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Palazzo Barrile-Spinelli

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Palazzo Barrile Spinelli Trepuzzi
Palazzo Barrile Spinelli Trepuzzi

Il Palazzo Barrile-Spinelli è una residenza nobiliare situata nel comune di Trepuzzi, in provincia di Lecce.

Estratto dall'articolo di Wikipedia Palazzo Barrile-Spinelli (Licenza: CC BY-SA 3.0, Autori, Immagini).

Palazzo Barrile-Spinelli
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Palazzo Barrile-Spinelli

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Palazzo Barrile Spinelli Trepuzzi
Palazzo Barrile Spinelli Trepuzzi
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Luoghi vicini

Villa Convento
Villa Convento

Villa Convento (Cumentu o Lu Fieu o Noule Picciccu in dialetto salentino) è una frazione di 728 abitanti della provincia di Lecce divisa amministrativamente tra i comuni di Novoli e Lecce. Il paese prende il nome dall'antica presenza di un convento dei Domenicani, soppresso nel 1809. Dell'antica Contea di Lecce, fondata dai Normanni intorno al 1055, facevano parte il casale di Santa Maria de Novis (attuale Novoli) e il feudo di Nubilo o Novule o Noole (attuale Villa Convento). Questi territori seguirono le stesse sorti della Contea passando sotto i domini di Svevi, Angioini, Aragonesi e sotto il controllo delle varie famiglie feudatarie. Nel 1523 Paolo Mattei, già feudatario di Santa Maria de Novis, acquistò da Aurelia di Acaia, moglie di Giovanni Maria Guarino, il feudo di Nubilo o Novule, a quel tempo disabitato. Qui, nel 1551, Filippo I Mattei fece poi erigere un convento per i padri Domenicani e l'annessa chiesa di sant'Onofrio, favorendo in questo modo il popolamento (o il ripopolamento) del feudo. A causa della presenza di questo convento, l'antico casale di Nubilo (o Novule) iniziò a essere chiamato Sant'Onofrio (dal nome del santo cui era titolata la chiesa) oppure Convento (Cumentu), denominazione rimasta tuttora. Invece, il toponimo Novoli (Nòvule, Nòule) finì per identificare il vicino casale di Santa Maria de Novi. A seguito del decreto di soppressione degli ordini religiosi emanato dal Murat nel 1809, i Domenicani abbandonarono il podere di Villa Convento. Solo uno, fra i più di cinquecento frati, decise di permanere nel piccolo villaggio, un tale Frate Morgicchiu Pilu Niuru (Morgicchio dalla Barba Scura). Il religioso trascorse la sua vita contemplativa per svariati anni presso un'umile casupola situata nei poderi, oggi meglio noti come "Remote Terre te lu Patrunu". L'abitazione divenne presto meta di pellegrinaggi da parte dei numerosi fedeli salentini, che copiosi affluivano per ottenere grazie o benedizioni. Fra' Morgicchio vi rimase fino all'anno 1857 circa, quando in una nevosa mattina di gennaio partì in circostanze ignote. La leggenda vuole che ancora oggi lo si possa scorgere in quei luoghi, nelle eccezionali circostanze dei più rigidi e nevosi inverni salentini, nelle sembianze di un uomo col cappuccio, in estasi contemplativa dinanzi a uno spiedo scoppiettantante. Chiesa Madonna delle Grazie (S.S. Maria del Buon Consiglio) Villa Convento è posta sulla direttrice SP4 Novoli-Lecce, a tre chilometri da Novoli e a otto dal capoluogo salentino. Dal centro abitato si dipartono le vie provinciali SP8 Villa Convento-Arnesano e SP121 Villa Convento-Carmiano. Sagra della Puccia - Maggio Sagra te lu Puerciceddhru Pri Pri e te la Caddhrina Co Co - 15 agosto Festa di San Antonio Abate - ultima domenica di gennaio Festa di Maria S.S. del Buon Consiglio (con annessa Sagra te li Taraddhri cu lu pipe) - ultima domenica di aprile Festa te lu Idulu - novena di festeggiamenti in onore di Bacco Cumentinu, Dio del frutto della Vite, a cadenza bicentenale, nell'anniversario dell'erezione del tempietto lui dedicato, dislocato nelle remote "Terre te lu patrunu". Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Villa Convento Prolocodelsalento.it, su prolocosalento.it. URL consultato il 20 ottobre 2007 (archiviato dall'url originale il 10 dicembre 2007).

