salento - Monastero degli Olivetani

Via Vito Carluccio
73100 Lecce
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Lecce OLIVETANI 01
Lecce OLIVETANI 01
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Luoghi vicini

Chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo
Chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo

La chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo è una chiesa medievale di Lecce. Insieme all'attiguo monastero fu fondata nel 1180 dal conte di stirpe normanna Tancredi d'Altavilla, che divenne re di Sicilia. La costruzione del Tempio rappresenta un vero e proprio 'modello' che innovò e al contempo indirizzò poi i dettami architettonici e stilici per la creazione della cosiddetta 'Nuova Scuola romanica idrutina' svecchiando la ormai stantia architettura del primo romanico di Terra d'Otranto, dove la componente latina-bizantino-epirota si fuse con gli stilemi d'Oltralpe. A partire dal Tancredi si diffusero dei modelli stilistici che sopravvissero per circa due secoli fino alla realizzazione della chiesa di Santa Caterina a Galatina, della metà del Trecento; arrivando a dettare anche le linee architettoniche per la realizzazione della Cattedrale di Matera. Il Conte donò il complesso ai monaci benedettini, ai quali seguirono nel 1494, per volere di Alfonso II di Napoli, i padri olivetani che rimasero sino al 1807. Nel 1807 Napoleone istituisce i Licei e il complesso diventa Liceo Palmieri (all'epoca "Liceo Nazionale"). Nel 1870 il complesso diventa sede dell'asilo di Mendicità e a partire dagli anni 80' è sede della facoltà di Beni Culturali. La facciata mostra sia la severità del romanico pugliese che l'esuberanza del barocco. Nel 1716 gli olivetani intrapresero infatti un radicale intervento di ristrutturazione dell'edificio. La facciata venne rifatta da Giuseppe Cino in puro Barocco leccese conservando, di quella originaria, solamente il pregevole portale e il rosone. Il prospetto fu arricchito da dieci statue lapidee e da un monumentale fastigio di coronamento in cui svetta lo stemma degli olivetani, costituito da una croce e dai rami d'ulivo. I fianchi della chiesa si allungano, a destra, nel cinquecentesco chiostro dovuto a Gabriele Riccardi, adorno del seicentesco baldacchino sovrastante il pozzo posto su quattro colonne tortili, e, a sinistra, nell'area ottocentesca del cimitero. Su quest'ultimo lato è possibile osservare la teoria degli archetti pensili che corre lungo i muri della chiesa, il campanile a vela con la meridiana e la cupola. L'interno è diviso in tre navate da pilastri quadrilobati con semicolonne addossate. La navata centrale è coperta da una volta a botte mentre quelle laterali hanno una copertura con volta a crociera ogivale. In corrispondenza del transetto si innalza una cupola ellittica impostata su un tamburo ottagonale. In origine la superficie interna era ricoperta interamente da affreschi; nel XVII secolo quelli sulle colonne e sulle pareti furono imbiancati o ricoperti da altari, quelli della volta furono intonacati o ridipinti con decorazioni in stile pompeiano. Nella cupola sono raffigurati l'Incoronazione ed il Transito della Vergine. Nelle navate laterali sono presenti alcuni altari attribuiti a Mauro Manieri, tra cui quello intitolato ai santi Benedetto, Bernardo Tolomei e Francesca Romana e quello dei santi Niccolò e Cataldo. Entrambi gli altari espongono una tela settecentesca del pittore napoletano Giovan Battista Lama. Di pregevole valore artistico sono la statua di san Nicola benedicente, nella navata sinistra, e due acquasantiere, tutte opere realizzate nel XVI secolo e attribuite a Gabriele Riccardi. Al XVII secolo risalgono il monumento sepolcrale del poeta epico leccese Ascanio Grandi e gli affreschi del coro (1619). Lecce elegia del Barocco, Michele Paone, Congedo Editore, Galatina (Lecce), 1999 F. Canali, V, Galati, Paesaggi, città e monumenti di Salento e Terra d'Otranto tra Otto e Novecento, Una «piccola Patria» d'eccellenza, dalla Conoscenza alla Valutazione e alla Tutela dei Monumenti..., Firenze, 2017, pp.723 e segg.. Romanico pugliese Barocco leccese Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulla chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo Approfondimento sulla chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo, su artefede.org. URL consultato il 16 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 20 marzo 2012). Chiesa Parrocchiale dei SS. Niccolò e Cataldo a Lecce su catalogo.beniculturali.it.

