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Stazione di San Cesario di Lecce

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San Cesario di Lecce train station.03
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La stazione di San Cesario di Lecce è una stazione ferroviaria posta sulla ferrovia Lecce-Otranto. Serve il comune di San Cesario di Lecce, in provincia di Lecce. È gestita da Ferrovie del Sud Est (FSE).

Estratto dall'articolo di Wikipedia Stazione di San Cesario di Lecce (Licenza: CC BY-SA 3.0, Autori, Immagini).

Stazione di San Cesario di Lecce
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Puglia, Italia
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San Cesario di Lecce train station.03
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San Cesario di Lecce
San Cesario di Lecce

San Cesario di Lecce (Ας Κ̍ισάρη, As Cisàri o Accisàri in grico) è un comune italiano di 7 880 abitanti della provincia di Lecce in Puglia. Situato nel Salento centro-settentrionale, fa parte dei paesi che costituiscono la prima corona intorno a Lecce e ricade nella Valle della Cupa, un'area caratterizzata da affinità naturali, climatiche e culturali. Il territorio comunale, che si estende su una superficie di 29,98 km² più la frazione Aria Sana, è caratterizzato da una morfologia prettamente pianeggiante; l'altitudine raggiunge l'altezza massima di 61 m s.l.m. Ricade nella Valle della Cupa, ossia in quella porzione della pianura salentina, intorno al capoluogo leccese, caratterizzata da una grande depressione carsica. È situato a metà strada fra il mare Ionio e il mare Adriatico dai quali dista circa 20 km. Confina a nord con il comune di Lecce, a est con il comune di Cavallino, a sud con il comune di San Donato di Lecce, a ovest con il comune di Lequile. Classificazione sismica: zona 4 (sismicità molto bassa), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003 La stazione meteorologica di riferimento è quella di Lecce Galatina situata a 10 km in direzione sud. Dal punto di vista meteorologico San Cesario di Lecce rientra nel territorio del Salento meridionale che presenta un clima prettamente mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo-umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +9 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +25,1 °C. Le precipitazioni medie annue, che si aggirano intorno ai 676 mm, presentano un minimo in primavera-estate e un picco in autunno-inverno. Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del basso Salento risentono debolmente delle correnti occidentali grazie alla protezione determinata dalle serre salentine che creano un sistema a scudo. Al contrario le correnti autunnali e invernali da sud-est, favoriscono in parte l'incremento delle precipitazioni, in questo periodo, rispetto al resto della penisola. Classificazione climatica di San Cesario di Lecce: Zona climatica: C Gradi giorno: 1110 Conosciuto in epoca romana come "Castrum Caesaris", in onore di Cesare Augusto. Divenuto il Cristianesimo religione di Stato all'epoca di Costantino, questa località fu posta sotto la protezione di san Cesario di Terracina (il santo che ha sostituito e cristianizzato il culto pagano dei Divi Cesari). La località fu evidenziata con il nome San Cesario nel Medioevo, quando in un decreto di Tancredi, Conte di Lecce, il territorio fu donato al monastero dei Celestini. Anche se il territorio presenta frequentazioni sin dall'età del bronzo come testimoniano i menhir presenti, l'origine di San Cesario è legata alla dominazione romana del Salento. Con il passaggio nell'87 a.C. di Lupiae (l'odierna Lecce) da statio militum a municipium, la località venne scelta come luogo di approvvigionamento dai veterani romani; vi sorsero di conseguenza delle ville che col passare del tempo aumentarono dando origine a un vero e proprio villaggio. Notizie certe e documentate risalgono al periodo medievale quando Tancredi d'Altavilla donò questo territorio al monastero dei Celestini di Lecce.Il feudo di San Cesario fu assoggettato nei secoli a diverse famiglie: Orsini Del Balzo, Acaya, Condò, Bonsecolo, Guarini, Vaaz de Andrada. I duchi Marulli furono gli ultimi feudatari fino all'abolizione della feudalità nel 1806. Profilo araldico dello stemma: Profilo araldico del gonfalone: La chiesa madre di Santa Maria delle Grazie, edificata a partire dal 1623, fu benedetta nel 1704; l'erezione della parrocchia risale invece alla seconda metà del XVI secolo. Ampliata per ben tre volte, l'ultima ricostruzione è del 1847 su progetto dell'ingegnere Casotti. Fu dedicata a Santa Maria delle Grazie il 22 luglio 1854. La facciata, formata da due ordini sovrapposti e da timpano triangolare, è scandita dall'alternanza di paraste doppie. L'ordine inferiore accoglie il portale d'accesso e quattro nicchie, delle quali le due che affiancano l'ingresso contengono le statue di San Pietro e di San Paolo. Sul timpano è addossata la statua di San Cesario. L'interno, a navata unica terminante nel presbiterio, possiede un grande soffitto a cassettoni e una pavimentazione musiva. Conserva numerosi altari e la cappella di Santa Maria del Carro, preesistente alla chiesa e inglobata in essa. Fra gli altari si ricordano quelli barocchi dedicati a san Cesario, con relativa tela e busto argenteo del Santo, e al Crocifisso, di patronato dei duchi Marulli. In un armadio a muro sul lato destro dell'altare privilegiato dedicato a san Cesario — collocato sul lato destro del transetto della Chiesa — si conserva il prezioso reliquiario argenteo a ostensorio (51 x 24 cm) di bottega del salentina sec. XVIII, in argento sbalzato e cesellato, contenente parte dell’omero sinistro di san Cesario diacono e martire, corrispondente alla porzione distale, ossia il gomito, dell'osso; ed il reliquiario ligneo di bottega salentina del sec. XVIII, in legno scolpito, dorato e dipinto argentato, che contiene un frammento osseo del patrono. La porzione ossea dell'omero del santo fu traslata nell'anno 1724 dal monastero di San Ponziano di Lucca, grazie a D. Ettore Marulli (1692–1763) Duca di San Cesario in Terra d’Otranto, Balì gerosolimitano di Venosa e Balì cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme. La chiesa di San Giovanni Evangelista fu costruita tra il 1320 e il 1321 per volontà del sacerdote Michele di Sternatia così come riporta un'epigrafe interna. La costruzione, di stile romanico pugliese minore, presenta una sequenza di archetti pensili lungo tutto il perimetro esterno; la facciata a capanna è visibilmente rimaneggiata in quanto il rosone è stato sostituito da una finestra rettangolare e il portale romanico da uno seicentesco. L'interno, ad aula unica, presenta un ciclo di affreschi di gusto bizantineggiante datati da un'iscrizione greca al 1329. Gli affreschi sono distribuiti in due registri e raffigurano una cristologia nella parte superiore e una lunga teoria di santi nella parte inferiore. L'abside accoglie un altare settecentesco mentre all'ingresso sono collocati un sarcofago medioevale e un'acquasantiera barocca. La chiesa dello Spirito Santo fu costruita intorno al 1603, data riportata sul fregio dell'unico altare presente all'interno. Il prospetto, rifatto nel 1751, è delimitato da due paraste angolari e da spigoli smussati ed è caratterizzato da un piccolo portale posto in asse con una finestra rettangolare. Sulla sommità insiste lo stemma di un vescovo otrantino che testimonia che la chiesa era sotto la giurisdizione ecclesiale dell'arcidiocesi di Otranto. L'aula interna, sovrastata da una cupola con lanterna, è a pianta quadrata e custodisce una tela del 1849 raffigurante la Madonna delle Grazie e dei Martiri. L'attuale chiesa dell'Immacolata risale alla metà del Settecento e sorge sul luogo di un'omonima cappella di epoca precedente. La facciata è costituita due ordini separati da una cornice marcapiano e termina con un timpano triangolare spezzato nel quale è collocata una statua della Vergine. Nell'ordine inferiore, accanto al portale d'ingresso, si aprono due nicchie vuote mentre nell'ordine superiore due finte finestre affiancano il finestrone rettangolare. All'interno, sui muri dell'unica navata, sono posizionate le tele riguardanti il ciclo della vita della Madonna raffiguranti la Natività, la Purificazione, l'Annunciazione, la Visita a Santa Elisabetta e la Presentazione. È sede della confraternita dell'Immacolata. La chiesa di Sant'Elia fu edificata alla fine del XVI secolo come si evince dalle linee architettoniche rinascimentali. Tuttavia presenta un'impronta tipicamente barocca, segno che l'edificio