Surbo
Surbo

Surbo è un comune italiano di 14 517 abitanti della provincia di Lecce in Puglia. Situato nel Salento centrale, è un'enclave nel territorio della città capoluogo, dal cui centro dista 5 km in direzione nord. Comprende anche la zona di Giorgilorio, da cui dista 1,8 km. Fa parte del Gruppo di azione locale Valle della Cupa e del Parco del Negroamaro. Il territorio comunale, che occupa una superficie di 20,34 km² nella parte nord-orientale della provincia di Lecce, presenta una morfologia pianeggiante ed è compreso tra i 15 e i 52 metri sul livello del mare. È parte della Valle della Cupa, ossia di quella porzione di pianura salentina intorno al capoluogo caratterizzata da una grande depressione carsica. Nella vasta pianura attorno al paese si estendono grandi uliveti. Il territorio comunale di Surbo è interamente circondato da quello del comune di Lecce, del quale è pertanto un'enclave. Classificazione sismica: zona 4 (sismicità molto bassa), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003 Dal punto di vista meteorologico Surbo rientra nel territorio del Salento orientale che presenta un clima mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +10 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +36 °C. Le precipitazioni, frequenti in autunno ed in inverno, si attestano attorno ai 626 mm di pioggia/anno. La primavera e l'estate sono caratterizzate da lunghi periodi di siccità. Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del Salento orientale sono influenzati fortemente dal vento attraverso correnti fredde di origine balcanica (c.d. vento di Tramontana), oppure calde di origine africana (c.d. vento di Scirocco). Classificazione climatica di Surbo: Zona climatica: C Gradi giorno: 1 062 Secondo lo studioso Giovanni Alessio il toponimo Surbo deriverebbe dal greco bizantino Soùrbon, ad indicare la sorba, il frutto del sorbo che dovette essere pianta selvatica comune e diffusa nel territorio del paese: ad avvalorare questa tesi le origini greche dei monaci di Cerrate e di San Giorgio. Il nome di derivazione bizantina si lega quindi alle origini del casale, nato come propaggine dello stesso nucleo basiliano di San Giorgio. L'opinione diffusa che il nome derivi dal latino suburbium, cioè sub-urbe (sobborgo, periferia), ovvero sobborgo della città di Lecce, non trova fondamento. La vicinanza alla città di Lecce ha in effetti conferito naturalezza e fascino a tale etimologia; tuttavia, in epoca normanna, Surbo non era l’unico suburbium di Lecce: più vicino era il casale di Pettorano, nell'immediata periferia a nord-est della città. Per questa ragione alcuni storici tendono ad avvalorare la tesi dell'origine bizantina. Di origine medioevale, il feudo di Surbo è documentato per la prima volta in un diploma del normanno Tancredi d'Altavilla datato 1180, in cui il re cede terre e casali al monastero dei Santi Niccolò e Cataldo di Lecce. Tuttavia il territorio circostante fu abitato sin dall'antichità; i ritrovamenti di alcuni oggetti in bronzo (ora conservati presso il Museo nazionale archeologico di Taranto), risalenti alla prima metà del XII secolo a.C., testimonierebbero i contatti tra gli Iapigi e il mondo egeo. Nel 1190 il casale di Surbo, facente parte della contea di Lecce, viene ceduto da Tancredi alla zia Emma, badessa benedettina del convento di San Giovanni Evangelista in Lecce. Successivamente il potere laico della città di Lecce si rafforzò sempre di più e Surbo divenne feudo dei Sindaci di Lecce fino al XVI secolo. Costituì a tutti gli effetti un "casale de corpore" della città, dalla quale dipendeva amministrativamente ed economicamente.Dal 1528 si succedono vari feudatari: i Pirro delli Falconi, i Capece. Nel 1643 il feudo di Surbo passa al nobile napoletano Livio Pepe, che lo acquista direttamente dalla Regia Camera. Da questi, intorno alla metà del XVIII secolo, passa ai Severino conti di Pisignano e quindi nel 1757 viene