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Garlasco

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Garlasco Townhall
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Garlasco (Garlàsch in dialetto lomellino) è un comune italiano di 9 665 abitanti della provincia di Pavia in Lombardia. Il paese, uno dei maggiori della Lomellina, è noto per il Santuario della Madonna della Bozzola situato a 2,5 km dal centro e meta di pellegrinaggi religiosi. Nell'ambito della cronaca nera, è conosciuto per il delitto di Garlasco avvenuto nel 2007. Il paese era inoltre noto a livello popolare col nome di "Las Vegas della Lomellina" o "Las Vegas della Lombardia" in virtù dell'alta concentrazione di attività ricreative che fin dagli anni '60 l'hanno contraddistinto.

Estratto dall'articolo di Wikipedia Garlasco (Licenza: CC BY-SA 3.0, Autori, Immagini).

Garlasco
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Garlasco Townhall
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Delitto di Garlasco

Il delitto di Garlasco è un caso di omicidio avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco, in provincia di Pavia, di cui fu vittima Chiara Poggi, ritrovata senza vita nella villetta di famiglia dal fidanzato Alberto Stasi. Secondo le prime ricostruzioni, Stasi, dopo aver constatato l'impossibilità di contattare la fidanzata da casa, dove si trovava per ultimare la tesi di laurea, si recò presso l'abitazione della vittima poco dopo le 13:30. Entrato nell'abitazione, rinvenne il corpo sui gradini della scaletta che conduce in cantina; immediatamente uscì e, mentre si recava alla caserma dei carabinieri, contattò il 118 alle 13:50, dando l'allarme. Pochi minuti più tardi giunsero i sanitari e i carabinieri, che constatarono il decesso. L'orario del delitto fu oggetto di ampio dibattito nei vari gradi di giudizio. Le prime valutazioni medico-legali collocarono la morte nella tarda mattinata, tra le 10:30 e le 12:00, con una stima centrale intorno alle 11:00; in seguito, le sentenze di appello e di Cassazione ridussero la finestra temporale a un intervallo precedente, compreso tra le 9:12 e le 9:35, ritenuto compatibile con l'ultima disattivazione dell'allarme di casa Poggi e inconciliabile con l'alibi fornito da Stasi. Il fidanzato della vittima, Alberto Stasi, dall'inizio unico indagato e rinviato a giudizio, fu assolto sia in primo grado nel 2009 e sia in appello nel 2011. Tuttavia, la Cassazione annullò la sentenza e ordinò un nuovo processo di secondo grado: Stasi venne riconosciuto colpevole nella sentenza d'appello bis e condannato a 16 anni di reclusione. Nel 2015 la Corte Suprema di Cassazione confermò definitivamente la condanna. La rilevanza mediatica del caso sollevò il problema di come la pressione dei mass media possa averne influenzato le indagini e l'esito dei processi (tra i primi in Italia a essere basati interamente sulle perizie scientifiche) e, inoltre, di come il modo con cui furono condotte le indagini possa avere pregiudicato l'esito delle stesse a seguito di errori accertati nella raccolta delle prove, tanto che, a distanza di quasi vent'anni dal delitto e nonostante una sentenza definitiva di condanna pronunciata nei confronti di Alberto Stasi, sono state avviate nuove indagini e nuove ipotesi investigative sono state vagliate dagli inquirenti.