Cimitero monumentale di Lecce
Cimitero monumentale di Lecce

Il cimitero monumentale di Lecce è costituito dalla parte antica dell'odierno cimitero comunale. L'edificio più antico del cimitero è sicuramente la chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo, edificata nel XII secolo e successivamente rimaneggiata in chiave barocca nel XVII secolo. La chiesa fu fatta edificare da Tancredi d'Altavilla insieme al tuttora esistente monastero, nel quale si stabilirono, in un primo periodo, i benedettini e dal 1497 gli olivetani, che operarono in questo luogo fino alla cacciata degli ordini religiosi dal sud Italia, avvenuta nel 1807. La chiesa è annessa all'area cimiteriale, il monastero no. Dal viale principale, detto "dei cipressi", che va dall'ingresso monumentale alla chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo, si dirama una via che dà accesso al "giardino funebre" che si estende su un'area rettangolare, solcata da una maglia irregolare di viali e sentieri tortuosi tra tombe che, soprattutto nell'area più antica e più prossima all'ingresso, sembrano esser state disposte senza ordine, quasi addossate le une alle altre. La pietra maggiormente utilizzata, sia per gli edifici che per le sculture, è la pietra leccese. Il cimitero della città di Lecce, almeno una parte del terreno, parte principale del cimitero fu di proprietà privata di Girolamo Luigi Berarducci, che fu sindaco di Lecce dall'anno 1842 all'anno 1844. Tra i nomi più importanti sepolti presso questo cimitero si ricorda il tenore Tito Schipa, il poeta Vittorio Bodini e il matematico Ennio De Giorgi. Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sul cimitero monumentale di Lecce Dal sito lecceweb.it, su lecceweb.it.

Museo storico-archeologico dell'Università di Lecce
Museo storico-archeologico dell'Università di Lecce

