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Castromediano

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Italy provincial location map 2016
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Castromediano è l'unica frazione del comune di Cavallino, in provincia di Lecce, dal cui centro dista circa 3 km. La frazione è parte integrante dell'area urbana di Lecce, dal cui centro dista 2 km.

Estratto dall'articolo di Wikipedia Castromediano (Licenza: CC BY-SA 3.0, Autori, Immagini).

Castromediano
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Museo ferroviario della Puglia
Museo ferroviario della Puglia

Il museo ferroviario della Puglia è un museo sito a Lecce, presso l’ex squadra rialzo della Stazione di Lecce. L'Associazione Ionico-Salentina Amici delle Ferrovie (AISAF) è stata fondata nel 1997 con l'obiettivo di istituire un museo ferroviario nel territorio salentino ad opera di un gruppo di lavoratori delle ferrovie che avevano unito le forze già dal 1989 per diffondere la cultura ferroviaria. Il museo ferroviario della Puglia, gestito in collaborazione con il Comune di Lecce quale proprietario degli edifici, si trova nei capannoni dell'ex squadra rialzo dalle Ferrovie dello Stato, in funzione sino al febbraio 1992, data nella quale le lavorazioni si trasferirono nei più moderni fabbricati di Surbo Scalo. Con il sostegno delle stesse Ferrovie dello Stato e delle Ferrovie del Sud Est, nel 2010, terminati i lavori di ristrutturazione degli edifici, iniziava l’allestimento del museo. Nella struttura sono esposti 35 rotabili provenienti dal parco mezzi FS, FSE e della ex Manifattura Tabacchi di Lecce. Locomotive a vapore Locomotiva a vapore Gr.905.043. Costruzione Breda, 1911 Locomotiva a vapore Gr.835.244. Costruzione OM, 1911 Locomotiva a vapore FSE 316. Costruzione Reggiane, 1913 Locomotive elettriche Locomotiva elettrica E.626.033. Costruzione OM-CGE, 1932 Locomotiva elettrica E.444.069. Costruzione Casaralta-Italtrafo, 1973 Locomotive Diesel Locomotiva Diesel-elettrica BB.159 FSE. Costruzione Reggiane-Marelli, 1959 Locomotiva Diesel-elettrica BB.169 FSE. Costruzione FIAT-OMECA, 1970 Locomotive da manovra Locomotive elettriche da manovra E.323.105 ed E.324.105. Costruzione TIBB, 1966 Locomotiva da manovra B 103 FSE. Costruzione Greco/Deutz, 1959 Automotori/Automotrici Automotore 207.023. Costruzione Badoni, 1934 Automotore 216.0042. Costruzione Badoni, 1967 Automotore VL 5169/L Manifattura Tabacchi Lecce. Costruzione Badoni, 1963 Automotore 56298 Manifattura Tabacchi Lecce. Costruzione Greco/Deutz, 1956 Automotrice Ad 06 "MAN" FSE. Costruzione Stanga, 1939 Automotrice Ad 72 "Breda" FSE. Costruzione IMAM/Aerfer, 1959 Carrozze/Carri Carrozze bagagliai DU 950 e DU 951 FSE. Costruzione Stanga, 1937 Carrozza bagagliaio-riscaldatore VDrz 809.251. Costruzione Breda, 1942 Carrozza bagagliaio Dm 98.891. Costruzione Cantieri Riuniti dell'Adriatico, 1932 Carrozze Bz 36111 e Bz 36484. Costruzione Tallero, 1931 e 1933 Carrozza a due assi C 151 FSE. Costruzione Piaggio, 1925 Carrozza a carrelli ABz 758 FSE. Costruzione Carminati & Toselli, 1936 Carrozze a carrelli Bz 612 e Bz 614 FSE. Costruzione Breda, 1947 Carrozze a due assi CTcr 454 FSE. Costruzione Miani e Silvestri, 1903 Carrozza cellulare Kz 48622. Costruzione 1954 Carro chiuso Manifattura Tabacchi Lecce. Costruzione OFM, 1926 Carri cisterna M 950150 e M 550842. Rispettivamente costruzione GYÖR 1900 e Breda 1917 Vari carri merci FSE All'interno sono inoltre presenti alcuni diorami e plastici in scala H0 nonché alcuni carrelli di servizio sia FS che FSE. AISAF, Il museo Ferroviario della Puglia - Guida Illustrata, DIGRAF, 2023. Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sul Museo Ferroviario della Puglia Sito ufficiale del Museo Ferroviario della Puglia, su museoferroviariodellapuglia.it.