è stato oggetto di interventi sei-settecenteschi. Il prospetto è caratterizzato da un portale timpanato in pietra leccese finemente decorato da una cornice di festoni di frutta e da teste d'angelo. In asse con il portale si apre una finestra rettangolare affiancata da semicolonne corinzie scanalate e sormontate da un timpano spezzato al centro del quale è presente lo stemma con la sigla IHS. L'interno è a croce latina con abside pentagonale e accoglie quattro altari laterali. È sede del Terz'Ordine domenicano. Chiesa dell'Addolorata, edificata tra il 1882 e il 1884, grazie all'omonima confraternita, presenta quattro altari laterali e una pavimentazione maiolicata. L'altare maggiore è dedicato a Maria Addolorata. È conosciuta anche come chiesa di Santa Rita. Chiesa dei Sacri Cuori, di stile neoclassico, fu costruita nel 1881. Custodisce quattro altari laterali: due sono dedicati ai Sacri Cuori di Gesù e Maria e sono adornati dalle statue in cartapesta dei titolari; gli altri due altari sono intitolati l'uno alla Madonna del Rosario e l'altro alla Santa Famiglia: entrambi sono impreziositi da altorilievi in cartapesta. La chiesa è sede della confraternita del Santissimo Sacramento e dei Sacri Cuori. Chiesa di San Rocco, dedicata in origine a santa Caterina d'Alessandria, la chiesa di epoca cinquecentesca venne radicalmente rifatta nella prima metà del Settecento. L'interno, ad aula unica, è abbellito da due altari seicenteschi: l'uno dedicato alla Madonna della Mercede, della quale reca una tela seicentesca, e l'altro alla Vergine di Loreto, raffigurata in un dipinto del XIX sec. La chiesa custodisce anche una tela e una bella statua cartapestacea del suo titolare San Rocco; sulla facciata troneggia una maiolica ottocentesca raffigurante il santo di Montpellier. La chiesa è sede del Terz'Ordine francescano secolare e della confraternita di san Rocco. Chiesa parrocchiale di Sant'Antonio da Padova, caratterizzata da tre navate, in stile coloniale, è stata dedicata il 10 ottobre 1971 da mons. Francesco Minerva. Chiesa del Santissimo Salvatore, Costruita nel XX sec., è sede della confraternita dei Santi Antonio, Lucia e Luigi. Cappella della Madonna della Neve, costruita nel 1766 come testimonia la data incisa sulla chiave di volta del portale. Cappella di Santa Maria della lagrima, costruita intorno al 1594, in quanto citata nella visita pastorale di quell'anno, è corredata di un piccolo altare nel quale è incorniciata una tela della Pietà. Il Palazzo Ducale è stato ricostruito nella seconda metà del XVII secolo sulle fondamenta di una fortezza cinquecentesca di cui rimangono alcune tracce. La struttura, che si distribuisce su due piani, presenta un'elaborata facciata ricca di nicchie contenenti statue mitologiche e busti degli antenati dei duchi Marulli. L'ingresso centrale è costituito da un ampio portale a tutto sesto affiancato da quattro colonne accoppiate che sorreggono una balconata barocca. Addossato al centro del prospetto è lo scudo araldico dei Marulli costituito da un leone passante e sormontato dalla corona ducale e dall'aquila di Carlo V. Attraverso il portale si accede al cortile interno nel quale è posizionato un pozzo rinascimentale con cupolino settecentesco sorretto da quattro colonnine. Nel piano attico del palazzo è ospitato il Museo Civico d'Arte Contemporanea istituito nel 1979. Situata nel centro storico, la casa fu edificata su richiesta del visconte Guglielmo Patarnello Damato (antenato degli attuali proprietari), grande latifondista. L'edificio ha due entrate: l'entrata principale, che non passa di certo inosservata da chiunque ci passi davanti, ha il classico stile ottocentesco: alte colonne con al di sopra dei vasi con cornice floreale. Su di esse, si può notare la presenza di due iniziali: “C” e “P”, significanti rispettivamente Corazzesi (cognome della moglie del proprietario, appartenente al ramo dei baroni Corazzesi) e Patarnello. Queste si affacciano su Via Vittorio Emanuele III (chiamata dagli abitanti del posto "Via Lecce", proprio perché collega il paese con Lecce), mentre, l'entrata secondaria, più moderna (inizi Novecento), dà su via Angelo Russo, di fronte alla parete laterale del Palazzo Ducale. Ornata posteriormente da alberi secolari, la casa possiede un bellissimo pozzo in pietra leccese. La costruzione inizia nel 1851 e finisce a marzo del 1853, anche se nel corso del tempo subisce varie ristrutturazioni. Circa 10 anni dopo, la casa diede spazio, nel piano superiore, a una sartoria, a seguito del trasloco a Foggia dei proprietari, mentre, nel piano inferiore, rimaneva la dimora, anche se inabitata, dei proprietari originari. Abitanti censiti Al 31 dicembre 2017 a San Cesario di Lecce risultano residenti 292 cittadini stranieri. Le nazionalità principali sono: Albania - 76 Senegal - 66 Marocco - 37 Romania - 35 Il dialetto parlato a San Cesario di Lecce è il dialetto salentino nella sua variante centrale che corrisponde al dialetto leccese. Il dialetto salentino, appartenente alla famiglia delle lingue romanze e classificato nel gruppo meridionale estremo, si presenta carico di influenze riconducibili alle dominazioni e ai popoli stabilitisi in questi territori nei secoli: messapi, greci, romani, bizantini, longobardi, normanni, albanesi, francesi, spagnoli. Festa patronale di San Cesario diacono e martire ("San Cisariu ranne") - quarta domenica di luglio. Si commemora in questo giorno la traslazione della Reliquia del braccio di San Cesario dal palazzo ducale alla chiesa madre. Festa nella solennità liturgica di San Cesario ("San Cisariu de lu sindacu", "San Cisariu de lu fiuru" o "San Cisariu menzanu") - 7 novembre. Processione e deposizione "de lu fiuru" (una croce in ferro decorata con fiori e luci) fra le mani della statua del Santo patrono situata sul timpano della facciata della chiesa madre, ad un'altezza di 24 m. Mentre anticamente "il fiore" era offerto dal sindaco del paese e posto fra le mani del Santo da un temerario devoto, ora provvedono all'omaggio floreale i Vigili del Fuoco. Il piatto tipico del paese è "la cujunara", lo stufato di castrato preparato tradizionalmente in occasione della festa patronale. Altri piatti caratteristici sono: "li mustazzoli", "li 'nfocacatti" (variante dei mustazzoli), la parmigiana. Biblioteca Comunale; situata nella sala di rappresentanza del Palazzo Ducale, è costituita da numerosi volumi che spaziano dalla Letteratura alla Storia dell'Arte, dalla Storia alle Scienze, alla Narrativa. Scuola Paritaria "Filippo Smaldone"; Scuola dell'Infanzia Paritaria "Vito Vergallo"; Scuola dell'Infanzia Statale "Nicholas Green"; Scuola dell'Infanzia Statale "Giovan Battista De Giorgi"; Scuola Primaria Statale "Giovanni Battista Saponaro"; Scuola Secondaria di I grado "Alessandro Manzoni". Museo Civico, istituito nel 1979, conserva un patrimonio culturale che spazia dall'arte moderna all'antica, dalle verifiche alla didattica, dall'attualità alla storia del territorio; Casa-museo Ezechiele Leandro e Santuario della Pazienza, custodisce dipinti e sculture dell'artista locale. I collegamenti stradali principali sono rappresentati da: Strada statale 694 Tangenziale Ovest di Lecce, uscita 12B Strada statale 16 Adriatica, Lecce-Maglie Strada statale 101 Salentina di Gallipoli, uscita per Lequile Il centro è anche raggiungibile dalle strade provinciali interne SP10 Lequile-San Cesario di Lecce-Cavallino, SP46 San Cesario di Lecce-San Donato di Lecce, SP362 Lecce-Galatina. Il comune è servito da una stazione ferroviaria posta sulla linea Lecce-Otranto delle Ferrovie del Sud Est. Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute dal 1989 ad oggi. Cesa Il 1º gennaio 2020 il Comune di San Cesario di Lecce ha siglato il Patto di Gemellaggio con il Comune di Cesa (Caserta), in occasione del 35º anniversario della prima visita ufficiale tra le due comunità in onore del comune patrono, San Cesario diacono e martire. Muratore Maria Rosaria, Guida del Salento, dolmen, menhir, specchie, siti messapici e romani, cripte, i centri storici del Barocco, piazze, musei, artigianato, feste, Congedo Editore. L. A. Montefusco, Le successioni feudali in Terra d'Otranto, Lecce, Istituto Araldico salentino, 1994. AA.VV., Salento. Architetture antiche e siti archeologici, Edizioni del Grifo, 2008. Arcidiocesi di Lecce Moto Lecce Monumenti megalitici della provincia di Lecce Valle della Cupa Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su San Cesario di Lecce Portale ufficiale del Comune di San Cesario di Lecce, su comune.sancesariodilecce.le.it. GAL Valle della Cupa, su valledellacupa.it.

