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Chiesa di San Lazzaro (Lecce)

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Chiesa di San Lazzaro Lecce
Chiesa di San Lazzaro Lecce

La chiesa di san Lazzaro è una chiesa di Lecce. È situata fuori dal centro storico, sull'antica strada sterrata che portava alla marina di San Cataldo. La chiesa fu eretta la prima volta nel Quattrocento come attesta un documento del re Ferdinando I di Napoli che rivela la sua esistenza già prima del 1468. Fu riedificata sulle rovine della precedente nel 1763 e ampliata nel 1789. Elevata a parrocchia nel 1906, fu ulteriormente ingrandita nel 1916. Vicino alla vecchia Chiesa, vi era un ospedale per lebbrosi (il lazzaretto) ed esso fu ingrandito nel 1564. La chiesa ha una semplice facciata articolata su due ordini. Il primo ordine, diviso in tre zone da paraste, presenta un piccolo portale d'ingresso sul quale è posizionato lo stemma della città. Il secondo ordine, raccordato al primo da volute, presenta un'apertura circolare al centro. L'interno, a tre navate con abside, custodisce un affresco quattrocentesco di san Lazzaro proveniente dalla primitiva chiesa, un seicentesco Crocifisso ligneo di frà Angelo da Pietrafitta, proveniente dalla distrutta chiesa francescana di Santa Maria del Tempio, le tele dei quattro evangelisti, dell'Immacolata, di san Michele arcangelo, di san Cataldo vescovo, del Sacrificio di Abramo e del Martirio di Sant'Irene. Da menzionare sono inoltre una statua in legno di san Pantaleone e una statua in cartapesta di sant'Eligio, opera di Antonio Maccagnani. Di fronte alla chiesa si innalza la colonna di san Lazzaro edificata nel 1689. Michele Paone, Lecce elegia del Barocco, Galatina (Lecce), Congedo Editore, 1999 Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su chiesa di San Lazzaro Sito ufficiale della Parrocchia di san Lazzaro, su parrocchiasanlazzarolecce.it. Visita virtuale della chiesa, su parrocchiasanlazzarolecce.it. URL consultato il 16 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 19 settembre 2013).

Estratto dall'articolo di Wikipedia Chiesa di San Lazzaro (Lecce) (Licenza: CC BY-SA 3.0, Autori, Immagini).

Chiesa di San Lazzaro (Lecce)
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Chiesa di San Lazzaro

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Chiesa di San Lazzaro Lecce
Chiesa di San Lazzaro Lecce
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Luoghi vicini

Pinacoteca d'arte francescana

La Pinacoteca d'arte francescana Roberto Caracciolo è un museo artistico di Lecce. La Pinacoteca, di proprietà dei frati francescani, è allestita nel palazzo Fulgenzio del XVI secolo. Strutturata in nove sale espositive, disposta su oltre 400 m² di superficie museale, raccoglie dipinti cinquecenteschi, seicenteschi e settecenteschi, per la maggior parte di derivazione da Luca Giordano e dal Solimena e provenienti da conventi francescani pugliesi. Tra le firme più illustri compare quella di Oronzo Tiso e Serafino Elmo, oltre ad altre opere attribuite a Giuseppe De Ribera e Francesco Fracanzano. Il percorso si conclude con le sale dedicate al XX secolo con le opere di Raffaello Pantaloni ed Ezechiele Leandro, Giuseppe Casciaro, e Stanislao Sidoti Al piano inferiore si trova l'ala della statuaria sacra che conserva opere in cartapesta leccese del XIX secolo e una sacra conversazione attribuita a Stefano da Putignano. Il palazzo cinquecentesco ospita anche il Ninfeo di Fulgenzio, luogo costruito per rinfrescarsi nelle giornate afose e torride dell'estate salentina, in quanto refrigerato dalle acque zampillanti delle fontane. Elvino Politi - Paolo Quaranta, "Catalogo -Pinacoteca Caracciolo", Ed. Salentina, Galatina 2018 Elvino Politi, "La Pinacoteca di Arte Francescana Caracciolo", Ed. Salentina, Galatina 2015. Antonio Febbraro-Giuseppina Pizzileo, Pinacoteca d'arte Francescana R. Caracciolo Fulgenzio Lecce, Ed. Salentina, Galatina 2009 Antonio Febbraro-Giuseppina Pizzileo, Raffaello Pantaloni, pittore francescano(1888-1952), Ed. Salentina, Galatina 2010. Sito ufficiale