Azienda ospedaliera Vito Fazzi
Azienda ospedaliera Vito Fazzi

L'Azienda Ospedaliera Vito Fazzi è un ospedale civile HUB di II° livello di rilievo nazionale sito nel comune di Lecce, nel quartiere di Ariasana. Il Vito Fazzi è la seconda struttura ospedaliera della Puglia per dimensioni (dopo il Policlinico di Bari). È sede della facoltà di medicina e chirurgia e del centro di ricerca clinico-traslazionale DREAM dell'Università del Salento. L'ospedale è interessato da un processo, cominciato alla fine del 2021, che lo porterà ad acquisire lo status di "azienda ospedaliero-universitaria". Presidi ospedalieri: P.O.C. Ospedale Vito Fazzi, Lecce Centro oncologico regionale "Giovanni Paolo II", Lecce: il plesso, costituente un padiglione all'interno del complesso ospedaliero, è sede centrale delle unità operative del policlinico dedite alla diagnosi, lo studio, e la cura farmacologica, e radioterapica, di tutte le neoplasie dell'adulto e del bambino. Poliambulatorio AUSL Ex-Vito Fazzi, Lecce P.O. Polo Riabilitativo "Antonio Galateo", San Cesario di Lecce: presidio ad alta specializzazione in malattie reumatiche e in medicina riabilitativa sito in via Croce di Lecce. Dal 2011 fa parte dell'Ospedale Vito Fazzi e, dal 2021, del nascente policlinico universitario. P.O. per le cronicità locali "San Pio da Pietrelcina", Campi Salentina Nel 1879 la pubblica amministrazione si mosse per cercare nei pressi di Lecce un edificio idoneo per ospitare i malati, fu così successivamente avviato il Ricovero di mendicità di Lecce presso il convento degli Olivetani (da momento che i conventi furono soppressi con la legge del 7 Luglio 1866, oggi sede del dipartimento di storia dell'Università del Salento). Furono dunque allestite nel 1882 quattro camere per la gestione dei folli. A seguito di un patto con il manicomio di Aversa, molti dei ricoverati nell'ospedale di Lecce furono trasferiti verso il centro campano. A seguito di questi eventi il dott. Vigneri si mosse in tutta la provincia per l'istituzione di un nosocomio di rilievo. A seguito della scarsa idoneità della precedente struttura, la Provincia si mobilitò per trasferiree l'ospedale presso l'ex-convento dei Padri Alcantarini (ceduto alla Provincia dopo il 1866) e difatti, il 23 Settembre 1870, l'ex convento fu ufficialmente ceduto alla Provincia con l'obbligo vincolante di destinare la struttura come ricovero per alienati tuttavia, nonostante la stipula, alcuni locali furono gestiti da terze parti ed utilizzati per ospitare la scuola di agricoltura ed anche la caserma. A seguito delle denunciate cattive condizioni lavorative, il nosocomio di Lecce venne fatto sgomberare dall'Arma e dalla scuola agricola, interessate ad appropriarsi degli spazi. Il presidio territoriale non soddisfaceva comunque gli standard dell'epoca che, benché minimi, diventavano col tempo sempre più attenti alla persona attraverso la cura, le terapia, l'attenzione all'igiene. A seguito di ciò, il convento fu dunque ristrutturato ed i lavori furono approvati nel dicembre 1887. Il cantiere si concluse nel 1900 con gli apporti dei prof. napoletani Bianci e Andriani. La struttura ospitava in totale 200 posti letto: 150 per gli uomini (suddivisi in reparti) e 50 per le donne (nel padiglione sud). I locali furono dotati di elettricità, ma visto che i lavori per la costruzione dell'acquedotto leccese non erano ancora terminati, l'ospedale si attrezzò per la raccolta dell'acqua piovana. Vista l'imminente scadenza del contratto con il manicomio d'Aversa, il nosocomio leccese accolse per primi medici ed infermieri napoletani, sotto la direzione del dott. Giovanni Libertini. Il Nosocomio Provinciale di Terra d'Otranto entrò pienamente in funzione nel marzo del 1901 e già dopo pochi mesi l'ospedale si trovò nelle condizioni di non poter soddisfare tutte le richieste, così furono progettati ulteriori padiglioni ed il personale medico