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Chiesa di Santa Maria di Pozzuolo

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Santa Maria di Pozzuolo Lecce 985
Santa Maria di Pozzuolo Lecce 985

La chiesa di Santa Maria di Pozzuolo detta anche chiesetta Balsamo è una piccola chiesa di Lecce eretta nel 1572 per volere del cavaliere don Giovanni Francesco Raynò. È stata da poco ristrutturata. Il termine "Pozzuolo" deriva dalla latinizzazione di puteolu del leccese puzzulo cioè, pozzo. In seguito al matrimonio tra il Marchese gallipolino Giuseppe Balsamo e la marchesa Leonarda Cicala, la chiesetta divenne proprietà dei Balsamo ed alcuni indizi portano a ritenere che fu usata da questa famiglia anche come luogo di ritrovo della massoneria. La chiesa, riportata al suo vecchio splendore nel marzo 2009, non possiede una facciata. Gli unici elementi decorativi esterni sono un piccolo portale e delle finestre. L'interno, di piccole dimensioni, è a navata unica e custodisce un altare in puro stile barocco. Degli arredi e delle tele che un tempo adornavano l'edificio non rimangono tracce a causa dei furti effettuati nel corso dei decenni. Nel corso del XVIII secolo fu sede di numerosi miracoli e prodigi della Vergine. Lecce elegia del Barocco, Michele Paone, Congedo Editore, Galatina (Lecce) 1999 Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su chiesa di Santa Maria di Pozzuolo

Estratto dall'articolo di Wikipedia Chiesa di Santa Maria di Pozzuolo (Licenza: CC BY-SA 3.0, Autori, Immagini).

Chiesa di Santa Maria di Pozzuolo
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Santa Maria di Pozzuolo Lecce 985
Santa Maria di Pozzuolo Lecce 985
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Luoghi vicini

Cimitero monumentale di Lecce
Cimitero monumentale di Lecce

Il cimitero monumentale di Lecce è costituito dalla parte antica dell'odierno cimitero comunale. L'edificio più antico del cimitero è sicuramente la chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo, edificata nel XII secolo e successivamente rimaneggiata in chiave barocca nel XVII secolo. La chiesa fu fatta edificare da Tancredi d'Altavilla insieme al tuttora esistente monastero, nel quale si stabilirono, in un primo periodo, i benedettini e dal 1497 gli olivetani, che operarono in questo luogo fino alla cacciata degli ordini religiosi dal sud Italia, avvenuta nel 1807. La chiesa è annessa all'area cimiteriale, il monastero no. Dal viale principale, detto "dei cipressi", che va dall'ingresso monumentale alla chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo, si dirama una via che dà accesso al "giardino funebre" che si estende su un'area rettangolare, solcata da una maglia irregolare di viali e sentieri tortuosi tra tombe che, soprattutto nell'area più antica e più prossima all'ingresso, sembrano esser state disposte senza ordine, quasi addossate le une alle altre. La pietra maggiormente utilizzata, sia per gli edifici che per le sculture, è la pietra leccese. Il cimitero della città di Lecce, almeno una parte del terreno, parte principale del cimitero fu di proprietà privata di Girolamo Luigi Berarducci, che fu sindaco di Lecce dall'anno 1842 all'anno 1844. Tra i nomi più importanti sepolti presso questo cimitero si ricorda il tenore Tito Schipa, il poeta Vittorio Bodini e il matematico Ennio De Giorgi. Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sul cimitero monumentale di Lecce Dal sito lecceweb.it, su lecceweb.it.

