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Trepuzzi

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Villa Convento
Villa Convento

Villa Convento (Cumentu o Lu Fieu o Noule Picciccu in dialetto salentino) è una frazione di 728 abitanti della provincia di Lecce divisa amministrativamente tra i comuni di Novoli e Lecce. Il paese prende il nome dall'antica presenza di un convento dei Domenicani, soppresso nel 1809. Dell'antica Contea di Lecce, fondata dai Normanni intorno al 1055, facevano parte il casale di Santa Maria de Novis (attuale Novoli) e il feudo di Nubilo o Novule o Noole (attuale Villa Convento). Questi territori seguirono le stesse sorti della Contea passando sotto i domini di Svevi, Angioini, Aragonesi e sotto il controllo delle varie famiglie feudatarie. Nel 1523 Paolo Mattei, già feudatario di Santa Maria de Novis, acquistò da Aurelia di Acaia, moglie di Giovanni Maria Guarino, il feudo di Nubilo o Novule, a quel tempo disabitato. Qui, nel 1551, Filippo I Mattei fece poi erigere un convento per i padri Domenicani e l'annessa chiesa di sant'Onofrio, favorendo in questo modo il popolamento (o il ripopolamento) del feudo. A causa della presenza di questo convento, l'antico casale di Nubilo (o Novule) iniziò a essere chiamato Sant'Onofrio (dal nome del santo cui era titolata la chiesa) oppure Convento (Cumentu), denominazione rimasta tuttora. Invece, il toponimo Novoli (Nòvule, Nòule) finì per identificare il vicino casale di Santa Maria de Novi. A seguito del decreto di soppressione degli ordini religiosi emanato dal Murat nel 1809, i Domenicani abbandonarono il podere di Villa Convento. Solo uno, fra i più di cinquecento frati, decise di permanere nel piccolo villaggio, un tale Frate Morgicchiu Pilu Niuru (Morgicchio dalla Barba Scura). Il religioso trascorse la sua vita contemplativa per svariati anni presso un'umile casupola situata nei poderi, oggi meglio noti come "Remote Terre te lu Patrunu". L'abitazione divenne presto meta di pellegrinaggi da parte dei numerosi fedeli salentini, che copiosi affluivano per ottenere grazie o benedizioni. Fra' Morgicchio vi rimase fino all'anno 1857 circa, quando in una nevosa mattina di gennaio partì in circostanze ignote. La leggenda vuole che ancora oggi lo si possa scorgere in quei luoghi, nelle eccezionali circostanze dei più rigidi e nevosi inverni salentini, nelle sembianze di un uomo col cappuccio, in estasi contemplativa dinanzi a uno spiedo scoppiettantante. Chiesa Madonna delle Grazie (S.S. Maria del Buon Consiglio) Villa Convento è posta sulla direttrice SP4 Novoli-Lecce, a tre chilometri da Novoli e a otto dal capoluogo salentino. Dal centro abitato si dipartono le vie provinciali SP8 Villa Convento-Arnesano e SP121 Villa Convento-Carmiano. Sagra della Puccia - Maggio Sagra te lu Puerciceddhru Pri Pri e te la Caddhrina Co Co - 15 agosto Festa di San Antonio Abate - ultima domenica di gennaio Festa di Maria S.S. del Buon Consiglio (con annessa Sagra te li Taraddhri cu lu pipe) - ultima domenica di aprile Festa te lu Idulu - novena di festeggiamenti in onore di Bacco Cumentinu, Dio del frutto della Vite, a cadenza bicentenale, nell'anniversario dell'erezione del tempietto lui dedicato, dislocato nelle remote "Terre te lu patrunu". Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Villa Convento Prolocodelsalento.it, su prolocosalento.it. URL consultato il 20 ottobre 2007 (archiviato dall'url originale il 10 dicembre 2007).

