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Chiesa della Resurrezione del Signore (San Donato di Lecce)

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Chiesa di San Donato di Lecce
Chiesa di San Donato di Lecce

La chiesa della Resurrezione del Signore è la parrocchiale di San Donato di Lecce, in provincia di Lecce e arcidiocesi di Otranto; fa parte del vicariato di Calimera. Dalla relazione della visita pastorale del 1608 dell'arcivescovo di Otranto Lucio de Morra si apprende che l'antica cappella sandonatese versava in pessimo condizioni e che era insufficiente a soddisfare le esigenze dei parrocchiani. Così, i fedeli organizzarono una raccolta fondi per finanziare la ricostruzione del luogo di culto, che effettivamente prese avvio due anni dopo, nel 1610; l'edificio venne portato a compimento presumibilmente nel 1704, data riportata in un'iscrizione posta sulla facciata. All'inizio del Novecento la parrocchiale fu interessata da un ampliamento che riguardò l'area del presbiterio e dell'abside; nel biennio 1854-55 si procedette alla posa del nuovo pavimento e al rinnovamento dell'impianto elettrico. Nel 1975 venne condotto l'intervento di adeguamento liturgico secondo le norme postconciliari, in occasione del quale si provvide ad aggiungere l'ambone e l'altare rivolto verso l'assemblea. La facciata a salienti della chiesa, che volge a nordovest, è suddivisa da una cornice marcapiano in due registri, entrambi scanditi da lesene d'ordine corinzio; quello inferiore presenta centralmente il portale d'ingresso, sormontato dalla statua di San Donato, e ai lati due nicchie ospitanti i simulacri ritraenti i Santi Pietro e Paolo, mentre quello superiore è caratterizzato da una finestra e coronato dal timpano triangolare spezzato. Annesso alla parrocchiale è il campaniletto a vela, che presenta due monofore a tutto sesto entro le quali sono alloggiate le campane. L'interno dell'edificio, la cui pianta è a croce latina, si compone di un'unica navata, sulla quale si affacciano i bracci del transetto e le cappelle laterali, introdotte da archi a tutto sesto, e le cui pareti sono scandite da paraste con capitelli corinzi sorreggenti la trabeazione modanata e aggettante sopra la quale si impostano le volte a botte di copertura; al termine dell'aula si sviluppa il presbiterio, rialzato di alcuni gradini e chiuso dall'abside di forma semicircolare. Qui sono conservate diverse opere di pregio, tra le quali le due tele raffiguranti la Madonna di Costantinopoli e San Donato, l'altare dei Santi Oronzo, Giusto e Fortunato, abbellito dalle le statue ritraenti i tre santi, il simulacro ligneo con soggetto il Cristo morto, e il maestoso Crocifisso collocato dietro l'altare maggiore. San Donato di Lecce Arcidiocesi di Otranto Regione ecclesiastica Puglia Parrocchie dell'arcidiocesi di Otranto Parrocchia “Resurrezione del Signore” di San Donato di Lecce, su diocesiotranto.it. URL consultato il 15 maggio 2024. Arte e cultura, su viveresalento.info. URL consultato il 15 maggio 2024. Chiesa della Resurrezione del Signore, su BeWeB, Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana.

Estratto dall'articolo di Wikipedia Chiesa della Resurrezione del Signore (San Donato di Lecce) (Licenza: CC BY-SA 3.0, Autori, Immagini).

Chiesa della Resurrezione del Signore (San Donato di Lecce)
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San Donato di Lecce
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San Donato di Lecce (Αddουνάο, Addunào in grico) è un comune italiano di 4 554 abitanti della provincia di Lecce in Puglia. Situato nel Salento centro-settentrionale, è posto nella Valle della Cupa, ai piedi delle serre salentine. Comprende anche la frazione di Galugnano. Il 28 gennaio 2019 è stata proclamata Città d'arte insieme alla frazione di Galugnano, con determina dirigenziale della regione Puglia. Il territorio del comune di San Donato di Lecce, compreso tra i 49 e i 101 metri sul livello del mare, occupa una superficie di 21,16 km² di cui 2,81 sono occupati dai centri abitati e i rimanenti 18,35 utilizzati a suolo agricolo. Ricade per gran parte nella Valle della Cupa, ossia in quella porzione della pianura salentina, intorno al capoluogo leccese, caratterizzata da una grande depressione carsica. La zona sud-orientale, intorno all'abitato di Galugnano, presenta un'altimetria più elevata per la presenza dei modesti rilievi delle serre salentine che superano di poco i 100 m s.l.m. Si trova nella parte mediana del Salento e dista 18 km dal mare Adriatico e 22 km dal mare Jonio. Confina a nord con i comuni di San Cesario di Lecce e Cavallino, a est con il comune di Caprarica di Lecce, a sud con i comuni di Sternatia e Soleto, a ovest con il comune di Lequile. Classificazione sismica: zona 4 (sismicità molto bassa), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003 Dal punto di vista meteorologico San Donato di Lecce rientra nel territorio del Salento meridionale che presenta un clima prettamente mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +9 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +25,1 °C. Le precipitazioni medie annue, che si aggirano intorno ai 676 mm, presentano un minimo in primavera-estate ed un picco in autunno-inverno. Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del basso Salento risentono debolmente delle correnti occidentali grazie alla protezione determinata dalle serre salentine che creano un sistema a scudo. Al contrario le correnti autunnali e invernali da Sud-Est, favoriscono in parte l'incremento delle precipitazioni, in questo periodo, rispetto al resto della penisola. Classificazione climatica di San Donato di Lecce: Zona climatica: C Gradi giorno: 1202 Insediamenti preistorici nella zona sono testimoniati dalla presenza di una specchia megalitica, dall'area archeologica neolitica di Specchiarosa e dai resti di alcuni tratti di muraglia messapica databile al 1000 a.C. Al periodo romano si fa risalire la nascita del Casale Vigliano dal nome del centurione Vilius. Della dominazione romana resta una diga le cui acque raccolte venivano fatte scorrere fino alla residenza del centurione. Distrutto in epoca barbarica, il casale Vigliano rinacque nell'XI secolo grazie all'impulso dei Normanni ed entrò subito a far parte della Contea di Lecce con il nuovo nome di San Donato. Sul sito della residenza romana venne edificato il castello normanno poi ristrutturato in palazzo signorile nel XVIII secolo dal Barone Pasquale Maiorana. Nel corso dei secoli fu dapprima feudo della famiglia Vaaz de Andrada, dei Capece e dei Bonvicini. Passò sotto il dominio dei Ramoros dell'Anos, della famiglia Massa di Lecce ed infine dei signori Maiorana che con il Barone Pasquale acquistarono il titolo di Duca nel 1759. Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 9 marzo 1982. Profilo araldico dello stemma: La figura del leone riproduce fedelmente una grande scultura che ornava l'ingresso del palazzo baronale. L'albero di ulivo, aggiunto successivamente, ricorda la pianta caratteristica delle campagne di circostanti. Il gonfalone è un drappo di bianco. Sorta in epoca normanna, la chiesa matrice della Resurrezione del Signore fu completamente rifatta nel XVII secolo e terminata nel 1704 come ricorda la data riportata sulla facciata. Il prospetto, in pietra leccese, è costituito da due ordini divisi da una cornice dentellata e terminante con un timpano spezzato. L'ordine inferiore, diviso da lesene scanalate con capitelli corinzi, presenta un elaborato portale barocco sormontato dalla statua di San Donato Vescovo; ai lati due nicchie accolgono le statue di San Pietro e Paolo. Nel secondo ordine, in asse col portale, è la finestra con una grata in pietra leccese costituita da 36 piccoli fori. L'interno, ad aula unica, è a croce latina terminante in un'abside poligonale. Lungo la navata si aprono due brevi cappelle per lato contenenti gli altari della Madonna di Costantinopoli, di Sant'Antonio da Padova, di Sant'Oronzo e del Crocifisso. Nel transetto sono presenti gli altari di San Donato e della Madonna del Rosario. Cappella di Sant'Antonio Abate (a San Donato di Lecce) Chiesa di Maria Santissima Annunziata (a Galugnano) Chiesa della Madonna Immacolata (a Galugnano) Chiesa della Pietà (a Galugnano) Chiesa della Madonna della Neve (a Galugnano) Cappella dell'Immacolata (a San Donato di Lecce). Sorto sulle fondamenta del castello normanno e più tardi aragonese, fu edificato nel XVII secolo e trasformato più volte nel corso dei secoli. I lavori ottocenteschi hanno conferito all'edificio un prospetto neoclassico. Ha un perimetro quadrangolare e conserva ancora i torrioni difensivi ad ogni angolo; due sono ancora visibili mentre gli altri sono stati inglobati dalla costruzione. L'interno conserva la fisionomia sei-settecentesca. Ai lati del cortile si distribuisce il porticato costituito da colonne-pilastri, tondeggianti davanti e squadrate dietro. Sopra il porticato è la loggia con pilastri e archi decorati con foglie d'acanto e frutti di melagrana. Gli ambienti del piano terra e i sotterranei erano destinati ai lavori e ai magazzini per le scorte. Era in funzione anche un frantoio per la produzione dell'olio. Masseria Perrone Masseria Papa Masseria dei Preti Menhir della Lete (a Galugnano) Menhir Curti Vecchi (a Galugnano) Abitanti censiti Al 31 dicembre 2017 a San Donato di Lecce risultano residenti 103 cittadini stranieri. Le nazionalità principali sono: Romania - 37 Senegal - 33 Il dialetto parlato a San Donato di Lecce è il dialetto salentino nella sua variante centrale che corrisponde al dialetto leccese. Il dialetto salentino, appartenente alla famiglia delle lingue romanze e classificato nel gruppo meridionale estremo, si presenta carico di influenze riconducibili alle dominazioni e ai popoli stabilitisi in questi territori nei secoli: messapi, greci, romani, bizantini, longobardi, normanni, albanesi, francesi, spagnoli. Persistono sul territorio del comune di San Donato di Lecce due scuola dell'infanzia, di cui una nella frazione di Galugnano, una scuola primaria e una scuola secondaria di 1º grado appartenenti al locale Istituto Comprensivo Statale. Il paese è noto per la musica reggae. Legati a San Donato di Lecce sono infatti i Sud Sound System, un sound system di musica dancehall reggae che combina ritmi giamaicani e sonorità locali, come l'uso del dialetto salentino e le ballate di pizzica e taranta. Sono tra i pionieri del raggamuffin italiano. Sagra te li cucummari (Cancellata) - ultima settimana di maggio Festa di San Donato - 6 - 7 - 14 - 28 agosto Presepe vivente - periodo natalizio Sagra te lu pane cunzatu L'agricoltura è stata da sempre la principale economia del paese. L'uso del suolo, caratterizzato da fertili zolle di terra rossa, è variabile, ma prevalgono le coltivazioni di oliveti e vigneti. Il paese è noto anche come la patria dei cocomeri (in dialetto cucùmmari), in quanto questa primizia di ortaggio primaverile viene coltivata da un gran numero di piccoli agricoltori. I collegamenti stradali principali sono rappresentati da: Strada statale 16 Adriatica, Lecce-Maglie, uscita Galugnano-San Donato Strada statale 101 Salentina di Gallipoli, uscita Copertino-San Donato Strada Provinciale 367 Il centro è anche raggiungibile dalle strade provinciali interne SP46 San Cesario di Lecce-San Donato di Lecce-Galugnano, SP125 San Donato di Lecce-Copertino, SP244 San Donato di Lecce-Soleto. La cittadina è servita da una stazione ferroviaria posta sulla linea Lecce-Otranto delle Ferrovie dello Stato Italiane. Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune. Giovanni de Blasi, San Donato. Vicende storiche di un paese del Salento, Lecce, Edizioni del Grifo, 1994. L. A. Montefusco, Le successioni feudali in Terra d'Otranto, Lecce, Istituto Araldico salentino, 1994. Muratore Maria Rosaria, Guida del Salento, dolmen, menhir, specchie, siti messapici e romani, cripte, i centri storici del Barocco, piazze, musei, artigianato, feste, Congedo Editore. AA.VV., Salento. Architetture antiche e siti archeologici, Edizioni del Grifo, 2008. I monumenti megalitici in Terra d'Otranto, Napoli, 1879. I Menhirs in Terra d'Otranto, Roma, 1880. Franco Michele Dell'Anna, Galugnano una storia minore, Congedo Editore Galatina, 2003. Valle della Cupa Monumenti megalitici della provincia di Lecce Arcidiocesi di Otranto Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su San Donato di Lecce Sito ufficiale del comune, su comunesandonatodilecce.it. URL consultato il 21 marzo 2023.