Centro oncologico Giovanni Paolo II
Centro oncologico Giovanni Paolo II

Il Centro oncologico Giovanni Paolo II è un centro per lo studio e il trattamento delle patologie onco-ematologiche facente parte dell'azienda ospedaliera Vito Fazzi. Dall'agosto 2018 è sede del dipartimento di oncologia e ematologia medica e sperimentale del policlinico. Il centro è stato inaugurato nel novembre dal 2001 dall'oncologo milanese Umberto Veronesi. Da quell'anno l'ospedale venne ampliato e furono messe a punto alcune unità operative di rilievo come i trapianti emopoietici e l'onco-ematologia pediatrica. Nel 2006 venne inaugurato al 5º piano del padiglione il centro per l'onco-ematologia pediatrica in sostituzione all'ex unità operativa di endocrinologia e patologie del ricambio. Nell'agosto 2012 viene inaugurato il day hospital dell'onco-ematologia pediatrica. Nel febbraio 2015 presso l'oncologico viene aperto il programma di oncologia senologica. Il 16 giugno 2015 presso l'unità di radioterapia oncologica viene inaugurato Versa Elektra HD. Nel febbraio 2017 il centro di oncologia geriatrica del polo oncologico viene riconosciuto da SIOG una struttura di rilievo mondiale per il trattamento della neoplasie dell'età avanzata (in Italia oltre a Lecce ci sono solo Prato e Milano) insieme ad alcuni centri americani e canadesi. Il 21 dicembre 2016 viene inaugurato il centro di medicina estetica per le pazienti oncologiche. Il 19 febbraio 2018 vengono installati ulteriori 6 mammografi nell'unità di screen senologico. Il 27 febbraio 2018 viene scoperto nel laboratorio di proteomica medica dell'oncologico un antigene responsabile del decorso clinico infausto nel corso del carcinoma metastatico del colon-retto.