Castello di Lecce
Castello di Lecce

Il castello di Lecce si trova a ridosso del centro cittadino, più precisamente poco più ad est di esso, nei pressi di piazza Sant'Oronzo. L'imperatore Carlo V d'Asburgo nel 1539 emanò l'ordine di demolire il vecchio baluardo principesco, risalente al Medioevo, e di costruire una nuova fortezza, all'avanguardia con le tecniche di architettura militare. I lavori di costruzione e di progettazione furono affidati a Gian Giacomo dell'Acaya, ingegnere generale del Regno di Napoli. La parte più esterna fu realizzata tra il 1539 e il 1549. Nel 1872 venne colmato il fossato che lo circondava ed eliminati i ponti elevatori delle due porte: ("Porta Reale" e la "Porta Falsa o di Soccorso", recentemente riaperta) sul lato posteriore, che è quello più sviluppato ed il più fortificato, per contrastare i pericolosi attacchi che provenivano dalla vicina costa del mare Adriatico. Sembrano essere documentate almeno tre porte d'ingresso al castello: La "Prima Porta" o primus introitus (registro del 1463), che ora apre su Piazza Libertini, probabilmente la "Porta Regale" menzionata nel 1544-5; La "Porta ferrata" o la porta versus civitatem (1463), che apre sulla città; La cosiddetta "Porta falsa" (1463), probabilmente accanto alla Torre Magistra. Per far posto all'imponente mole del castello fu demolito il Convento dei Celestini con l'annessa Chiesa di Santa Croce, in seguito riedificati in via Umberto I, e l'elegante reggia di cui rimane qualche traccia, inglobata nel corpo di fabbrica centrale: il Mastio a Nord-Est, la torre collocata a sinistra nel cortile a la "Torre mozza" posta a Sud-Ovest. Il castello non ebbe solo funzioni difensive; per esempio, nel XVIII secolo una delle sale fu adibita a teatro. Dal 1870 al 1979 il Castello fu caserma e distretto militare. Il 30 aprile 1983 l'Amministrazione Militare cedette il Castello al Comune di Lecce, che oggi lo utilizza come sede dell'Assessorato alla Cultura e centro per le attività culturali. Il primo piano del castello, area Nord-Ovest e area Sud-Est, è utilizzato per collocarvi eventi, promuovere iniziative culturali e realizzarvi percorsi espositivi. Recenti indagini archeologiche svolte dall'Università del Salento hanno messo in luce il nucleo (almeno ad oggi) più antico del maniero, che è da far risalire al XIII secolo e inizi del XIV secolo cioè tra l'età sveva e quella angioina. Da riferire a tale periodo è la torre alta e svettante di forma quadrata che si trova al centro della fortezza del Cinquecento, da cui si sviluppò tutto l'impianto del castello così come appare oggi. Nel corso del Cinquecento come spesso accade nel area salentina il maniero venne profondamente modificato e ciò che vediamo oggi è in gran parte da collegare a tale periodo. Sappiamo che vi lavorarono diverse personalità legate all'architettura militare in particolare, Gian Giacomo dell'Acaya (ma su questo non vi è certezza). La forma dell'edificio difensivo è quadrangolare con ai quattro angoli altrettanti "bastioni" da Ovest verso est in senso orario vediamo: il bastione detto di S. Croce, quello di S. Martino, S. Giacomo e S. Trinità. La forma ricalca quella tipica delle fortificazioni con baluardi agli angoli. Nella fortezza leccese vengono impiegati dei baluardi "fiancheggiati alla moderna", con i baluardi che rinserrano la cortina, muro rettilineo fra i due bastioni. Questo particolare concetto di architettura militare è stato particolarmente curato verso il lato ovest (quello che dava verso il centro cittadino). Il castello si trova lungo una via di comunicazione molto importante sin dal periodo romano e poi medievale, da qui infatti si poteva giungere al Porto di San Cataldo, il porto di Lecce. L'unica porta che consentiva l'accesso dalla città era la cosiddetta porta Reale, ben protetta dai bastioni S. Martino e S. Croce. Un'ulteriore porta si trovava sul lato opposto. Su entrambe le porte del castello vi era lo Stemma imperiale asburgico. L'edificio era completamente circondato da un fossato, oggi obliterato da strutture successive aggiunte in particolare nel corso dell'Ottocento; una leggenda narra che gli Orsini Del Balzo nel corso del Trecento tenessero nel fossato un orso bianco, sia come "status symbol" che per scoraggiare eventuali intrusioni; sulla porta ad est inoltre sono ancora presenti i segni dove doveva poggiare il ponte levatoio di cui erano munite entrambe le porte. Il castello era ben munito di pezzi di artiglieria a più livelli. Sono ancora qua e là visibili i punti dove venivano collocati i cannoni. V. Zacchino, Lecce e il suo castello, Lecce, Messapica, 1974. M. Cazzato, Guida ai castelli Pugliesi 1. La provincia di Lecce, Martina Franca, Congedo, 1997. P. Arthur, M. Tinelli, B. Vetere, Archeologia e storia nel castello di Lecce: notizie preliminari, "Archeologia Medievale", XXXV (2008), pp. 333-364. Castelli della provincia di Lecce Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su castello di Lecce