San Cesario di Lecce
San Cesario di Lecce

San Cesario di Lecce (Ας Κ̍ισάρη, As Cisàri o Accisàri in grico) è un comune italiano di 7 880 abitanti della provincia di Lecce in Puglia. Situato nel Salento centro-settentrionale, fa parte dei paesi che costituiscono la prima corona intorno a Lecce e ricade nella Valle della Cupa, un'area caratterizzata da affinità naturali, climatiche e culturali. Il territorio comunale, che si estende su una superficie di 29,98 km² più la frazione Aria Sana, è caratterizzato da una morfologia prettamente pianeggiante; l'altitudine raggiunge l'altezza massima di 61 m s.l.m. Ricade nella Valle della Cupa, ossia in quella porzione della pianura salentina, intorno al capoluogo leccese, caratterizzata da una grande depressione carsica. È situato a metà strada fra il mare Ionio e il mare Adriatico dai quali dista circa 20 km. Confina a nord con il comune di Lecce, a est con il comune di Cavallino, a sud con il comune di San Donato di Lecce, a ovest con il comune di Lequile. Classificazione sismica: zona 4 (sismicità molto bassa), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003 La stazione meteorologica di riferimento è quella di Lecce Galatina situata a 10 km in direzione sud. Dal punto di vista meteorologico San Cesario di Lecce rientra nel territorio del Salento meridionale che presenta un clima prettamente mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo-umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +9 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +25,1 °C. Le precipitazioni medie annue, che si aggirano intorno ai 676 mm, presentano un minimo in primavera-estate e un picco in autunno-inverno. Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del basso Salento risentono debolmente delle correnti occidentali grazie alla protezione determinata dalle serre salentine che creano un sistema a scudo. Al contrario le correnti autunnali e invernali da sud-est, favoriscono in parte l'incremento delle precipitazioni, in questo periodo, rispetto al resto della penisola. Classificazione climatica di San Cesario di Lecce: Zona climatica: C Gradi giorno: 1110 Conosciuto in epoca romana come "Castrum Caesaris", in onore di Cesare Augusto. Divenuto il Cristianesimo religione di Stato all'epoca di Costantino, questa località fu posta sotto la protezione di san Cesario di Terracina (il santo che ha sostituito e cristianizzato il culto pagano dei Divi Cesari). La località fu evidenziata con il nome San Cesario nel Medioevo, quando in un decreto di Tancredi, Conte di Lecce, il territorio fu donato al monastero dei Celestini. Anche se il territorio presenta frequentazioni sin dall'età del bronzo come testimoniano i menhir presenti, l'origine di San Cesario è legata alla dominazione romana del Salento. Con il passaggio nell'87 a.C. di Lupiae (l'odierna Lecce) da statio militum a municipium, la località venne scelta come luogo di approvvigionamento dai veterani romani; vi sorsero di conseguenza delle ville che col passare del tempo aumentarono dando origine a un vero e proprio villaggio. Notizie certe e documentate risalgono al periodo medievale quando Tancredi d'Altavilla donò questo territorio al monastero dei Celestini di Lecce.Il feudo di San Cesario fu assoggettato nei secoli a diverse famiglie: Orsini Del Balzo, Acaya, Condò, Bonsecolo, Guarini, Vaaz de Andrada. I duchi Marulli furono gli ultimi feudatari fino all'abolizione della feudalità nel 1806. Profilo araldico dello stemma: Profilo araldico del gonfalone: La chiesa madre di Santa Maria delle Grazie, edificata a partire dal 1623, fu benedetta nel 1704; l'erezione della parrocchia risale invece alla seconda metà del XVI secolo. Ampliata per ben tre volte, l'ultima ricostruzione è del 1847 su progetto dell'ingegnere Casotti. Fu dedicata a Santa Maria delle Grazie il 22 luglio 1854. La facciata, formata da due ordini sovrapposti e da timpano triangolare, è scandita dall'alternanza di paraste doppie. L'ordine inferiore accoglie il portale d'accesso e quattro nicchie, delle quali le due che affiancano l'ingresso contengono le statue di San Pietro e di San Paolo. Sul timpano è addossata la statua di San Cesario. L'interno, a navata unica terminante nel presbiterio, possiede un grande soffitto a cassettoni e una pavimentazione musiva. Conserva numerosi altari e la cappella di Santa Maria del Carro, preesistente alla chiesa e inglobata in essa. Fra gli altari si ricordano quelli barocchi dedicati a san Cesario, con relativa tela e busto argenteo del Santo, e al Crocifisso, di patronato dei duchi Marulli. In un armadio a muro sul lato destro dell'altare privilegiato dedicato a san Cesario — collocato sul lato destro del transetto della Chiesa — si conserva il prezioso reliquiario argenteo a ostensorio (51 x 24 cm) di bottega del salentina sec. XVIII, in argento sbalzato e cesellato, contenente parte dell’omero sinistro di san Cesario diacono e martire, corrispondente alla porzione distale, ossia il gomito, dell'osso; ed il reliquiario ligneo di bottega salentina del sec. XVIII, in legno scolpito, dorato e dipinto argentato, che contiene un frammento osseo del patrono. La porzione ossea dell'omero del santo fu traslata nell'anno 1724 dal monastero di San Ponziano di Lucca, grazie a D. Ettore Marulli (1692–1763) Duca di San Cesario in Terra d’Otranto, Balì gerosolimitano di Venosa e Balì cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme. La chiesa di San Giovanni Evangelista