Arnesano
Arnesano

Arnesano (Arnisanu in dialetto salentino) è un comune italiano di 3 926 abitanti della provincia di Lecce in Puglia. Situato nel nord Salento, comprende anche il centro abitato di Riesci, distante 600 m in direzione ovest. È un comune dell'hinterland leccese e geograficamente appartiene alla Valle della Cupa. Arnesano è un comune del nord Salento distante 7 km dal capoluogo provinciale. Sorge nella Valle della Cupa, una delle depressioni più evidenti del Tavoliere di Lecce (32 m s.l.m.). Il territorio comunale, esteso complessivamente per 13,47 km², confina a nord con i comuni di Carmiano e Novoli, ad est con il comune di Lecce, a sud con i comuni di Monteroni di Lecce e Copertino e ad ovest con il comune di Leverano. Classificazione sismica: zona 4 (sismicità molto bassa), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003 Dal punto di vista meteorologico Arnesano rientra nel territorio del Salento orientale che presenta un clima mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +9 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +24,7 °C. Le precipitazioni, frequenti in autunno ed in inverno, si attestano attorno ai 626 mm di pioggia/anno. La primavera e l'estate sono caratterizzate da lunghi periodi di siccità.Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del Salento orientale sono influenzati fortemente dal vento attraverso correnti fredde di origine balcanica, oppure calde di origine africana. Classificazione climatica di Arnesano: Zona climatica: C Gradi giorno: 1052 Molto probabilmente il toponimo deriva da "arna", che significherebbe concavità, depressione proprio in relazione alla peculiare morfologia del territorio. La radice arna è individuabile nel toponimo messapico "arnises", termine che esprime il concetto di concavità. Il territorio di Arnesano ospitò sin dall'antichità un piccolo insediamento urbano. Ciò è testimoniato dal rinvenimento, nel Rione Riesci, di una sepoltura del tardo Neolitico, databile al 2400 a.C., con corredo funebre costituito da tre vasi e da un piccolo idolo di pietra. Tuttavia, la nascita del primo agglomerato urbano risale al X secolo e il suo reale sviluppo avvenne tra il XIII e il XIV secolo. Dopo il periodo romano e bizantino, di cui non rimangono tracce degne di nota, Arnesano venne conquistata dai Normanni i quali, con la costruzione di una serie di casali, contribuirono alla crescita dell'economia e del numero di abitanti. Nel XII secolo si cita per la prima volta in un documento il casale di Arnesano come appartenente alla Contea di Lecce. Nel 1276 era feudatario di Arnesano il signore Landolfo Caracciolo; dopo la sua morte il feudo passò al suo primogenito e poi al re Ferdinando I, che, nel 1464, lo consegnò al console Antonio Guidano. Nel 1489 fu ceduto a Mariotto Corso, a cui seguirono la famiglia Bozzi-Corso, che governarono fino al 1613, anno in cui il feudo fu acquistato dalla famiglia leccese dei Marescallo. I Prato e i Bernardini furono gli ultimi feudatari di Arnesano. Lo stemma e il gonfalone del comune di Arnesano sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 6 giugno 1988. Nello statuto comunale è riportata la data di concessione del D.P.C.M. n. 385 del 14 luglio 1988. Descrizione araldica dello stemma: Il gonfalone è un drappo partito di giallo e di rosso. La chiesa madre, dedicata a Maria Santissima Assunta, esisteva già nel 1581 con il titolo di Santa Maria delle Grazie. Venne riedificata nel Seicento e subì numerosi rifacimenti nel XVIII secolo. A questo secolo risale la costruzione del campanile a torre con tre ordini. Presenta un sobrio prospetto a due ordini, con tre portali d'accesso. L'interno, pregevole espressione del barocco salentino, custodisce altari in pietra leccese finemente scolpiti databili alla prima metà del Settecento. Del 1750 è l'altare del SS. Crocifisso, fatto erigere dalla famiglia Prato, feudatari di Arnesano. L'altare ospita in una nicchia la statua in cartapesta di Gesù Crocifisso, opera di Pietro Surgente (fine XVIII secolo). Sulla