Chiesa di Sant'Antonio della Piazza
Chiesa di Sant'Antonio della Piazza

La chiesa di Sant'Antonio della Piazza, nota anche come chiesa di San Giuseppe dal santo cui è intitolata la confraternita che vi officia, è una chiesa del centro storico di Lecce. La chiesa, eretta nel 1584, faceva parte del complesso conventuale voluto da Gian Giacomo dell'Acaya intorno al 1557 e affidato ai frati minori osservanti. Il convento in funzione fino al 1807, venne adibito ad abitazione civile e demolito nei primi anni del Novecento. Le forme attuali dell'edificio non sono quelle originarie: infatti nel 1765 i frati decisero di ingrandire la chiesa la cui navata principale corrispondeva all'attuale transetto. Sul fianco laterale della chiesa è possibile ancora vedere l'originario portale cinquecentesco, che costituiva l'ingresso principale, e il rosone. Il prospetto, spartito in due ordini, è animato nell'ordine inferiore da un portale elegantemente decorato e da due nicchie che ospitano le statue di sant'Antonio da Padova e di san Giovanni da Capestrano. L'ordine superiore, estremamente semplice nelle linee decorative, accoglie al centro, fra due paraste, un'ampia finestra. L'interno, a croce latina, presenta una navata percorsa da alte paraste corinzie e scandita sui due lati da cinque cappelle. Nelle due nicchie del retrospetto trovano posto le statue in pietra locale di san Francesco d'Assisi (1823) e di san Rocco (1566), quest'ultima attribuita a Gabriele Riccardi. Nelle cappelle laterali, decorati altari barocchi, ospitano pregevoli dipinti: quello di San Diego di Alcalà opera di un allievo di Gianserio Strafella, quello della Natività della Vergine, della Circoncisione di Gesù opera di Jacopo Palma il Giovane e quello di San Pietro. Nel primo altare a destra è collocata la settecentesca tela raffigurante Sant'Oronzo in gloria, copia di Serafino Elmo il quale dipinse anche la tela di san Francesco d'Assisi (1771) custodita nella terza cappella a destra. Nel transetto destro si impone per la maestosità e la monumentalità delle proporzioni l'altare di San Giuseppe, attribuito ad Emanuele Manieri, e adorno della statua lignea policroma del santo, mentre in alto trova posto la tela della Vergine Annunziata, attribuibile a Oronzo Tiso. Nel transetto di sinistra si incontrano invece gli altari più antichi della chiesa: quello di Sant'Antonio da Padova, realizzato nel 1737 in pietra leccese con statua lapidea del santo datata 1569, quello di Santa Rita da Cascia con la tela della santa e quello di San Francesco da Paola con la statua del santo del 1581. Nel presbiterio, ricoperto da un soffitto affrescato da Carmine Palmieri, è presente un marmoreo altare maggiore opera di Eugenio Maccagnani (1923). Dell'arredo cinquecentesco rimangono solo la lignea cantoria, sormontata da un organo dorato, e il coro. Lecce elegia del Barocco, Michele Paone, Congedo Editore, Galatina (Lecce) 1999 Barocco leccese Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulla chiesa di Sant'Antonio della Piazza

