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AEMuseum

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AEMuseum è un museo d'impresa dedicato all'Aem, azienda energetica milanese oggi assorbita da A2A. Si trova nella Casa dell'Energia e dell'Ambiente, una sottostazione elettrica le cui officine meccaniche, ormai non più necessarie, sono state svuotate e dedicate all'attività didattica della fondazione. Il museo è visitabile gratuitamente e su prenotazione, tranne in specifiche giornate in cui è aperto al pubblico liberamente.

Estratto dall'articolo di Wikipedia AEMuseum (Licenza: CC BY-SA 3.0, Autori).

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Via Giovanni de Alessandri, Milano Municipio 7

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Chiesa di San Francesco d'Assisi al Fopponino

La chiesa di San Francesco d'Assisi al Fopponino è una chiesa parrocchiale di moderna costruzione che si trova a Milano in via Paolo Giovio, nei pressi di piazzale Aquileia, nel territorio del Decanato di Porta Vercellina. Terminata nel 1964 su disegno dell'architetto Gio Ponti, sorge su un'area precedentemente occupata dal Fopponino di Porta Vercellina, cimitero aperto nell'anno 1576 durante la grande peste di San Carlo e soppresso nel 1895. La storia di questo edificio è strettamente legata al vecchio fopponino il cui ricordo è infatti mantenuto nella dedica e la cui vecchia chiesetta secentesca dei "Santi Giovanni e Carlo" o "Giovannino alla Paglia" non era più sufficiente a servire i numerosi abitanti della zona. Per questo motivo nel luglio del 1959 venne commissionata, nell'ambito del programma Ventidue chiese per ventidue concili contenuto nel Concilio Vaticano II, l'erezione di una nuova parrocchiale il cui primo progetto, che non ebbe però seguito, venne affidato all'architetto Giovanni Muzio. La progettazione della nuova chiesa venne quindi affidata nel 1961 al celeberrimo architetto Gio Ponti, già autore del Grattacielo Pirelli di Milano nel 1960 e di cui infatti si possono trovare numerose citazioni stilistiche anche nella nuova chiesa. L'opera di insieme, edificio e arredo liturgico, venne realizzata in stretta collaborazione con la Scuola Beato Angelico e don Marco Melzi, amico di Gio Ponti. La costruzione ha pianta esagonale asimmetrica e facciata sulla via Paolo Giovio e risulta stretta fra le facciate di altri due edifici religiosi attigui anch'essi opera del Ponti e che creano una sorta di palcoscenico aperto sulla medesima via. Nella facciata sono ricavate otto aperture, o finestre, a forma di diamante allungato verticalmente attraverso le quali si vede il cielo e che conferiscono leggerezza alla facciata intera. La medesima forma di diamante viene riproposta in tre ampie aperture centrali, poste sopra l'ingresso, decorate da vetrate realizzate negli anni '70 dal pittore Cristoforo De Amicis. L'ampia rampa di accesso che porta all'ingresso anticipa quanto verrà poi realizzato anche nella chiesa dell'Ospedale San Carlo di Milano del 1966. Molte le opere d'arte contenute nella chiesa: in particolare è da segnalare la grande pala absidale del pittore Francesco Tabusso dal titolo "Il Cantico delle Creature". La tela, la