acquistato da Giuseppe Romano di Brindisi. Nel 1805 subentra la famiglia Patrizi di Brindisi che governò solo per un anno; nel 1806 Giuseppe Bonaparte promulgò le leggi eversive della feudalità con le quali abolì il feudalesimo nel Regno di Napoli. Stemma Lo stemma è stato riconosciuto con D.P.C.M. dell'11 agosto 1952. Lo stemma comunale ha elementi simili a quello della Città di Lecce. Gonfalone Il gonfalone è stato concesso con D.P.R. del 6 ottobre 1953. Il primo impianto della Chiesa di Santa Maria del Popolo (Surbo) venne edificato tra XIII e XIV secolo, ma fu oggetto, nel corso dei secoli, di numerose trasformazioni volte ad allargarne la struttura. La facciata conserva gli archetti in stile romanico della fase più antica, interrotti in un angolo dalla torretta dell'orologio costruita nel 1586. Il portale cinquecentesco, delimitato da due colonne, presenta una mezzaluna con la raffigurazione della Madonna affiancata da figure oranti. Nel 1802, per iniziativa del sindaco Tommaso Mazzarella, l'originario rosone venne sostituito da un finestrone così come recita l'iscrizione posta sulla cornice dello stesso. Sul portale secondario di ingresso c'è una lunetta con il Cristo risorto che esce dal sepolcro.L'interno, a croce latina e a navata unica, è impreziosito da tredici altari, adorni con tele del Seicento e del Settecento e da un fonte battesimale seicentesco. Di particolare interesse è il cosiddetto Cappellone di Sant'Oronzo o Altare del Santissimo, opera seicentesca in stile barocco di Ambrogio Martinelli di Copertino e antico sepolcro della famiglia Pepe, Baroni di Surbo. L'altare, sormontato da una cupola, presenta un altorilievo in cartapesta raffigurante la Gloria di Sant'Oronzo, realizzato nel 1902 da Umberto Negro. Intorno, tra colonne tortili e putti, si dispongono raffigurazioni di sante con i simboli del loro martirio mentre sulla sommità dominano le statue della Beata Vergine, di San Francesco Saverio e di Sant'Antonio da Padova. A sinistra dell'altare è possibile ammirare ciò che resta della Cappella del Presepe con un affresco del Cinquecento raffigurante la Natività di Cristo. La chiesa di San Vito, in origine conosciuta con il titolo di San Salvatore, fu eretta nella prima metà del XVII secolo. La facciata è suddivisa in due ordini da una cornice a dentelli e termina con un timpano triangolare spezzato che accoglie la statua del Cristo benedicente. Gli ordini, spartiti in tre zone da lesene ioniche, sono movimentati da nicchie vuote. Il portale d'ingresso, posto in asse con il finestrone rettangolare dell'ordine superiore, reca un'iscrizione latina che ricorda la devozione verso il Salvatore che spinse la popolazione ad edificare la chiesa.L'interno è ad aula unica e si caratterizza per l'elaborato altare maggiore dedicato alla Trasfigurazione di Gesù. L'altare presenta un dipinto ovale con la raffigurazione del volto di Cristo, circondato da raggi solari, e della sua trasfigurazione, alla quale assistono gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni. Sul dipinto campeggia una scritta in latino dalla quale si evince la data di consacrazione della chiesa, il 1645, e la dedicazione. Tra le colonne dell'altare sono inserite le statue di Sant'Antonio da Padova e di San Domenico di Guzmán. Sulla parete destra è presente l'altare minore di San Vito.Dal 1891, nella chiesa ha sede la Confraternita delle Anime Sante del Purgatorio e Maria SS.ma del Monte Carmelo. Al 1892 risale la statua della Madonna del Carmine realizzata dal leccese Giuseppe Manzo (1849-1942). La chiesa di San Giuseppe, originariamente sotto il titolo della Natività della Beata Vergine, risale al XVII secolo e compare per la prima volta nella visita pastorale di Monsignor Luigi Pappacoda nel 1653. La facciata è inquadrata da due alte paraste e termina con un timpano triangolare spezzato. Gli unici elementi decorativi sono il portale d'ingresso e il finestrone