Azienda ospedaliera Vito Fazzi
Azienda ospedaliera Vito Fazzi

L'Azienda Ospedaliera Vito Fazzi è un ospedale civile HUB di II° livello di rilievo nazionale sito nel comune di Lecce, nel quartiere di Ariasana. Il Vito Fazzi è la seconda struttura ospedaliera della Puglia per dimensioni (dopo il Policlinico di Bari). È sede della facoltà di medicina e chirurgia e del centro di ricerca clinico-traslazionale DREAM dell'Università del Salento. L'ospedale è interessato da un processo, cominciato alla fine del 2021, che lo porterà ad acquisire lo status di "azienda ospedaliero-universitaria". Presidi ospedalieri: P.O.C. Ospedale Vito Fazzi, Lecce Centro oncologico regionale "Giovanni Paolo II", Lecce: il plesso, costituente un padiglione all'interno del complesso ospedaliero, è sede centrale delle unità operative del policlinico dedite alla diagnosi, lo studio, e la cura farmacologica, e radioterapica, di tutte le neoplasie dell'adulto e del bambino. Poliambulatorio AUSL Ex-Vito Fazzi, Lecce P.O. Polo Riabilitativo "Antonio Galateo", San Cesario di Lecce: presidio ad alta specializzazione in malattie reumatiche e in medicina riabilitativa sito in via Croce di Lecce. Dal 2011 fa parte dell'Ospedale Vito Fazzi e, dal 2021, del nascente policlinico universitario. P.O. per le cronicità locali "San Pio da Pietrelcina", Campi Salentina Nel 1879 la pubblica amministrazione si mosse per cercare nei pressi di Lecce un edificio idoneo per ospitare i malati, fu così successivamente avviato il Ricovero di mendicità di Lecce presso il convento degli Olivetani (da momento che i conventi furono soppressi con la legge del 7 Luglio 1866, oggi sede del dipartimento di storia dell'Università del Salento). Furono dunque allestite nel 1882 quattro camere per la gestione dei folli. A seguito di un patto con il manicomio di Aversa, molti dei ricoverati nell'ospedale di Lecce furono trasferiti verso il centro campano. A seguito di questi eventi il dott. Vigneri si mosse in tutta la provincia per l'istituzione di un nosocomio di rilievo. A seguito della scarsa idoneità della precedente struttura, la Provincia si mobilitò per trasferiree l'ospedale presso l'ex-convento dei Padri Alcantarini (ceduto alla Provincia dopo il 1866) e difatti, il 23 Settembre 1870, l'ex convento fu ufficialmente ceduto alla Provincia con l'obbligo vincolante di destinare la struttura come ricovero per alienati tuttavia, nonostante la stipula, alcuni locali furono gestiti da terze parti ed utilizzati per ospitare la scuola di agricoltura ed anche la caserma. A seguito delle denunciate cattive condizioni lavorative, il nosocomio di Lecce venne fatto sgomberare dall'Arma e dalla scuola agricola, interessate ad appropriarsi degli spazi. Il presidio territoriale non soddisfaceva comunque gli standard dell'epoca che, benché minimi, diventavano col tempo sempre più attenti alla persona attraverso la cura, le terapia, l'attenzione all'igiene. A seguito di ciò, il convento fu dunque ristrutturato ed i lavori furono approvati nel dicembre 1887. Il cantiere si concluse nel 1900 con gli apporti dei prof. napoletani Bianci e Andriani. La struttura ospitava in totale 200 posti letto: 150 per gli uomini (suddivisi in reparti) e 50 per le donne (nel padiglione sud). I locali furono dotati di elettricità, ma visto che i lavori per la costruzione dell'acquedotto leccese non erano ancora terminati, l'ospedale si attrezzò per la raccolta dell'acqua piovana. Vista l'imminente scadenza del contratto con il manicomio d'Aversa, il nosocomio leccese accolse per primi medici ed infermieri napoletani, sotto la direzione del dott. Giovanni Libertini. Il Nosocomio Provinciale di Terra d'Otranto entrò pienamente in funzione nel marzo del 1901 e già dopo pochi mesi l'ospedale si trovò nelle condizioni di non poter soddisfare tutte le richieste, così furono progettati ulteriori padiglioni ed il personale medico ed infermieristico fu largamente ampliato. Il manicomio alla data della sua apertura era già dotato di un regolamento interno ma, a seguito di accuse mosse dalla stampa locale, soprattutto nel 1905, il regolamento fu rivisto e modificato per l'inizio del 1907; a seguito di ciò il manicomio provinciale si distinse a livello regionale e nazionale per la stretta osservanza delle regole e lo scrupoloso e incessante lavoro eseguito da tutto il personale ospedaliero. Con il fascismo e le sue riforme la Provincia di Terra d'Otranto fu soppressa e vennero create le province di Brindisi, Taranto e Lecce di queste, solo Lecce aveva un manicomio provinciale, per questo venne istituito nel 1930 un Consorzio per la direzione della struttura che prevedeva, per i tre capoluoghi, il pagamento di una quota in base al numero dei ricoverati. Nel frattempo l'Ospedale continuò ad espandersi con l'ampliamento di un padiglione maschile, la costruzione di un nuovo padiglione femminile, una cinta muraria ed una legnaia. Nel 1931 fu ufficialmente fondato l'Ospedale Psichiatrico Interprovinciale Salentino (OPIS) che divenne un ente ospedaliero a gestione autonoma, quindi con un regolamento ed un'organizzazione propria: la fama del manicomio di Lecce si fece sempre più grande e tuttavia, visto l'aumentare vertiginoso delle degenze, a partire dalla seconda metà degli anni '30 molti ammalati furono tenuti in condizioni precarie se non inidonee. Nel 1939, con il trasferimento del prof. Gulotta, l'incarico di direttore fu affidato al prof. Umberto de Giacomo che trasformò l'OPIS di Lecce in una struttura esemplare a livello nazionale, dove si praticavano le tecniche terapeutiche più innovative (tra cui l'elettro-shock) e sperimentali, come l'ergoterapia. Con l'avvento della Seconda Guerra mondiale il manicomio di Lecce subì, come tanti, un periodo di prevedibile declino, le priorità in quegli anni erano altre ed il prof. De Giacomo fu chiamato alle armi. Nel dopoguerra venne inaugurata una clinica neurologica a Villa Salento. Negli stessi anni il direttore De Giacomo si trasferì presso l'Ospedale Psichiatrico di Genova. Il periodo successivo al trasferimento del prof. De Giacomo fu lungo e difficile, la direzione fu affidata prima al prof. Bozzi-Corso e successivamente in via ufficiale al prof. Zara. Dopo un periodo di crisi, sotto la sua gestione, l'OPIS divenne un vero e proprio ospedale, infatti Zara introdusse nel nosocomio un impianto radio-diagnostico ed istituì gli ambienti operatori dove eseguire i primi interventi chirurgici. Con l'avvento degli anni '60 furono aperti alcuni consultori territoriali a Strudà e a Latiano. L'ospedalizzazione dei malati diveniva sempre meno necessaria e si iniziava a finalizzare le cure al reinserimento sociale. Negli anni '70 l'ospedale ebbe uno slancio verso il futuro, si concepì un nuovo organigramma che si avvaleva di tre principali figure professionali: lo psichiatra, l'infermiere psichiatrico e l'OSS. Negli anni '80 fu istituito un nuovo Presidio sito nel quartiere "Ariasana" dove nacquero tutte le maggiori specialità mediche della Puglia. A seguito della riforma di Berlusconi nel 1996 furono aboliti i manicomi e dunque tutto l'opis leccese fu soppresso e tutte le specialità cliniche furono trasferite al nuovo Fazzi. Nel 2000 fu istituita l'azienda ospedaliera Vito Fazzi, classificato come ospedale di rilievo nazionale e ad alta specializzazione. Nel 2001 fu aperto il padiglione oncologico Giovanni Paolo II. Nel 2013 furono avviati i lavori per la costruzione del DEA Hub. A seguito della procedura di riordino ospedaliero istituita nel 2008 dal presidente della regione Michele Emiliano, l'ospedale adotta un'organizzazione di tipo dipartimentale http://www.qsalute.it/recensioni/lecce/ https://www.sanita.puglia.it/web/asl-lecce/ospedali_det/-/journal_content/56/25176/ospedale-vito-fazzi- Università del Salento

