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Convento degli Agostiniani (Lecce)

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Chiesa di Santa Maria d'Ognibene Lecce
Chiesa di Santa Maria d'Ognibene Lecce

Il convento degli Agostiniani, insieme alla chiesa di Santa Maria d'Ognibene, è un complesso architettonico della città di Lecce. Fu fondato il 18 aprile 1649, in un'area donata ai monaci dall'università che, dieci anni prima (13 marzo 1639) aveva deliberato di accogliere in città l'ordine agostiniano. Questi ultimi andarono via con la soppressione dell'ordine nel 1810 e dopo vi furono fino al 1866 i minori osservanti che fondarono una scuola di filosofia esistita fino al 1852. Senza nessun motivo di rilievo, la chiesa fu poi sconsacrata e diventò prima magazzino comunale e poi sartoria militare fino agli anni sessanta del XX secolo. Il complesso architettonico è costituito da una parte storicamente rilevante, corrispondente all'antico monastero degli Agostiniani scalzi e da un'area recintata del giardino nel quale sono ubicate le strutture dei vecchi ambienti militari di servizio già adibite a depositi. Attigua al convento è la chiesa barocca, conosciuta anche come "Santa Maria di Ognibene", a due ordini e con ancora quattro statue nelle loro nicchie. La facciata è conclusa da un timpano spezzato che accoglie la statua della Madonna col Bambino. L'interno è a navata unica e a croce latina, con tre cappelle per lato e intercomunicanti. L'altare maggiore non è più esistente, mentre ai lati sono rimasti a sinistra di chi entra, quattro altari di età barocca e a destra quattro altari di periodo ottocentesco. Al centro della crociera si innalza una cupola. La chiesa veniva anche chiamata dei Coronatelli in quanto i Padri Agostiniani scalzi veneravano la Vergine Incoronata. L'intero complesso architettonico è stato restaurato ed aperto al pubblico nel maggio del 2017 con il completamento degli spazi esterni e del Giardino di Ogni Bene, il giardino produttivo con frutteto caratterizzato da specie arboree autoctone e tipiche del paesaggio agrario salentino (querce, cipressi e specie da frutto) ed orti ornamentali con specie erbacee perenni aromatiche e da fiore. Scarse e frammentarie sono le notizie riferibili al giardino. Da alcuni atti di vendita trovati presso l’Archivio di Stato si ha notizia che lo stesso fosse noto come Giardino d’Ogni Bene e che la sua superficie fosse originariamente ben più vasta dell’attuale. Gli stessi documenti testimoniano che il giardino ha avuto sin dalla sua origine una funzione prevalentemente produttiva. Documentabile era la presenza di fichi, melograni, viti ed agrumi. Nel tempo con l’alternarsi di diversi proprietari e destinazioni d’uso, con lunghi periodi di abbandono fino ai nostri giorni, il giardino aveva perso per intero il suo assetto stratificato. L’assetto attuale del giardino, con la sua sobria compartimentazione in aiuole regolari disposte lungo assi ortogonali, è frutto di una rievocazione progettuale che tende a suggerire quali potessero essere le coltivazioni presenti un tempo. La distribuzione e ripetizione di aiuole di dimensioni e geometrie simili sono un chiaro riferimento sia al tema della classificazione botanica, che alla semplice orditura dei campi in piccole parcelle. L’impiego di materiali lapidei tipici della tradizione locale, accanto ad altri di uso più attuale, non tradisce la chiara datazione contemporanea del giardino. Il giardino di Ogni Bene Il giardino è suddiviso in aree riconoscibili: il frutteto con gli orti ornamentali con specie erbacee aromatiche, la vigna con i vitigni tipici del Salento, la piazza degli alberi di Giuda, un viale con bellissimi melograni, il giardino dei fiori ed il percorso perimetrale con specie tipiche della macchia mediterranea. Tutti gli alberi e una parte delle specie vegetali è provvista di cartellini per l’identificazione botanica. Il pergolato in pietra leccese abbellito da glicini ed iris, è stato ricostruito e posizionato sull’asse di un’analoga struttura, documentata nell’ambito della sorveglianza archeologica, verosimilmente risalente al periodo dell’occupazione militare del convento. Il giardino ha una forte valenza didattica per chi ama le piante ed osservare il loro mutare nelle diverse stagioni ed invita ad una fruizione rispettosa dei luoghi e della bellezza e fragilità della natura. Lecce elegia del Barocco, Michele Paone, Congedo Editore, Galatina (Lecce) 1999 Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su convento degli Agostiniani

Estratto dall'articolo di Wikipedia Convento degli Agostiniani (Lecce) (Licenza: CC BY-SA 3.0, Autori, Immagini).

