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Rudiae

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Rudiae (in greco antico Ροδίαι, in italiano Rugge, in salentino Rusce ['ruʃe]) è un'antica città messapica, posta nell'area di influenza della colonia spartana di Taranto. Il centro è noto soprattutto per aver dato i natali allo scrittore latino Quinto Ennio e a Sant'Oronzo. Viene generalmente identificata con i resti archeologici situati nel comune di Lecce, lungo la strada per San Pietro in Lama. Strabone ne riferisce la posizione sulla via di terra tra i porti di Hydrus (Hydruntum, o Otranto) e Brentesium (Brundusium o Brindisi). Plinio il Vecchio, la elenca prima di Gnatia nella descrizione del territorio dei Pediculi (ager Pediculorum), confinante con Brindisi. Pomponio Mela, enumerando le città pugliesi, la cita, dopo Bari e Egnazia (Gnatia) e prima di Brindisi, come "nobile" per avuto Ennio come cittadino. Tolomeo cita Rudiae tra le città dei salentini dell'interno. Ovidio in un verso della Ars Amatoria cita Ennio come "nato sui monti calabri". Silio Italico, parlando di Ennio lo dice discendente del re Messapo ("antiqua Messapi ab origine regis") e nato nell'antica Rudiae, ai suoi tempi memorabile solo per il nome del suo celebre figlio ("hispida tellus miserunt Calabri: Rudiae genuere uetustae, nunc Rudiae solo memorabile nomen alumno"). Rudiae è identificata con i resti archeologici rinvenuti nella prima periferia di Lecce, a circa 3 chilometri dal centro abitato, in direzione sud-ovest. Una menzione di Rudiae come collocata presso Lupiae, l'antica Lecce si ha in un resoconto di epoca normanna. Successivamente, nel XVI secolo, l'umanista Antonio De Ferrariis detto il Galateo avanzò per primo l'ipotesi di identificare la patria di Ennio con la località di Rusce, ipotesi poi accettata dallo storico ed epigrafista Theodor Mommsen. Secondo un'ipotesi oggi superata dall'evoluzione degli studi archeologici e storiografici, il sito di Rusce era stato primariamente considerato un sobborgo dell'antica Lupiae, a sua volta caratterizzata da insediamenti umani sparsi "a macchia di leopardo" sul territorio. Nel sito sono visibili le tracce di un anfiteatro, una necropoli e due cinte murarie in blocchi di pietra calcarenitica (tufo). A giudicare dall'estensione della cinta muraria si conta che l'intera area vanti un'estensione di circa 100 ettari, il doppio delle dimensioni che raggiunse la vicina Lupiae nel periodo romano. I materiali rinvenuti ne attestano la frequentazione già a partire dal IX-VIII secolo a.C. e la nascita di un insediamento di una certa importanza tra la fine del VI e il III secolo a.C. Successivamente la città perse di importanza e già nel I secolo d.C. - secondo la testimonianza di Silio Italico - era ridotta a un modesto villaggio, in coincidenza del progressivo affermarsi di Lupiae, che proprio in quel periodo (tra I e II secolo) si dotava di un anfiteatro e di un teatro. Nonostante oggi sia quasi unanimemente accettata l'identificazione della patria di Ennio con i resti della città sita vicino a Lecce, sono state proposte anche altre ipotesi. Secondo alcune fonti antiche Rudiae era collocata sui "monti calabri" (Ovidio), ossia sulle Murge, e a nord di Brindisi (Pomponio Mela e Plinio il Vecchio). A ciò si aggiungeva la testimonianza di Aulo Gellio, secondo cui Ennio si definiva di cultura latina, greca e osca (non citando quindi la cultura messapica). Ennio stesso tuttavia in un passo citato dal grammatico Servio, si vanta di discendere dal re Messapus (Messapo), eponimo della Messapia e dei Messapi. Si riportano di seguito le ipotesi di collocazione della città alternative a quella predominante: Nel 1590 in una carta geografica del Salento opera del cartografo fiammingo Gerard Kremer (e firmata per Gerardum Mercatorem) l'antica Rudiae era indicata tra Villa Castelli e Grottaglie. Uno studio pubblicato nel 1819 collocava Rudiae nell'ambito dell'antica diocesi di Uria (attuale Oria in provincia di Brindisi) e sulle propaggini delle Murge, identificate con i "monti calabri" citati da Ovidio. Negli anni trenta del Novecento, Francesco Ribezzo ipotizzava Rudiae collocata nel territorio del comune di Francavilla Fontana, mentre Ciro Cafforio nello stesso periodo, ne proponeva la collocazione a poca distanza, al confine tra la provincia di Taranto e la provincia di Brindisi (località di Pezza Petrosa nel comune Villa Castelli), e il soprintendente agli scavi archeologici in Puglia, Ciro Drago, nell'area tra Villa Castelli, Grottaglie e Francavilla Fontana. L'area delle ricerche archeologiche si estende dalla Masseria dell'Aglio fino a poche centinaia di metri dalla città di Oria. Già dal XVII secolo, infatti, si afferma che nella zona in questione furono scoperte statue, vasi e sepolture e che, in particolare, fu scoperta una lapide marmorea recante la scritta "RUDIAE MINERVAE DICAT...", regalata successivamente al vescovo di Oria Alessandro Maria Kalefati ed ancora conservata presso alcuni suoi discendenti. Ad avvalorare la tesi dell'esistenza di una Rudiae nel territorio francavillese, inoltre, vi sono i toponimi di due contrade esistenti già nel seicento: Rodia grande e Rodia piccola. Secondo uno studio degli anni quaranta, il toponimo Rudiae sarebbe derivato dalla parola greco-dorica Phrouron, con il significato di "avamposto militare", e durante il periodo di colonizzazione greca del Salento sarebbero state fondati diversi insediamenti con questo nome, che avrebbero avuto come capitale Taranto; secondo tale ipotesi potrebbero essere esistite più città chiamate Rudiae. Negli anni sessanta Rudiae fu ancora identificata con Ceglie Messapica, che di solito è considerata piuttosto essere la città di Caelium, e negli anni settanta presso Grottaglie. Nel nuovo millennio è stata riproposta l'identificazione con Pezza Petrosa a Villa Castelli Altre ricerche del XIX secolo sono concordi nel situare la città sulla costa pugliese adriatica: nel 1851 il numismatico Vincenzo Andriani la ipotizzava nel territorio di Carovigno, mentre nel 1884 fu proposta una collocazione a pochi metri dalla cinta muraria medievale della città di Ostuni. Si è anche ipotizzata la collocazione di Rudiae presso un altro sito archeologico nel territorio di Cisternino in Valle d'Itria, che viene di solito considerata coincidere con l'antica città romana di Sturnium. Quinto Ennio Messapi

