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Palazzo degli Stemmi

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Palazzo degli Stemmi Torino
Palazzo degli Stemmi Torino

Il Palazzo degli Stemmi o Ospizio di Carità è un palazzo storico di Torino costruito tra il 1683 e il 1697 in stile barocco piemontese dall'architetto Amedeo di Castellamonte in via Po, nell'isola (isolato) di san Maurizio, quartiere Centro. È vincolato dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio .

Estratto dall'articolo di Wikipedia Palazzo degli Stemmi (Licenza: CC BY-SA 3.0, Autori, Immagini).

Palazzo degli Stemmi
Via Po, Torino Centro

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Palazzo degli Stemmi Torino
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Luoghi vicini

Museo della Radio e della Televisione
Museo della Radio e della Televisione

Il Museo della Radio e della Televisione è un museo di Torino, situato nel Centro di produzione Rai di via Giuseppe Verdi, 14-16, e dedicato alla Storia della radio e della televisione in Italia. Il primo progetto di un museo della radio risale al 1939. All'epoca, l’Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche aveva Direzione Generale e Laboratorio Ricerche a Torino. La guerra interruppe il progetto; esso fu recuperato nella seconda metà degli anni '60 da un gruppo di esperti, tra cui l’ingegner Banfi (già direttore tecnico dell’EIAR). Il materiale raccolto, che inizialmente doveva essere ospitato nello storico palazzo aziendale di Via dell’Arsenale 21, trovò una sistemazione provvisoria presso il Centro di produzione Rai; nel 1980 una parte dei cimeli venne collocata in alcune vetrine dell’atrio. Nel 1984, in occasione della mostra La Radio, storia di sessant’anni: 1924-1984, la collezione venne presentata per la prima volta al pubblico. L'inaugurazione vera e propria del Museo fu nel 1993: la raccolta fu ordinata, restaurata e ampliata, e si stabilì permanentemente nella Sala Enrico Marchesi del Centro di produzione Rai.Ad inizio 2020, sotto il nuovo direttore Alberto Allegranza, venne stabilita la seguente trasformazione: “Da Museo tecnico per collezionisti di oggetti, a spazio esperienziale e multimediale che accoglie la diversità di gusti del pubblico in un’atmosfera da studio televisivo”. Dopo nove mesi di lavoro, il 26 settembre 2020 è stato inaugurato il "nuovo" Museo. Il percorso del museo parte dal primo telegrafo Wheatstone per arrivare fino al DVD-Video. Le raccolte sono impreziosite anche dalla presenza di arredi di storici programmi Rai, quali Rischiatutto e Portobello. Musei di Torino Luoghi d'interesse a Torino Museo della Radio e della Televisione, su museotorino.it. Museo della radio e della televisione di Torino, su beniculturali.it. Museo della Radio e della Televisione, su comune.torino.it. Museo della Radio e della Televisione, su museionline.info. Museo della Radio e della Televisione, su rai.it.

Chiesa di San Francesco da Paola (Torino)
Chiesa di San Francesco da Paola (Torino)