Convento degli Agostiniani (Lecce)
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Chiesa di Santa Maria d'Ognibene Lecce
Chiesa di Santa Maria d'Ognibene Lecce
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Luoghi vicini

Stazione meteorologica di Lecce Osservatorio Meteorologico
Stazione meteorologica di Lecce Osservatorio Meteorologico

La stazione meteorologica di Lecce Osservatorio Meteorologico è la storica stazione meteorologica di riferimento relativa alla città di Lecce. La stazione meteorologica venne attivata da Cosimo De Giorgi il 1º dicembre 1874 e dal 1876 entrò a far parte della rete di stazioni del Regio Ufficio Centrale di Meteorologia. In precedenza, furono effettuate osservazioni meteorologiche anche presso l'Orto Botanico di Lecce tra gli inizi dell'Ottocento e il 1824 da Oronzo Gabriele Costa. Successivamente, nel 1871 le osservazioni vennero riprese privatamente da Oronzo De Giorgi, fino all'inaugurazione dell'osservatorio meteorologico ufficiale avvenuta tre anni dopo. L'originaria ubicazione dell'osservatorio era presso la torre del campanile della chiesa di San Francesco della Scarpa. Tra il 1922 e il 1923 vennero sospese le osservazioni a seguito della morte di De Giorgi. Nel 1924 la stazione meteorologica venne riattivata nella nuova ubicazione presso l'Orto Botanico, dove si erano tenute le prime osservazioni meteorologiche non ufficiali agli inizi dell'Ottocento. Nel corso del Novecento i dati rilevati dalla stazione meteorologica venivano pubblicati negli Annali Idrologici del Ministero dei lavori pubblici: la stazione dell'osservatorio meteosismico afferiva al Compartimento di Pescara fino al 1925 e a quello di Bari dal 1926 in poi. Con la successiva chiusura dell'orto botanico, la stazione meteorologica venne nuovamente riposizionata presso una diversa ubicazione. Con la regionalizzazione del Servizio Idrografico Nazionale avvenuta alla fine degli anni Novanta, la stazione meteorologica dell'osservatorio meteosismico è entrata a far parte della rete di stazioni della Protezione Civile della Regione Puglia. Nel 2003 la stazione meteorologica tradizionale è stata sostituita da una nuova stazione meteorologica automatica per la trasmissione dei dati in tempo reale. L'attuale ubicazione si trova presso una delle sedi dell'Università del Salento. Nonostante i cambi di ubicazione e la recente sostituzione degli strumenti meccanici con quelli automatici, l'intera serie storica dei dati rilevati risulta omogenea nel corso del tempo. In base alle medie di riferimento trentennale 1961-1990 elaborate dall'ENEA sulla base delle osservazioni meteorologiche effettuate in quel trentennio, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, è di +9,2 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si attesta a +25,9 °C. Le precipitazioni medie annue si attestano a 655,6 mm, con un picco tra autunno e inverno e con un minimo estivo. Nella tabella sottostante sono riportate le temperature massime e minime assolute mensili, stagionali ed annuali dal 1876 ad oggi, con il relativo anno in cui si queste si sono registrate; la serie storica esaminata risulta lacunosa nel periodo compreso tra il 1907 e il 1910 e negli anni 1922, 1923 e 1959 mentre i dati registrati dal 2011 in poi sono ancora in attesa di omologazione e di pubblicazione da parte dell'ente gestore. La temperatura massima assoluta del periodo esaminato è stata di +43,3 °C ed è stata registrata il 24 luglio 2007, mentre la temperatura minima assoluta è stata di -9,2 °C e risale al 4 gennaio 1979. Cosimo De Giorgi. Note statistiche sul clima di Lecce. Lecce, 1885. Cosimo De Giorgi. L'Osservatorio di Lecce: sua storia. Lecce, 1888. Lecce Stazione meteorologica di Lecce Galatina Clima italiano Protezione Civile - Regione Puglia, dati in tempo reale: Lecce, su protezionecivile.puglia.it. URL consultato l'11 dicembre 2013 (archiviato dall'url originale il 4 dicembre 2013).