Estratto dall'articolo di Wikipedia Rudiae (Licenza: CC BY-SA 3.0, Autori).

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Centro oncologico Giovanni Paolo II
Centro oncologico Giovanni Paolo II

Il Centro oncologico Giovanni Paolo II è un centro per lo studio e il trattamento delle patologie onco-ematologiche facente parte dell'azienda ospedaliera Vito Fazzi. Dall'agosto 2018 è sede del dipartimento di oncologia e ematologia medica e sperimentale del policlinico. Il centro è stato inaugurato nel novembre dal 2001 dall'oncologo milanese Umberto Veronesi. Da quell'anno l'ospedale venne ampliato e furono messe a punto alcune unità operative di rilievo come i trapianti emopoietici e l'onco-ematologia pediatrica. Nel 2006 venne inaugurato al 5º piano del padiglione il centro per l'onco-ematologia pediatrica in sostituzione all'ex unità operativa di endocrinologia e patologie del ricambio. Nell'agosto 2012 viene inaugurato il day hospital dell'onco-ematologia pediatrica. Nel febbraio 2015 presso l'oncologico viene aperto il programma di oncologia senologica. Il 16 giugno 2015 presso l'unità di radioterapia oncologica viene inaugurato Versa Elektra HD. Nel febbraio 2017 il centro di oncologia geriatrica del polo oncologico viene riconosciuto da SIOG una struttura di rilievo mondiale per il trattamento della neoplasie dell'età avanzata (in Italia oltre a Lecce ci sono solo Prato e Milano) insieme ad alcuni centri americani e canadesi. Il 21 dicembre 2016 viene inaugurato il centro di medicina estetica per le pazienti oncologiche. Il 19 febbraio 2018 vengono installati ulteriori 6 mammografi nell'unità di screen senologico. Il 27 febbraio 2018 viene scoperto nel laboratorio di proteomica medica dell'oncologico un antigene responsabile del decorso clinico infausto nel corso del carcinoma metastatico del colon-retto.