Museo storico-archeologico dell'Università del Salento (MUSA) è un museo universitario situato a Lecce nell’area tra Porta Napoli e il parco di Belloluogo. Offre un percorso di visita articolato, che copre diverse epoche storiche e aree geografiche, fornendo al visitatore una panoramica completa dei risultati della ricerca archeologica condotta dall’Ateneo nell’ampio contesto del bacino mediterraneo. Il museo è stato aperto al pubblico nel giugno del 2007. La sua creazione è il risultato del Piano Coordinato delle Università di Catania e Lecce (Iniziativa IN20), finanziata sia dal Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica (MIUR) che dall'Unione Europea, tramite i Piani Operativi Nazionali (P.O.N.) 1994/1999 e 2000/2006. Il MUSA è situato nel campus universitario Studium 2000, in Via di Valesio angolo, Viale S. Nicola, ed occupa una superficie di circa 500 metri quadrati, divisi in cinque sale. Presenta oltre 400 reperti provenienti dalle attività di scavo dell’Ateneo, affiancati da riproduzioni di contesti archeologici sotto forma di plastici, calchi, modelli, ricostruzioni virtuali e multimediali. L'allestimento ha visto la partecipazione attiva dei docenti, dei gruppi di ricerca e del personale tecnico del settore storico-archeologico del Dipartimento di Beni Culturali dell'Università del Salento. Il MUSA offre un itinerario di visita articolato in cinque sale. In questa sala, un totem luminoso introduce il visitatore agli obiettivi e alle finalità del museo, mentre tre postazioni multimediali forniscono una panoramica sullo sviluppo della ricerca in Archeologia e Storia Antica presso l’Università del Salento. Nella stessa sala, viene ricordato il contributo dato dai professori Giuseppe Nenci, Dinu Adamesteanu e Giuliano Cremonesi alla istituzione del settore di ricerca storico-archeologica presso l’ateneo. Due maxi-schermi proiettano immagini legate alle esperienze di ricerca. Dedicata alla preistoria e alla protostoria del Salento, questa sala espone reperti provenienti da importanti siti archeologici della regione, tra cui la grotta delle Veneri di Parabita, Sant’Anna presso Oria, la grotta Cappuccini a Galatone, Roca e Torre Guaceto. Si offrono informazioni sulla vita quotidiana e le pratiche culturali delle popolazioni locali, dal Paleolitico Medio fino all’età del Bronzo. Dedicata alla civiltà dei Messapi, questa sala offre una panoramica sulla cultura, arte e la vita quotidiana di questo popolo attraverso reperti provenienti da siti archeologici chiave della regione, come Otranto, San Vito dei Normanni, Muro Leccese, Oria. Inoltre è presente una sezione sulla monetazione di età messapica. Qui i visitatori possono esplorare l'età romana e tardoantica del Salento attraverso una ricca esposizione di reperti archeologici provenienti da siti, come Brindisi, Vaste e Giurdignano. Nella stessa sala è presente la sezione medievale divisa in sottosezioni: l’alto medioevo, i Normanni, Svevi e Angioini, la fine del medioevo. I reperti provengono da Otranto, Giuggianello, Martano e Muro Leccese. L'ultima sala presenta alcuni reperti e postazioni multimediali che illustrano le attività delle missioni archeologiche e le indagini condotte in diverse regioni d’Italia e all'estero. La Tabula Peutingeriana, riprodotta sulle pareti della sala, e la mappa satellitare del Mediterraneo sul totem luminoso riportano l’ubicazione degli scavi condotti ad esempio ad Hierapolis (Turchia), Tas Silg (Malta), Soknopaiou Nesos (Egitto) e Khartoum (Sudan) e in altri luoghi di pari importanza. Il MUSA propone esposizioni permanenti e temporanee, conferenze divulgative, laboratori didattici e visite guidate, rivolte sia alle scuole che ad un pubblico più vasto. Il museo promuove inoltre un approccio inclusivo al patrimonio culturale, impegnandosi attivamente nella creazione di supporti didattici e informativi accessibili. Grazia Maria Signore, Il Museo MUSA: dalla ricerca alla comunicazione. Dieci anni di attività, in Mario Capasso (a cura di), Sessanta anni di Studi Umanistici nell’Università del Salento, Lecce, 2019, pp. 881-894. Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su MUSA - Museo storico archeologico Sito ufficiale, su unisalento.it. Museo storico-archeologico dell'Università di Lecce, su beniculturali.it, Ministero della cultura.

Stazione meteorologica di Lecce Osservatorio Meteorologico
Stazione meteorologica di Lecce Osservatorio Meteorologico

