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Cappella di Sant'Ambrogio in Canton Santo

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Cappella di Sant'Ambrogio in Canton Santo
Cappella di Sant'Ambrogio in Canton Santo

La cappella di Sant'Ambrogio era un edificio religioso che sorgeva, fino agli anni trenta, nel quartiere del Canton Santo, a Busto Arsizio. Questo quartiere si trovava lungo la strada che conduceva dal Santuario di Santa Maria di Piazza all'attuale stazione Nord, dove oggi troviamo la via Bramante: all'epoca questa strada non esisteva, ma poco più a ovest si trovava una via, denominata via Canton Santo, che intersecava la via Sant'Ambrogio (ancora esistente). All'incrocio di queste due strade sorgeva appunto la cappella di Sant'Ambrogio, all'interno della quale si trovava un affresco raffigurante la Madonna col Bambino affiancata a sinistra dall'arcangelo Michele e a destra da Giovanni Battista, i due patroni della città (titolari, insieme alla Madonna, delle uniche tre chiese all'epoca esistenti nel borgo). Era inoltre presente un affresco raffigurante alcuni episodi della vita di Sant'Ambrogio, opera di Biagio Bellotti. Secondo la tradizione, durante una processione con l'effigie della Madonna dell'Aiuto, in corrispondenza della cappella di sant'Ambrogio avvenne il miracolo dell'elevazione della mano a cui seguì la cessazione della peste. Negli anni trenta, in seguito a un progetto di riordino urbanistico, l'intero quartiere del Canton Santo venne demolito, compresa la cappella di Sant'Ambrogio, e vennero realizzati nuovi edifici residenziali e l'attuale via Bramante.

Estratto dall'articolo di Wikipedia Cappella di Sant'Ambrogio in Canton Santo (Licenza: CC BY-SA 3.0, Autori, Immagini).

Cappella di Sant'Ambrogio in Canton Santo
Via Carlo Travelli, Busto Arsizio San Giovanni

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Cappella di Sant'Ambrogio in Canton Santo
Cappella di Sant'Ambrogio in Canton Santo
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Luoghi vicini

Edicola di San Carlo Borromeo
Edicola di San Carlo Borromeo

L'edicola di San Carlo Borromeo è un capitello votivo situato a Busto Arsizio, in via Giacomo Matteotti, originariamente denominata contrada Pessina, nei pressi della casa Canavesi-Bossi (anche chiamata "Conventino"). Sorge dove un tempo si trovavano probabilmente un pozzo pubblico e un monastero, oggi demolito, in una posizione cruciale, in quanto la strada era passaggio di processioni che dalle chiese di Santa Maria e San Giovanni raggiungevano la chiesa di San Michele Arcangelo. La costruzione dell'edicola risale alla metà del XVII secolo, a pochi anni dalla morte di San Carlo, al quale i cittadini di Busto Arsizio erano particolarmente devoti. Si tratta di un tempietto formato da tre arcate con volta a crociera sorrette da quattro colonne che poggiano su plinti in pietra. La parete di fondo è in comune con la casa a cui l'edicola è addossata e probabilmente in origine condivideva con essa anche la copertura in coppi, oggi sostituita con un lastrico in rame a quattro spioventi. Al centro della cappella si trova la statua raffigurante il santo risalente al 1892, anno in cui fu qui posizionata, durante dei lavori di restauro, a sostituzione di una più antica opera pittorica andata perduta. La statua tiene la mano sinistra alzata ad impugnare il pastorale, andato perduto. La statua di San Carlo Borromeo è in gesso finemente lavorato, tanto che i pizzi della veste sembrano essere realizzati in vera stoffa. Alle spalle della statua si trovano volti di angeli, anch'essi in gesso, che circondano il santo. A chiudere l'edicola è posto un cancelletto in ferro battuto settecentesco. Allo stesso periodo apparterrebbe anche l'altare in marmo posto davanti alla statua.