Azienda ospedaliera Vito Fazzi
Azienda ospedaliera Vito Fazzi

L'Azienda Ospedaliera Vito Fazzi è un ospedale civile HUB di II° livello di rilievo nazionale sito nel comune di Lecce, nel quartiere di Ariasana. Il Vito Fazzi è la seconda struttura ospedaliera della Puglia per dimensioni (dopo il Policlinico di Bari). È sede della facoltà di medicina e chirurgia e del centro di ricerca clinico-traslazionale DREAM dell'Università del Salento. L'ospedale è interessato da un processo, cominciato alla fine del 2021, che lo porterà ad acquisire lo status di "azienda ospedaliero-universitaria". Presidi ospedalieri: P.O.C. Ospedale Vito Fazzi, Lecce Centro oncologico regionale "Giovanni Paolo II", Lecce: il plesso, costituente un padiglione all'interno del complesso ospedaliero, è sede centrale delle unità operative del policlinico dedite alla diagnosi, lo studio, e la cura farmacologica, e radioterapica, di tutte le neoplasie dell'adulto e del bambino. Poliambulatorio AUSL Ex-Vito Fazzi, Lecce P.O. Polo Riabilitativo "Antonio Galateo", San Cesario di Lecce: presidio ad alta specializzazione in malattie reumatiche e in medicina riabilitativa sito in via Croce di Lecce. Dal 2011 fa parte dell'Ospedale Vito Fazzi e, dal 2021, del nascente policlinico universitario. P.O. per le cronicità locali "San Pio da Pietrelcina", Campi Salentina Nel 1879 la pubblica amministrazione si mosse per cercare nei pressi di Lecce un edificio idoneo per ospitare i malati, fu così successivamente avviato il Ricovero di mendicità di Lecce presso il convento degli Olivetani (da momento che i conventi furono soppressi con la legge del 7 Luglio 1866, oggi sede del dipartimento di storia dell'Università del Salento). Furono dunque allestite nel 1882 quattro camere per la gestione dei folli. A seguito di un patto con il manicomio di Aversa, molti dei ricoverati nell'ospedale di Lecce furono trasferiti verso il centro campano. A seguito di questi eventi il dott. Vigneri si mosse in tutta la provincia per l'istituzione di un nosocomio di rilievo. A seguito della scarsa idoneità della precedente struttura, la Provincia si mobilitò per trasferiree l'ospedale presso l'ex-convento dei Padri Alcantarini (ceduto alla Provincia dopo il 1866) e difatti, il 23 Settembre 1870, l'ex convento fu ufficialmente ceduto alla Provincia con l'obbligo vincolante di destinare la struttura come ricovero per alienati tuttavia, nonostante la stipula, alcuni locali furono gestiti da terze parti ed utilizzati per ospitare la scuola di agricoltura ed anche la caserma. A seguito delle denunciate cattive condizioni lavorative, il nosocomio di Lecce venne fatto sgomberare dall'Arma e dalla scuola agricola, interessate ad appropriarsi degli spazi. Il presidio territoriale non soddisfaceva comunque gli standard dell'epoca che, benché minimi, diventavano col tempo sempre più attenti alla persona attraverso la cura, le terapia, l'attenzione all'igiene. A seguito di ciò, il convento fu dunque ristrutturato ed i lavori furono approvati nel dicembre 1887. Il cantiere si concluse nel 1900 con gli apporti dei prof. napoletani Bianci e Andriani. La struttura ospitava in totale 200 posti letto: 150 per gli uomini (suddivisi in reparti) e 50 per le donne (nel padiglione sud). I locali furono dotati di elettricità, ma visto che i lavori per la costruzione dell'acquedotto leccese non erano ancora terminati, l'ospedale si attrezzò per la raccolta dell'acqua piovana. Vista l'imminente scadenza del contratto con il manicomio d'Aversa, il nosocomio leccese accolse per primi medici ed infermieri napoletani, sotto la direzione del dott. Giovanni Libertini. Il Nosocomio Provinciale di Terra d'Otranto entrò pienamente in funzione nel marzo del 1901 e già dopo pochi mesi l'ospedale si trovò nelle condizioni di non poter soddisfare tutte le richieste, così furono progettati ulteriori padiglioni ed il personale medico