rettangolare, entrambi architravati. L'interno si sviluppa ad aula unica, divisa in due campate con copertura voltata a spigolo. L'altare maggiore, dedicato alla Natività di Maria, fu realizzato nel 1661 da Ambrogio Martinelli. Al centro dell'altare, fra colonne tortili arricchite da elementi vegetali e zoomorfi dorati, è presente la tela raffigurante la Natività della Vergine con Sant'Anna. Sovrastano l'altare le statue di San Giuseppe (al centro), di Sant'Ignazio di Loyola e di San Bernardino da Siena (ai lati). Sulle pareti laterali della navata sono collocati gli altari dei Santi Cosma e Damiano e di San Giuseppe, di fattura successiva. La chiesa di Maria SS. di Loreto è databile ai primi anni del Seicento; una visita pastorale del vescovo Scipione Spina nel 1610 la menziona con il titolo di Santo Stefano. Nel corso dei secoli ha subito numerose modifiche, l'ultima delle quali negli anni cinquanta ne ha fortemente alterato l'originaria fisionomia. Presenta una sobria facciata, divisa in due ordini da una cornice dentellata. Il portale d'ingresso è fiancheggiato da due lesene corinzie che sorreggono l'architrave, mentre la finestra è decorata con volute e testine angeliche. L'interno è a due navate, divise da pilastri che sorreggono la volta a botte lunettata della navata maggiore. Un arco trionfale separa la navata dal presbiterio, che accoglie l'altare con la statua della Madonna di Loreto. Sulla parete destra è addossato l'altare del Cuore di Gesù, proveniente dalla chiesa di Chiesa di Santa Maria del Popolo (Surbo) e qui rimontato negli anni cinquanta del Novecento. Nella navata laterale vi sono gli altari di San Giuseppe da Copertino, di Santo Stefano e della Madonna Immacolata. Inoltre è conservato un seicentesco dipinto ad olio raffigurante un'icona della Madonna, vestita con manto blu e abito rosso decorato con fiori e ornamenti in oro, che tiene in braccio Gesù Bambino. La chiesa di San Pantaleone fu edificata nel 1887. Dal febbraio del 1897 è sede dell'omonima Confraternita. Presenta una semplice facciata, con portale affiancato da due nicchie contenenti le statue di San Pantaleone e dell'Immacolata. L'interno, ad aula unica, fu rimodernato in seguito al Concilio Vaticano II; venne eliminato l'altare maggiore in pietra leccese e sostituito con un crocifisso disposto su una lastra marmorea. La chiesa di Santa Maria d'Aurio è la testimonianza architettonica più antica del casale medievale di Aurìo, scomparso tra il XV e il XVI secolo. La chiesa, che ricade in territorio di Lecce, rappresenta il nucleo storico della nascita del casale che darà poi origine al paese di Surbo. Risale al XII secolo ed è in stile romanico. Presenta una facciata a capanna, decorata con un motivo ad archetti pensili che si ripetono anche lateralmente. Il portale è sormontato da una lunetta ed è fiancheggiato da due leoni stilofori, probabile basamento di un piccolo protiro. L'interno è ripartito in tre navate da otto colonne, di cui solo quattro portanti, con capitelli a motivo vegetale, su cui si impostano archi acuti. Rimangono deboli tracce di affreschi, in particolare i resti di una Madonna col Bambino databile agli inizi del XV secolo. Il palazzo baronale è adiacente alla chiesa di San Vito. Dell'originario edificio rimane solo un balcone sorretto da mensole con figure apotropaiche e lo stemma dei Pepe - Severino che sovrasta il portale d'ingresso. La Torre dei Cavallari è situata di fronte alla chiesa di Santa Maria d'Aurio; la strada che separa la torre dalla chiesa segna il confine tra il territorio comunale di Surbo e quello di Lecce. Fu realizzata nel XVI secolo e faceva parte del sistema difensivo che comprendeva le torri costiere e le masserie fortificate. Ha una forma cilindrica leggermente rastremata verso l'alto e termina con un ballatoio. Fu probabilmente sede di una guarnigione di guardie a cavallo (i "Cavallari") che avevano il compito di controllare il territorio