Battistero di San Filippo Neri
Battistero di San Filippo Neri

Il battistero di San Filippo Neri è una chiesa battesimale di Busto Arsizio progettata da Biagio Bellotti accanto alla basilica di San Giovanni Battista e realizzata tra il 1744 e il 1751, quando fu inaugurato nella giornata del 10 luglio. Si tratta di un edificio a pianta quadrata con doppio ingresso, dalla piazza San Giovanni e dalla sagrestia che affaccia su un'area di pertinenza della basilica. Nell'Ottocento subì alcune modifiche, sia all'interno che all'esterno. Nel 1992-1995 venne ripristinata la disposizione originaria degli interni con la ricollocazione del fonte battesimale nella sua posizione originale alla destra dell'altare, in un vano appositamente dedicato che oggi accoglie il ciborio precedentemente spostato altrove. L'altare, che venne qui trasportato dalla cappella degli Oblati che si trovava all'interno del vecchio ospedale cittadino, oggi sede comunale, è sovrastato da una tela di Biagio Bellotti raffigurante Santi Filippo Neri e Luigi Gonzaga in gloria. La quadratura dell'altare è attribuita ad Antonio Agrati, collaboratore del Bellotti. Sulla portella del tabernacolo è raffigurato Elia nel deserto svegliato dall'angelo, olio su tavola sempre del Bellotti, inoltre nel battistero è presente una tela di Bernardino Lanino data in deposito dalla Pinacoteca di Brera. Il cancelletto in ferro battuto che separava l'aula dall'altare, sempre opera bellottiana, si trova oggi nella cappella della Madonna nella basilica di San Giovanni Battista, così come la balaustra dalla doppia curvatura, collocata oggi davanti all'altare maggiore della basilica. Sotto il pavimento della chiesa si trovano cinque tombe e un ossario profondo circa 24 metri. Oggi l'edificio ha la duplice funzione di battistero e sala espositiva per mostre temporanee.

Casa Tosi (Busto Arsizio)
Casa Tosi (Busto Arsizio)

Casa Tosi è un edificio residenziale di Busto Arsizio, situata poco lontano dall'importante chiesa intitolata a San Michele Arcangelo, nei pressi del confine settentrionale dell'antico borgo e voluto dalla famiglia Tosi, una delle più antiche di Busto Arsizio. Il 6 luglio 1763 nacque in questa casa Luigi Tosi, nominato nel 1823 Vescovo di Pavia. Dal 1810 fu amico e padre spirituale di Alessandro Manzoni e della sua famiglia, esercitando una notevole influenza sull'evoluzione spirituale dello scrittore: su sua richiesta, il Manzoni scrisse le sue Osservazioni sulla morale cattolica. Alessandro Manzoni soggiornò diverse volte in questa villa dopo il rientro da Parigi con la moglie Enrichetta Blondel e la primogenita Giulia, trascorrendo piacevoli soggiorni in compagnia del canonico, della sua famiglia e di altri amici comuni, disquisendo non solo di fede e di lettere, ma anche di botanica e agraria. "Venerato e amato canonico, il solo pensiero di rivedere la mia famiglia poteva farmi partire da Busto; no so quale altra cosa avrei trasandata per passare l'indomani con Lei, con lottima indulgente e cordiale famiglia, e con Giudici. Le includo il libercolo sulla Robinia. Se la metà dell'asserto è vera, veda quanto quest'albero è preferibile al castagno". A. Manzoni, lettera a Mons. Luigi Tosi, Brusuglio settembre 1815 Detto anche "La Colombaia" per l'allevamento di colombi nella torretta, l'edificio si caratterizza per la presenza degli antichi graffiti sulle facciate. Sul porticato è visibile la scritta augurale Occupabit salus muros tuos, ovvero "La salute occuperà i tuoi muri". All'ingresso, sulla sommità del cancello, sono presenti due pigne: uno degli emblemi più misteriosi dell'arte e dell'architettura antica, la pigna allude al più alto grado di illuminazione spirituale possibile, simbolo di unione tra terreno e divino.