Rudiae

Rudiae (in greco antico Ροδίαι, in italiano Rugge, in salentino Rusce ['ruʃe]) è un'antica città messapica, posta nell'area di influenza della colonia spartana di Taranto. Il centro è noto soprattutto per aver dato i natali allo scrittore latino Quinto Ennio e a Sant'Oronzo. Viene generalmente identificata con i resti archeologici situati nel comune di Lecce, lungo la strada per San Pietro in Lama. Strabone ne riferisce la posizione sulla via di terra tra i porti di Hydrus (Hydruntum, o Otranto) e Brentesium (Brundusium o Brindisi). Plinio il Vecchio, la elenca prima di Gnatia nella descrizione del territorio dei Pediculi (ager Pediculorum), confinante con Brindisi. Pomponio Mela, enumerando le città pugliesi, la cita, dopo Bari e Egnazia (Gnatia) e prima di Brindisi, come "nobile" per avuto Ennio come cittadino. Tolomeo cita Rudiae tra le città dei salentini dell'interno. Ovidio in un verso della Ars Amatoria cita Ennio come "nato sui monti calabri". Silio Italico, parlando di Ennio lo dice discendente del re Messapo ("antiqua Messapi ab origine regis") e nato nell'antica Rudiae, ai suoi tempi memorabile solo per il nome del suo celebre figlio ("hispida tellus miserunt Calabri: Rudiae genuere uetustae, nunc Rudiae solo memorabile nomen alumno"). Rudiae è identificata con i resti archeologici rinvenuti nella prima periferia di Lecce, a circa 3 chilometri dal centro abitato, in direzione sud-ovest. Una menzione di Rudiae come collocata presso Lupiae, l'antica Lecce si ha in un resoconto di epoca normanna. Successivamente, nel XVI secolo, l'umanista Antonio De Ferrariis detto il Galateo avanzò per primo l'ipotesi di identificare la patria di Ennio con la località di Rusce, ipotesi poi accettata dallo storico ed epigrafista Theodor Mommsen. Secondo un'ipotesi oggi superata dall'evoluzione degli studi archeologici e storiografici, il sito di Rusce era stato primariamente considerato un sobborgo dell'antica Lupiae, a sua volta caratterizzata da insediamenti umani sparsi "a macchia di leopardo" sul territorio. Nel sito sono visibili le tracce di un anfiteatro, una necropoli e due cinte murarie in blocchi di pietra calcarenitica (tufo). A giudicare dall'estensione della cinta muraria si conta che l'intera area vanti un'estensione di circa 100 ettari, il doppio delle dimensioni che raggiunse la vicina Lupiae nel periodo romano. I materiali rinvenuti ne attestano la frequentazione già a partire dal IX-VIII secolo a.C. e la nascita di un insediamento di una certa importanza tra la fine del VI e il III secolo a.C. Successivamente la città perse di importanza e già nel I secolo d.C. - secondo la testimonianza di Silio Italico - era ridotta a un modesto villaggio, in coincidenza del progressivo affermarsi di Lupiae, che proprio in quel periodo (tra I e II secolo) si dotava di un anfiteatro e di un teatro. Nonostante oggi sia quasi unanimemente accettata l'identificazione della patria di Ennio con i resti della città sita vicino a Lecce, sono state proposte anche altre ipotesi. Secondo alcune fonti antiche Rudiae era collocata sui "monti calabri" (Ovidio), ossia sulle Murge, e a nord di Brindisi (Pomponio Mela e Plinio il Vecchio). A ciò si aggiungeva la testimonianza di Aulo Gellio, secondo cui Ennio si definiva di cultura latina, greca e osca (non citando quindi la cultura messapica). Ennio stesso tuttavia in un passo citato dal grammatico Servio, si vanta di discendere dal re Messapus (Messapo), eponimo della Messapia e dei Messapi. Si riportano di seguito le ipotesi di collocazione della città alternative a quella predominante: Nel 1590 in una carta geografica del Salento opera del cartografo fiammingo Gerard Kremer (e firmata per Gerardum Mercatorem) l'antica Rudiae era indicata tra Villa Castelli e Grottaglie. Uno studio pubblicato nel 1819 collocava Rudiae nell'ambito dell'antica diocesi di Uria (attuale Oria in provincia di Brindisi) e sulle propaggini delle Murge, identificate con i "monti calabri" citati da Ovidio. Negli anni trenta del Novecento, Francesco Ribezzo ipotizzava Rudiae collocata nel territorio del comune di Francavilla Fontana, mentre Ciro Cafforio nello stesso periodo, ne proponeva la collocazione a poca distanza, al confine tra la provincia di Taranto e la provincia di Brindisi (località di Pezza Petrosa nel comune Villa Castelli), e il soprintendente agli scavi archeologici in Puglia, Ciro Drago, nell'area tra Villa Castelli, Grottaglie e Francavilla Fontana. L'area delle ricerche archeologiche si estende dalla Masseria dell'Aglio fino a poche centinaia di metri dalla città di Oria. Già dal XVII secolo, infatti, si afferma che nella zona in questione furono scoperte statue, vasi e sepolture e che, in particolare, fu scoperta una lapide marmorea recante la scritta "RUDIAE MINERVAE DICAT...", regalata successivamente al vescovo di Oria Alessandro Maria Kalefati ed ancora conservata presso alcuni suoi discendenti. Ad avvalorare la tesi dell'esistenza di una Rudiae nel territorio francavillese, inoltre, vi sono i toponimi di due contrade esistenti già nel seicento: Rodia grande e Rodia piccola. Secondo uno studio degli anni quaranta, il toponimo Rudiae sarebbe derivato dalla parola greco-dorica Phrouron, con il significato di "avamposto militare", e durante il periodo di colonizzazione greca del Salento sarebbero state fondati diversi insediamenti con questo nome, che avrebbero avuto come capitale Taranto; secondo tale ipotesi potrebbero essere esistite più città chiamate Rudiae. Negli anni sessanta Rudiae fu ancora identificata con Ceglie Messapica, che di solito è considerata piuttosto essere la città di Caelium, e negli anni settanta presso Grottaglie. Nel nuovo millennio è stata riproposta l'identificazione con Pezza Petrosa a Villa Castelli Altre ricerche del XIX secolo sono concordi nel situare la città sulla costa pugliese adriatica: nel 1851 il numismatico Vincenzo Andriani la ipotizzava nel territorio di Carovigno, mentre nel 1884 fu proposta una collocazione a pochi metri dalla cinta muraria medievale della città di Ostuni. Si è anche ipotizzata la collocazione di Rudiae presso un altro sito archeologico nel territorio di Cisternino in Valle d'Itria, che viene di solito considerata coincidere con l'antica città romana di Sturnium. Quinto Ennio Messapi