ed infermieristico fu largamente ampliato. Il manicomio alla data della sua apertura era già dotato di un regolamento interno ma, a seguito di accuse mosse dalla stampa locale, soprattutto nel 1905, il regolamento fu rivisto e modificato per l'inizio del 1907; a seguito di ciò il manicomio provinciale si distinse a livello regionale e nazionale per la stretta osservanza delle regole e lo scrupoloso e incessante lavoro eseguito da tutto il personale ospedaliero. Con il fascismo e le sue riforme la Provincia di Terra d'Otranto fu soppressa e vennero create le province di Brindisi, Taranto e Lecce di queste, solo Lecce aveva un manicomio provinciale, per questo venne istituito nel 1930 un Consorzio per la direzione della struttura che prevedeva, per i tre capoluoghi, il pagamento di una quota in base al numero dei ricoverati. Nel frattempo l'Ospedale continuò ad espandersi con l'ampliamento di un padiglione maschile, la costruzione di un nuovo padiglione femminile, una cinta muraria ed una legnaia. Nel 1931 fu ufficialmente fondato l'Ospedale Psichiatrico Interprovinciale Salentino (OPIS) che divenne un ente ospedaliero a gestione autonoma, quindi con un regolamento ed un'organizzazione propria: la fama del manicomio di Lecce si fece sempre più grande e tuttavia, visto l'aumentare vertiginoso delle degenze, a partire dalla seconda metà degli anni '30 molti ammalati furono tenuti in condizioni precarie se non inidonee. Nel 1939, con il trasferimento del prof. Gulotta, l'incarico di direttore fu affidato al prof. Umberto de Giacomo che trasformò l'OPIS di Lecce in una struttura esemplare a livello nazionale, dove si praticavano le tecniche terapeutiche più innovative (tra cui l'elettro-shock) e sperimentali, come l'ergoterapia. Con l'avvento della Seconda Guerra mondiale il manicomio di Lecce subì, come tanti, un periodo di prevedibile declino, le priorità in quegli anni erano altre ed il prof. De Giacomo fu chiamato alle armi. Nel dopoguerra venne inaugurata una clinica neurologica a Villa Salento. Negli stessi anni il direttore De Giacomo si trasferì presso l'Ospedale Psichiatrico di Genova. Il periodo successivo al trasferimento del prof. De Giacomo fu lungo e difficile, la direzione fu affidata prima al prof. Bozzi-Corso e successivamente in via ufficiale al prof. Zara. Dopo un periodo di crisi, sotto la sua gestione, l'OPIS divenne un vero e proprio ospedale, infatti Zara introdusse nel nosocomio un impianto radio-diagnostico ed istituì gli ambienti operatori dove eseguire i primi interventi chirurgici. Con l'avvento degli anni '60 furono aperti alcuni consultori territoriali a Strudà e a Latiano. L'ospedalizzazione dei malati diveniva sempre meno necessaria e si iniziava a finalizzare le cure al reinserimento sociale. Negli anni '70 l'ospedale ebbe uno slancio verso il futuro, si concepì un nuovo organigramma che si avvaleva di tre principali figure professionali: lo psichiatra, l'infermiere psichiatrico e l'OSS. Negli anni '80 fu istituito un nuovo Presidio sito nel quartiere "Ariasana" dove nacquero tutte le maggiori specialità mediche della Puglia. A seguito della riforma di Berlusconi nel 1996 furono aboliti i manicomi e dunque tutto l'opis leccese fu soppresso e tutte le specialità cliniche furono trasferite al nuovo Fazzi. Nel 2000 fu istituita l'azienda ospedaliera Vito Fazzi, classificato come ospedale di rilievo nazionale e ad alta specializzazione. Nel 2001 fu aperto il padiglione oncologico Giovanni Paolo II. Nel 2013 furono avviati i lavori per la costruzione del DEA Hub. A seguito della procedura di riordino ospedaliero istituita nel 2008 dal presidente della regione Michele Emiliano, l'ospedale adotta un'organizzazione di tipo dipartimentale http://www.qsalute.it/recensioni/lecce/ https://www.sanita.puglia.it/web/asl-lecce/ospedali_det/-/journal_content/56/25176/ospedale-vito-fazzi- Università del Salento