Chiesa di Santa Maria della Grazia (Lecce)
Chiesa di Santa Maria della Grazia (Lecce)

La chiesa di Santa Maria della Grazia è un edificio religioso di Lecce costruito in epoca barocca. Sorge nella centralissima Piazza Sant'Oronzo, di fronte all'Anfiteatro romano. La chiesa venne innalzata in seguito al ritrovamento di un affresco della Madonna, databile al XIV secolo. Venne edificata negli ultimi decenni del Cinquecento su disegno del teatino Michele Coluccio da Rossano Veneto, nelle forme care al gusto della Controriforma. Fu parrocchia dal 1606 al 1958. Il prospetto si presenta elegante e risulta spartito da una trabeazione, dominata da un profondo timpano ad arco, in due ordini. A loro volta gli ordini sono divisi in tre zone da colonne e paraste corinzie. Nell'ordine inferiore si apre un portale riccamente decorato, sormontato da un piccolo timpano con l'immagine della Vergine col Bambino ed angioletti. Tra le colonne sono scavate quattro nicchie, delle quali due ospitano le statue di San Pietro e di San Paolo. Nell'ordine superiore è presente una finestra ornata di balaustra e fiancheggiata da colonne. L'interno, ad aula unica a croce latina, è ricoperto da un sontuoso soffitto in noce a lacunari, intagliati da Vespasiano Genuino da Gallipoli, il quale tra l'altro, eseguì il pregevole Crocifisso ligneo posto sull'altare del braccio destro del transetto. Da segnalare per la loro importanza artistica sono il trecentesco affresco della Vergine col Bambino, il cui rinvenimento diede luogo alla costruzione della chiesa e le tele settecentesche dipinte dal leccese Oronzo Tiso, raffiguranti l'Assunta, l'Adorazione dei pastori e l'Arcangelo Michele. Sovrasta l'altare maggiore la pala della Presentazione della Beata Vergine Maria proveniente dal non più esistente convento di Santa Maria del Tempio. Le due acquasantiere all'ingresso sono in marmo di Verona e furono donate alla chiesa dal nobile teatino Francesco Paladini, del quale è raffigurato lo stemma di famiglia. Wikibooks contiene testi o manuali sulla disposizione fonica dell'organo a canne Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulla chiesa di Santa Maria della Grazia Chiesa di Santa Maria della Grazia, su BeWeB, Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana.

Chiesa della Trinità dei Pellegrini
Chiesa della Trinità dei Pellegrini

La chiesa della Trinità dei Pellegrini è una chiesa del centro storico di Lecce risalente alla fine del XVI secolo La chiesa è quanto rimane dell'Ospedale dei Pellegrini, costruito per volontà di Achille Marescallo nel 1589 e poi affidato alla Confraternita della SS. Trinità dei Pellegrini che vi svolse per lungo tempo le sue attività di assistenza. Nel 1833 la Confraternita della SS. Trinità passò alla Basilica di Santa Croce e cedette l'ospedale alla Confraternita del Nome di Dio che si stabilì nella chiesetta. Dal quel momento l'edificio venne anche denominato del Bambino, perché al di sopra del bastone priorale della Confraternita vi è raffigurato Gesù Bambino Incoronato. Nel corso dell'800 l'ospedale, perduta la sua originaria funzione, venne chiuso e trasformato in palazzo civile. L'edificio, di piccole dimensioni, presenta un prospetto squadrato e assai semplice: il portale, ora sormontato da un timpano triangolare, era un tempo concluso da un arco a sesto ribassato, come si intuisce dal filare di conci di pietra rimasto inglobato nella muratura. Al di sopra del portale una finestra di forma rettangolare consente l'illuminazione della chiesa dal prospetto principale, mentre ai lati si elevano due lesene sormontate da capitelli compositi. L'interno presenta un impianto ad un'unica navata e un presbiterio a terminazione piatta. Lo sviluppo longitudinale della navata è scandito in tre campate da piatte lesene sormontate da capitelli simili a quelli utilizzati nella facciata. Lungo il lato sinistro, tra la prima e la seconda campata, rimane la porta laterale che permetteva l'ingresso dall'ospedale e, al di sopra di questa, l'elegante coretto con parapetto mistilineo consentiva di affacciarsi sulla navata della chiesa direttamente dai locali dell'ospedale posti al piano superiore. Nulla rimane oggi dell'arredo interno, tranne gli altari che adornano il lato destro e sinistro della navata a livello della terza campata e l'altare maggiore. Gli altari, tutti in pietra leccese e di gusto Tardo barocco, sono privati delle tele che un tempo li decoravano. Di pregevole fattura artistica è la statua dell'Immacolata (metà del XIX secolo) di Antonio Maccagnani, da qualche tempo trasferita nella chiesa parrocchiale di San Pio X. Attualmente la chiesa è intitolata a San Nicola ed è concessa alla comunità di ortodossi della Sacra Arcidiocesi ortodossa d'Italia e Malta dipendente direttamente dal Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli. Lecce elegia del Barocco, Michele Paone, Congedo Editore, Galatina (Lecce) 1999 Chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini (Roma) Chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini (Napoli) Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su chiesa della Trinità dei Pellegrini Chiesa della Trinità dei Pellegrini, su BeWeB, Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana.