dalle incursioni turche. Masseria Melcarne. Fu edificata tra la fine del XVI e i primi decenni del XVII secolo e si compone di una torre quadrangolare dotata di caditoie, intorno alla quale sono distribuiti gli ambienti destinati agli usi agricoli. Ai lati della torre sono presenti due piccole torri colombaie a pianta quadrata. Nel XVIII secolo, perduta l'originaria funzione difensiva, la torre fu arricchita con l'aggiunta di due balconi barocchi. Masseria Schiavelle. XVIII - XIX secolo Masseria Barrera. Il complesso masserizio è il risultato di due torri affiancate risalenti rispettivamente alla seconda metà del XV secolo e alla prima metà del Settecento. Entrambe le torri sono provviste di caditoie in corrispondenza di porte e finestre. Abitanti censiti Il Comune di Surbo è interessato da alcuni decenni da un notevole incremento di popolazione proveniente prevalentemente dal Comune di Lecce e causato dall'immediata vicinanza alla città. Al 31 dicembre 2017 a Surbo risultano residenti 337 cittadini stranieri. Le nazionalità principali sono: Senegal - 116 Romania - 46 Cina - 30 Il dialetto parlato a Surbo è il dialetto salentino nella sua variante centrale che corrisponde al dialetto leccese. Il dialetto salentino, appartenente alla famiglia delle lingue romanze e classificato nel gruppo meridionale estremo, si presenta carico di influenze riconducibili alle dominazioni e ai popoli stabilitisi in questi territori nei secoli: messapi, greci, romani, bizantini, longobardi, normanni, albanesi, francesi, spagnoli. Surbo fa parte dell'arcidiocesi di Lecce. Rientra nella vicaria e nell'unità pastorale di Squinzano. Le parrocchie presenti nel comune di Surbo sono 3: Chiesa di Santa Maria del Popolo (Surbo), Santa Lucia, Madonna della Fiducia (Giorgilorio). Nel comune di Surbo hanno sede tre Scuole dell'infanzia (una nella zona di Giorgilorio), due Scuole primarie (una in costruzione nella zona di Giorgilorio) e una scuola secondaria di primo grado. Tali scuole statali costituiscono due Istituzioni scolastiche autonome: - la Direzione didattica di Surbo "V. Ampolo" che comprende la scuola primaria e i due plessi di scuola dell'infanzia di Surbo (codice istituzionale LEEE081009); - l'Istituto comprensivo "Elisa springer" che comprende la scuola secondaria di primo grado di Surbo e la primaria e l'infanzia (codice istituzionale LEIC89900C). Sono presenti anche tre Scuole dell'infanzia private. L'economia di Surbo, prevalentemente agricola sino agli inizi degli anni settanta, ha trasformato radicalmente la sua fisionomia originaria. In passato era importante la produzione della calce, attività poi abbandonata. Con la nascita della zona industriale di Lecce-Surbo, si sono insediate numerose aziende. Nel 1973 ha aperto i battenti lo stabilimento Fiat-Cnh, specializzato nella produzione di macchine agricole e movimento terra. Il comune è interessato dalle seguenti direttrici stradali: Strada statale 613 Brindisi-Lecce Strada provinciale 44 Strada provinciale 45 Strada provinciale 92 Strada provinciale 93 Strada Provinciale 131 Strada provinciale 236 Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune. Hanno sede nel comune: la società di calcio F.C. Football Sporting Club Surbo che ha disputato campionati dilettantistici e la società di pallavolo Frimarc Sport Surbo. L. A. Montefusco, Le successioni feudali in Terra d'Otranto, Istituto Araldico salentino, Lecce, 1994 Proceedings of the Prehistoric Society, volume XXXVI. Università di Cambridge, dicembre 1970 Daniele Capone, Surbo, casale e territorio dal XII al XVII secolo, Lecce, 1995 Aldo Caputo, Surbo nel settecento attraverso l'Onciario e gli stati delle anime, Lecce 2002 Alessandro La Porta, Surbo, in «Paesi e figure del vecchio Salento», 1989 Salento Valle della Cupa Arcidiocesi di Lecce Enclave ed exclave in Italia Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Surbo Sito ufficiale, su comune.surbo.le.it.

