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Stazione di Garlasco

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Garlasco stazione ferr esterno
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La stazione di Garlasco è una stazione ferroviaria posta lungo la linea Vercelli–Pavia, a servizio dell'omonimo comune.

Estratto dall'articolo di Wikipedia Stazione di Garlasco (Licenza: CC BY-SA 3.0, Autori, Immagini).

Stazione di Garlasco
Via Venticinque Aprile,

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Coordinate geografiche (GPS)

Latitudine Longitudine
N 45.1989 ° E 8.92679 °
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Indirizzo

Via Venticinque Aprile
27026
Lombardia, Italia
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Garlasco stazione ferr esterno
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Delitto di Garlasco

Il delitto di Garlasco è un caso di omicidio avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco, in provincia di Pavia, di cui fu vittima Chiara Poggi, ritrovata senza vita nella villetta di famiglia dal fidanzato Alberto Stasi. Secondo le prime ricostruzioni, Stasi, dopo aver constatato l'impossibilità di contattare la fidanzata da casa, dove si trovava per ultimare la tesi di laurea, si recò presso l'abitazione della vittima poco dopo le 13:30. Entrato nell'abitazione, rinvenne il corpo sui gradini della scaletta che conduce in cantina; immediatamente uscì e, mentre si recava alla caserma dei carabinieri, contattò il 118 alle 13:50, dando l'allarme. Pochi minuti più tardi giunsero i sanitari e i carabinieri, che constatarono il decesso. L'orario del delitto fu oggetto di ampio dibattito nei vari gradi di giudizio. Le prime valutazioni medico-legali collocarono la morte nella tarda mattinata, tra le 10:30 e le 12:00, con una stima centrale intorno alle 11:00; in seguito, le sentenze di appello e di Cassazione ridussero la finestra temporale a un intervallo precedente, compreso tra le 9:12 e le 9:35, ritenuto compatibile con l'ultima disattivazione dell'allarme di casa Poggi e inconciliabile con l'alibi fornito da Stasi. Il fidanzato della vittima, Alberto Stasi, dall'inizio unico indagato e rinviato a giudizio, fu assolto sia in primo grado nel 2009 e sia in appello nel 2011. Tuttavia, la Cassazione annullò la sentenza e ordinò un nuovo processo di secondo grado: Stasi venne riconosciuto colpevole nella sentenza d'appello bis e condannato a 16 anni di reclusione. Nel 2015 la Corte Suprema di Cassazione confermò definitivamente la condanna. La rilevanza mediatica del caso sollevò il problema di come la pressione dei mass media possa averne influenzato le indagini e l'esito dei processi (tra i primi in Italia a essere basati interamente sulle perizie scientifiche) e, inoltre, di come il modo con cui furono condotte le indagini possa avere pregiudicato l'esito delle stesse a seguito di errori accertati nella raccolta delle prove, tanto che, a distanza di quasi vent'anni dal delitto e nonostante una sentenza definitiva di condanna pronunciata nei confronti di Alberto Stasi, sono state avviate nuove indagini e nuove ipotesi investigative sono state vagliate dagli inquirenti.