Chiesa di Maria Santissima Assunta (San Pietro in Lama)
Chiesa di Maria Santissima Assunta (San Pietro in Lama)

La chiesa di Maria Santissima Assunta è la parrocchiale di San Pietro in Lama, in provincia e arcidiocesi di Lecce; fa parte della vicaria di Monteroni di Lecce. La prima pietra della chiesa di Maria Santissima Assunta venne posta nel 1695; l'edificio, che andò a sostituire il precedente luogo di culto cinquecentesco, fu portato a compimento nel 1715, mentre i lavori della torre campanaria terminarono nel 1753. Nel 1962 venne condotto l'adeguamento liturgico secondo le norme postconciliari mediante l'installazione del nuovo altare in pietra leccese rivolto verso l'assemblea. Il campanile fu interessato nel 1984 da un risanamento in occasione del quale si procedette, tra i vari interventi, anche allo smontaggio dei conci della sommità per permettere la sostituzione dei ferri ormai ossidati. Pochi anni dopo, nel 1988, si provvide a rifare gli intonaci, ad eseguire nuove tinteggiature, a riparare i vari infissi e a rendere impermeabile la cupola. La facciata a salienti della chiesa, rivolta a sudovest, è suddivisa da una cornice marcapiano in due registri, entrambi scanditi da lesene; quello inferiore, più largo, è caratterizzato dal portale d'ingresso e da due nicchie ospitanti le statue dei Santi Pietro e Paolo, mentre quello superiore presenta una finestra centinaia e due nicchie vuote ed è coronata dal fastigio mistilineo. Annesso alla parrocchiale è il campanile a base quadrata, la cui cella presenta su ogni lato una monofora ed è coronata dalla balaustra. L'interno dell'edificio, la cui pianta è a croce latina, si compone di un'unica navata, sulla quale si affacciano i bracci del transetto e le cappelle laterali, introdotte da archi a tutto sesto, e le cui pareti laterali sono scandite da lesene, terminanti con capitelli dorici e sorreggenti la trabeazione con fregio a metope e triglifi sopra la quale si impostano le volte di copertura; al termine dell'aula si sviluppa il presbiterio, rialzato di alcuni gradini e chiuso dalla parete di fondo piatta. Qui sono conservate diverse opere di pregio, tra le quali la statua con soggetto la Beata Vergine Assunta, scolpita dal napoletano Nicola Fumo alla fine del XVII secolo, il fonte battesimale, costruito nel Cinquecento, e un coevo acquamanile, visibile nella sagrestia. San Pietro in Lama Arcidiocesi di Lecce Parrocchie dell'arcidiocesi di Lecce Regione ecclesiastica Puglia Chiesa di Maria Santissima Assunta, su BeWeB, Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana. MARIA SS. ASSUNTA, su diocesilecce.org. URL consultato il 19 maggio 2024.