Anfiteatro romano di Lecce
Anfiteatro romano di Lecce

L'anfiteatro romano di Lecce è un monumento di epoca romana situato in piazza Sant'Oronzo. Risale all'età augustea. Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali lo gestisce tramite il Polo museale della Puglia, nel dicembre 2019 divenuto Direzione regionale Musei. L'anfiteatro romano, insieme al teatro, è il monumento più espressivo dell'importanza raggiunta da Lupiae, l'antenata romana di Lecce, tra il I e il II secolo d.C. Augusto, ancor prima di diventare imperatore, passò da Lupiae in un momento particolarmente turbolento. Dopo l’uccisione di Giulio Cesare, cercando in qualche modo di sdebitarsi con l’ospitalità ricevuta si ricordò di Lupiae finanziando la costruzione di 2 grandi edifici da spettacolo: l’anfiteatro romano e il teatro romano di Lecce. La datazione del monumento è ancora oggetto di discussione e oscilla tra l'età augustea e quella traiano-adrianea. Il monumento venne scoperto durante i lavori di costruzione del palazzo della Banca d'Italia, effettuati nei primi anni del '900. Le operazioni di scavo per riportare alla luce i resti dell'anfiteatro iniziarono quasi subito, grazie alla volontà dell'archeologo salentino Cosimo De Giorgi e si protrassero sino al 1940. Attualmente è possibile ammirare solo un terzo dell'intera struttura, in quanto il resto rimane ancora nascosto nel sottosuolo di piazza Sant'Oronzo dove si ergono alcuni edifici e la chiesa di Santa Maria della Grazia. Di fatto l'altezza dell'arena originale era ben superiore rispetto a quella odierna. L'anfiteatro misurava all'esterno 102×83 m, con l'arena di 53×34 m, e poteva contenere circa 25 000 spettatori. Del monumento, realizzato in parte direttamente nella roccia e in parte costruito su arcate in opera quadrata, rimangono allo scoperto, oltre ad una parte dell'arena ellittica, intorno alla quale si sviluppano le gradinate dell'ordine inferiore, due corridoi anulari, uno che corre sotto le gradinate, l'altro, esterno, porticato, cui appartengono i numerosi e robusti pilastri, sui quali era imposto l'ordine superiore scandito, al pari di altri similari monumenti, dal Colosseo all'Arena di Verona, in una galleria di fornici. L'arena, nella quale si tengono spettacoli teatrali e rappresentazioni sceniche di autori antichi e moderni, era divisa dalla cavea da un alto muro che era ornato da un parapetto (podium) adorno di rilievi marmorei a bauletto figuranti scene di combattimento tra uomini ed animali. Anche nel muro di divisione tra l'arena e la cavea si aprivano diversi passaggi di comunicazione col corridoio centrale ed un più angusto corridoio, scavato immediatamente dietro l'arena, era adibito ai servizi del monumento. Teatro romano di Lecce Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su anfiteatro romano di Lecce Francesco Gabellone, Teatro e anfiteatro romano di Lecce, su YouTube, ITLab dell'IBAM CNR, 15 settembre 2015. URL consultato il 18 ott 2015.