cantoria in controfacciata è presente un organo a canne costruito nel 1933 e restaurato nel 2019. Della struttura originaria resta un altorilievo con la scena della Pietà posto sull'attuale lato destro della chiesa. La chiesa di Sant'Antonio Abate fu edificata nel XVII secolo. Viene citata per la prima volta nel 1640 durante la visita pastorale del vescovo Pappacoda. Venne ricostruita in stile barocco nel 1744 dall'Universitas. Presenta un semplice prospetto spartito da paraste e un interno ad aula unica. La chiesa dell'Annunziata sorge nel nucleo antico del paese. Fu edificata nel XVI secolo sulle fondamente di una struttura risalente al periodo medievale (XII-XIII secolo). Conosciuta anche sotto il titolo di Sant'Antonio da Padova, presenta arcate a tutto sesto nella navata sinistra e nell'arco centrale. L'interno conserva l'altare maggiore della metà del Cinquecento, opera di Gabrielle Riccardi. Di notevole importanza artistica è l'altare con la tela dell'Annunciazione (XVII secolo). L'edificio è dotato esternamente di una torretta del 1770, con funzione di orologio pubblico. La chiesa di Sant'Antonio da Padova fu costruita intorno al 1676 dal leccese Carlo Antonio Brillo nei pressi dell'omonima masseria ubicata nelle campagne del paese. Dalle visite pastorali dell'epoca si evince che già nel 1685 si festeggiava sant'Antonio di Padova e la domenica successiva al 13 giugno si lucravano indulgenze. All'interno vi è un solo altare con la statua lapidea del Santo. Sopra il tetto si elevano i resti di un piccolo campanile a vela. La piccola cappella dell'Asilo Bernardini, venne edificata nel 1912, quando Teresa e Giulia dei marchesi Bernardini decisero di fondare la prima istituzione per l'educazione dei fanciulli di Arnesano. La cappella custodisce quattro grandi tele settecentesche raffiguranti il Gigante Golia, Mosè salvato dalle acque, Giuditta e Agar nel deserto, tutte opere del pittore Serafino Elmo. Le tele provenivano dalla collezione di quadri del Palazzo Marchesale. Il palazzo marchesale, costruito dalla famiglia Marescallo nel XVII secolo, fu modificato e ampliato nel 1684 dal feudatario Prato. A lui si deve l'attuale fisionomia della struttura. In origine, prima della costruzione del palazzo, esisteva una fortezza della quale resta solo una torre che controllava una delle porte di accesso al centro storico, Porta Rande. L'edificio ospitò sino al 1802 una preziosa quadreria. Infatti, in seguito a un fenomeno tellurico che causò il crollo di alcune stanze del palazzo, la collezione di dipinti fu in parte distrutta e in parte trasportata a Venezia, Roma e Napoli presso le dimore signorili di amici del marchese Nicolò Prato. Le uniche tele rimaste ad Arnesano sono le quattro presenti nella cappella dell'Asilo Bernardini. Palazzo Guarini è una struttura cinquecentesca, voluta dal nobil uomo Selvaggio Guarini, che fu sindaco della città di Lecce tra il 1575 e il 1576. Originariamente il palazzo, come si evince da una descrizione del 1670, doveva essere costituito da una casa a corte con camera, stalla e forno. Successivamente, con la costruzione del piano superiore, il piano terra fu adibito a magazzino e a deposito. Esternamente è caratterizzato da un ampio portale sormontato da uno scudo araldico su cui sono impressi quattro stemmi: due volte quello dei Guarini, in quanto Selvaggio sposò la cugina Cardonia Guarini; quello della famiglia Tafuri (madre di Selvaggio) e quello della famiglia Francone (madre di Cardonia). Masseria Boci Masseria Brillo Masseria Carretti Masseria Palombaro L'Idoletto, risalente al 2400 a.C., costituisce il più importante reperto archeologico rinvenuto nel territorio di Arnesano. L'Idoletto è una statuina in pietra calcarea che rappresenta una figura di donna con la testa di civetta. Fu recuperata in una tomba dell'età tardo-neolitica contenente anche alcuni vasi. Abitanti censiti Al 31 dicembre 2020 ad Arnesano risultano residenti 147 cittadini stranieri. Le nazionalità principali sono: Bulgaria - 25 Senegal - 22 Il dialetto parlato ad