La chiesa di San Francesco di Paola è un edificio di culto cattolico che si trova nella zona centrale di Torino, in via Po angolo via S. Francesco da Paola. È sede dell'omonima parrocchia. Il progetto della chiesa e del convento è attribuito al padre Andrea Costaguta, sostenuto da Cristina di Francia, come dimostra lo stemma ducale inserito nella facciata conclusa nel 1667, lavorata dai maestri luganesi, tra cui Martino Solaro e Giacomo Papa. L'interno è decorato con marmi policromi settecenteschi, presenta una pianta rettangolare, con navata e sei cappelle laterali, con altari che erano di patronato delle famiglie che erano legate alla corte. Nella prima cappella a destra sono il monumento sepolcrale dei marchesi Morozzo della Rocca (1699) e il Transito di San Giuseppe del pittore Tommaso Lorenzone (metà secolo XIX); nella seconda il monumento di Tomaso e Marcantonio Graneri e l'Arcangelo Michele di Stefano Maria Legnani (fine secolo XVII); nella terza l'Immacolata e Santi di Giovanni Peruzzini. Sul lato sinistro la prima cappella, voluta da Anna Maria d'Orléans, presenta il dipinto di Santa Genoveffa di Daniel Seyter (fine del secolo XVII), ai lati opere di François Jossermé; nella seconda Gesù crocifisso con la Vergine e san Giovanni Evangelista, di scuola genovese, databile al secolo XVII. Nella terza cappella, commissionata dal cardinal Maurizio di Savoia, importante l'altare con la statua della Madonna del Buon Soccorso, di Tommaso Carlone (1655). Dello stesso autore è l'altare maggiore su disegno di Amedeo di Castellamonte (1664-1665), con al centro San Francesco da Paola in Gloria di Charles Dauphin (1664), e così il dipinto laterale Luisa di Savoia chiede la grazia, mentre quello con San Francesco da Paola che attraversa lo stretto di Messina è attribuito alla bottega. Touring Club Italiano, La Sindone e i percorsi del sacro a Torino e in Piemonte, Torino, 1998. Andrea Spiriti, I Carlone di Rovio. Elogio alla maniera, in Giorgio Mollisi (a cura di), Arte&Storia: Svizzeri a Roma nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, vol. 11, n. 52, Lugano, Edizioni Ticino Management, ottobre 2011, pp. 226-233. Laura Facchin, Biografia, in Giorgio Mollisi (a cura di), Arte&Storia: Svizzeri a Roma nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, vol. 11, n. 52, Lugano, Edizioni Ticino Management, ottobre 2011, pp. 234-245. Antonio Bosio, La Reale Chiesa di S. Francesco di Paola e le sue nuove pitture, Torino, G. Favale, 1858. Fratelli Reycend, Nuova guida de' forestieri per la reale città di Torino, ossia Descrizione di questa metropoli e de' suoi contorni, adorna di pianta e varie vedute, Torino, 1826. Giovanni Battista Semeria, Storia della chiesa metropolitana di Torino descritta dai tempi apostolici sino all'anno 1840, Torino, Stabilimento Tipografico Fontana, 1840. Luciano Tamburini, Le chiese di Torino: dal Rinascimento al Barocco, Edizioni Angolo Manzoni, 2002 [1968], ISBN 88-86142-64-1, SBN IT\ICCU\TO0\1269729. Opera Omnia Stefano Legnani-Legnanino (1660c.-1715c.) (archiviato dall'url originale il 9 dicembre 2014). Gustavo Mola di Nomaglio, Feudi e nobiltà negli stati dei Savoia: materiali, spunti, spigolature bibliografiche per una storia, con la cronologia feudale delle Valli di Lanzo, Lanzo Torinese, Società storica delle Valli di Lanzo, 2006. Vittorio Angius, Sulle famiglie nobili della monarchia di Savoia, vol. 4, Torino, Tipografia Giuseppe Cassone, 1837. Felice Pastore, Storia della reale basilica di Soperga, Stamperia Reale, 1814. Edifici di culto in Torino Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su chiesa di San Francesco da Paola Chiesa di San Francesco da Paola, su BeWeB, Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana. Chiesa di San Francesco da Paola, su Città e Cattedrali.