ed infermieristico fu largamente ampliato. Il manicomio alla data della sua apertura era già dotato di un regolamento interno ma, a seguito di accuse mosse dalla stampa locale, soprattutto nel 1905, il regolamento fu rivisto e modificato per l'inizio del 1907; a seguito di ciò il manicomio provinciale si distinse a livello regionale e nazionale per la stretta osservanza delle regole e lo scrupoloso e incessante lavoro eseguito da tutto il personale ospedaliero. Con il fascismo e le sue riforme la Provincia di Terra d'Otranto fu soppressa e vennero create le province di Brindisi, Taranto e Lecce di queste, solo Lecce aveva un manicomio provinciale, per questo venne istituito nel 1930 un Consorzio per la direzione della struttura che prevedeva, per i tre capoluoghi, il pagamento di una quota in base al numero dei ricoverati. Nel frattempo l'Ospedale continuò ad espandersi con l'ampliamento di un padiglione maschile, la costruzione di un nuovo padiglione femminile, una cinta muraria ed una legnaia. Nel 1931 fu ufficialmente fondato l'Ospedale Psichiatrico Interprovinciale Salentino (OPIS) che divenne un ente ospedaliero a gestione autonoma, quindi con un regolamento ed un'organizzazione propria: la fama del manicomio di Lecce si fece sempre più grande e tuttavia, visto l'aumentare vertiginoso delle degenze, a partire dalla seconda metà degli anni '30 molti ammalati furono tenuti in condizioni precarie se non inidonee. Nel 1939, con il trasferimento del prof. Gulotta, l'incarico di direttore fu affidato al prof. Umberto de Giacomo che trasformò l'OPIS di Lecce in una struttura esemplare a livello nazionale, dove si praticavano le tecniche terapeutiche più innovative (tra cui l'elettro-shock) e sperimentali, come l'ergoterapia. Con l'avvento della Seconda Guerra mondiale il manicomio di Lecce subì, come tanti, un periodo di prevedibile declino, le priorità in quegli anni erano altre ed il prof. De Giacomo fu chiamato alle armi. Nel dopoguerra venne inaugurata una clinica neurologica a Villa Salento. Negli stessi anni il direttore De Giacomo si trasferì presso l'Ospedale Psichiatrico di Genova. Il periodo successivo al trasferimento del prof. De Giacomo fu lungo e difficile, la direzione fu affidata prima al prof. Bozzi-Corso e successivamente in via ufficiale al prof. Zara. Dopo un periodo di crisi, sotto la sua gestione, l'OPIS divenne un vero e proprio ospedale, infatti Zara introdusse nel nosocomio un impianto radio-diagnostico ed istituì gli ambienti operatori dove eseguire i primi interventi chirurgici. Con l'avvento degli anni '60 furono aperti alcuni consultori territoriali a Strudà e a Latiano. L'ospedalizzazione dei malati diveniva sempre meno necessaria e si iniziava a finalizzare le cure al reinserimento sociale. Negli anni '70 l'ospedale ebbe uno slancio verso il futuro, si concepì un nuovo organigramma che si avvaleva di tre principali figure professionali: lo psichiatra, l'infermiere psichiatrico e l'OSS. Negli anni '80 fu istituito un nuovo Presidio sito nel quartiere "Ariasana" dove nacquero tutte le maggiori specialità mediche della Puglia. A seguito della riforma di Berlusconi nel 1996 furono aboliti i manicomi e dunque tutto l'opis leccese fu soppresso e tutte le specialità cliniche furono trasferite al nuovo Fazzi. Nel 2000 fu istituita l'azienda ospedaliera Vito Fazzi, classificato come ospedale di rilievo nazionale e ad alta specializzazione. Nel 2001 fu aperto il padiglione oncologico Giovanni Paolo II. Nel 2013 furono avviati i lavori per la costruzione del DEA Hub. A seguito della procedura di riordino ospedaliero istituita nel 2008 dal presidente della regione Michele Emiliano, l'ospedale adotta un'organizzazione di tipo dipartimentale http://www.qsalute.it/recensioni/lecce/ https://www.sanita.puglia.it/web/asl-lecce/ospedali_det/-/journal_content/56/25176/ospedale-vito-fazzi- Università del Salento