fu costruita tra il 1320 e il 1321 per volontà del sacerdote Michele di Sternatia così come riporta un'epigrafe interna. La costruzione, di stile romanico pugliese minore, presenta una sequenza di archetti pensili lungo tutto il perimetro esterno; la facciata a capanna è visibilmente rimaneggiata in quanto il rosone è stato sostituito da una finestra rettangolare e il portale romanico da uno seicentesco. L'interno, ad aula unica, presenta un ciclo di affreschi di gusto bizantineggiante datati da un'iscrizione greca al 1329. Gli affreschi sono distribuiti in due registri e raffigurano una cristologia nella parte superiore e una lunga teoria di santi nella parte inferiore. L'abside accoglie un altare settecentesco mentre all'ingresso sono collocati un sarcofago medioevale e un'acquasantiera barocca. La chiesa dello Spirito Santo fu costruita intorno al 1603, data riportata sul fregio dell'unico altare presente all'interno. Il prospetto, rifatto nel 1751, è delimitato da due paraste angolari e da spigoli smussati ed è caratterizzato da un piccolo portale posto in asse con una finestra rettangolare. Sulla sommità insiste lo stemma di un vescovo otrantino che testimonia che la chiesa era sotto la giurisdizione ecclesiale dell'arcidiocesi di Otranto. L'aula interna, sovrastata da una cupola con lanterna, è a pianta quadrata e custodisce una tela del 1849 raffigurante la Madonna delle Grazie e dei Martiri. L'attuale chiesa dell'Immacolata risale alla metà del Settecento e sorge sul luogo di un'omonima cappella di epoca precedente. La facciata è costituita due ordini separati da una cornice marcapiano e termina con un timpano triangolare spezzato nel quale è collocata una statua della Vergine. Nell'ordine inferiore, accanto al portale d'ingresso, si aprono due nicchie vuote mentre nell'ordine superiore due finte finestre affiancano il finestrone rettangolare. All'interno, sui muri dell'unica navata, sono posizionate le tele riguardanti il ciclo della vita della Madonna raffiguranti la Natività, la Purificazione, l'Annunciazione, la Visita a Santa Elisabetta e la Presentazione. È sede della confraternita dell'Immacolata. La chiesa di Sant'Elia fu edificata alla fine del XVI secolo come si evince dalle linee architettoniche rinascimentali. Tuttavia presenta un'impronta tipicamente barocca, segno che l'edificio è stato oggetto di interventi sei-settecenteschi. Il prospetto è caratterizzato da un portale timpanato in pietra leccese finemente decorato da una cornice di festoni di frutta e da teste d'angelo. In asse con il portale si apre una finestra rettangolare affiancata da semicolonne corinzie scanalate e sormontate da un timpano spezzato al centro del quale è presente lo stemma con la sigla IHS. L'interno è a croce latina con abside pentagonale e accoglie quattro altari laterali. È sede del Terz'Ordine domenicano. Chiesa dell'Addolorata, edificata tra il 1882 e il 1884, grazie all'omonima confraternita, presenta quattro altari laterali e una pavimentazione maiolicata. L'altare maggiore è dedicato a Maria Addolorata. È conosciuta anche come chiesa di Santa Rita. Chiesa dei Sacri Cuori, di stile neoclassico, fu costruita nel 1881. Custodisce quattro altari laterali: due sono dedicati ai Sacri Cuori di Gesù e Maria e sono adornati dalle statue in cartapesta dei titolari; gli altri due altari sono intitolati l'uno alla Madonna del Rosario e l'altro alla Santa Famiglia: entrambi sono impreziositi da altorilievi in cartapesta. La chiesa è sede della confraternita del Santissimo Sacramento e dei Sacri Cuori. Chiesa di San Rocco, dedicata in origine a santa Caterina d'Alessandria, la chiesa di epoca cinquecentesca venne radicalmente rifatta nella prima metà del Settecento. L'interno, ad aula unica, è abbellito da due altari seicenteschi: l'uno dedicato alla Madonna della Mercede, della quale reca una tela seicentesca, e l'altro alla Vergine di Loreto, raffigurata in un dipinto del XIX sec. La chiesa custodisce anche una tela e una bella statua cartapestacea del suo titolare San Rocco; sulla facciata troneggia una maiolica ottocentesca raffigurante il santo di Montpellier. La chiesa è sede del Terz'Ordine francescano secolare e della confraternita di san Rocco. Chiesa parrocchiale di Sant'Antonio da Padova, caratterizzata da tre navate, in stile coloniale, è stata dedicata il 10 ottobre 1971 da mons. Francesco Minerva. Chiesa del Santissimo Salvatore, Costruita nel XX sec., è sede della confraternita dei Santi Antonio, Lucia e Luigi. Cappella della Madonna della Neve, costruita nel 1766 come testimonia la data incisa sulla chiave di volta del portale. Cappella di Santa Maria della lagrima, costruita intorno al 1594, in quanto citata nella visita pastorale di quell'anno, è corredata di un piccolo altare nel quale è incorniciata una tela della Pietà. Il Palazzo Ducale è stato ricostruito nella seconda metà del XVII secolo sulle fondamenta di una fortezza cinquecentesca di cui rimangono alcune tracce. La struttura, che si distribuisce su due piani, presenta un'elaborata facciata ricca di nicchie contenenti statue mitologiche e busti degli antenati dei duchi Marulli. L'ingresso centrale è costituito da un ampio portale a tutto sesto affiancato da quattro colonne accoppiate che sorreggono una balconata barocca. Addossato al centro del prospetto è lo scudo araldico dei Marulli costituito da un leone passante e sormontato dalla corona ducale e dall'aquila di Carlo V. Attraverso il portale si