Chiesa di San Niccolò dei Greci
Chiesa di San Niccolò dei Greci

La chiesa di San Niccolò dei Greci (anche : San Nicola di Mira; Klisha e Shën Kollit in arbëresh), nota come "chiesa greca", sorge nel centro storico di Lecce. È sede della parrocchia di San Nicola di Mira appartenente all'eparchia di Lungro; al suo interno si svolgono funzioni di rito bizantino. Dalla fine del XV secolo una forte migrazione di popolazioni albanesi aveva interessato l'Italia, in particolare l'area meridionale, spinti dalle persecuzioni ottomane verso l'esilio per la libertà di culto e etnico-sociale. Gli albanesi in Italia avevano edificato nuove comunità in tutta Italia, anche nella provincia di Salento e nel tempo piccoli gruppi si erano trasferiti nella città di Lecce, creando una comunità compatta e omogenea, con una propria chiesa in rito bizantino. La storia delle comunità di rito bizantino, assai numerose in Terra d'Otranto, trova un'importante testimonianza nella Chiesa di San Nicolò dei Greci, parrocchia della colonia albanese e greca residente in città. Fino al 1575, la parrocchia San Niccolò dei Greci ebbe la sua sede in una cappella con annessa casa canonica, ubicata dove attualmente sorge la Chiesa del Gesù in Piazzetta Castromediano. Concessa l'area ai Gesuiti, la cappella venne distrutta e la colonia greca fu costretta a trasferirsi in altre chiese, fino a trovare definitiva sistemazione in quella di San Giovanni del Malato che fu riconsacrato a San Nicolò, detta dei Greci per i suoi riti orientali definiti greci (greco-cattolici). La chiesa risale probabilmente agli stanziamenti bizantini dell'Italia meridionale (IX secolo). Nel 1765, su disegno dei architetti Francesco Palma, Lazzaro Marsione, Lazzaro Lombardo e Vincenzo Carrozzao, l'edificio fu ricostruito venendo così ad assumere l'attuale connotazione tardobarocca con l'altare ad est [verso il sorgere del sole] e l'ingresso ad ovest [verso il tramonto] secondo l'architettura bizantina. La semplice facciata risulta tripartita da un doppio ordine di paraste, scandite orizzontalmente da una trabeazione. All'unico portale, con lunetta dal cartiglio barocco, corrisponde in alzato una finestra dal profilo mistilieno. L'ordine superiore, chiuso lateralmente da pinnacoli, risulta, movimentato, alleggerita da una decorazione a girali lapidei. Lo spazio interno presenta uno sviluppo ad aula unica monoabsidata, scandita in tre campate coperta a volta. Alcuni saggi, effettuati in occasione dei restauri, hanno individuato l'impianto dell'antica chiesa di fondazione medioevale, a tre navate chiuse da abside con tracce di affreschi, ancora visibili nell'attuale zona absidale. L'articolazione dello spazio liturgico riflette la funzionalità di chiesa bizantina. L'aula destinata ai fedeli è, infatti, separata dalla zona dell'altare (bema) tramite l'iconostasi in pietra leccese che, dotata di tre ingressi, accoglie tavole dipinte. Nel registro inferiore, allocate negli spazi tra le porte, sono le quattro icone raffiguranti [da sinistra] San Giovanni Battista, la Vergine col Bambino (Hodigitria), Gesù Sommo Sacerdote, San Nicola, delle quali le ultime tre conservano l'originaria stesura cinquecentesca. I dipinti della porta centrale, detta Reale, e di quelle laterali, rispettivamente con il “Noli me tangere” (non mi toccare), gli Arcangeli Michele e Gabriele, sono attribuiti a un pittore pugliese attivo tra il XVII e il XVIII secolo. Nel registro superiore sono la sequenza dei Dodici Apostoli fiancheggiata lateralmente dalle scene (quattro per lato) della vita di Cristo e della Vergine, il Crocifisso svettante al di sopra delle tre tavole della Deesis e inquadrato dalle immagini della Vergine Addolorata e di San Giovanni Evangelista. L'altare, che si trova dietro l'iconostasi, ha, secondo i canoni della liturgia bizantina, due mense laterali, la protesi a sinistra e il diaconicon, ed altre tavolette come la Trinità e la Vergine in trono, quest'ultima per la porticina della custodia. Degna di nota sono le tavole del Cristo Morto e di San Spiridione in trono, datate 1775. quest'ultima realizzata su un dipinto precedente e firmata da papàs Demetrio Bogdano (Dhimitër Bogdani; 1753-1841), prete-pittore, originario di Corfù. Bogdano fu parroco della chiesa fino al 1841 e intervenne sull'iconostasi dipingendo ex novo o ridipingendo alcune tavole. Dai pittori cretesi attivi a Venezia la comunità greca di Lecce acquistò alcune tavole; certamente la Hodigitria, il Cristo re dei re e San Nicola. Segno ininterrotto della tradizione bizantina in Terra d'Otranto, la chiesa è ancora oggi parrocchia di rito bizantino, dipendente dall'Eparchia di Lungro, in provincia di Cosenza. La divina liturgia viene celebrato in greco antico o in albanese. La preminenza della lingua greca nelle feste maggiori, in passato, ha fatto sì che queste popolazioni fossero scambiate per greche e non riconosciute per albanesi. Questo perché, sino all'Alto Medioevo, la lingua più utilizzata nella Chiesa d'Oriente, pur nella diversità di popolazioni ed etnie, era il greco antico (caso simile nella Chiesa d'Occidente in cui lo era il latino). Il suo santo patrono è San Nicola di Mira, un santo molto venerato dalle comunità albanesi, che si chiamano arbëreshë. La chiesa di San Niccolò dei Greci è la parrocchia della comunità arbëreshe residente a Lecce. Oggi la parrocchia possiede anche nuove icone in stile bizantino. Lecce elegia del Barocco, Michele Paone, Congedo Editore, Galatina (Lecce) 1999 Arbëreshë Rito bizantino Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su chiesa di San Niccolò dei Greci