Arnesano è il dialetto salentino nella sua variante centrale che corrisponde al dialetto leccese. Il dialetto salentino, appartenente alla famiglia delle lingue romanze e classificato nel gruppo meridionale estremo, si presenta carico di influenze riconducibili alle dominazioni e ai popoli stabilitisi in questi territori nei secoli: messapi, greci, romani, bizantini, longobardi, normanni, albanesi, francesi, spagnoli. Festa della Madonna di Montevergine - lunedì di Pasquetta Festa Patronale di Gesù Crocifisso - prima domenica di luglio Festa della Madonna Assunta - terza domenica di ottobre Festa di San Giovanni Battista (protettore del Rione Riesci) - fine agosto I collegamenti stradali principali sono rappresentati da: Strada statale 694 Tangenziale Ovest di Lecce uscita per Monteroni di Lecce. Il centro è anche raggiungibile dalle strade provinciali interne SP7 Arnesano-Lecce, SP8 Arnesano-Novoli, SP12 Arnesano-Carmiano, SP119 Arnesano-Monteroni di Lecce-Leverano. Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune. L'A.S.D.G.S. Ciclistica Arnesano nasce il 2 maggio 2005 da un'idea di cinque soci fondatori e partecipa attivamente all'organizzazione della tradizionale Arnesano in Bici, con la collaborazione del Comune di Arnesano. Notevoli risultati furono raggiunti negli anni ottanta nel pattinaggio a rotelle su pista. Lucio Giovanni Cappello, Tra le mura di Arnesano, Ed. Congedo, 1995. Luigi Paolo Pati, Il villaggio neolitico di Riesci. Le prime esperienze agricole nel bacino alluvionale della Cupa, Kollemata, 2006. Città di Lecce Hospital Salento Valle della Cupa Rione Riesci Arcidiocesi di Lecce Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Arnesano Sito ufficiale, su comune.arnesano.le.it. Arnesano, su sapere.it, De Agostini.

Rione Riesci
Rione Riesci

Rione Riesci (Li Tufi in dialetto salentino) è un piccolo centro della provincia di Lecce, unica frazione di Arnesano. Secondo lo studioso vegliese Antonio Catamo il nome del paese deriverebbe dal termine dialettale "riecu", che significherebbe "ultimo". Si presume infatti che gli abitanti di questo paese fossero pastori latini che si stanziarono poco fuori dall'abitato di Arnesano. Forse gli abitanti di Arnesano attribuirono il nome di "rieci" agli ultimi arrivati, da cui Riesci. Per quanto riguarda invece l'origine della denominazione "Tufi", con cui si indica il rione nell'idioma locale, è da ricercarsi nelle numerose cave di pietra calcarenitica (abitualmente chiamata tufo, ancor oggi principale materiale da costruzione per l'edilizia), che si estendono a Nord della contrada. Importanti ritrovamenti archeologici testimoniano che il luogo dove sorge l'attuale paese era abitato fin dal neolitico. In particolare negli anni 60, è stata riportata alla luce una tomba risalente al 2400 a.C. circa con corredo funerario composto da tre vasi ed un piccolo idolo di pietra. Le prime notizie documentate risalgono, invece, al medioevo. Santuario della Madonna di Montevergine (XVII sec.) Cappella pozzo del Crocifisso (XV sec.) Aira circolare in pietra (XVIII sec.) Cappella di Sant'Antonio da Padova (XVIII sec.) Villa Grassi (XIX sec.) Festa di San Giovanni Battista Si racconta che nei primi anni del 900 un abitante del rione mentre costruiva la sua casa, fu miracolosamente salvato dopo un improvviso crollo della struttura, che avvenne il 24 giugno, festa della natività di San Giovanni Battista. Da allora si festeggia sempre nella settimana del 31 agosto, festività della decapitazione del Santo. La via principale del rione, Via Dante, lunga circa 1 chilometro è la via più lunga di Arnesano. All'interno dei Riesci (a est) esiste un piccolo isolato che può considerarsi a sua volta un piccolo rione conosciuto come "li tufi ecchi" (I riesci vecchi) La vecchia scuola elementare è sede della protezione civile. L'idolo di pietra risalente al neolitico e rinvenuto durante gli scavi effettuati presso un'abitazione negli anni 60 è conservato nel Museo Archeologico di Taranto. Villaggio neolitico di Riesci, su salogentis.it.