accede al cortile interno nel quale è posizionato un pozzo rinascimentale con cupolino settecentesco sorretto da quattro colonnine. Nel piano attico del palazzo è ospitato il Museo Civico d'Arte Contemporanea istituito nel 1979. Situata nel centro storico, la casa fu edificata su richiesta del visconte Guglielmo Patarnello Damato (antenato degli attuali proprietari), grande latifondista. L'edificio ha due entrate: l'entrata principale, che non passa di certo inosservata da chiunque ci passi davanti, ha il classico stile ottocentesco: alte colonne con al di sopra dei vasi con cornice floreale. Su di esse, si può notare la presenza di due iniziali: “C” e “P”, significanti rispettivamente Corazzesi (cognome della moglie del proprietario, appartenente al ramo dei baroni Corazzesi) e Patarnello. Queste si affacciano su Via Vittorio Emanuele III (chiamata dagli abitanti del posto "Via Lecce", proprio perché collega il paese con Lecce), mentre, l'entrata secondaria, più moderna (inizi Novecento), dà su via Angelo Russo, di fronte alla parete laterale del Palazzo Ducale. Ornata posteriormente da alberi secolari, la casa possiede un bellissimo pozzo in pietra leccese. La costruzione inizia nel 1851 e finisce a marzo del 1853, anche se nel corso del tempo subisce varie ristrutturazioni. Circa 10 anni dopo, la casa diede spazio, nel piano superiore, a una sartoria, a seguito del trasloco a Foggia dei proprietari, mentre, nel piano inferiore, rimaneva la dimora, anche se inabitata, dei proprietari originari. Abitanti censiti Al 31 dicembre 2017 a San Cesario di Lecce risultano residenti 292 cittadini stranieri. Le nazionalità principali sono: Albania - 76 Senegal - 66 Marocco - 37 Romania - 35 Il dialetto parlato a San Cesario di Lecce è il dialetto salentino nella sua variante centrale che corrisponde al dialetto leccese. Il dialetto salentino, appartenente alla famiglia delle lingue romanze e classificato nel gruppo meridionale estremo, si presenta carico di influenze riconducibili alle dominazioni e ai popoli stabilitisi in questi territori nei secoli: messapi, greci, romani, bizantini, longobardi, normanni, albanesi, francesi, spagnoli. Festa patronale di San Cesario diacono e martire ("San Cisariu ranne") - quarta domenica di luglio. Si commemora in questo giorno la traslazione della Reliquia del braccio di San Cesario dal palazzo ducale alla chiesa madre. Festa nella solennità liturgica di San Cesario ("San Cisariu de lu sindacu", "San Cisariu de lu fiuru" o "San Cisariu menzanu") - 7 novembre. Processione e deposizione "de lu fiuru" (una croce in ferro decorata con fiori e luci) fra le mani della statua del Santo patrono situata sul timpano della facciata della chiesa madre, ad un'altezza di 24 m. Mentre anticamente "il fiore" era offerto dal sindaco del paese e posto fra le mani del Santo da un temerario devoto, ora provvedono all'omaggio floreale i Vigili del Fuoco. Il piatto tipico del paese è "la cujunara", lo stufato di castrato preparato tradizionalmente in occasione della festa patronale. Altri piatti caratteristici sono: "li mustazzoli", "li 'nfocacatti" (variante dei mustazzoli), la parmigiana. Biblioteca Comunale; situata nella sala di rappresentanza del Palazzo Ducale, è costituita da numerosi volumi che spaziano dalla Letteratura alla Storia dell'Arte, dalla Storia alle Scienze, alla Narrativa. Scuola Paritaria "Filippo Smaldone"; Scuola dell'Infanzia Paritaria "Vito Vergallo"; Scuola dell'Infanzia Statale "Nicholas Green"; Scuola dell'Infanzia Statale "Giovan Battista De Giorgi"; Scuola Primaria Statale "Giovanni Battista Saponaro"; Scuola Secondaria di I grado "Alessandro Manzoni". Museo Civico, istituito nel 1979, conserva un patrimonio culturale che spazia dall'arte moderna all'antica, dalle verifiche alla didattica, dall'attualità alla storia del territorio; Casa-museo Ezechiele Leandro e Santuario della Pazienza, custodisce dipinti e sculture dell'artista locale. I collegamenti stradali principali sono rappresentati da: Strada statale 694 Tangenziale Ovest di Lecce, uscita 12B Strada statale 16 Adriatica, Lecce-Maglie Strada statale 101 Salentina di Gallipoli, uscita per Lequile Il centro è anche raggiungibile dalle strade provinciali interne SP10 Lequile-San Cesario di Lecce-Cavallino, SP46 San Cesario di Lecce-San Donato di Lecce, SP362 Lecce-Galatina. Il comune è servito da una stazione ferroviaria posta sulla linea Lecce-Otranto delle Ferrovie del Sud Est. Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute dal 1989 ad oggi. Cesa Il 1º gennaio 2020 il Comune di San Cesario di Lecce ha siglato il Patto di Gemellaggio con il Comune di Cesa (Caserta), in occasione del 35º anniversario della prima visita ufficiale tra le due comunità in onore del comune patrono, San Cesario diacono e martire. Muratore Maria Rosaria, Guida del Salento, dolmen, menhir, specchie, siti messapici e romani, cripte, i centri storici del Barocco, piazze, musei, artigianato, feste, Congedo Editore. L. A. Montefusco, Le successioni feudali in Terra d'Otranto, Lecce, Istituto Araldico salentino, 1994. AA.VV., Salento. Architetture antiche e siti archeologici, Edizioni del Grifo, 2008. Arcidiocesi di Lecce Moto Lecce Monumenti megalitici della provincia di Lecce Valle della Cupa Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su San Cesario di Lecce Portale ufficiale del Comune di San Cesario di Lecce, su comune.sancesariodilecce.le.it. GAL Valle della Cupa, su valledellacupa.it.