Teatro Gobetti
Teatro Gobetti

Il Teatro Gobetti è un teatro situato a Torino. È la sede principale del Teatro Stabile di Torino. Nel 1828 un gruppo di amatori di teatro istituirono l’Accademia Filodrammatica di Torino, un’associazione amatoriale di studio dell’arte teatrale; allestirono la sede in una sala del "Palazzo Pallenzo" un edificio posto nella Contrada San Carlo (attuale via Alfieri): qui tenevano dibattiti e rappresentazioni teatrali aperte ad un ristretto pubblico su invito. L’associazione crebbe fino al punto di necessitare, nel 1839, di una sede più consona; la società acquisto, dunque, un terreno adibito a campo da trincotto (una variante della pallacorda) sito in Contrada della Posta (attuale via Rossini) di fronte ai cancelli dei Giardini Reali. Diede poi l’incarico all’architetto Barnaba Panizza, il quale, però, lasciò il progetto incompiuto. Gli subentrò l’architetto ticinese Giuseppe Leoni, il quale era membro dell’accademia. I lavori di costruzione cominciarono nel 1840 e furono terminati in due anni: l’inaugurazione ebbe luogo la sera del 21 gennaio 1842 alla presenza del principe Vittorio Emanuele II, con la rappresentazione de "La Pia dei Tolomei", una tragedia di Carlo Marenco, membro anch’egli della società, e della commedia " Una visita a Bedlam" di Eugène Scribe . Nel novembre del 1847 il teatro fu sede della prima esecuzione assoluta del Canto degli italiani, composto dall'autore genovese Michele Novaro, secondo tenore e maestro dei cori dei teatri Regio e Carignano . Nel 1860 l’accademia viene sciolta e l’edificio rimane inutilizzato fino al 1881, quando l’amministrazione cittadina ne acquista la proprietà e ne destina i locali,al Liceo Musicale cittadino. Nel 1928 la scuola si trasferisce nella sede attuale di via Mazzini e il teatro diventa sede della "Casa del soldato", centro d’accoglienza e conforto per i militari di stanza in città. Nel secondo dopoguerra il Comune decide di ripristinarne l'originaria funzione, dedicando il teatro al critico teatrale e intellettuale antifascista Piero Gobetti; l’inaugurazione del ‘’Teatro Gobetti’’ ebbe luogo il 22 dicembre del 1945 con la rappresentazione della commedia Le miserie 'd Monsù Travet di Vittorio Bersezio . Il 16 settembre il comune affida il Gobetti al Piccolo Teatro di Genova e Torino, una associazione formata dal Piccolo Teatro “Eleonora “Duse” di Genova affiancata ad una piccola compagine cittadina.. Un anno più tardi, il 27 maggio del 1955, il consiglio comunale di Torino presieduto dal sindaco Amedeo Peyron decreta la fondazione del Piccolo Teatro della Città di Torino, ponendo la sede nel Teatro Gobetti: l'inaugurazione avvenne il 3 novembre, con la rappresentazione della commedia Gl'innamorati di Carlo Goldoni, affiancata dall'atto unico di Alfred De Musset Non si può pensare a tutti. Sebbene fossero stati fatti piccoli interventi di ammodernamento e manutenzione, il teatro aveva bisogno di operazioni più importanti: nel 1956 furono affidati all'architetto Mario Augusto Valinotti i lavori di restauro dell’edificio. Nel 1984, dopo i fatti del Cinema Statuto, il teatro venne ritenuto non idoneo alle norme di sicurezza e fu chiuso. Dopo diversi anni di stallo, il 23 maggio 1995 la giunta comunale presieduta dal sindaco Valentino Castellani delibera lo stanziamento di 10,88 miliardi di lire tramite mutuo con la cassa depositi e prestiti. I lavori, affidati agli architetti Luigi De Abate e Maria De Abate, ebbero inizio nel 1998 e, seppur subendo qualche ritardo, furono terminati nel 2001: l’inaugurazione avvenne il 18 aprile con l’opera La ragione degli altri di Luigi Pirandello, prodotta dalla compagnia del Teatro Stabile di Torino in collaborazione con il Teatro Stabile dell'Umbria. Nel 2016 furono affidati allo "Studio De Ferrari" i lavori per il restyling dell'atrio e della hall del teatro. Progettato dall'architetto ticinese Giuseppe Leoni, ispirato anche dall'idea iniziale del primo progettista Barnaba Panizza, l’edificio neoclassico è uno dei pochi esempio di struttura teatrale del primo Ottocento pervenutaci sostanzialmente integra . Le proporzioni particolari dell’edificio son dovute al terreno su cui sorge, destinato precedentemente ad un campo da gioco per la pallacorda. La facciata dell’edificio di tre piani è composta da un basamento a bugnato piatto, con tre ingressi, su cui poggiano 6 lesene scanalate di ordine corinzio che alternano 5 finestre sormontate da timpani, di cui tre balaustrate in marmo. Sul fregio all’ultimo piano v’era l’incisione, oggi eliminata, “’’Accademia Filodrammatica’’” . Nel 1929 l’edificio era sede della “casa del soldato”. La presidentessa dell’epoca, Idelgarda Ocella, propose di affiggere una lapide dedicata alla commemorazione della prima esecuzione assoluta del Canto degli Italiani, avvenuta proprio in quell’edificio. La Regia Sovrintendenza alle Arti, la Municipalità e il podestà Paolo Thaon di Revel approvarono la delibera per l'esecuzione e il 15 giugno 1930, il frontone della finestra centrale venne rimosso per far spazio alla posa della lapide. La lastra in marmo, opera dello scultore Edoardo Rubino, è composta da un medaglione in bronzo rappresentante il ritratto di Goffredo Mameli sovrastante l’incisione: Il foyer è composto da diverse sale. L’anticamera della sala teatrale è di forma ellittica, con il soffitto che originariamente recava un affresco dipinto da Luigi Vacca rappresentante una figura allegorica dell’Italia e diversi puttini e ritratti di personaggi piemontesi illustri. La sala delle rappresentazioni è di pianta rettangolare con fondo semicircolare. Le pareti sono ritmicamente scandite da 24 lesene ioniche che intervallano i ritratti delle nove muse dipinte dal pittore piemontese Pietro Ayres, sormontati da archivolti con scolpiti, dentro un corone di alloro e quercia, le effigi di alcuni autori italiani e stranieri. La porta d’ingreesso, centrale, è invece sovrastata da una lastra di marmo ornata con un ritratto in bassorilievo della direttrice dell’accademia all’epoca della costruzione del teatro, Carlotta Marchionni, eseguito dallo scultore Stefano Butti; sotto il ritratto v’è l’incisione: La disposizione dei posti a sedere è mutata diverse volte, passando dai tre ordini originari ai due, divisi centralmente, del XX secolo, fino ad arrivare, dopo la riprogettazione del 2001, ad un unico ordine, centrale, con tribunetta rialzata in fondo sala (opera che ha destato inizialmente qualche critica ). I tessuti del tendaggio e dei sedili sono blu. Il palco, largo 11,60 m. e profondo 9,80 m. (di cui 7,35 m. di boccascena) è dotata di una torre scenica alta 7,60 m. . Il proscenio è ornato da quattro lesene, un soffitto a cassettoni scolpiti e quinte ornate con emblemi musicali. Il teatro fu sede della prima assoluta di: Canto degli italiani di Goffredo Mameli (dicembre 1847) Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Teatro Gobetti Teatro Gobetti, su teatrostabiletorino.it. URL consultato l'8 giugno 2021.