Rione Riesci
Rione Riesci

Rione Riesci (Li Tufi in dialetto salentino) è un piccolo centro della provincia di Lecce, unica frazione di Arnesano. Secondo lo studioso vegliese Antonio Catamo il nome del paese deriverebbe dal termine dialettale "riecu", che significherebbe "ultimo". Si presume infatti che gli abitanti di questo paese fossero pastori latini che si stanziarono poco fuori dall'abitato di Arnesano. Forse gli abitanti di Arnesano attribuirono il nome di "rieci" agli ultimi arrivati, da cui Riesci. Per quanto riguarda invece l'origine della denominazione "Tufi", con cui si indica il rione nell'idioma locale, è da ricercarsi nelle numerose cave di pietra calcarenitica (abitualmente chiamata tufo, ancor oggi principale materiale da costruzione per l'edilizia), che si estendono a Nord della contrada. Importanti ritrovamenti archeologici testimoniano che il luogo dove sorge l'attuale paese era abitato fin dal neolitico. In particolare negli anni 60, è stata riportata alla luce una tomba risalente al 2400 a.C. circa con corredo funerario composto da tre vasi ed un piccolo idolo di pietra. Le prime notizie documentate risalgono, invece, al medioevo. Santuario della Madonna di Montevergine (XVII sec.) Cappella pozzo del Crocifisso (XV sec.) Aira circolare in pietra (XVIII sec.) Cappella di Sant'Antonio da Padova (XVIII sec.) Villa Grassi (XIX sec.) Festa di San Giovanni Battista Si racconta che nei primi anni del 900 un abitante del rione mentre costruiva la sua casa, fu miracolosamente salvato dopo un improvviso crollo della struttura, che avvenne il 24 giugno, festa della natività di San Giovanni Battista. Da allora si festeggia sempre nella settimana del 31 agosto, festività della decapitazione del Santo. La via principale del rione, Via Dante, lunga circa 1 chilometro è la via più lunga di Arnesano. All'interno dei Riesci (a est) esiste un piccolo isolato che può considerarsi a sua volta un piccolo rione conosciuto come "li tufi ecchi" (I riesci vecchi) La vecchia scuola elementare è sede della protezione civile. L'idolo di pietra risalente al neolitico e rinvenuto durante gli scavi effettuati presso un'abitazione negli anni 60 è conservato nel Museo Archeologico di Taranto. Villaggio neolitico di Riesci, su salogentis.it.