Lizzanello
Lizzanello

Lizzanello (Lizzanieddrhu in dialetto salentino) è un comune italiano di 11 708 abitanti della provincia di Lecce in Puglia. Situato nel Salento centro-settentrionale, dista 6 km dal centro del capoluogo provinciale in direzione sud e comprende anche la frazione di Merine, distante 2 km in direzione nord. Il territorio del comune di Lizzanello, che si estende su una superficie di 18,01 km², è caratterizzato prevalentemente da un terreno calcareo di tipo sabbioso e roccia sedimentaria (marna). Nella parte settentrionale del feudo è individuabile invece un terreno calcareo compatto. La cittadina, circondata da rigogliosi oliveti secolari, sorge a sud-est di Lecce nella pianura che si estende a nord delle Serre di Galugnano denominata Valle della Cupa. Tale pianura è caratterizzata da una grande depressione carsica la cui altitudine varia dai 18 ai i 45 metri sul livello del mare. Confina a nord con il comune di Lecce, a est con il comune di Vernole, a sud con i comuni di Castri di Lecce e Caprarica di Lecce, a ovest con il comune di Cavallino. Dal punto di vista meteorologico Lizzanello rientra nel territorio del Salento orientale che presenta un clima mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +9 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +24,7 °C. Le precipitazioni, frequenti in autunno e in inverno, si attestano attorno ai 626 mm di pioggia/anno. La primavera e l'estate sono caratterizzate da lunghi periodi di siccità.Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del Salento orientale sono influenzati fortemente dal vento attraverso correnti fredde di origine balcanica, oppure calde di origine africana. Classificazione climatica di Lizzanello: Zona climatica: C Gradi giorno: 1110 Il territorio fu sicuramente frequentato sin dall'età del bronzo come testimoniavano alcuni monumenti megalitici esistenti nelle campagne circostanti fino a pochi decenni fa. La data di fondazione dell'abitato non è accertata. Diverse sono le ipotesi fra le quali le più accreditate sono quelle degli storici Giacomo Arditi e Cosimo De Giorgi. Il primo fa risalire la nascita al sacco di Lecce operato da Ottone IV di Sassonia nel 1210. I profughi, scampati al saccheggio, fondarono una nuova città dandole il nome di Licyanellus, ossia Piccola Lecce. Tale ipotesi è anche confermata dallo stemma cittadino simile a quello della città capoluogo. Il De Giorgi ritiene invece che la nascita di Lizzanello è conseguenza della distruzione dei vicini casali medievali di Cigliano, Fornello e Scaranzano. A partire dal XIV secolo il feudo fu assoggettato a vari signori. Cecilia Marescallo, nobile leccese, lo detenne fino al 1335 quando fu ceduto a Guglielmo Garzia. I De Bilancis ne furono feudatari per circa mezzo secolo. Nel XV secolo entrò a far parte della Contea di Lecce e appartenne a Maria d'Enghien che lo vendette nel 1436 alla famiglia Paladini, la quale lo possedette per oltre duecento anni. Ai Paladini succedettero i D'Afflitto, i Chiurlia e infine i Lotti. Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 13 giugno 2002. Stemma Gonfalone La chiesa di San Lorenzo Nuovo, costruita nel XVI secolo, si suppone sia sorta sul sito di una più antica struttura o con un ampliamento di una prima chiesa che comprendeva solo l'odierna parte centrale. Nel XVI secolo l'edificio coincideva con il braccio più lungo di quella che oggi è la croce latina. Lo stile architettonico proprio del secolo si può notare nelle linee della porta del lato meridionale della chiesa e nelle finestre a guisa di saettiere.Nel XVII secolo la costruzione fu ampliata: furono costruite le cappelle di Sant'Anna, oggi di San Giuseppe, il cui altare fu fatto costruire dal conte Placido D'Afflitto nel 1740-1741, e della Vergine del Rosario, sul cui altare si legge la data 1700, e furono realizzati il coro e la crociera. Contemporaneamente i terrazzi furono armati di saettiere e di petriere, dando alla costruzione la funzione di fortilizio. Nel 1651 fu realizzata la porta esterna del transetto di sinistra. Le parti verticali della cornice di detta porta risultano ricavate da due blocchi monolitici, forse antichi menhir. Le pareti interne della chiesa sono state più volte rifatte, rivestite di stucchi e coperte di fregi barocchi. La facciata principale è del XVIII secolo e presenta ai lati due torri campanarie. Nel campanile a vela si trova dal 1808 la campana "galllipolina", fusa nel 1623 a Gallipoli, che ornava la Basilica di Santa Croce a Lecce. Sulla porta d'accesso, in seguito ai lavori di pulitura effettuati nel 1993, è stata riportata alla luce un'epigrafe risalente al 1547 e da cui si evince che la chiesa originariamente era dedicata a Santa Maria della Pietà. L'edificio cambiò denominazione e divenne chiesa di San Lorenzo Nuovo nel XIX secolo quando andò in rovina l'antica chiesa romanica di San Lorenzo Vecchio di cui rimangono i resti fuori dal centro abitato. L'interno, oltre all'altare maggiore in pietra leccese, ospita sei altari laterali: altare dell'Immacolata rifatto nel 1775, altare della Madonna del Carmine, altare della Natività della Vergine, altare della Madonna Assunta, altare della Vergine dello Spasimo o dell'Addolorata, altare di Sant'Antonio da Padova realizzato nel 1741. Attiguo all'altare di Sant'Antonio è il monumento sepolcrale di Giorgio Antonio Paladini, signore di Lizzanello e Melendugno. Costituivano patrimonio della chiesa quattro tele raffiguranti rispettivamente San Giovanni Battista, la Madonna del Carmine, la Madonna Assunta e la Madonna Addolorata, attribuite a Oronzo Tiso, e un'altra, la più importante, raffigurante il martirio di San Lorenzo attribuita a Pacecco De Rosa. Di queste, tutte trafugate, è stata recuperata solo la tela del Pacecco. La cappella dell'Immacolata, già di Santa Maria di Costantinopoli, risale ai primi anni del XVII secolo e fu ampliata nel XVIII secolo per volere della Confraternita dell'Immacolata e del Crocifisso che ivi officia. Presenta un semplice prospetto i cui unici elementi decorativi risiedono nel finestrone e nel portale architravato. L'interno, a due navate, possiede un altare maggiore settecentesco e tre altari laterali dedicati alla Trasfigurazione (1834), a Santa Maria di Costantinopoli (XVIII secolo) e a Santa Lucia (1950). Fra le opere