Chiesa di Santa Maria dell'Idria
Chiesa di Santa Maria dell'Idria

La chiesa di Santa Maria dell'Idria, insieme all'attiguo convento dei minori osservanti o dei missionari di san Vincenzo, è un complesso architettonico di Lecce. Sorge fuori dalle mura della città vecchia, poco distante da porta Rudiae. La chiesa fu costruita alla fine del Cinquecento; nel XVIII secolo fu quasi del tutto rifatta lasciando intatto solo l'esterno. Dal 1608 il convento fu tenuto dai padri osservanti fino al 1809, anno in cui l'ordine fu soppresso. Nello stesso anno la chiesa fu sconsacrata e diventò deposito. Dopo quasi cento anni, nel 1901 la chiesa fu riconsacrata e riaperta al culto, e da allora è officiata dai padri vincenziani. La semplice facciata rinascimentale è a due ordini animati da quattro nicchie contenenti le statue di san Francesco d'Assisi, di sant'Antonio da Padova, nel piano inferiore, di santa Chiara e di santa Irene, in quello superiore. Nel timpano spezzato è collocata la statua postuma di sant'Onofrio. L'interno, il quale conobbe importanti modifiche nel corso del Settecento, è a navata unica e a croce latina con due cappelle per lato adorne di settecenteschi altari a colonne tortili realizzati in pietra leccese. Nel presbiterio è notevole la Gloria di san Vincenzo de Paoli attribuita ad Oronzo Tiso. Michele Paone, Lecce elegia del Barocco, Galatina (Lecce), Congedo Editore, 1999 Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su chiesa di Santa Maria dell'Idria

Museo ferroviario della Puglia
Museo ferroviario della Puglia

Il museo ferroviario della Puglia è un museo sito a Lecce, presso l’ex squadra rialzo della Stazione di Lecce. L'Associazione Ionico-Salentina Amici delle Ferrovie (AISAF) è stata fondata nel 1997 con l'obiettivo di istituire un museo ferroviario nel territorio salentino ad opera di un gruppo di lavoratori delle ferrovie che avevano unito le forze già dal 1989 per diffondere la cultura ferroviaria. Il museo ferroviario della Puglia, gestito in collaborazione con il Comune di Lecce quale proprietario degli edifici, si trova nei capannoni dell'ex squadra rialzo dalle Ferrovie dello Stato, in funzione sino al febbraio 1992, data nella quale le lavorazioni si trasferirono nei più moderni fabbricati di Surbo Scalo. Con il sostegno delle stesse Ferrovie dello Stato e delle Ferrovie del Sud Est, nel 2010, terminati i lavori di ristrutturazione degli edifici, iniziava l’allestimento del museo. Nella struttura sono esposti 35 rotabili provenienti dal parco mezzi FS, FSE e della ex Manifattura Tabacchi di Lecce. Locomotive a vapore Locomotiva a vapore Gr.905.043. Costruzione Breda, 1911 Locomotiva a vapore Gr.835.244. Costruzione OM, 1911 Locomotiva a vapore FSE 316. Costruzione Reggiane, 1913 Locomotive elettriche Locomotiva elettrica E.626.033. Costruzione OM-CGE, 1932 Locomotiva elettrica E.444.069. Costruzione Casaralta-Italtrafo, 1973 Locomotive Diesel Locomotiva Diesel-elettrica BB.159 FSE. Costruzione Reggiane-Marelli, 1959 Locomotiva Diesel-elettrica BB.169 FSE. Costruzione FIAT-OMECA, 1970 Locomotive da manovra Locomotive elettriche da manovra E.323.105 ed E.324.105. Costruzione TIBB, 1966 Locomotiva da manovra B 103 FSE. Costruzione Greco/Deutz, 1959 Automotori/Automotrici Automotore 207.023. Costruzione Badoni, 1934 Automotore 216.0042. Costruzione Badoni, 1967 Automotore VL 5169/L Manifattura Tabacchi Lecce. Costruzione Badoni, 1963 Automotore 56298 Manifattura Tabacchi Lecce. Costruzione Greco/Deutz, 1956 Automotrice Ad 06 "MAN" FSE. Costruzione Stanga, 1939 Automotrice Ad 72 "Breda" FSE. Costruzione IMAM/Aerfer, 1959 Carrozze/Carri Carrozze bagagliai DU 950 e DU 951 FSE. Costruzione Stanga, 1937 Carrozza bagagliaio-riscaldatore VDrz 809.251. Costruzione Breda, 1942 Carrozza bagagliaio Dm 98.891. Costruzione Cantieri Riuniti dell'Adriatico, 1932 Carrozze Bz 36111 e Bz 36484. Costruzione Tallero, 1931 e 1933 Carrozza a due assi C 151 FSE. Costruzione Piaggio, 1925 Carrozza a carrelli ABz 758 FSE. Costruzione Carminati & Toselli, 1936 Carrozze a carrelli Bz 612 e Bz 614 FSE. Costruzione Breda, 1947 Carrozze a due assi CTcr 454 FSE. Costruzione Miani e Silvestri, 1903 Carrozza cellulare Kz 48622. Costruzione 1954 Carro chiuso Manifattura Tabacchi Lecce. Costruzione OFM, 1926 Carri cisterna M 950150 e M 550842. Rispettivamente costruzione GYÖR 1900 e Breda 1917 Vari carri merci FSE All'interno sono inoltre presenti alcuni diorami e plastici in scala H0 nonché alcuni carrelli di servizio sia FS che FSE. AISAF, Il museo Ferroviario della Puglia - Guida Illustrata, DIGRAF, 2023. Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sul Museo Ferroviario della Puglia Sito ufficiale del Museo Ferroviario della Puglia, su museoferroviariodellapuglia.it.