più grande pala d'altare del ‘900 di dimensioni di 12x8 metri, fu realizzata in due parti come le pagine aperte di un libro. Il grande bosco e l'acqua che scorre fanno da contorno alle figure di San Francesco e Santa Chiara. L'opera sarà completata successivamente con 8 trittici che a partire dalla parete sinistra e lungo tutto il perimetro della chiesa illustrano con episodi della vita di San Francesco il testo della Preghiera semplice, attribuita al Santo di Assisi. Alla Chiesa di San Francesco viene donato nel 1978, dopo essere stato esposto nel '76 alla Galleria Gian Ferrari, il "Presepe degli artisti" che Tabusso realizza insieme a Gloria Argeles, Giacomo Soffiantino, Francesco Casorati, Nino Aimone, Giorgio Ramella, Riccardo Cordero e Bruno Grassi. Documentazione 1950-1960, in Fede e Arte, n. 10, PCCASI, 1962, pp. 226-271. Nuove chiese a Milano, in Nuove Chiese, n. 2, Milano, a cura dell'Arcivescovado di Milano, 1968, p. 34. Gian Carlo Bojani, Claudio Piersanti, Rita Rava (a cura di), Gio Ponti. Ceramiche e architettura, Firenze, Centro Di, 1987, pp. 127-131, ISBN 88-7038-129-3. L. Bracchi, Il poeta delle vetrate, in Diocesi di Milano, n. 5, Milano, Società editrice Il Duomo, 1965, pp. 255-259. S. P. Caligaris, Intorni di edilizia religiosa. La chiesa dei Santi Giovanni e Carlo al Fopponino e la nuova parrocchiale di San Francesco d'Assisi a Milano, in Arte Cristiana, n. 6, Milano, a cura della Scuola Beato Angelico, 1966, pp. 177-186. L. Castoldi, Una chiesa di Gio Ponti architetto, in Nuove Chiese, n. 2, Milano, a cura dell'Arcivescovado di Milano, 1968, pp. 17-27. A. Coccia, La scultura nelle nuove chiese, in Nuove Chiese, n° 1-bis, Milano, a cura dell'Arcivescovado di Milano, 1967, p. 25. Cecilia De Carli, Arte Cristiana, n. 696, Milano, a cura della Scuola Beato Angelico, 1983, p. 182. Cecilia De Carli (a cura di), Le nuove chiese della diocesi di Milano. 1945-1993, Milano, Edizioni Vita e Pensiero, 1994, p. 163, ISBN 88-343-3666-6. Maria Teresa Fiorio, Le chiese di Milano, Milano, Electa, 1985, pp. 362-363, ISBN non esistente. Cleto Gnech (a cura di), Ventidue chiese per ventidue concili, Milano, Comitato per le nuove chiese di Milano, 1969, pp. 79-83, ISBN non esistente. Fulvio Irace, Gio Ponti. La casa all'italiana, Milano, Electa, 1988, pp. 182-183, ISBN 88-435-2449-6. Lisa Licitra Ponti, Gio Ponti, l'opera, Milano, Edizioni Leonardo, 1990, pp. 218-219, 277, ISBN 88-355-0083-4. Giovanni Battista Montini, Tra le pareti di cristallo, in Le sue chiese, Milano, a cura del Comitato Nuove Chiese di Milano, 1964. Wolfango Pinardi, I Corpi Santi di Porta Vercellina a Milano, Milano, Arte Cristiana, 1966, ISBN non esistente. Wolfango Pinardi, Il Fopponino di Porta Vercellina, Milano, 1969, pp. 101-128, 141-160. Gio Ponti, La chiesa di San Francesco, in Il Fopponino, n. 4, 1961. Fopponino di Porta Vercellina Chiese di Milano Parrocchie dell'arcidiocesi di Milano Ventidue chiese per ventidue concili Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su chiesa di San Francesco d'Assisi al Fopponino Sito ufficiale, su fopponino.it. Chiesa di San Francesco d'Assisi al Fopponino, su BeWeB, Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana.