La stazione meteorologica di Lecce Osservatorio Meteorologico è la storica stazione meteorologica di riferimento relativa alla città di Lecce. La stazione meteorologica venne attivata da Cosimo De Giorgi il 1º dicembre 1874 e dal 1876 entrò a far parte della rete di stazioni del Regio Ufficio Centrale di Meteorologia. In precedenza, furono effettuate osservazioni meteorologiche anche presso l'Orto Botanico di Lecce tra gli inizi dell'Ottocento e il 1824 da Oronzo Gabriele Costa. Successivamente, nel 1871 le osservazioni vennero riprese privatamente da Oronzo De Giorgi, fino all'inaugurazione dell'osservatorio meteorologico ufficiale avvenuta tre anni dopo. L'originaria ubicazione dell'osservatorio era presso la torre del campanile della chiesa di San Francesco della Scarpa. Tra il 1922 e il 1923 vennero sospese le osservazioni a seguito della morte di De Giorgi. Nel 1924 la stazione meteorologica venne riattivata nella nuova ubicazione presso l'Orto Botanico, dove si erano tenute le prime osservazioni meteorologiche non ufficiali agli inizi dell'Ottocento. Nel corso del Novecento i dati rilevati dalla stazione meteorologica venivano pubblicati negli Annali Idrologici del Ministero dei lavori pubblici: la stazione dell'osservatorio meteosismico afferiva al Compartimento di Pescara fino al 1925 e a quello di Bari dal 1926 in poi. Con la successiva chiusura dell'orto botanico, la stazione meteorologica venne nuovamente riposizionata presso una diversa ubicazione. Con la regionalizzazione del Servizio Idrografico Nazionale avvenuta alla fine degli anni Novanta, la stazione meteorologica dell'osservatorio meteosismico è entrata a far parte della rete di stazioni della Protezione Civile della Regione Puglia. Nel 2003 la stazione meteorologica tradizionale è stata sostituita da una nuova stazione meteorologica automatica per la trasmissione dei dati in tempo reale. L'attuale ubicazione si trova presso una delle sedi dell'Università del Salento. Nonostante i cambi di ubicazione e la recente sostituzione degli strumenti meccanici con quelli automatici, l'intera serie storica dei dati rilevati risulta omogenea nel corso del tempo. In base alle medie di riferimento trentennale 1961-1990 elaborate dall'ENEA sulla base delle osservazioni meteorologiche effettuate in quel trentennio, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, è di +9,2 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si attesta a +25,9 °C. Le precipitazioni medie annue si attestano a 655,6 mm, con un picco tra autunno e inverno e con un minimo estivo. Nella tabella sottostante sono riportate le temperature massime e minime assolute mensili, stagionali ed annuali dal 1876 ad oggi, con il relativo anno in cui si queste si sono registrate; la serie storica esaminata risulta lacunosa nel periodo compreso tra il 1907 e il 1910 e negli anni 1922, 1923 e 1959 mentre i dati registrati dal 2011 in poi sono ancora in attesa di omologazione e di pubblicazione da parte dell'ente gestore. La temperatura massima assoluta del periodo esaminato è stata di +43,3 °C ed è stata registrata il 24 luglio 2007, mentre la temperatura minima assoluta è stata di -9,2 °C e risale al 4 gennaio 1979. Cosimo De Giorgi. Note statistiche sul clima di Lecce. Lecce, 1885. Cosimo De Giorgi. L'Osservatorio di Lecce: sua storia. Lecce, 1888. Lecce Stazione meteorologica di Lecce Galatina Clima italiano Protezione Civile - Regione Puglia, dati in tempo reale: Lecce, su protezionecivile.puglia.it. URL consultato l'11 dicembre 2013 (archiviato dall'url originale il 4 dicembre 2013).

Convento degli Agostiniani (Lecce)
Convento degli Agostiniani (Lecce)