Museo storico-archeologico dell'Università di Lecce
Museo storico-archeologico dell'Università di Lecce

Museo storico-archeologico dell'Università del Salento (MUSA) è un museo universitario situato a Lecce nell’area tra Porta Napoli e il parco di Belloluogo. Offre un percorso di visita articolato, che copre diverse epoche storiche e aree geografiche, fornendo al visitatore una panoramica completa dei risultati della ricerca archeologica condotta dall’Ateneo nell’ampio contesto del bacino mediterraneo. Il museo è stato aperto al pubblico nel giugno del 2007. La sua creazione è il risultato del Piano Coordinato delle Università di Catania e Lecce (Iniziativa IN20), finanziata sia dal Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica (MIUR) che dall'Unione Europea, tramite i Piani Operativi Nazionali (P.O.N.) 1994/1999 e 2000/2006. Il MUSA è situato nel campus universitario Studium 2000, in Via di Valesio angolo, Viale S. Nicola, ed occupa una superficie di circa 500 metri quadrati, divisi in cinque sale. Presenta oltre 400 reperti provenienti dalle attività di scavo dell’Ateneo, affiancati da riproduzioni di contesti archeologici sotto forma di plastici, calchi, modelli, ricostruzioni virtuali e multimediali. L'allestimento ha visto la partecipazione attiva dei docenti, dei gruppi di ricerca e del personale tecnico del settore storico-archeologico del Dipartimento di Beni Culturali dell'Università del Salento. Il MUSA offre un itinerario di visita articolato in cinque sale. In questa sala, un totem luminoso introduce il visitatore agli obiettivi e alle finalità del museo, mentre tre postazioni multimediali forniscono una panoramica sullo sviluppo della ricerca in Archeologia e Storia Antica presso l’Università del Salento. Nella stessa sala, viene ricordato il contributo dato dai professori Giuseppe Nenci, Dinu Adamesteanu e Giuliano Cremonesi alla istituzione del settore di ricerca storico-archeologica presso l’ateneo. Due maxi-schermi proiettano immagini legate alle esperienze di ricerca. Dedicata alla preistoria e alla protostoria del Salento, questa sala espone reperti provenienti da importanti siti archeologici della regione, tra cui la grotta delle Veneri di Parabita, Sant’Anna presso Oria, la grotta Cappuccini a Galatone, Roca e Torre Guaceto. Si offrono informazioni sulla vita quotidiana e le pratiche culturali delle popolazioni locali, dal Paleolitico Medio fino all’età del Bronzo. Dedicata alla civiltà dei Messapi, questa sala offre una panoramica sulla cultura, arte e la vita quotidiana di questo popolo attraverso reperti provenienti da siti archeologici chiave della regione, come Otranto, San Vito dei Normanni, Muro Leccese, Oria. Inoltre è presente una sezione sulla monetazione di età messapica. Qui i visitatori possono esplorare l'età romana e tardoantica del Salento attraverso una ricca esposizione di reperti archeologici provenienti da siti, come Brindisi, Vaste e Giurdignano. Nella stessa sala è presente la sezione medievale divisa in sottosezioni: l’alto medioevo, i Normanni, Svevi e Angioini, la fine del medioevo. I reperti provengono da Otranto, Giuggianello, Martano e Muro Leccese. L'ultima sala presenta alcuni reperti e postazioni multimediali che illustrano le attività delle missioni archeologiche e le indagini condotte in diverse regioni d’Italia e all'estero. La Tabula Peutingeriana, riprodotta sulle pareti della sala, e la mappa satellitare del Mediterraneo sul totem luminoso riportano l’ubicazione degli scavi condotti ad esempio ad Hierapolis (Turchia), Tas Silg (Malta), Soknopaiou Nesos (Egitto) e Khartoum (Sudan) e in altri luoghi di pari importanza. Il MUSA propone esposizioni permanenti e temporanee, conferenze divulgative, laboratori didattici e visite guidate, rivolte sia alle scuole che ad un pubblico più vasto. Il museo promuove inoltre un approccio inclusivo al patrimonio culturale, impegnandosi attivamente nella creazione di supporti didattici e informativi accessibili. Grazia Maria Signore, Il Museo MUSA: dalla ricerca alla comunicazione. Dieci anni di attività, in Mario Capasso (a cura di), Sessanta anni di Studi Umanistici nell’Università del Salento, Lecce, 2019, pp. 881-894. Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su MUSA - Museo storico archeologico Sito ufficiale, su unisalento.it. Museo storico-archeologico dell'Università di Lecce, su beniculturali.it, Ministero della cultura.

Chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo
Chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo

La chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo è una chiesa medievale di Lecce. Insieme all'attiguo monastero fu fondata nel 1180 dal conte di stirpe normanna Tancredi d'Altavilla, che divenne re di Sicilia. La costruzione del Tempio rappresenta un vero e proprio 'modello' che innovò e al contempo indirizzò poi i dettami architettonici e stilici per la creazione della cosiddetta 'Nuova Scuola romanica idrutina' svecchiando la ormai stantia architettura del primo romanico di Terra d'Otranto, dove la componente latina-bizantino-epirota si fuse con gli stilemi d'Oltralpe. A partire dal Tancredi si diffusero dei modelli stilistici che sopravvissero per circa due secoli fino alla realizzazione della chiesa di Santa Caterina a Galatina, della metà del Trecento; arrivando a dettare anche le linee architettoniche per la realizzazione della Cattedrale di Matera. Il Conte donò il complesso ai monaci benedettini, ai quali seguirono nel 1494, per volere di Alfonso II di Napoli, i padri olivetani che rimasero sino al 1807. Nel 1807 Napoleone istituisce i Licei e il complesso diventa Liceo Palmieri (all'epoca "Liceo Nazionale"). Nel 1870 il complesso diventa sede dell'asilo di Mendicità e a partire dagli anni 80' è sede della facoltà di Beni Culturali. La facciata mostra sia la severità del romanico pugliese che l'esuberanza del barocco. Nel 1716 gli olivetani intrapresero infatti un radicale intervento di ristrutturazione dell'edificio. La facciata venne rifatta da Giuseppe Cino in puro Barocco leccese conservando, di quella originaria, solamente il pregevole portale e il rosone. Il prospetto fu arricchito da dieci statue lapidee e da un monumentale fastigio di coronamento in cui svetta lo stemma degli olivetani, costituito da una croce e dai rami d'ulivo. I fianchi della chiesa si allungano, a destra, nel cinquecentesco chiostro dovuto a Gabriele Riccardi, adorno del seicentesco baldacchino sovrastante il pozzo posto su quattro colonne tortili, e, a sinistra, nell'area ottocentesca del cimitero. Su quest'ultimo lato è possibile osservare la teoria degli archetti pensili che corre lungo i muri della chiesa, il campanile a vela con la meridiana e la cupola. L'interno è diviso in tre navate da pilastri quadrilobati con semicolonne addossate. La navata centrale è coperta da una volta a botte mentre quelle laterali hanno una copertura con volta a crociera ogivale. In corrispondenza del transetto si innalza una cupola ellittica impostata su un tamburo ottagonale. In origine la superficie interna era ricoperta interamente da affreschi; nel XVII secolo quelli sulle colonne e sulle pareti furono imbiancati o ricoperti da altari, quelli della volta furono intonacati o ridipinti con decorazioni in stile pompeiano. Nella cupola sono raffigurati l'Incoronazione ed il Transito della Vergine. Nelle navate laterali sono presenti alcuni altari attribuiti a Mauro Manieri, tra cui quello intitolato ai santi Benedetto, Bernardo Tolomei e Francesca Romana e quello dei santi Niccolò e Cataldo. Entrambi gli altari espongono una tela settecentesca del pittore napoletano Giovan Battista Lama. Di pregevole valore artistico sono la statua di san Nicola benedicente, nella navata sinistra, e due acquasantiere, tutte opere realizzate nel XVI secolo e attribuite a Gabriele Riccardi. Al XVII secolo risalgono il monumento sepolcrale del poeta epico leccese Ascanio Grandi e gli affreschi del coro (1619). Lecce elegia del Barocco, Michele Paone, Congedo Editore, Galatina (Lecce), 1999 F. Canali, V, Galati, Paesaggi, città e monumenti di Salento e Terra d'Otranto tra Otto e Novecento, Una «piccola Patria» d'eccellenza, dalla Conoscenza alla Valutazione e alla Tutela dei Monumenti..., Firenze, 2017, pp.723 e segg.. Romanico pugliese Barocco leccese Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulla chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo Approfondimento sulla chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo, su artefede.org. URL consultato il 16 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 20 marzo 2012). Chiesa Parrocchiale dei SS. Niccolò e Cataldo a Lecce su catalogo.beniculturali.it.