Cimitero di Porta Vercellina
Cimitero di Porta Vercellina

Il cimitero di Porta Vercellina, prima foppone di San Giovannino alla Paglia o fopponino di Porta Vercellina e infine cimitero di Porta Magenta, era un cimitero situato, allora extra moenia, a Milano con l'entrata principale sul piazzale Aquileia. Era uno dei cinque cimiteri cittadini collocati fuori dalle porte di Milano e soppressi negli anni successivi alle aperture del Monumentale e di Musocco. Costruito in piena epoca spagnola nel Ducato di Milano durante la terribile peste di San Carlo nel 1576 per accogliervi le sepolture dei primi appestati, fu chiuso alle nuove sepolture nel 1885 sotto la nuova amministrazione unitaria italiana e le ossa presenti traslate nel 1912 presso il Cimitero Maggiore. Deve il suo nome al sostantivo milanese "foppa" (buco, fossa e quindi per estensione cimitero) e alla sua posizione nel quartiere di Porta Vercellina, appena fuori dalle mura spagnole e sull'attuale piazzale Aquileia. Nella seconda grande pestilenza di Milano del 1630 il cimitero venne trasformato in lazzaretto con la costruzione di 730 capanne per appestati ma, a differenza di quanto accaduto con molti altri lazzaretti della città, il lazzaretto del Fopponino rimase attivo fino al 1895. Durante la peste del 1630 la donazione Crivelli mise a disposizione il denaro per la costruzione di una chiesa, tuttora esistente, che venne poi edificata nel 1662 e dedicata ai santi Giovanni Battista e Carlo Borromeo e a cui si faceva riferimento con il nome di chiesa di San Giovannino alla Paglia. Dal 1638, il cimitero copriva una piccola area fra il piazzale Aquileia e via San Michele del Carso, un'area ancora oggi ricordata semplicemente come Cimitero primitivo. È invece circa del 1640 la cappellina dei Morti che è ancora oggi ben visibile sull'angolo fra il piazzale Aquileia ed il viale San Michele del Carso e che risulta interessante per la tipica impostazione secentesca del culto dei morti: la cappella è infatti decorata da tre teschi (di cui uno andato perso) e provvista, oltre la grata che la chiude, di un piccolo ossario a terra contenente alcuni teschi appartenuti ai defunti della peste; sulla facciata campeggia, ancora ben leggibile, il memento mori che da quelle medesime ossa viene rivolto ai passanti a ricordare il destino che tutti ci accomuna: che suona come un duplice monito a non dimenticare la nostra condizione di mortali e a tenere vivo il ricordo e il culto dei morti attraverso la memoria e la preghiera. Nell'anno 1786, stando a quanto raccolto dal bibliotecario e storico cavalier Vincenzo Forcella nel suo Iscrizioni delle chiese e degli altri edifici di Milano dal secolo VIII ai giorni nostri del 1893, la chiesetta di San Giovannino alla Paglia, con riferimento alla paglia utilizzata per i giacigli su cui venivano ricoverati gli appestati, di fronte alla quale si estendeva il Fopponino, acquistò alcuni terreni retrostanti il cimitero primitivo al fine di ampliarlo; ampliamento effettuato nel 1787 e che arrivò a coprire parte delle odierne via Paolo Giovio e via Andrea Verga. Il nuovo cimitero venne ingrandito nella parte retrostante la chiesa, verso la campagna, e misurava 1,8 pertiche milanesi, ovvero circa 12 000 metri quadrati. La tradizione vuole che le prime due sepolture nel cimitero così rinnovato fossero di due nobildonne: Teresa Anguissola Tedeschi (1735-1788), maritata con Galeazzo Busca Arconati Visconti, e la veneta Maria Carolina dei Prioli (1708-1788). Nonostante tutto, le nuove dimensioni non arrivavano a soddisfare le ulteriori sepolture, non più adatte alla aumentata popolazione locale; nel 1825 fu deliberato un nuovo ampliamento che venne portato a termine attraverso l'acquisto di nuovi terreni nel 1827 e che raddoppiò l'area del foppone ad ovest, coprendo ulteriormente l'attuale via Andrea Verga e via Ercole Ferrario. Fra il 1808 ed il 1828, venne realizzato lungo la via San Michele del Carso un piccolo campo santo, annesso al cimitero medesimo, per l'inumazione dei cittadini milanesi di fede ebraica. Il nuovo cimitero del 1830 aveva aggiunto un nuovo viale di ingresso lungo 42 metri, ben visibile nella planimetria qui sotto allegata e che si dipartiva dalla destra della Cappelletta dei Morti (realizzata nel 1640) ancora visibile in loco, che andava a distanziarsi a 113 metri dalla più vicina lunetta dei Bastioni (area oggi