Il convento degli Agostiniani, insieme alla chiesa di Santa Maria d'Ognibene, è un complesso architettonico della città di Lecce. Fu fondato il 18 aprile 1649, in un'area donata ai monaci dall'università che, dieci anni prima (13 marzo 1639) aveva deliberato di accogliere in città l'ordine agostiniano. Questi ultimi andarono via con la soppressione dell'ordine nel 1810 e dopo vi furono fino al 1866 i minori osservanti che fondarono una scuola di filosofia esistita fino al 1852. Senza nessun motivo di rilievo, la chiesa fu poi sconsacrata e diventò prima magazzino comunale e poi sartoria militare fino agli anni sessanta del XX secolo. Il complesso architettonico è costituito da una parte storicamente rilevante, corrispondente all'antico monastero degli Agostiniani scalzi e da un'area recintata del giardino nel quale sono ubicate le strutture dei vecchi ambienti militari di servizio già adibite a depositi. Attigua al convento è la chiesa barocca, conosciuta anche come "Santa Maria di Ognibene", a due ordini e con ancora quattro statue nelle loro nicchie. La facciata è conclusa da un timpano spezzato che accoglie la statua della Madonna col Bambino. L'interno è a navata unica e a croce latina, con tre cappelle per lato e intercomunicanti. L'altare maggiore non è più esistente, mentre ai lati sono rimasti a sinistra di chi entra, quattro altari di età barocca e a destra quattro altari di periodo ottocentesco. Al centro della crociera si innalza una cupola. La chiesa veniva anche chiamata dei Coronatelli in quanto i Padri Agostiniani scalzi veneravano la Vergine Incoronata. L'intero complesso architettonico è stato restaurato ed aperto al pubblico nel maggio del 2017 con il completamento degli spazi esterni e del Giardino di Ogni Bene, il giardino produttivo con frutteto caratterizzato da specie arboree autoctone e tipiche del paesaggio agrario salentino (querce, cipressi e specie da frutto) ed orti ornamentali con specie erbacee perenni aromatiche e da fiore. Scarse e frammentarie sono le notizie riferibili al giardino. Da alcuni atti di vendita trovati presso l’Archivio di Stato si ha notizia che lo stesso fosse noto come Giardino d’Ogni Bene e che la sua superficie fosse originariamente ben più vasta dell’attuale. Gli stessi documenti testimoniano che il giardino ha avuto sin dalla sua origine una funzione prevalentemente produttiva. Documentabile era la presenza di fichi, melograni, viti ed agrumi. Nel tempo con l’alternarsi di diversi proprietari e destinazioni d’uso, con lunghi periodi di abbandono fino ai nostri giorni, il giardino aveva perso per intero il suo assetto stratificato. L’assetto attuale del giardino, con la sua sobria compartimentazione in aiuole regolari disposte lungo assi ortogonali, è frutto di una rievocazione progettuale che tende a suggerire quali potessero essere le coltivazioni presenti un tempo. La distribuzione e ripetizione di aiuole di dimensioni e geometrie simili sono un chiaro riferimento sia al tema della classificazione botanica, che alla semplice orditura dei campi in piccole parcelle. L’impiego di materiali lapidei tipici della tradizione locale, accanto ad altri di uso più attuale, non tradisce la chiara datazione contemporanea del giardino. Il giardino di Ogni Bene Il giardino è suddiviso in aree riconoscibili: il frutteto con gli orti ornamentali con specie erbacee aromatiche, la vigna con i vitigni tipici del Salento, la piazza degli alberi di Giuda, un viale con bellissimi melograni, il giardino dei fiori ed il percorso perimetrale con specie tipiche della macchia mediterranea. Tutti gli alberi e una parte delle specie vegetali è provvista di cartellini per l’identificazione botanica. Il pergolato in pietra leccese abbellito da glicini ed iris, è stato ricostruito e posizionato sull’asse di un’analoga struttura, documentata nell’ambito della sorveglianza archeologica, verosimilmente risalente al periodo dell’occupazione militare del convento. Il giardino ha una forte valenza didattica per chi ama le piante ed osservare il loro mutare nelle diverse stagioni ed invita ad una fruizione rispettosa dei luoghi e della bellezza e fragilità della natura. Lecce elegia del Barocco, Michele Paone, Congedo Editore, Galatina (Lecce) 1999 Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su convento degli Agostiniani

Teatro comunale Giovanni Paisiello
Teatro comunale Giovanni Paisiello

Il Teatro Paisiello è un importante teatro di Lecce. Ospita sia il genere lirico che quello drammatico e spettacoli ed eventi di vario genere. È denominato "teatro bomboniera" per le piccole dimensioni e per lo stile. Il teatro sorge dove in precedenza era il Teatro Nuovo, costruito nel 1758 da Giovanni Battista Pinto sotto commissione del musicofilo Antonio Bernardini e del Barone di Vanze Gaetano Mancarella, che nel 1867 divenne proprietà della città. Il Comune decise quindi di rinnovarlo completamente. Il Teatro Paisiello fu infatti ricostruito per motivi patriottico-risorgimentali. La sua costruzione fu affidata all'architetto Oronzo Bernardini che utilizzò lo stile neoclassico allora in voga. Aprì le sue porte al pubblico nel 1870 proprio in concomitanza con gli importanti avvenimenti che porteranno all'Unità d'Italia (Presa di Roma, detta "Breccia di Porta Pia"). Fu poi intitolato a Giovanni Paisiello, il celebre compositore tarantino, uno dei maggiori rappresentanti del teatro operistico italiano del ’700. Il teatro rivestì una notevole importanza culturale per decenni fino a quando fu colpito dal degrado e non fu più considerato utile o agibile nel 1965. Dopo tentativi di recupero e fasi alterne, alla fine degli anni '90 del XX secolo fu ripristinato definitivamente agli antichi fasti. La semplice facciata nasconde una cavea a quattro piani riccamente decorata. La sala a ferro di cavallo garantisce un'acustica eccellente. Il teatro è impreziosito internamente ed esternamente da decorazioni artistiche e contiene opere e reperti collegati alla storia di importanti personaggi leccesi del mondo della musica. Attualmente ricopre un ruolo di primo piano nella scena culturale salentina e pugliese.