Stazione di Lecce
Stazione di Lecce

La stazione di Lecce è la stazione ferroviaria al servizio della città di Lecce, terminale della ferrovia Adriatica e delle linee regionali pugliesi Martina Franca-Lecce e Lecce-Otranto delle Ferrovie del Sud Est. La stazione fu aperta il 15 gennaio 1866 assieme al tronco proveniente da Brindisi della ferrovia Adriatica. L'impianto rimase scalo terminale della lunga linea fino al 1º febbraio 1868, quando fu aperto il tronco per Zollino. Dal momento della sua apertura fino alla statalizzazione delle ferrovie, la stazione fu gestita dalla Società Italiana per le strade ferrate meridionali, dopodiché fu gestita dalle Ferrovie dello Stato (FS). Il 27 maggio 1907 fu collegata a Francavilla Fontana da una linea ferroviaria secondaria inaugurata dalle Ferrovie dello Stato, primo nucleo della linea per Martina Franca gestita dalle Ferrovie del Sud Est. Dal 1933, la Lecce-Maglie-Otranto, parte terminale della Adriatica, passò all'esercizio delle Ferrovie del Sud Est. L'impianto ferroviario si trova in piazzale Oronzo Massari, non lontano dal centro storico della città. L'edificio di stazione risente dei canoni stilistici in voga nella seconda metà del XIX secolo e consta di una struttura centrale a due elevazioni con torre dell'orologio centrale e due corpi laterali allungati a una elevazione. La stazione è dotata di otto binari. Da lungo tempo previsti, i lavori di ribaltamento della stazione ferroviaria sono cominciati nel primo trimestre 2019, al fine di rendere l'accesso più funzionale ai passeggeri e a decongestionare l'area dove attualmente si affaccia la stazione. I lavori prevedono un secondo ingresso dal lato opposto al piazzale, un parcheggio su più piani e una ristrutturazione del sottopassaggio con l'aggiunta di ascensori. La stazione è servita da treni regionali svolti da Trenitalia e Ferrovie del Sud Est nell'ambito dei contratti di servizio stipulati con la Regione Puglia. Sono inoltre presenti collegamenti a lunga percorrenza effettuati anch'essi da Trenitalia. Da Lecce sono previste partenze straordinarie a fini turistici con il "Salento Express", un treno storico che percorre la rete delle Ferrovie del Sud Est organizzato dall'associazione AISAF Onlus di Lecce. La stazione, gestita da Rete Ferroviaria Italiana ai fini del movimento, dispone di: Biglietteria a sportello Biglietteria automatica Bar Deposito bagagli con personale Servizi igienici Posto di Polizia ferroviaria Lecce Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su stazione di Lecce

Basilica di San Giovanni Battista al Rosario
Basilica di San Giovanni Battista al Rosario