Chiesa di San Lazzaro (Lecce)
Chiesa di San Lazzaro (Lecce)

La chiesa di san Lazzaro è una chiesa di Lecce. È situata fuori dal centro storico, sull'antica strada sterrata che portava alla marina di San Cataldo. La chiesa fu eretta la prima volta nel Quattrocento come attesta un documento del re Ferdinando I di Napoli che rivela la sua esistenza già prima del 1468. Fu riedificata sulle rovine della precedente nel 1763 e ampliata nel 1789. Elevata a parrocchia nel 1906, fu ulteriormente ingrandita nel 1916. Vicino alla vecchia Chiesa, vi era un ospedale per lebbrosi (il lazzaretto) ed esso fu ingrandito nel 1564. La chiesa ha una semplice facciata articolata su due ordini. Il primo ordine, diviso in tre zone da paraste, presenta un piccolo portale d'ingresso sul quale è posizionato lo stemma della città. Il secondo ordine, raccordato al primo da volute, presenta un'apertura circolare al centro. L'interno, a tre navate con abside, custodisce un affresco quattrocentesco di san Lazzaro proveniente dalla primitiva chiesa, un seicentesco Crocifisso ligneo di frà Angelo da Pietrafitta, proveniente dalla distrutta chiesa francescana di Santa Maria del Tempio, le tele dei quattro evangelisti, dell'Immacolata, di san Michele arcangelo, di san Cataldo vescovo, del Sacrificio di Abramo e del Martirio di Sant'Irene. Da menzionare sono inoltre una statua in legno di san Pantaleone e una statua in cartapesta di sant'Eligio, opera di Antonio Maccagnani. Di fronte alla chiesa si innalza la colonna di san Lazzaro edificata nel 1689. Michele Paone, Lecce elegia del Barocco, Galatina (Lecce), Congedo Editore, 1999 Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su chiesa di San Lazzaro Sito ufficiale della Parrocchia di san Lazzaro, su parrocchiasanlazzarolecce.it. Visita virtuale della chiesa, su parrocchiasanlazzarolecce.it. URL consultato il 16 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 19 settembre 2013).

Stazione di Lecce
Stazione di Lecce

La stazione di Lecce è la stazione ferroviaria al servizio della città di Lecce, terminale della ferrovia Adriatica e delle linee regionali pugliesi Martina Franca-Lecce e Lecce-Otranto delle Ferrovie del Sud Est. La stazione fu aperta il 15 gennaio 1866 assieme al tronco proveniente da Brindisi della ferrovia Adriatica. L'impianto rimase scalo terminale della lunga linea fino al 1º febbraio 1868, quando fu aperto il tronco per Zollino. Dal momento della sua apertura fino alla statalizzazione delle ferrovie, la stazione fu gestita dalla Società Italiana per le strade ferrate meridionali, dopodiché fu gestita dalle Ferrovie dello Stato (FS). Il 27 maggio 1907 fu collegata a Francavilla Fontana da una linea ferroviaria secondaria inaugurata dalle Ferrovie dello Stato, primo nucleo della linea per Martina Franca gestita dalle Ferrovie del Sud Est. Dal 1933, la Lecce-Maglie-Otranto, parte terminale della Adriatica, passò all'esercizio delle Ferrovie del Sud Est. L'impianto ferroviario si trova in piazzale Oronzo Massari, non lontano dal centro storico della città. L'edificio di stazione risente dei canoni stilistici in voga nella seconda metà del XIX secolo e consta di una struttura centrale a due elevazioni con torre dell'orologio centrale e due corpi laterali allungati a una elevazione. La stazione è dotata di otto binari. Da lungo tempo previsti, i lavori di ribaltamento della stazione ferroviaria sono cominciati nel primo trimestre 2019, al fine di rendere l'accesso più funzionale ai passeggeri e a decongestionare l'area dove attualmente si affaccia la stazione. I lavori prevedono un secondo ingresso dal lato opposto al piazzale, un parcheggio su più piani e una ristrutturazione del sottopassaggio con l'aggiunta di ascensori. La stazione è servita da treni regionali svolti da Trenitalia e Ferrovie del Sud Est nell'ambito dei contratti di servizio stipulati con la Regione Puglia. Sono inoltre presenti collegamenti a lunga percorrenza effettuati anch'essi da Trenitalia. Da Lecce sono previste partenze straordinarie a fini turistici con il "Salento Express", un treno storico che percorre la rete delle Ferrovie del Sud Est organizzato dall'associazione AISAF Onlus di Lecce. La stazione, gestita da Rete Ferroviaria Italiana ai fini del movimento, dispone di: Biglietteria a sportello Biglietteria automatica Bar Deposito bagagli con personale Servizi igienici Posto di Polizia ferroviaria Lecce Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su stazione di Lecce