Monastero degli Olivetani (Lecce)
Monastero degli Olivetani (Lecce)

Il monastero degli Olivetani è un complesso monastico della città di Lecce. La sua fondazione risale alla fine del XII secolo per volontà di Tancredi d'Altavilla. Attualmente è sede del Dipartimento degli Studi storici dell'Università del Salento. Il monastero, situato nei pressi del cimitero comunale, accanto alla chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo, fu edificato con molta probabilità tra il 1171 e il 1174 per l'Ordine dei Benedettini neri. I benedettini di Monte Oliveto, giunti a Lecce nel 1494, presero possesso del monastero e praticarono una sostanziale trasformazione alla struttura. Nel 1559 venne realizzato il nuovo chiostro a colonne binate, il quale fu impreziosito dall'aggiunta di un pozzo a baldacchino retto da colonne tortili corinzie. Questo lavoro fu affidato a Gabriele Riccardi. Altri lavori furono effettuati nel Settecento. Nel 1733 venne edificato il grande scalone e il prospetto esterno. L'Ottocento fu il secolo della soppressione di molti ordini religiosi dediti alla vita contemplativa. Il monastero venne quindi acquisito dal Comune di Lecce che lo utilizzò come sede di uffici pubblici e successivamente come ospizio per i mendicanti. Nel 1985 l'edificio venne affidato all'Università di Lecce, la quale lo restaurò e ne fece un centro culturale. Di particolare rilevanza sono le tracce di affreschi che raffigurano episodi di vita monastica. Olivetani Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su monastero degli Olivetani di Lecce

Chiesa di Santa Maria dell'Idria
Chiesa di Santa Maria dell'Idria

La chiesa di Santa Maria dell'Idria, insieme all'attiguo convento dei minori osservanti o dei missionari di san Vincenzo, è un complesso architettonico di Lecce. Sorge fuori dalle mura della città vecchia, poco distante da porta Rudiae. La chiesa fu costruita alla fine del Cinquecento; nel XVIII secolo fu quasi del tutto rifatta lasciando intatto solo l'esterno. Dal 1608 il convento fu tenuto dai padri osservanti fino al 1809, anno in cui l'ordine fu soppresso. Nello stesso anno la chiesa fu sconsacrata e diventò deposito. Dopo quasi cento anni, nel 1901 la chiesa fu riconsacrata e riaperta al culto, e da allora è officiata dai padri vincenziani. La semplice facciata rinascimentale è a due ordini animati da quattro nicchie contenenti le statue di san Francesco d'Assisi, di sant'Antonio da Padova, nel piano inferiore, di santa Chiara e di santa Irene, in quello superiore. Nel timpano spezzato è collocata la statua postuma di sant'Onofrio. L'interno, il quale conobbe importanti modifiche nel corso del Settecento, è a navata unica e a croce latina con due cappelle per lato adorne di settecenteschi altari a colonne tortili realizzati in pietra leccese. Nel presbiterio è notevole la Gloria di san Vincenzo de Paoli attribuita ad Oronzo Tiso. Michele Paone, Lecce elegia del Barocco, Galatina (Lecce), Congedo Editore, 1999 Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su chiesa di Santa Maria dell'Idria

Basilica di San Giovanni Battista al Rosario
Basilica di San Giovanni Battista al Rosario