La basilica di San Giovanni Battista al Rosario è una chiesa del centro storico di Lecce. Sede parrocchiale dal 1914, fu costruita per i domenicani dall'architetto Giuseppe Zimbalo tra il 1691 e il 1728. In essa l'architetto leccese raccomandò di trovare sepoltura. È situata in via Giuseppe Libertini, a pochi passi da Porta Rudiae. L'attuale edificio di fine Seicento fu costruito sul sito di una precedente struttura risalente al 1388, anno in cui arrivarono a Lecce i padri domenicani. La data di fondazione del nuovo edificio è il 6 marzo 1691 e i lavori di costruzione furono affidati all'ormai settantenne Giuseppe Zimbalo, il quale contribuì anche personalmente al finanziamento.Nel 1710 lo Zimbalo morì ed il cantiere fu portato a termine nel 1728 da altri artisti, tra i quali si distinsero Giulio Cesare Penna il giovane e Leonardo Protopapa. Nel 1948, per volontà di papa Pio XII, la chiesa fu dichiarata basilica minore. L'esuberante prospetto si presenta diviso in due ordini da una balaustra decorata con trofei di fiori e da statue poste su piedistalli sferici che raffigurano le visioni del profeta Ezechiele.L'ordine inferiore è caratterizzato al centro da due voluminose colonne scanalate che incorniciano un grande portale, sormontato dal simbolo dei domenicani e dalla statua di san Domenico di Guzman. Ai lati del portale si aprono due nicchie ospitanti le statue lapidee di san Giovanni Battista e del beato Francesco dell'Ordine dei predicatori. Al centro della balaustra, elemento divisorio tra i due ordini, in corrispondenza della grande finestra centrale, è posizionata la statua della Vergine; altre statue sono invece posizionate nelle grandi nicchie, in asse con quelle dell'ordine inferiore. La facciata termina con un'altra balaustra e con un timpano spezzato. In basso, ai lati dell'intero prospetto sono collocati due alti plinti, su uno dei quali poggia la statua di san Tommaso d'Aquino. L'interno è a croce greca con un grande vano ottagonale coperto da capriate lignee. In origine il progetto prevedeva la copertura a cupola, resa irrealizzabile dall'ampiezza e dalla sopravvenuta morte dello Zimbalo. Lungo il perimetro dell'ottagono, addossate ai pilastri sulle cui basi vi sono scolpiti i vari stemmi delle famiglie che contribuirono alla realizzazione della chiesa, si trovano le statue in pietra leccese di san Tommaso d'Aquino, di sant'Agostino, di san Paolo, di san Pietro, di san Gregorio Magno, di sant'Ambrogio e di san Girolamo. L'intero perimetro interno è segnato da dodici brevi cappelle con altrettanti esuberanti altari barocchi, disposti anche nelle cappelle della crociera ottagonale.All'ingresso sono posizionati gli altari di Santa Caterina da Siena e del Battesimo di Gesù, entrambi della prima metà del XVIII secolo e realizzati su disegno di Mauro Manieri. Percorrendo il perimetro del braccio sinistro si susseguono gli altari della Natività di Gesù, della Madonna del Rosario e della Natività di Maria. Il presbiterio accoglie l'altare maggiore in pietra leccese e sulla parete di fondo sono conservati numerosi dipinti, tra cui risalta quello centrale raffigurante la Predicazione del Battista, opera seicentesca del pittore alessanese Oronzo Letizia; le quattro tele più piccole raffigurano Storie di Abramo e sono le più risalenti di sicura datazione e autografia del pittore napoletano Paolo Finoglio. Nel braccio destro della croce trovano posto gli altari dell'Assunta, del crocifisso e di santa Rosa da Lima, quest'ultimo con tela del 1735 del pittore leccese Serafino Elmo. I quattro altari disposti nelle cappelle dell'ottagono sono dedicati a san Tommaso d'Aquino, a san Vincenzo Ferrer, a san Domenico e a san Pietro Martire. Di particolare interesse è il pulpito cesellato con la scena della visione dell'Apocalisse, l'unico delle chiese leccesi ad essere realizzato in pietra. Sulla controfacciata si conserva il cenotafio di Antonio De Ferrariis, detto il Galateo, con ritratti ed epigrafi marmoree del 1561 e del 1788. Michele Paone, Lecce elegia del Barocco, Congedo Editore, Galatina (Lecce) 1999 Barocco leccese Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulla Basilica di San Giovanni Battista al Rosario Arte e fede - Basilica di san Giovanni Battista, su artefede.org. URL consultato il 14 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale l'8 settembre 2011).

Chiesa del Carmine (Lecce)
Chiesa del Carmine (Lecce)