Centro oncologico Giovanni Paolo II
Centro oncologico Giovanni Paolo II

Il Centro oncologico Giovanni Paolo II è un centro per lo studio e il trattamento delle patologie onco-ematologiche facente parte dell'azienda ospedaliera Vito Fazzi. Dall'agosto 2018 è sede del dipartimento di oncologia e ematologia medica e sperimentale del policlinico. Il centro è stato inaugurato nel novembre dal 2001 dall'oncologo milanese Umberto Veronesi. Da quell'anno l'ospedale venne ampliato e furono messe a punto alcune unità operative di rilievo come i trapianti emopoietici e l'onco-ematologia pediatrica. Nel 2006 venne inaugurato al 5º piano del padiglione il centro per l'onco-ematologia pediatrica in sostituzione all'ex unità operativa di endocrinologia e patologie del ricambio. Nell'agosto 2012 viene inaugurato il day hospital dell'onco-ematologia pediatrica. Nel febbraio 2015 presso l'oncologico viene aperto il programma di oncologia senologica. Il 16 giugno 2015 presso l'unità di radioterapia oncologica viene inaugurato Versa Elektra HD. Nel febbraio 2017 il centro di oncologia geriatrica del polo oncologico viene riconosciuto da SIOG una struttura di rilievo mondiale per il trattamento della neoplasie dell'età avanzata (in Italia oltre a Lecce ci sono solo Prato e Milano) insieme ad alcuni centri americani e canadesi. Il 21 dicembre 2016 viene inaugurato il centro di medicina estetica per le pazienti oncologiche. Il 19 febbraio 2018 vengono installati ulteriori 6 mammografi nell'unità di screen senologico. Il 27 febbraio 2018 viene scoperto nel laboratorio di proteomica medica dell'oncologico un antigene responsabile del decorso clinico infausto nel corso del carcinoma metastatico del colon-retto.

Chiesa della Madre di Dio
Chiesa della Madre di Dio

La chiesa della Madre di Dio e di San Nicolò, nota anche come chiesa delle Scalze è una chiesa barocca di Lecce la cui edificazione risale al 1631 per disposizione del patrizio leccese Belisario Paladini. Attiguo è l'ex monastero delle Scalze, che venne acquistato nel 1903 dalle Suore Salesiane dei Sacri Cuori per farne la sede definitiva della casa generalizia e dell'Istituto per sordomuti fondato da san Filippo Smaldone. La chiesa ha un semplice quanto leggiadro prospetto animato da un decoratissimo portale a colonne, opera di Cesare Penna il quale scolpì anche il rilievo del fregio figurante il Duello tra David e Golia e la statua dell'Arcangelo Michele che atterra il demonio. Ai lati del portale si aprono due nicchie ospitanti le statue dell'Angelo custode e di santa Caterina d'Alessandria attribuibili a Giuseppe Zimbalo. Altri elementi decorativi sono una finestra dalla ricca cornice e una ghirlanda che adorna il fregio della trabeazione. L'interno dalla raccolta navata, presenta un soffitto a volta carenata percorsa da costoloni. I muri dell'aula risultano animati da statue-reliquiari collocate in nicchie e da altari di vistoso risalto plastico. Nel presbiterio, dominato da un altare maggiore del 1648 adorno di un paliotto intarsiato e di un monumentale ciborio marmoreo, destano interesse la pala della Madre di Dio con San Giuseppe e San Nicola (1645) e il monumento a Belisario Paladini fondatore della chiesa. Nel presbiterio il soffitto è a volta a spicchi rivestiti di stucco. In questa chiesa riposano le spoglie di San Filippo Smaldone, trasferite dal cimitero cittadino nel 1942. San Filippo Smaldone fondò, nell'attiguo monastero, la congregazione delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori e progettò un'istituzione dedicata alla cura e all'istruzione dei sordomuti. Lecce elegia del Barocco, Michele Paone, Congedo Editore, Galatina (Lecce) 1999 Mario Manieri Elia, Il barocco leccese, Milano, Electa Mondadori, 1989

Chiesa di San Matteo (Lecce)
Chiesa di San Matteo (Lecce)