occupata dal piazzale Aquileia che ha infatti mantenuto la forma geometrica della fortificazione spagnola), ben più lontano degli originali 38 metri che separavano l'ingresso della struttura del 1787. Così riposizionato e ampliato, il cimitero rimase in servizio fino al 1868, anno in cui fu chiuso all'inumazione dei morti provenienti dalla città e disponibile solamente per i cadaveri provenienti dall'extra moenia, ovvero dai Corpi Santi di Milano, l'unione amministrativa delle cascine e dei borghi agricoli che si trovavano attorno alla città di Milano, appena oltre i suoi Bastioni. Tuttavia nel 1875 il foppone venne riaperto anche al servizio della città e nel 1882 appare citato nella "Guida di Milano" di quell'anno come "cimitero sussidiario" del Mandamento di Porta Magenta con la dicitura "Cimitero di San Giovannino" e una superficie di 34 100 metri quadrati. Il Cimitero di San Giovannino di Porta Magenta venne definitivamente soppresso il 30 novembre 1895 e dal giorno successivo i cadaveri lì destinati vennero trasferiti al nuovo Cimitero Maggiore, concludendo una storia durata più di 300 anni. Nel settembre del 1958, scorporando il territorio dalle parrocchie di S. Pietro in Sala, di S. Maria del Rosario e di S. Vittore al Corpo, viene istituita la parrocchia di S. Francesco d'Assisi al Fopponino, il cui titolo modifica il precedente "SS. Giovanni Battista e Carlo al Fopponino" già della chiesetta lì esistente dal 1662. Nel 1964, su disegno di Giò Ponti venne quindi ultimata la chiesa di San Francesco d'Assisi al Fopponino, tuttora parrocchia della zona dell'antico cimitero. Nell'attività plurisecolare del cimitero molte personalità illustri vi trovarono riposo: una lapide sul vecchio muro del foppone, collocata nel 1970 dallo studioso Wolfango Pinardi, riporta che qui furono sepolti, fra gli altri: Angelo Fumagalli, abate ed erudito (1728-1804); Carlo Amoretti, scienziato (1741-1816) Giocondo Albertolli, architetto ticinese (1742-1839); Maria Maddalena Barioli, terziaria francescana delle Suore orsoline di San Carlo (1784-1865); Verginia Besozzi, fondatrice della Congregazione figlie di Betlem (1829-1855); Gaetano Bugatti, orientalista e prefetto della Biblioteca Ambrosiana (1745-1816); Pietro Mazzucchelli, prefetto della Biblioteca Ambrosiana (1762-1829); Luigi Canonica, celebre architetto (1765-1844); Giovanni Gherardini, librettista e lessicografo (1778-1861); Melchiorre Gioia, filosofo (1767-1829); Gaetano Matteo Monti, scultore (1776-1847); Giacomo Moraglia, architetto (1771-1860); Barnaba Oriani, astronomo e matematico (1752-1832); Carlo Salerio, missionario e fondatore dell'istituto Suore della riparazione (1827-1870); Alessandro Sanquirico, scenografo e pittore (1777-1849); Amatore Sciesa, patriota e martire del Risorgimento (1814-1851). Parrebbe però che l'autore della lapide sia caduto in errore per quanto riguarda le sepolture di Barnaba Oriani e di Melchiorre Gioia che risultano invece essere stati sepolti presso l'antico Cimitero della Mojazza così come testimoniato nel 1855, almeno per il Gioia, dallo storico e scrittore Ignazio Cantù che, nel suo "Milano, nei tempi antico, di mezzo e moderno: studiato nelle sue vie; passeggiate storiche" poteva scrivere: Altre sepolture illustri vengono citate sempre dal Cantù a pagina 28, dove lo storico segnala le tombe di: Padre Angelo Fumagalli, diplomatista ed ecclesiastico milanese, abate di Chiaravalle, (1728-1804); Antonio Mussi, erudito e orientalista, direttore della Biblioteca Ambrosiana (1751-1810); Baldassarre Oltrocchi, oblato di San Sepolcro (1714-1797); Luigi Bossi, storico e archivista (1758-1835). Nel cimitero venne sepolta anche Margherita Barezzi, prima moglie del compositore Giuseppe Verdi, che morì a Milano nel 1840. Dal 1990 una targa in loco la ricorda. Prima di lei, in una tomba attigua, era stato sepolto anche l'unico figlio maschio avuto dalla coppia, Icilio, morto ad un anno di età proprio mentre i genitori si trovavano a Milano. Tedeschi, Carlo, Origini e vicende dei cimiteri di Milano e del servizio mortuario, Milano, Giacomo Agnelli, 1899, ISBN non esistente. Ospitato su braidense.it. Pinardi, Wolfango, Il Fopponino di Porta Vercellina in Milano, monografia, Milano, Edizioni di "Arte Cristiana", 1969. URL consultato il 19 giugno 2014. Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Fopponino di Porta Vercellina