Museo ferroviario della Puglia
Museo ferroviario della Puglia

Il museo ferroviario della Puglia è un museo sito a Lecce, presso l’ex squadra rialzo della Stazione di Lecce. L'Associazione Ionico-Salentina Amici delle Ferrovie (AISAF) è stata fondata nel 1997 con l'obiettivo di istituire un museo ferroviario nel territorio salentino ad opera di un gruppo di lavoratori delle ferrovie che avevano unito le forze già dal 1989 per diffondere la cultura ferroviaria. Il museo ferroviario della Puglia, gestito in collaborazione con il Comune di Lecce quale proprietario degli edifici, si trova nei capannoni dell'ex squadra rialzo dalle Ferrovie dello Stato, in funzione sino al febbraio 1992, data nella quale le lavorazioni si trasferirono nei più moderni fabbricati di Surbo Scalo. Con il sostegno delle stesse Ferrovie dello Stato e delle Ferrovie del Sud Est, nel 2010, terminati i lavori di ristrutturazione degli edifici, iniziava l’allestimento del museo. Nella struttura sono esposti 35 rotabili provenienti dal parco mezzi FS, FSE e della ex Manifattura Tabacchi di Lecce. Locomotive a vapore Locomotiva a vapore Gr.905.043. Costruzione Breda, 1911 Locomotiva a vapore Gr.835.244. Costruzione OM, 1911 Locomotiva a vapore FSE 316. Costruzione Reggiane, 1913 Locomotive elettriche Locomotiva elettrica E.626.033. Costruzione OM-CGE, 1932 Locomotiva elettrica E.444.069. Costruzione Casaralta-Italtrafo, 1973 Locomotive Diesel Locomotiva Diesel-elettrica BB.159 FSE. Costruzione Reggiane-Marelli, 1959 Locomotiva Diesel-elettrica BB.169 FSE. Costruzione FIAT-OMECA, 1970 Locomotive da manovra Locomotive elettriche da manovra E.323.105 ed E.324.105. Costruzione TIBB, 1966 Locomotiva da manovra B 103 FSE. Costruzione Greco/Deutz, 1959 Automotori/Automotrici Automotore 207.023. Costruzione Badoni, 1934 Automotore 216.0042. Costruzione Badoni, 1967 Automotore VL 5169/L Manifattura Tabacchi Lecce. Costruzione Badoni, 1963 Automotore 56298 Manifattura Tabacchi Lecce. Costruzione Greco/Deutz, 1956 Automotrice Ad 06 "MAN" FSE. Costruzione Stanga, 1939 Automotrice Ad 72 "Breda" FSE. Costruzione IMAM/Aerfer, 1959 Carrozze/Carri Carrozze bagagliai DU 950 e DU 951 FSE. Costruzione Stanga, 1937 Carrozza bagagliaio-riscaldatore VDrz 809.251. Costruzione Breda, 1942 Carrozza bagagliaio Dm 98.891. Costruzione Cantieri Riuniti dell'Adriatico, 1932 Carrozze Bz 36111 e Bz 36484. Costruzione Tallero, 1931 e 1933 Carrozza a due assi C 151 FSE. Costruzione Piaggio, 1925 Carrozza a carrelli ABz 758 FSE. Costruzione Carminati & Toselli, 1936 Carrozze a carrelli Bz 612 e Bz 614 FSE. Costruzione Breda, 1947 Carrozze a due assi CTcr 454 FSE. Costruzione Miani e Silvestri, 1903 Carrozza cellulare Kz 48622. Costruzione 1954 Carro chiuso Manifattura Tabacchi Lecce. Costruzione OFM, 1926 Carri cisterna M 950150 e M 550842. Rispettivamente costruzione GYÖR 1900 e Breda 1917 Vari carri merci FSE All'interno sono inoltre presenti alcuni diorami e plastici in scala H0 nonché alcuni carrelli di servizio sia FS che FSE. AISAF, Il museo Ferroviario della Puglia - Guida Illustrata, DIGRAF, 2023. Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sul Museo Ferroviario della Puglia Sito ufficiale del Museo Ferroviario della Puglia, su museoferroviariodellapuglia.it.