La chiesa del Carmine, insieme all'adiacente convento dei Carmelitani, è un complesso architettonico di Lecce. I carmelitani giunsero a Lecce nel 1481, occupando una chiesa posta fuori dalle mura, nei pressi di Porta San Biagio.Nel 1546, in seguito ad un evento sismico, i frati abbandonarono il vecchio complesso e si insediarono all'interno delle mura nella chiesa di San Nicola, che i carmelitani dedicarono alla Madonna del Carmelo. In quel luogo costruirono il nuovo monastero e successivamente eressero l'attuale chiesa, la cui prima pietra venne posta il 15 luglio 1711.La chiesa fu realizzata su disegno dell'architetto Giuseppe Cino che vi lavorò sino al 1722, anno della morte. Fu portata a termine nel 1737 grazie all'intervento di Mauro Manieri. La facciata della chiesa, realizzata dal Cino fra il 1711 e il 1717, è divisa in tre ordini sovrapposti e presenta una grande ricchezza di fregi e decori. Il primo ordine è ritmato da quattro nicchie ricavate simmetricamente ai lati del portale; quest'ultimo possiede un timpano curvilineo che accoglie, entro una ghirlanda di fiori, la figura della Madonna del Carmine. Nelle nicchie si stagliano le monumentali statue dei carmelitani sant'Angelo da Gerusalemme e sant'Alberto degli Abati e dei profeti Elia ed Eliseo.Nel secondo ordine, che riprende i ritmi compositivi dell'ordine inferiore, è incastonato un finestrone centrale affiancato da due nicchie occupate dalle statue di santa Teresa d'Avila e santa Maria Maddalena de' Pazzi, attribuite, come quelle del piano inferiore, a Mauro Manieri.Il terzo ordine, raccordato al secondo da volute mistilinee, si conclude con un frontone di ispirazione classica. L'interno presenta un corpo longitudinale ellittico innestato ad un transetto non sporgente sul quale si apre un profondo coro a terminazione piatta. La pianta, con chiari riferimenti biblici, riproduce la forma del piede umano. Al centro dell'area presbiteriale si innalza una svettante cupola decorata esternamente con maioliche a squame verdi e bianche. Lungo il perimetro della navata si aprono tre cappelle per lato, arricchite da altari barocchi disegnati da Mauro Manieri e realizzati tra il 1731 e il 1737.Lato sinistro: il primo altare, dedicato a sant'Elia profeta, fu ultimato nel 1736 ed espone una pala del santo; il secondo altare è dedicato all'Addolorata e accoglie una statua lignea del Cristo alla Colonna, dello scultore gallipolino Gesuino Vespasiano del 1618, e una tela raffigurante la Vergine dei sette dolori; il terzo altare è dedicato alla Madonna Annunziata ed è corredato da una tela di Serafino Elmo dell'Annunciazione della B.V. Maria.Lato destro: procedendo dall'ingresso, il primo altare è dedicato a san Michele e possiede un altorilievo in terracotta argentata riproducente l'Arcangelo Michele; segue il secondo altare sul quale è collocato un reliquiario del XVII secolo del giureconsulto Vincenzo M. Perrone; il terzo altare di santa Teresa del Bambin Gesù ospita una statua in cartapesta di Giuseppe Manzo. In chiave all'arco trionfale campeggia il dipinto raffigurante l'Eterno Padre mentre nel soffitto a lacunari lignei intagliati e dorati è incastonata la tela della Vergine del Carmelo con san Simone Stock. Nel braccio sinistro del transetto si ammira il pregevole altare della Purificazione della Beata Vergine Maria che ospita le statue in pietra degli Evangelisti, un'antica statua lignea della Vergine del Carmelo e una tela della Presentazione della Vergine al Tempio. Inoltre sono presenti gli altari del Crocifisso e dei Santi Nicola e Antonio Abate. Nel braccio destro è situato l'altare di san Francesco di Paola, con statua del santo in cartapesta realizzata nel 1856, e altri due altari dedicati a sant'Anna, con tela raffigurante la Sacra Famiglia con sant'Anna e san Gioacchino, e alla Trinità. Nel presbiterio è situato l'altare maggiore ad andamento concavo, costruito per volontà della famiglia Sambiasi, così come rivela il loro stemma. Dietro l'altare si apre il profondo coro, dalla volta lunettata, percorso da paraste corinzie scanalate. Lungo le pareti del coro sono presenti numerosi dipinti: l'Annunciazione della Vergine, Sant'Orsola con le compagne, la Crocifissione, Sant'Oronzo, Santa Irene di Serafino Elmo, Sant'Onofrio, San Giovanni Battista, I Profeti Elia ed Eliseo realizzati nel 1591 ed altre tele. Notevole è il dipinto inserito nella cassettonatura lignea del soffitto, denominato La Vergine consegna lo scapolare a san Simone Stock, opera giovanile del pittore napoletano Paolo Finoglio. Allo stesso pittore è attribuibile un Trionfo di sant'Orsola collocato inizialmente nel coro di questo stesso edificio, oggi conservato presso il Museo Diocesano di Lecce. Lecce elegia del Barocco, Michele Paone, Congedo Editore, Galatina (Lecce) 1999 Barocco leccese Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulla chiesa del Carmine Visita virtuale della chiesa del Carmine, su lecce360.com. Approfondimento sulla chiesa del Carmine, su artefede.org. URL consultato il 15 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale l'8 settembre 2011).