Chiesa di San Pietro in Sala
Chiesa di San Pietro in Sala

La chiesa di San Pietro in Sala è un luogo di culto cattolico di Milano, posta nella zona occidentale della città. È sede dell'omonima parrocchia, compresa nel decanato di San Siro-Sempione-Vercellina dell'arcidiocesi di Milano. Le prime attestazioni del borgo di Sala (un tempo separato dal nucleo della città) risalgono alla fine del X secolo (atto di vendita di fondi da Ferlinda, vedova di Benedetto Ronzone, nel luogo detto Sala e Felegazo, 29 agosto 970; in documenti successivi la località è detta Sala Rozonis e poi semplicemente Sala). La prima menzione di una chiesa è quella, reperita in alcuni documenti del 1028, di una cappella dedicata ai santi Michele e Pietro, consacrata dall'arcivescovo Ariberto da Intimiano. Nel settembre di quello stesso 1028 si registra la nascita di San Pietro in Sala per disposizione del canonico Ottone da Bezo, su un terreno di 3 jugiae (= 36 pertiche) di cui era usufruttuaria Raidruda, vedova di Gandolfo. Quest'ultima cedette la chiesa da lei stessa fatta costruire, e consacrata dal vescovo Ariberto da Intimiano, all'abate del monastero di Sant'Ambrogio insieme ai terreni circostanti, comprendenti anche una cascina ed un pozzo. Circa i motivi dell'intitolazione poco si sa, a parte il fatto che il padre di Gandolfo si chiamava Pietro. È intorno al 1100 che nascono le vicinantiae che presto evolveranno in "parrocchie", e San Pietro in Sala viene citata come parrocchia già in una bolla del papa Pasquale II del 14 febbraio 1102 ("Ecclesia sancti Petri, ubi dicitur a Sala, cum parochia sua"). In seguito la parrocchia sarà sempre così denominata, abbandonando l'altra intitolazione all'arcangelo Michele. Uno dei primi curati di San Pietro in Sala (se non il primo in assoluto) fu Teusprando noto da un documento del 1043. Sembra che la chiesa originale sorgesse sul lato della piazza opposto a quello dell'attuale edificio (nei documenti si dice che confinava, a ponente, con "la strada", ma non è chiaro se si parli della strada Vercellina, odierno corso Vercelli, o un'altra strada secondaria). Si trattava comunque di un piccolo edificio, destinato a servire gli abitanti delle case della Baitana - oggi via Belfiore - e delle Cassine de Biffis all'inizio dell'attuale via San Siro. Già nel 1141 essa venne riedificata, ad opera di Eriberto da Pasilvano, per contenere l'accresciuto numero di fedeli. Col passare del tempo, il borgo di Porta Vercellina si sviluppò portando alla nascita di numerose chiese e cappelle. Nel XV secolo tutte le chiese minori dipendenti dal monastero di Sant'Ambrogio (e tra esse anche San Pietro in Sala) vennero riunite come sussidiarie in un'unica parrocchia (di Sant'Agostino). Nel 1567 monsignor Ludovico Moneta compie una visita pastorale a San Pietro in Sala, su delega dell'arcivescovo, Carlo Borromeo. Dai documenti relativi a quella visita si apprende che all'epoca la chiesa serviva "16 focolari e circa 80 anime", e che il curato era don Bernardino de Bono. Il 1º aprile 1581, a seguito di reiterate istanze di abitanti della zona, San Pietro in Sala ridiventa parrocchia, con una giurisdizione su tutto il territorio all'esterno di Porta Vercellina. Per l'occasione viene avviata, ad opera verosimilmente di Martino Bassi, la costruzione di una nuova chiesa, più ampia (22 braccia x 14, con tre altari e un battistero), terminata nel giro di pochi anni. Dal 1582 ne fu parroco l'oblato don Gerolamo Broggi. Dopo alcuni lavori di ampliamento, iniziati l'8 luglio 1838, il 20 ottobre 1839 viene solennemente benedetta la chiesa rinnovata. Questi lavori, durati poco più di un anno, l'hanno resa tre volte più ampia della precedente. Nel 1889 la chiesa venne dotata di un organo di grande qualità, prodotto da Vittore Ermolli di Varese e collaudato positivamente dai maestri Michele Bianchi e Carlo Galli il 14 agosto di quell'anno. Nel corso del XX secolo la chiesa venne completamente ricostruita dall'Impresa di Costruzioni Magnaghi- Bassanini , architetto ing. Antonio Casati dandole l'aspetto odierno, mentre la parrocchia ha dato origine a diverse altre nuove parrocchie: Sacro Cuore alla Gagnola (1906) Santa Maria Segreta (1910) Santa Maria del Rosario (1919) Santi Nabore e Felice (1931) Santi Protaso e Gervaso (1933) San Benedetto ("Piccolo Cottolengo") (1953) Gesù Buon Pastore e San Matteo (1956) Corpus Domini (1956) Nel 1926 nella parrocchia esercitò il ruolo di educatore giovanile un giovane Carlo Gnocchi. Raffaele Bagnoli, La chiesa parrocchiale di San Pietro in Sala a Milano, Milano (s.n.), 1947. 33 p. : ill. ; 20 cm. Tullo Montanari, Dal Borgo delle Grazie a Porta Magenta, Milano, Consiglio di Zona 6 Comune di Milano, 1996, 168 pp. Andrea Strambio de Castilla, Giovanna Franco Repellini, Antonio Bassanini Costruttore del Novecento Vita e opere, Silvana Editoriale, 2020 Chiese di Milano Parrocchie dell'arcidiocesi di Milano Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su chiesa di San Pietro in Sala Sito ufficiale, su sanpietroinsala.it. Sito ufficiale oratorio San Pietro in Sala, su oratoriosanpietroinsala.com Lombardia Beni Culturali, su lombardiabeniculturali.it.