Teatro comunale Giovanni Paisiello
Teatro comunale Giovanni Paisiello

Il Teatro Paisiello è un importante teatro di Lecce. Ospita sia il genere lirico che quello drammatico e spettacoli ed eventi di vario genere. È denominato "teatro bomboniera" per le piccole dimensioni e per lo stile. Il teatro sorge dove in precedenza era il Teatro Nuovo, costruito nel 1758 da Giovanni Battista Pinto sotto commissione del musicofilo Antonio Bernardini e del Barone di Vanze Gaetano Mancarella, che nel 1867 divenne proprietà della città. Il Comune decise quindi di rinnovarlo completamente. Il Teatro Paisiello fu infatti ricostruito per motivi patriottico-risorgimentali. La sua costruzione fu affidata all'architetto Oronzo Bernardini che utilizzò lo stile neoclassico allora in voga. Aprì le sue porte al pubblico nel 1870 proprio in concomitanza con gli importanti avvenimenti che porteranno all'Unità d'Italia (Presa di Roma, detta "Breccia di Porta Pia"). Fu poi intitolato a Giovanni Paisiello, il celebre compositore tarantino, uno dei maggiori rappresentanti del teatro operistico italiano del ’700. Il teatro rivestì una notevole importanza culturale per decenni fino a quando fu colpito dal degrado e non fu più considerato utile o agibile nel 1965. Dopo tentativi di recupero e fasi alterne, alla fine degli anni '90 del XX secolo fu ripristinato definitivamente agli antichi fasti. La semplice facciata nasconde una cavea a quattro piani riccamente decorata. La sala a ferro di cavallo garantisce un'acustica eccellente. Il teatro è impreziosito internamente ed esternamente da decorazioni artistiche e contiene opere e reperti collegati alla storia di importanti personaggi leccesi del mondo della musica. Attualmente ricopre un ruolo di primo piano nella scena culturale salentina e pugliese.