La basilica di San Giovanni Battista al Rosario è una chiesa del centro storico di Lecce. Sede parrocchiale dal 1914, fu costruita per i domenicani dall'architetto Giuseppe Zimbalo tra il 1691 e il 1728. In essa l'architetto leccese raccomandò di trovare sepoltura. È situata in via Giuseppe Libertini, a pochi passi da Porta Rudiae. L'attuale edificio di fine Seicento fu costruito sul sito di una precedente struttura risalente al 1388, anno in cui arrivarono a Lecce i padri domenicani. La data di fondazione del nuovo edificio è il 6 marzo 1691 e i lavori di costruzione furono affidati all'ormai settantenne Giuseppe Zimbalo, il quale contribuì anche personalmente al finanziamento.Nel 1710 lo Zimbalo morì ed il cantiere fu portato a termine nel 1728 da altri artisti, tra i quali si distinsero Giulio Cesare Penna il giovane e Leonardo Protopapa. Nel 1948, per volontà di papa Pio XII, la chiesa fu dichiarata basilica minore. L'esuberante prospetto si presenta diviso in due ordini da una balaustra decorata con trofei di fiori e da statue poste su piedistalli sferici che raffigurano le visioni del profeta Ezechiele.L'ordine inferiore è caratterizzato al centro da due voluminose colonne scanalate che incorniciano un grande portale, sormontato dal simbolo dei domenicani e dalla statua di san Domenico di Guzman. Ai lati del portale si aprono due nicchie ospitanti le statue lapidee di san Giovanni Battista e del beato Francesco dell'Ordine dei predicatori. Al centro della balaustra, elemento divisorio tra i due ordini, in corrispondenza della grande finestra centrale, è posizionata la statua della Vergine; altre statue sono invece posizionate nelle grandi nicchie, in asse con quelle dell'ordine inferiore. La facciata termina con un'altra balaustra e con un timpano spezzato. In basso, ai lati dell'intero prospetto sono collocati due alti plinti, su uno dei quali poggia la statua di san Tommaso d'Aquino. L'interno è a croce greca con un grande vano ottagonale coperto da capriate lignee. In origine il progetto prevedeva la copertura a cupola, resa irrealizzabile dall'ampiezza e dalla sopravvenuta morte dello Zimbalo. Lungo il perimetro dell'ottagono, addossate ai pilastri sulle cui basi vi sono scolpiti i vari stemmi delle famiglie che contribuirono alla realizzazione della chiesa, si trovano le statue in pietra leccese di san Tommaso d'Aquino, di sant'Agostino, di san Paolo, di san Pietro, di san Gregorio Magno, di sant'Ambrogio e di san Girolamo. L'intero perimetro interno è segnato da dodici brevi cappelle con altrettanti esuberanti altari barocchi, disposti anche nelle cappelle della crociera ottagonale.All'ingresso sono posizionati gli altari di Santa Caterina da Siena e del Battesimo di Gesù, entrambi della prima metà del XVIII secolo e realizzati su disegno di Mauro Manieri. Percorrendo il perimetro del braccio sinistro si susseguono gli altari della Natività di Gesù, della Madonna del Rosario e della Natività di Maria. Il presbiterio accoglie l'altare maggiore in pietra leccese e sulla parete di fondo sono conservati numerosi dipinti, tra cui risalta quello centrale raffigurante la Predicazione del Battista, opera seicentesca del pittore alessanese Oronzo Letizia; le quattro tele più piccole raffigurano Storie di Abramo e sono le più risalenti di sicura datazione e autografia del pittore napoletano Paolo Finoglio. Nel braccio destro della croce trovano posto gli altari dell'Assunta, del crocifisso e di santa Rosa da Lima, quest'ultimo con tela del 1735 del pittore leccese Serafino Elmo. I quattro altari disposti nelle cappelle dell'ottagono sono dedicati a san Tommaso d'Aquino, a san Vincenzo Ferrer, a san Domenico e a san Pietro Martire. Di particolare interesse è il pulpito cesellato con la scena della visione dell'Apocalisse, l'unico delle chiese leccesi ad essere realizzato in pietra. Sulla controfacciata si conserva il cenotafio di Antonio De Ferrariis, detto il Galateo, con ritratti ed epigrafi marmoree del 1561 e del 1788. Michele Paone, Lecce elegia del Barocco, Congedo Editore, Galatina (Lecce) 1999 Barocco leccese Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulla Basilica di San Giovanni Battista al Rosario Arte e fede - Basilica di san Giovanni Battista, su artefede.org. URL consultato il 14 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale l'8 settembre 2011).