Auditorium Rai di Torino
Auditorium Rai di Torino

L'Auditorium Rai di Torino "Arturo Toscanini" è una struttura della Rai, nel capoluogo piemontese. Costruito alla fine dell'Ottocento per ospitare rappresentazioni equestri, è stato radicalmente ristrutturato più volte nel corso del Novecento. Dal 1952 è sede dell'Orchestra Rai di Torino e dal 1993 dell'unificata Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e ospita regolari stagioni sinfoniche ed eventi concertistici di alto livello. La struttura è dotata di coro, un'ampia platea, di una galleria e una balconata disposti a ferro di cavallo, per una capienza totale di 1.616 spettatori. L'attuale struttura sorge nel 1856 come "Regio Ippodromo Vittorio Emanuele II", appena al di fuori della cinta fortificata, a breve distanza dall'isolato che ospita tuttora il Teatro Regio, l'Archivio di Stato, l'Armeria Reale e dalle vicine scuderie del Regio Maneggio di via Verdi, allora nota come via della Zecca. La struttura fu realizzata su volere della famiglia reale per dotare la città di un luogo per le rappresentazioni equestri e circensi, nonché come luogo di esercitazione collegato alle vicine scuderie reali. Il Teatro Vittorio Emanuele, come fu successivamente nominato, poteva contenere ben 4.500 spettatori distribuiti tra la sala centrale e le due gallerie circostanti e fu progettato dall'architetto Gaetano Bertolotti: fu il centro della vita mondana della borghesia ottocentesca torinese e oltre a ospitare rappresentazioni equestri, fu anche luogo di manifestazioni atletiche e acrobatiche. Venne inaugurato il 7 febbraio 1859 con la prima assoluta di Isabella d'Aragona di Carlo Pedrotti con Antonietta Fricci. Nel 1861 avvenne la prima assoluta di La locandiera di Emilio Usiglio. Nel 1872 il teatro ospitò una prima stagione di concerti diretti dal maestro Pedrotti, che videro la sua consacrazione ad una vocazione prevalentemente concertistica. Torino divenne infatti la prima città italiana ad organizzare regolari stagioni sinfoniche tenute da un'orchestra stabile, tra cui vi è il giovane violoncellista Arturo Toscanini, destinato a diventare il noto, grandissimo musicista. Fu proprio lui a contribuire alla creazione della futura Orchestra Sinfonica Nazionale, al tempo nota come Orchestra Municipale. Nel 1876 avvenne la prima assoluta di Il fior d'Arlem di Friedrich von Flotow. Al principio del Novecento la struttura necessitò di restauri e, nel 1901, l'ingegner Antonio Vandone di Cortemilia si occupò della sua ristrutturazione, dotando l'edificio di un foyer più ampio, vari locali di servizio ed una nuova copertura dell'intera sala. Ad opera sua saranno anche i successivi interventi del 1910 e la grande ristrutturazione del 1926 che si prolungò per ben due anni, dotando il palcoscenico di nuovi congegni meccanici e migliorando la visibilità. Nel 1902 avviene la prima assoluta di Consuelo di Alfonso Rendano, nel 1904 di Aretusa di Riccardo Casalaina e del successo di Risurrezione di Franco Alfano diretta da Tullio Serafin, nel 1905 di Giovanni Gallurese di Italo Montemezzi e di Danze piemontesi sopra temi popolari di Leone Sinigaglia dirette da Toscanini, nel 1906 Velda di Leopoldo Cassone con Angelo Gamba ed Il Battista di Giocondo Fino, nel 1914 Sinfonia del fuoco di Ildebrando Pizzetti diretta da Manlio Mazza, nel 1927 La fata Malerba di Vittorio Gui con Conchita Supervia e Francesco Dominici, nel 1929 Via Crucis D. N. Iesu Christi di Fino, nel 1938 Cleopatra di Armando La Rosa Parodi e nel 1940 Basta con gli uomini! di Giancarlo Colombini. In seguito alla perdita del vicino Teatro di Torino a causa dei bombardamenti del 1942, l'Orchestra Sinfonica Nazionale si trovò orfana della propria sede. La RAI, quindi, acquistò il Teatro Vittorio nel 1952 affidando il progetto di ristrutturazione