Museo storico-archeologico dell'Università di Lecce
Museo storico-archeologico dell'Università di Lecce

Museo storico-archeologico dell'Università del Salento (MUSA) è un museo universitario situato a Lecce nell’area tra Porta Napoli e il parco di Belloluogo. Offre un percorso di visita articolato, che copre diverse epoche storiche e aree geografiche, fornendo al visitatore una panoramica completa dei risultati della ricerca archeologica condotta dall’Ateneo nell’ampio contesto del bacino mediterraneo. Il museo è stato aperto al pubblico nel giugno del 2007. La sua creazione è il risultato del Piano Coordinato delle Università di Catania e Lecce (Iniziativa IN20), finanziata sia dal Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica (MIUR) che dall'Unione Europea, tramite i Piani Operativi Nazionali (P.O.N.) 1994/1999 e 2000/2006. Il MUSA è situato nel campus universitario Studium 2000, in Via di Valesio angolo, Viale S. Nicola, ed occupa una superficie di circa 500 metri quadrati, divisi in cinque sale. Presenta oltre 400 reperti provenienti dalle attività di scavo dell’Ateneo, affiancati da riproduzioni di contesti archeologici sotto forma di plastici, calchi, modelli, ricostruzioni virtuali e multimediali. L'allestimento ha visto la partecipazione attiva dei docenti, dei gruppi di ricerca e del personale tecnico del settore storico-archeologico del Dipartimento di Beni Culturali dell'Università del Salento. Il MUSA offre un itinerario di visita articolato in cinque sale. In questa sala, un totem luminoso introduce il visitatore agli obiettivi e alle finalità del museo, mentre tre postazioni multimediali forniscono una panoramica sullo sviluppo della ricerca in Archeologia e Storia Antica presso l’Università del Salento. Nella stessa sala, viene ricordato il contributo dato dai professori Giuseppe Nenci, Dinu Adamesteanu e Giuliano Cremonesi alla istituzione del settore di ricerca storico-archeologica presso l’ateneo. Due maxi-schermi proiettano immagini legate alle esperienze di ricerca. Dedicata alla preistoria e alla protostoria del Salento, questa sala espone reperti provenienti da importanti siti archeologici della regione, tra cui la grotta delle Veneri di Parabita, Sant’Anna presso Oria, la grotta Cappuccini a Galatone, Roca e Torre Guaceto. Si offrono informazioni sulla vita quotidiana e le pratiche culturali delle popolazioni locali, dal Paleolitico Medio fino all’età del Bronzo. Dedicata alla civiltà dei Messapi, questa sala offre una panoramica sulla cultura, arte e la vita quotidiana di questo popolo attraverso reperti provenienti da siti archeologici chiave della regione, come Otranto, San Vito dei Normanni, Muro Leccese, Oria. Inoltre è presente una sezione sulla monetazione di età messapica. Qui i visitatori possono esplorare l'età romana e tardoantica del Salento attraverso una ricca esposizione di reperti archeologici provenienti da siti, come Brindisi, Vaste e Giurdignano. Nella stessa sala è presente la sezione medievale divisa in sottosezioni: l’alto medioevo, i Normanni, Svevi e Angioini, la fine del medioevo. I reperti provengono da Otranto, Giuggianello, Martano e Muro Leccese. L'ultima sala presenta alcuni reperti e postazioni multimediali che illustrano le attività delle missioni archeologiche e le indagini condotte in diverse regioni d’Italia e all'estero. La Tabula Peutingeriana, riprodotta sulle pareti della sala, e la mappa satellitare del Mediterraneo sul totem luminoso riportano l’ubicazione degli scavi condotti ad esempio ad Hierapolis (Turchia), Tas Silg (Malta), Soknopaiou Nesos (Egitto) e Khartoum (Sudan) e in altri luoghi di pari importanza. Il MUSA propone esposizioni permanenti e temporanee, conferenze divulgative, laboratori didattici e visite guidate, rivolte sia alle scuole che ad un pubblico più vasto. Il museo promuove inoltre un approccio inclusivo al patrimonio culturale, impegnandosi attivamente nella creazione di supporti didattici e informativi accessibili. Grazia Maria Signore, Il Museo MUSA: dalla ricerca alla comunicazione. Dieci anni di attività, in Mario Capasso (a cura di), Sessanta anni di Studi Umanistici nell’Università del Salento, Lecce, 2019, pp. 881-894. Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su MUSA - Museo storico archeologico Sito ufficiale, su unisalento.it. Museo storico-archeologico dell'Università di Lecce, su beniculturali.it, Ministero della cultura.