Teatro Nazionale (Milano)
Teatro Nazionale (Milano)

Il Teatro Nazionale è un teatro di Milano. Sito in via Giordano Rota al numero 1, nei pressi di piazza Piemonte, fu costruito negli anni 1920 per volere di Mauro Rota, gestore di sale cinematografiche, su un progetto dell'architetto Mario Borgato. Appartiene da allora alla medesima famiglia milanese. Fu inaugurato il 20 dicembre 1924 con La cena delle beffe (1908), poema drammatico di Sem Benelli. Riammodernato negli anni 1980 da Giordano Rota, con Roberto Rindi nel ruolo di impresario teatrale (ex direttore del Piccolo Teatro di Milano) si riconvertì lo spazio riprendendo la tradizione del teatro da anni interrotta a favore del cinema. Furono anni fervidi, che videro nella programmazione artisti che divennero famosi anche in tutta Europa, ma soprattutto, il Teatro Nazionale fu il primo a ospitare nuovamente in Italia il ballerino, star della danza, Rudolf Nureyev dopo anni di "esilio" forzato. Nel 2001 fu realizzata una parziale ristrutturazione durante la direzione artistica di Massimo Romeo Piparo e il teatro assunse la denominazione di Ventaglio Nazionale, presentando in cartellone musical dopo anni di prosa. Nel 2009 è stato completamente ristrutturato dalla multinazionale olandese dello spettacolo Stage Entertainment. Nel settembre è stato riaperto con l'originale nome "Teatro Nazionale". Tra le novità l'introduzione del modello tipico di Broadway, ovvero tenere in scena per almeno un'intera stagione uno stesso spettacolo. Nella ristrutturazione è ampliata la torre scenica per ospitare musical che necessitano di grandi macchinari per i cambi di scena e la capienza, portata a 1 500 posti. Rinnovato anche l'impianto sonoro. La ristrutturazione si è inserita in un rinnovamento urbanistico di piazza Piemonte, con la creazione di un'area verde ospitante tre sculture di Aligi Sassu e un parcheggio interrato. La via pedonale di fronte al teatro è stata intitolata a Giordano Rota, ex gestore del teatro. Come primo musical del teatro ristrutturato nella stagione 2009-2010 è stato proposto La bella e la bestia, nel 2010-2011 Mamma Mia!, nel 2011-2012 Sister Act e dal 18 ottobre 2012 La febbre del sabato sera. Nel 2018 Mary Poppins. Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Teatro Nazionale Sito ufficiale, su teatronazionale.it. (EN) Teatro Nazionale, su Structurae. Teatro Nazionale, su in-lombardia.it.