ad Aldo Morbelli, che coordinò un gruppo di architetti, tra cui Carlo Mollino, autore della successiva ricostruzione del Teatro Regio. Le nuove esigenze portarono ad ampliare l'ingresso e la biglietteria, mentre per la sala si migliorò l'acustica, la visibilità del palcoscenico e del boccascena, allargandolo di quasi sei metri. Si dotò la sala anche di un completo impianto di registrazione audio/video e si posizionò il grande organo a canne sul fondo della scena. Il nuovo Auditorium Rai venne inaugurato il 16 dicembre del 1952 con un concerto diretto dal maestro Mario Rossi con una selezione di brani di Stravinskij, Mozart, Rossini e Beethoven. Nel 2005 la sala è stata nuovamente oggetto di una ristrutturazione, inaugurata il 19 gennaio 2006 con la Sinfonia n. 2 di Gustav Mahler, diretta dal maestro Rafael Frühbeck de Burgos e interpretata dal soprano Elizabeth Norberg-Schultz. L'Auditorium Rai continua a essere sede di stagioni sinfoniche di riferimento per il panorama culturale locale e nazionale, nonché luogo di registrazione o di presa diretta di sinfonie e concerti trasmessi dai canali radio della RAI. Nel 2007, in occasione del cinquantesimo anniversario dalla scomparsa, l'auditorium è stato intitolato alla memoria di Arturo Toscanini. Nel 2019 l'auditorium è stato nuovamente ristrutturato e aggiornato, interessando prevalentemente l'area della platea e il foyer, in cui è stato installato un nuovo sistema d'illuminazione. La struttura è caratterizzata da una sobria facciata bicolore con la parte sommitale in pietra chiara e il basamento rivestito in pietra scura, con ingressi laterali su via Rossini e quello principale sul piazzale antistante. Delle grandi finestre quadrangolari scandiscono la parte superiore che si innalza per tre piani al di sopra della copertura aggettante che reca la scritta "AUDITORIUM RAI". Il foyer è ampio ma sobrio e si sviluppa rettangolarmente, accanto alla sala, da cui si accede dalle porte laterali e da quelle retrostanti, sul lato sinistro dell'edificio. La sala emiciclica è caratterizzata dalla forma a ferro di cavallo con un'ampia platea di poltrone in velluto rosso e due ordini di palchi; il primo ordine ospitava anche due postazioni di videoripresa aggettanti rispetto al limitare del parapetto, che tuttavia sono state rimosse nell'ultima ristrutturazione del 2019. Il boccascena ospita il golfo mistico che risulta ribassato rispetto al piano del palcoscenico, sulla cui parete di fondo trova posto il coro, posizionato su cinque file, e l'organo a canne. Il grande organo da concerto venne realizzato dalla ditta organaria Tamburini nel 1953 e dotato di una consolle a 4 tastiere collegata con una trasmissione elettrica ai corpi sonori. In concomitanza con i recenti lavori di ristrutturazione, lo strumento è stato integralmente smontato, quindi restaurato nel 2005 dalla ditta Ruffatti (Albignasego, PD): tuttavia, al termine dell'intervento non è più stato possibile ricollocarlo, in quanto la ristrutturazione architettonica dei locali ha ridotto lo spazio a disposizione, ingombrandolo con tubazioni dell'aria condizionata. Il restauratore Ruffatti aveva fatto presente per tempo le esigenze degli ingombri, ma i lavori non ne hanno tenuto conto, e la dirigenza RAI ha disposto che venissero rimontate solo le canne mute di facciata che continuano a campeggiare con una funzione esclusivamente scenografica. Il resto dell'organo giace smontato in un magazzino. Centro di produzione Rai di Torino Orchestra sinfonica nazionale della RAI Rai Auditorium Gianni Agnelli Teatro di Torino Teatro Regio (Torino) Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Auditorium Rai di Torino Sito ufficiale, su orchestrasinfonica.rai.it. La morte dell'organo "Tamburini" della RAI di Torino!, su organieorganisti.it.