Magliano (Carmiano)
Magliano (Carmiano)

Magliano (Magghianu, più frequentemente Majanu in dialetto salentino), detta anche Magliano di Lecce, è l'unica frazione di Carmiano in provincia di Lecce, sita a circa 2 km a sud-est del capoluogo comunale. L'origine ed il significato del nome di Magliano deriva, come altri attuali toponimi di paesi e fondi rurali, dal nome del centurione romano (Manlio) che aveva avuto assegnato il territorio all'epoca della colonizzazione romana del salento nel II secolo a.C. L'araldo cittadino è rappresentato da uno scudo sul quale è raffigurato un ramoscello di ciliegio, presente in vaste zone del territorio all'epoca della fondazione, e cinque maglie o anelli di catena. Le cinque maglie della catena, da cui si deduce la derivazione del nome Magliano, rappresentano i cinque casali esistenti nell'XI secolo, quando i Normanni decisero di istituire gli stemmi. Magliano è situato nel centro della "Valle della Cupa" una vallata quasi tutta pianeggiante di origine carsica, che presenta terreni fertili destinati a vigneto e seminativo, facilità d'accesso alla falda acquifera, presenza di banchi argillosi e abbondanza di calcarenite (tufo). Il paese era fino a qualche decennio fa un borgo prettamente agricolo, nelle cui campagne le famiglie signorili leccesi passavano le estati, in ricche residenze immerse nel verde. Nel territorio vi sono ancora casini e palazzetti, molti dei quali nuovamente abitati. L'edificio, viene descritto per la prima volta nella visita pastorale del 1640. La fabbrica era di modeste dimensione, ad unica navata con copertura a volta. Nel 1754 fu ampliata con l'aggiunta di altri vani, per assumere poi l'attuale forma quasi regolare di croce latina nella metà dell'Ottocento. L'ultima modifica risale al 1957-1958, quando il parroco don Antonio Leopoldo, ad un anno dalla sua nomina, la resa più spaziosa con la riduzione del numero degli altari a tre e la costruzione del salone parrocchiale, della sagrestia e dell'archivio. Nulla rimane dell'originaria struttura, fatta eccezione del campanile realizzato con conci di calcarenite (tufo). L'interno ospita alcuni altari, di cui i più rilevanti artisticamente sono quelli del transetto costruiti, in pietra leccese, della Madonna del Rosario e del Sacro Cuore di Gesù. La chiesa ha perso la funzione di parrocchiale dopo la costruzione della nuova chiesa Maria Santissima Assunta, ultimata nel 2000. La cappella è una costruzione del 1880 dedicata sin dall'origine alla Madonna del Carmine. L'interno, ad aula unica, presenta un solo altare sul quale è posizionata la statua della Vergine del Carmelo. Inoltre sono presenti le statue di San Francesco d'Assisi e di Sant'Antonio abate, quest'ultima realizzata in pietra leccese colorata. Sul semplice prospetto fu impiantato nel 1891 un orologio pubblico. Nell'area circostante il luogo di culto, il 17 gennaio giorno della festività di Sant'Antonio abate, è tradizione accendere un falò. Sorge fuori dall'abitato di Magliano, nella località anticamente denominata Contrada Bosco. La prima costruzione, sorta nel luogo dove fu rinvenuta da una contadino, un'antica immagine della Madonna col Bambino, affresco della Scuola basiliana, risale alla metà del Seicento e viene descritta nella visita pastorale di mons. Pappacoda del 1648 in cui si riporta che è sita in luogo campestre sulla strada che "da Carmiano conduce a Lecce". Nel 1870 un fortissimo uragano fece crollare completamente la chiesetta, risparmiando