artistiche si distinguono la tela seicentesca della Madonna di Costantinopoli, e le statue dell'Immacolata, di San Biagio e di San Vito Martire. La cappella dell'Annunziata fu costruita nel XVI secolo per volere del conte Francesco Paladini. L'edificio si presenta con una semplice facciata rettangolare inquadrata da paraste con una piccola finestra posta in asse con il portale d'ingresso. Termina con una croce al centro e con un piccolo campanile a vela a sinistra. L'interno, ad aula unica, ospita un altare maggiore sormontato dalla tela della Titolare. Sul lato destro del prospetto è presente lo stemma dei Paladini. A sud-est dell'abitato rimangono i resti della chiesetta romanica di San Lorenzo Vecchio, di struttura arcaica, risalente all'XI secolo e molto probabilmente sorta su fondazioni più antiche. A tre navate, la chiesa si trovava nel feudo del casale di Cigliano, oggi scomparso. L'edificio presentava nella parte inferiore una costruzione formata da grossi parallelepipedi informi, mentre la parte superiore era costituita da pietre informi utilizzate soprattutto nei muretti a secco. Il palazzo baronale Paladini è di origine quattrocentesca e fu edificato originariamente come castello. Modificato una prima volta nel Cinquecento, fu trasformato in residenza signorile da Giovanni Paladini nel XVII secolo. Ha subito arricchimenti e modifiche nel corso dei secoli seguenti, in particolare in epoca neoclassica. Della struttura originaria rimane, nella parte posteriore, una torre in pietra leccese. La torre possiede una base tronco-conica e si sviluppa con una pianta cilindrica. L'interno custodisce lo stemma dei Paladini consistente in uno scudo diviso in quattro parti, con due gigli bianchi su corpo rosso e due rossi su corpo bianco: la targa è sormontata da un cimiero e riposa sulla croce di Malta. Seicentesca è anche la circolare torre colombaia posta alle spalle del palazzo.Lo stile architettonico tardo-rinascimentale del palazzo, costruito molto probabilmente con la consulenza di Gian Giacomo dell'Acaya, fu stravolto verso la fine dell'Ottocento con la trasformazione della facciata e del giardino in stile neoclassico. Il prospetto, che conserva ancora la base scarpata, è caratterizzato da un austero allineamento di grandi finestre e da un portale trapezoidale sormontato dallo stemma dei Lotti, ultimi feudatari di Lizzanello. Nulla è rimasto delle numerose opere d'arte che rendevano lussuoso l'edificio in quanto vendute a privati o trasferite a Napoli nel palazzo partenopeo dei Lotti. Non esistono più neanche le cappelle interne dell'Annunziata e di San Salvatore, intitolata successivamente a San Gregorio. Restano tuttavia un frantoio ipogeo e una torre casamatta munita di petriere e saettiere. Il monumento di San Lorenzo, situato nella centrale piazza omonima, è dedicato al santo patrono. Fu realizzato nel 1869, come ricorda l'epigrafe incisa, in ricordo della violenta epidemia di colera che interessò la cittadina nel 1867. La fine dell'epidemia fu attribuita a San Lorenzo. Il monumento, in pietra leccese, fu scolpito in stile barocco dai maestri Michele, Antonio e Raffaele Rizzo di Casarano. È costituito da un basamento con fregi barocchi su cui si eleva una colonna quadrangolare sulla cui sommità è posizionata la statua del Santo con in mano la graticola, simbolo del martirio subito. Abitanti censiti Al 31 dicembre 2020 a Lizzanello risultano residenti 311 cittadini stranieri. Le nazionalità principali sono: Romania - 42 Albania - 29 Siria - 29 Marocco - 25 Senegal - 23 Il dialetto parlato a Lizzanello è il dialetto salentino nella sua variante centrale che corrisponde al dialetto sancesariano e dialetto leccese. Il dialetto salentino si presenta carico di influenze riconducibili alle dominazioni e ai popoli stabilitisi in questi territori che si sono susseguite nei secoli: Messapi, Greci, Romani, Bizantini, Longobardi, Normanni, Albanesi, Francesi, Spagnoli. È presente sul territorio comunale un centro polifunzionale dedicato a Ennio De Giorgi, nipote dello scienziato Cosimo. Già cinema, nel 2003 è stato ristrutturato dall'Amministrazione Stabile e ridestinato come centro polifunzionale: al suo interno vengono svolti convegni, riunioni, seminari ma anche recite teatrali: la sala che fu dell'ex cinema prevede 200 posti a sedere compreso un loggione. Intitolata a Oscar Poleti, odontoiatria di Lizzanello, vede svolgersi al suo interno anche il Consiglio Comunale. Sito in piazza della Libertà, sorge il Laboratorio Urbano ribattezzato tale dall'Amministrazione Pedone che lo ha restituito alla comunità dopo la sua dismessa funzione di "mercato coperto". Inaugurato con il progetto "AllRight - Arte e Diritti Umani", il Laboratorio Urbano è teatro di presentazioni di libri, mostre artistiche e convegni inerenti al progetto "AllRight", con partnership dell'Università del Salento. Esistono a Lizzanello una scuola dell'infanzia, una scuola primaria e una scuola secondaria di I grado. Ogni scuola presenta una doppia sede, sia nel Comune sia nella frazione. Focara di San Lorenzo del Terremoto - 19 gennaio Festa e Fiera dell'Annunziata - 25 marzo Lizza Summer Festival - Primo Sabato di Luglio Festa di San Luigi Gonzaga - 20 e 21 giugno Festa di San Lorenzo Martire - 9 e 10 agosto L'agricoltura produce tabacco, olive, frumento, legumi e ortaggi. Vi operano frantoi oleari, molini e aziende per la lavorazione del legno. Degno di nota l'allevamento dei bovini. I collegamenti stradali principali sono rappresentati da: Strada statale 16 Adriatica Lecce-Maglie. Strada statale 16 racc Adriatica Lecce-Lizzanello. Tangenziale Est di Lecce Strada statale 694 Tangenziale Ovest di Lecce Il centro è anche raggiungibile dalle strade provinciali interne: SP25 Lizzanello-Castri di Lecce, SP136 Lizzanello-Merine, SP229 Lizzanello-Pisignano, SP241 Lizzanello-Lecce. Il centro di Lizzanello è raggiungibile anche dal confinante abitato di Cavallino attraverso la strada provinciale 24. Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune. Mario De Marco, Lizzanello. Storia e arte, Ed. Capone L., collana "Storie municipali", 1983. Merine Arcidiocesi di Lecce Salento Valle della Cupa Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Lizzanello Sito ufficiale, su comune.lizzanello.le.it. Lizzanèllo, su sapere.it, De Agostini.