Chiesa di Santa Maria del Popolo (Surbo)
Chiesa di Santa Maria del Popolo (Surbo)

La chiesa di Santa Maria del Popolo a Surbo è un edificio religioso che risale presumibilmente al XII - XIII secolo, costruito con molta probabilità riutilizzando un piccolo impianto più antico. Si può riconoscere il resto dell'impianto antico negli archetti orientaleggianti vicino alla porta di ingresso laterale, mentre la chiesa romanica si riconosce nella centinatura ad archetti della facciata che continua poi per un tratto sia sul lato destro che sul sinistro. Nel corso dei secoli la chiesa ha avuto numerose aggiunte e modifiche. Oggi è formata da una navata centrale, con braccio trasversale che le conferisce la forma di croce latina. Sia nella parte posteriore del transetto che nel lato sinistro del braccio trasversale della croce sono visibili le caditoie o “petrere”. Questi elementi difensivi, in genere posti in corrispondenza di porte e finestre, furono “accessori” comuni per molti edifici, anche religiosi, dalla fine del Quattrocento fino al Settecento. Il portale principale della chiesa, rifatto nel XVI secolo è fiancheggiato da due colonne circondate da una decorazione floreale; le colonne sorreggono una lunetta ad arco con al centro la Madonna circondata da figure che recano in mano dei ceri; lo schema decorativo lo fa attribuire allo scultore e architetto leccese Gabriele Riccardi. La facciata della chiesa sul lato destro ha la decorazione con gli archetti interrotta dalla torretta dell'orologio, che fu costruita “PUBBLICI COMMODITATIS”, cioè per l'utilità della comunità, nel 1586. La torretta è sormontata da due figure di “servi battitori”. Attualmente nella chiesa Santa Maria del Popolo ci sono tredici altari, compreso l'altare maggiore. L'altare di San Francesco d'Assisi ha una tela di grandi dimensioni dipinta da Donato Antonio D'Orlando. L'altare di Sant'Antonio di Padova è di stile barocco. Il cappellone di sant'Oronzo, (detto anche altare del Santissimo), fu edificato nella seconda metà del XVII secolo; l'altare barocco è opera di Ambrogio Martinelli da Copertino. In questa cappella i Pepe, baroni di Surbo, fecero costruire il loro sepolcro. Sul lato sinistro dell'altare dedicato a Sant'Oronzo, si può vedere ciò che è rimasto della cappella del Presepe (risalente alla fine del 1500). L'altare dell'Assunta, ha una grande tela che raffigura la Madonna, di autore ignoto. Sull'altare di San Domenico di Guzman c'è una tela opera di Donato Antonio D'Orlando. L'altare della Natività di Cristo, settecentesco, ha una tela con la raffigurazione dell’Adorazione dei pastori. L'altare della Madonna del Carmine ha una tela attribuita a Donato Antonio D'Orlando. L'altare maggiore, che ha subito più vistosi rifacimenti nel corso dei secoli, ha la mensa originale risalente al Seicento; dietro in alto, è posta la statua in pietra della Beata Vergine Maria con Gesù bambino, che risale anch'essa ai primi anni del Seicento. Sotto la statua vi è la tela della seconda metà del XVII secolo raffigurante Sant'Oronzo, della scuola di Giovanni Andrea Coppola. L'altare di San Carlo Borromeo ha una tela di Giovanni Domenico Catalano. L'altare del SS.mo Crocifisso, ha la statua in legno del Crocifisso attribuita a Vespasiano Genoino, mentre il Cristo morto ospitato nella parte inferiore dell'altare è di Diego Villeros. L'altare della Natività della Vergine, detto anche di Sant'Anna ha una grande tela del Seicento recentemente attribuita ad Oronzo Tiso. L'altare dell'Immacolata Concezione ha una grande tela attribuita a Donato Antonio D'Orlando. L'altare di Santa Lucia, ha un dipinto di don Oreste Paladini. Vicino a quest'ultimo altare c'è il fonte battesimale risalente al Seicento. La chiesa ospita anche diverse statue, alcune in pietra, altre in cartapesta; queste ultime sono del Caretta, del Manzo, del Guacci, ecc. Nel 1988 la Sovrintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici ha fatto restaurare e ripulire la chiesa da orpelli poco in tono con lo stile barocco. https://web.archive.org/web/20121029104116/http://www.santamariadelpopolosurbo.it//storia.php Surbo Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su chiesa di Santa Maria del Popolo