solo la famosa immagine e l'altare barocco in pietra leccese. I maglianesi, solidali con il parroco di allora don Luigi Paladini, ricostruirono nello stesso anno una seconda cappella nel medesimo posto permettendo di continuare la tradizione di fede ultracentenaria verso la Madonna. Nel 1967 l'edificio cominciò a presentare gravi lesioni per cui fu demolito e ricostruito, grazie alla generosità dei fedeli, sullo stesso posto, su progetto del concittadino ing. Eugenio Cagnazzo (05.02.1920-02.09.2007), che ne diresse i lavori. L'8 settembre 1967, alla presenza di tutto il popolo di Magliano del parroco don Antonio Leopoldo, del vescovo mons. Francesco Minerva, del progettista ing. Eugenio Cagnazzo, in un'atmosfera di sentita fede e di grande entusiasmo, fu inaugurata e benedetta la nuova chiesa. La costruzione delle dimensioni di m 13,80x6 risulta di struttura architettonica molto lineare,con una porta centrale, una trifora sul prospetto e due bifore ai lati dell'altare barocco, in alto. Fu edificato fra la seconda metà del XVIII e i primi anni del XIX secolo, ed è realizzato in conci di pietra calcarenitica (tufo) con copertura a botte. Si compone di un grande ambiente rettangolare centrale ai cui lati si addossano altri vani minori. Attualmente è in fase di ristrutturazione. In onore dei santi patroni di Magliano, Madonna dell'otto settembre e San Vito Martire si celebrano nei giorni 7-8-9 settembre suggesstivi festaggiamneti. Ancora oggi come tre secoli fa i Maglianesi, con immutato amore e fede, la sera del 7 settembre, al canto del Rosario, portano in processione la statua della Madonna dalla Chiesa parrocchiale alla bella cappella della Natività in località bosco, ove verrà esposta per tutta la notte e il giorno successivo. Nel corso della notte i fedeli compresi i villeggianti e i forestieri fanno la "guardia" nella cappella che per la circostanza non si chiude, vegliando e pregando. Nel corso della serata si svolge la Sagra della Friseddha N'Capunata che si svolge dal 1986 (edizione n° 39 nel 2024) su iniziativa del parrocco di allora don Vito Miglietta. Si tratta di una sagra gratuita dove si distribuisce la friseddha, tipico pane d'orzo della penisola salentina in abbinamento con olio e pomodoro. L'indomani mattina 8 settembre si celebrano nella mattinata le SS Messe con grande affluenza di popolo. Nel pomeriggio dello stesso giorno, dopo la tradizionale cuccagna, una devota processione riporta la statua della Madonna al paese, riccamente addobbato con luminarie. Nella giornata del 9 settembre si svolge la festa civile in paese con l'esibizione di un importante complesso bandistico. Il 17 gennaio, con l'istituzione della piccola focara in onore di Sant'Antonio Abate si svolge inoltre la Sagra della Puccia. L'A.S.D. Cupa Volley, con sede sociale nella frazione di Magliano, milita in serie D (per il secondo anno consecutivo), girone D, per la stagione 2015-2016 ed è attiva anche nel settore giovanile. Carmiano Arcidiocesi di Lecce Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Magliano La storia del paese, del territorio e delle tradizioni popolari sono raccolte in un volume dal titolo " Magliano, storia, territorio ,tradizioni in centro della Valle della Cupa" ed. del Grifo Lecce, scritto dal concittadino dott. Raffaele Cagnazzo che nella robusta tradizione dei medici salentini colti, ci propone la ricomposizione della memoria documentale che narra di come Magliano ha costituito la propria identità.