Palazzo baronale di Lizzanello
Palazzo baronale di Lizzanello

Il palazzo baronale di Lizzanello, anche noto come Palazzo Paladini, dal nome della famiglia feudataria che lo eresse, è di origine quattrocentesca e fu edificato originariamente come castello. Modificato una prima volta nel Cinquecento, fu trasformato in residenza signorile da Giovanni Paladini nel XVII secolo. Ha subito arricchimenti e modifiche nel corso dei secoli seguenti, in particolare in epoca neoclassica. Della struttura originaria rimane, nella parte posteriore, una torre in pietra leccese. La torre possiede una base tronco-conica e si sviluppa con una pianta cilindrica. L'interno custodisce lo stemma dei Paladini consistente in uno scudo diviso in quattro parti, con due gigli bianchi su corpo rosso e due rossi su corpo bianco: la targa è sormontata da un cimiero e riposa sulla croce di Malta. Seicentesca è anche la circolare torre colombaia posta alle spalle del palazzo. Lo stile architettonico tardo-rinascimentale del palazzo, costruito molto probabilmente con la consulenza di Gian Giacomo dell'Acaya, fu stravolto verso la fine dell'Ottocento con la trasformazione della facciata e del giardino in stile neoclassico. Il prospetto, che conserva ancora la base scarpata, è caratterizzato da un austero allineamento di grandi finestre e da un portale trapezoidale sormontato dallo stemma dei Lotti, ultimi feudatari di Lizzanello. Nulla è rimasto delle numerose opere d'arte che rendevano lussuoso l'edificio in quanto vendute a privati o trasferite a Napoli nel palazzo partenopeo dei Lotti. Non esistono più neanche le cappelle interne dell'Annunziata e di San Salvatore, intitolata successivamente a San Gregorio. Restano tuttavia un frantoio ipogeo e una torre casamatta munita di petriere e saettiere. Castelli della provincia di Lecce Lizzanello Paladini (famiglia)

Centro oncologico Giovanni Paolo II
Centro oncologico Giovanni Paolo II

Il Centro oncologico Giovanni Paolo II è un centro per lo studio e il trattamento delle patologie onco-ematologiche facente parte dell'azienda ospedaliera Vito Fazzi. Dall'agosto 2018 è sede del dipartimento di oncologia e ematologia medica e sperimentale del policlinico. Il centro è stato inaugurato nel novembre dal 2001 dall'oncologo milanese Umberto Veronesi. Da quell'anno l'ospedale venne ampliato e furono messe a punto alcune unità operative di rilievo come i trapianti emopoietici e l'onco-ematologia pediatrica. Nel 2006 venne inaugurato al 5º piano del padiglione il centro per l'onco-ematologia pediatrica in sostituzione all'ex unità operativa di endocrinologia e patologie del ricambio. Nell'agosto 2012 viene inaugurato il day hospital dell'onco-ematologia pediatrica. Nel febbraio 2015 presso l'oncologico viene aperto il programma di oncologia senologica. Il 16 giugno 2015 presso l'unità di radioterapia oncologica viene inaugurato Versa Elektra HD. Nel febbraio 2017 il centro di oncologia geriatrica del polo oncologico viene riconosciuto da SIOG una struttura di rilievo mondiale per il trattamento della neoplasie dell'età avanzata (in Italia oltre a Lecce ci sono solo Prato e Milano) insieme ad alcuni centri americani e canadesi. Il 21 dicembre 2016 viene inaugurato il centro di medicina estetica per le pazienti oncologiche. Il 19 febbraio 2018 vengono installati ulteriori 6 mammografi nell'unità di screen senologico. Il 27 febbraio 2018 viene scoperto nel laboratorio di proteomica medica dell'oncologico un antigene responsabile del decorso clinico infausto nel corso del carcinoma metastatico del colon-retto.

Chiesa di Maria Santissima Assunta (San Pietro in Lama)
Chiesa di Maria Santissima Assunta (San Pietro in Lama)

La chiesa di Maria Santissima Assunta è la parrocchiale di San Pietro in Lama, in provincia e arcidiocesi di Lecce; fa parte della vicaria di Monteroni di Lecce. La prima pietra della chiesa di Maria Santissima Assunta venne posta nel 1695; l'edificio, che andò a sostituire il precedente luogo di culto cinquecentesco, fu portato a compimento nel 1715, mentre i lavori della torre campanaria terminarono nel 1753. Nel 1962 venne condotto l'adeguamento liturgico secondo le norme postconciliari mediante l'installazione del nuovo altare in pietra leccese rivolto verso l'assemblea. Il campanile fu interessato nel 1984 da un risanamento in occasione del quale si procedette, tra i vari interventi, anche allo smontaggio dei conci della sommità per permettere la sostituzione dei ferri ormai ossidati. Pochi anni dopo, nel 1988, si provvide a rifare gli intonaci, ad eseguire nuove tinteggiature, a riparare i vari infissi e a rendere impermeabile la cupola. La facciata a salienti della chiesa, rivolta a sudovest, è suddivisa da una cornice marcapiano in due registri, entrambi scanditi da lesene; quello inferiore, più largo, è caratterizzato dal portale d'ingresso e da due nicchie ospitanti le statue dei Santi Pietro e Paolo, mentre quello superiore presenta una finestra centinaia e due nicchie vuote ed è coronata dal fastigio mistilineo. Annesso alla parrocchiale è il campanile a base quadrata, la cui cella presenta su ogni lato una monofora ed è coronata dalla balaustra. L'interno dell'edificio, la cui pianta è a croce latina, si compone di un'unica navata, sulla quale si affacciano i bracci del transetto e le cappelle laterali, introdotte da archi a tutto sesto, e le cui pareti laterali sono scandite da lesene, terminanti con capitelli dorici e sorreggenti la trabeazione con fregio a metope e triglifi sopra la quale si impostano le volte di copertura; al termine dell'aula si sviluppa il presbiterio, rialzato di alcuni gradini e chiuso dalla parete di fondo piatta. Qui sono conservate diverse opere di pregio, tra le quali la statua con soggetto la Beata Vergine Assunta, scolpita dal napoletano Nicola Fumo alla fine del XVII secolo, il fonte battesimale, costruito nel Cinquecento, e un coevo acquamanile, visibile nella sagrestia. San Pietro in Lama Arcidiocesi di Lecce Parrocchie dell'arcidiocesi di Lecce Regione ecclesiastica Puglia Chiesa di Maria Santissima Assunta, su BeWeB, Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana. MARIA SS. ASSUNTA, su diocesilecce.org. URL consultato il 19 maggio 2024.