La chiesa di San Matteo è un luogo di culto cattolico barocco del centro storico di Lecce, situato in via dei Perroni, 29. Fu costruita nella seconda metà del XVII secolo, sui disegni di Achille Larducci di Salò (nipote di Francesco Borromini). Sostituì un'antica cappella quattrocentesca dedicata all'apostolo Matteo, cui era annesso un convento di Francescane. La posa della prima pietra avvenne nel 1667, ad opera del vescovo leccese Luigi Pappacoda, e fu ultimata nel 1700.Dal 30 aprile 1810 è sede della parrocchia di Santa Maria della Luce, eretta il 16 marzo 1606 in una chiesa omonima fuori le mura e qui trasferita dopo la soppressione del monastero delle Francescane. Il prospetto è caratterizzato da un contrasto di linee; alla superficie convessa dell'ordine inferiore si alterna quella concava dell'ordine superiore. Il Larducci riprende il modello stilistico attuato da Francesco Borromini nella facciata della chiesa romana di San Carlo alle Quattro Fontane. L'ordine inferiore, tripartito da due colonne su alti basamenti quadrangolari, si caratterizza per un'insolita decorazione a squame della parte centrale, contraddistinta da un elaborato portale, con un'edicola sormontata dallo stemma dell'Ordine Francescano. Ai lati, due nicchie emergono su uno sfondo a punta di diamante.L'ordine superiore presenta una serliana coronata da una modanatura continua e due nicchie riccamente decorate. L'andamento sinuoso è accentuato dalla cornice modanata mistilinea di coronamento, sormontata da uno svettante fastigio. L'interno possiede una navata unica a pianta ellittica. Le cappelle, che si aprono lungo le pareti, sono intervallate da paraste con alti plinti semicircolari su cui poggiano le dodici statue lapidee degli Apostoli, realizzate nel 1692 da Placido Buffelli di Alessano. Nella navata, in corrispondenza delle cappelle, si aprono dieci bifore dalle quali le religiose assistevano alle funzioni. La copertura è stata rifatta agli inizi del XIX secolo in sostituzione dell'antico soffitto ligneo. Gli altari, tipici del barocco leccese, sono attribuiti alla scuola di Giuseppe Cino. Lungo il lato sinistro della navata si susseguono diversi altari: il primo è dedicato a sant'Agata e conserva la tela de Il Martirio di Sant'Agata, realizzata nel 1813 da Pasquale Grassi. Il secondo altare è dedicato a san Francesco d'Assisi; segue quello di santa Rita da Cascia con statua in cartapesta di Raffaele Caretta. Il quarto e il quinto altare sono dedicati rispettivamente alla Madonna Immacolata e alla Pietà; quest'ultimo accoglie una pregevole statua della Pietà in legno policromo realizzata a Venezia nel 1693. L'abside, coperto da una volta a stella, è impreziosito da un artistico altare maggiore caratterizzato da una esuberante decorazione con piccole statue di santi negli intercolunni. Al centro dell'altare si apre una nicchia contenente la statua lignea di san Matteo apostolo, scolpita nel 1691 dall'ischitano Gaetano Patalano. Lungo il lato destro della navata, proseguendo verso l'ingresso, sono presenti altri quattro altari: il primo reca un dipinto della Madonna della Luce, un affresco cinquecentesco proveniente dall'antica chiesa di Santa Maria della Luce raffigurante la Vergine col Bambino che mostra al collo un cornetto di corallo. Seguono gli altari di sant'Anna e della Sacra Famiglia, entrambi recanti un dipinto di Serafino Elmo. Tra i due altari è posizionato un pergamo ligneo, raffinato lavoro di intaglio, affiancato da quattro statue allegoriche in pietra. L'ultimo altare è dedicato a sant'Oronzo con pala del 1736. Sulla porta d'ingresso si conserva la copertura lignea, scolpita e dorata, dell'organo settecentesco della Basilica di Santa Croce. Michele Paone, Lecce elegia del Barocco, Galatina (Lecce), Congedo Editore, 1999 Mario Manieri Elia, Il barocco leccese, Milano, Electa Mondadori, 1989 F. Canali, Valore di "interesse artistico" e "storico" nei monumenti dei età moderna: dall'arte aragonese alla difficile valutazione del Barocco e del Rococò, in Paesaggi, città e monumenti di Salento e Terra d'Otranto tra Otto e Novecento, Una «piccola Patria» d'eccellenza, dalla Conoscenza alla Valutazione e alla Tutela dei Monumenti ..., a cura di F. Canali, V. Galati, Firenze, 2017, pp. 357-422. Barocco leccese Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulla chiesa di San Matteo Approfondimento chiesa di San Matteo, su artefede.org. URL consultato il 16 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 20 marzo 2012).