San Donato di Lecce
San Donato di Lecce

San Donato di Lecce (Αddουνάο, Addunào in grico) è un comune italiano di 4 554 abitanti della provincia di Lecce in Puglia. Situato nel Salento centro-settentrionale, è posto nella Valle della Cupa, ai piedi delle serre salentine. Comprende anche la frazione di Galugnano. Il 28 gennaio 2019 è stata proclamata Città d'arte insieme alla frazione di Galugnano, con determina dirigenziale della regione Puglia. Il territorio del comune di San Donato di Lecce, compreso tra i 49 e i 101 metri sul livello del mare, occupa una superficie di 21,16 km² di cui 2,81 sono occupati dai centri abitati e i rimanenti 18,35 utilizzati a suolo agricolo. Ricade per gran parte nella Valle della Cupa, ossia in quella porzione della pianura salentina, intorno al capoluogo leccese, caratterizzata da una grande depressione carsica. La zona sud-orientale, intorno all'abitato di Galugnano, presenta un'altimetria più elevata per la presenza dei modesti rilievi delle serre salentine che superano di poco i 100 m s.l.m. Si trova nella parte mediana del Salento e dista 18 km dal mare Adriatico e 22 km dal mare Jonio. Confina a nord con i comuni di San Cesario di Lecce e Cavallino, a est con il comune di Caprarica di Lecce, a sud con i comuni di Sternatia e Soleto, a ovest con il comune di Lequile. Classificazione sismica: zona 4 (sismicità molto bassa), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003 Dal punto di vista meteorologico San Donato di Lecce rientra nel territorio del Salento meridionale che presenta un clima prettamente mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +9 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +25,1 °C. Le precipitazioni medie annue, che si aggirano intorno ai 676 mm, presentano un minimo in primavera-estate ed un picco in autunno-inverno. Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del basso Salento risentono debolmente delle correnti occidentali grazie alla protezione determinata dalle serre salentine che creano un sistema a scudo. Al contrario le correnti autunnali e invernali da Sud-Est, favoriscono in parte l'incremento delle precipitazioni, in questo periodo, rispetto al resto della penisola. Classificazione climatica di San Donato di Lecce: Zona climatica: C Gradi giorno: 1202 Insediamenti preistorici nella zona sono testimoniati dalla presenza di una specchia megalitica, dall'area archeologica neolitica di Specchiarosa e dai resti di alcuni tratti di muraglia messapica databile al 1000 a.C. Al periodo romano si fa risalire la nascita del Casale Vigliano dal nome del centurione Vilius. Della dominazione romana resta una diga le cui acque raccolte venivano fatte scorrere fino alla residenza del centurione. Distrutto in epoca barbarica, il casale Vigliano rinacque nell'XI secolo grazie all'impulso dei Normanni ed entrò subito a far parte della Contea di Lecce con il nuovo nome di San Donato. Sul sito della residenza romana venne edificato il castello normanno poi ristrutturato in palazzo signorile nel XVIII secolo dal Barone Pasquale Maiorana. Nel corso dei secoli fu dapprima feudo della famiglia Vaaz de Andrada, dei Capece e dei Bonvicini. Passò sotto il dominio dei Ramoros dell'Anos, della famiglia Massa di Lecce ed infine dei signori Maiorana che con il Barone Pasquale acquistarono il titolo di Duca nel 1759. Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 9 marzo 1982. Profilo araldico dello stemma: La figura del leone riproduce fedelmente una grande scultura che ornava l'ingresso del palazzo baronale. L'albero di ulivo, aggiunto successivamente, ricorda la pianta caratteristica delle campagne di circostanti. Il gonfalone è un drappo di bianco. Sorta in epoca normanna, la chiesa matrice della Resurrezione del Signore fu completamente rifatta nel XVII secolo e terminata nel 1704 come ricorda la data riportata sulla facciata. Il prospetto, in pietra leccese, è costituito da due ordini divisi da una cornice dentellata e terminante con un timpano spezzato. L'ordine inferiore, diviso da lesene scanalate con capitelli corinzi, presenta un elaborato portale barocco sormontato dalla statua di San Donato Vescovo; ai lati due nicchie accolgono le statue di San Pietro e Paolo. Nel secondo ordine, in asse col portale, è la finestra con una grata in pietra leccese costituita da 36 piccoli fori. L'interno, ad aula unica, è a croce latina terminante in un'abside poligonale. Lungo la navata si aprono due brevi cappelle per lato contenenti gli altari della Madonna di Costantinopoli, di Sant'Antonio da Padova, di Sant'Oronzo e del Crocifisso. Nel transetto sono presenti gli altari di San Donato e della Madonna del Rosario. Cappella di Sant'Antonio Abate (a San Donato di Lecce) Chiesa di Maria Santissima Annunziata (a Galugnano) Chiesa della Madonna Immacolata (a Galugnano) Chiesa della Pietà (a Galugnano) Chiesa della Madonna della Neve (a Galugnano) Cappella dell'Immacolata (a San Donato di Lecce). Sorto sulle fondamenta del castello normanno e più tardi aragonese, fu edificato nel XVII secolo e trasformato più volte nel corso dei secoli. I lavori ottocenteschi hanno conferito all'edificio un prospetto neoclassico. Ha un perimetro quadrangolare e conserva ancora i torrioni difensivi ad ogni angolo; due sono ancora visibili mentre gli altri sono stati inglobati dalla costruzione. L'interno conserva la fisionomia sei-settecentesca. Ai lati del cortile si distribuisce il porticato costituito da colonne-pilastri, tondeggianti davanti e squadrate dietro. Sopra il porticato è la loggia con pilastri e archi decorati con foglie d'acanto e frutti di melagrana. Gli ambienti del piano terra e i sotterranei erano destinati ai lavori e ai magazzini per le scorte. Era in funzione anche un frantoio per la produzione dell'olio. Masseria Perrone Masseria Papa Masseria dei Preti Menhir della Lete (a Galugnano) Menhir Curti Vecchi (a Galugnano) Abitanti censiti Al 31 dicembre 2017 a San Donato di Lecce risultano residenti 103 cittadini stranieri. Le nazionalità principali sono: Romania - 37 Senegal - 33 Il dialetto parlato a San Donato di Lecce è il dialetto salentino nella sua variante centrale che corrisponde al dialetto leccese. Il dialetto salentino, appartenente alla famiglia delle lingue romanze e classificato nel gruppo meridionale estremo, si presenta carico di influenze riconducibili alle dominazioni e ai popoli stabilitisi in questi territori nei secoli: messapi, greci, romani, bizantini, longobardi, normanni, albanesi, francesi, spagnoli. Persistono sul territorio del comune di San Donato di Lecce due scuola dell'infanzia, di cui una nella frazione di Galugnano, una scuola primaria e una scuola secondaria di 1º grado appartenenti al locale Istituto Comprensivo Statale. Il paese è noto per la musica reggae. Legati a San Donato di Lecce sono infatti i Sud Sound System, un sound system di musica dancehall reggae che combina ritmi giamaicani e sonorità locali, come l'uso del dialetto salentino e le ballate di pizzica e taranta. Sono tra i pionieri del raggamuffin italiano. Sagra te li cucummari (Cancellata) - ultima settimana di maggio Festa di San Donato - 6 - 7 - 14 - 28 agosto Presepe vivente - periodo natalizio Sagra te lu pane cunzatu L'agricoltura è stata da sempre la principale economia del paese. L'uso del suolo, caratterizzato da fertili zolle di terra rossa, è variabile, ma prevalgono le coltivazioni di oliveti e vigneti. Il paese è noto anche come la patria dei cocomeri (in dialetto cucùmmari), in quanto questa primizia di ortaggio primaverile viene coltivata da un gran numero di piccoli agricoltori. I collegamenti stradali principali sono rappresentati da: Strada statale 16 Adriatica, Lecce-Maglie, uscita Galugnano-San Donato Strada statale 101 Salentina di Gallipoli, uscita Copertino-San Donato Strada Provinciale 367 Il centro è anche raggiungibile dalle strade provinciali interne SP46 San Cesario di Lecce-San Donato di Lecce-Galugnano, SP125 San Donato di Lecce-Copertino, SP244 San Donato di Lecce-Soleto. La cittadina è servita da una stazione ferroviaria posta sulla linea Lecce-Otranto delle Ferrovie dello Stato Italiane. Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune. Giovanni de Blasi, San Donato. Vicende storiche di un paese del Salento, Lecce, Edizioni del Grifo, 1994. L. A. Montefusco, Le successioni feudali in Terra d'Otranto, Lecce, Istituto Araldico salentino, 1994. Muratore Maria Rosaria, Guida del Salento, dolmen, menhir, specchie, siti messapici e romani, cripte, i centri storici del Barocco, piazze, musei, artigianato, feste, Congedo Editore. AA.VV., Salento. Architetture antiche e siti archeologici, Edizioni del Grifo, 2008. I monumenti megalitici in Terra d'Otranto, Napoli, 1879. I Menhirs in Terra d'Otranto, Roma, 1880. Franco Michele Dell'Anna, Galugnano una storia minore, Congedo Editore Galatina, 2003. Valle della Cupa Monumenti megalitici della provincia di Lecce Arcidiocesi di Otranto Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su San Donato di Lecce Sito ufficiale del comune, su comunesandonatodilecce.it. URL consultato il 21 marzo 2023.