Ex Conservatorio di Sant'Anna
Ex Conservatorio di Sant'Anna

Il palazzo dell'Ex Conservatorio di Sant'Anna a Lecce, attiguo alla Chiesa di Sant'Anna, costituisce uno dei mirabili episodi architettonici eretti dalla volontà di privati. Sin dalla sua istituzione, il Conservatorio si stabilì nell'antica abitazione della nobile famiglia Verardi designata quale sua sede dallo stesso Bernardino Verardi, per lascito testamentario del 1679. Sua moglie, Teresa Paladini, che fu la prima madre superiore del Conservatorio, fu incaricata dal marito di sovraintendere alla creazione del Conservatorio e di stabilire la sua regola. Il principale obiettivo del Conservatorio era quello di accogliere nobili donne leccesi che amassero ritirarsi a vita privata, nell'esercizio delle pratiche religiose ed ogni altra forma contemplativa e operativa. Dieci famiglie nobili leccesi furono selezionate da Teresa Paladini come avendo diritto di asilio nel conservatorio. L'antico palazzo Verardi sorge su un'area antichissima dove esistono cisterne e vecchi depositi per granai nel sottosuolo. Dopo la costruzione della chiesa di Sant'Anna, il vescovo Alfonso Sozy Carafa, nel 1764, decise di ampliare e ristrutturare l'edificio. L'ampliamento, affidato all'architetto Emanuele Manieri, avvenne tramite accorpamenti di nuovi vani acquisiti dagli edifici vicini. L'operazione più rilevante della ristrutturazione fu la realizzazione del nuovo prospetto che fu arricchito da una rampa di scale e da un raffinatissimo portale sormontato dagli stemmi delle famiglie fondatrici del Conservatorio (Verardi e Paladini). La presenza di "testine d'angelo",ricorda la sacralità del luogo. Il cortile del palazzo custodisce un ficus(Ficus macrophilla) secolare. Lecce elegia del Barocco, Michele Paone, Congedo Editore, Galatina (Lecce) 1999 Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su ex Conservatorio di Sant'Anna

Stazione meteorologica di Lecce Osservatorio Meteorologico
Stazione meteorologica di Lecce Osservatorio Meteorologico

La stazione meteorologica di Lecce Osservatorio Meteorologico è la storica stazione meteorologica di riferimento relativa alla città di Lecce. La stazione meteorologica venne attivata da Cosimo De Giorgi il 1º dicembre 1874 e dal 1876 entrò a far parte della rete di stazioni del Regio Ufficio Centrale di Meteorologia. In precedenza, furono effettuate osservazioni meteorologiche anche presso l'Orto Botanico di Lecce tra gli inizi dell'Ottocento e il 1824 da Oronzo Gabriele Costa. Successivamente, nel 1871 le osservazioni vennero riprese privatamente da Oronzo De Giorgi, fino all'inaugurazione dell'osservatorio meteorologico ufficiale avvenuta tre anni dopo. L'originaria ubicazione dell'osservatorio era presso la torre del campanile della chiesa di San Francesco della Scarpa. Tra il 1922 e il 1923 vennero sospese le osservazioni a seguito della morte di De Giorgi. Nel 1924 la stazione meteorologica venne riattivata nella nuova ubicazione presso l'Orto Botanico, dove si erano tenute le prime osservazioni meteorologiche non ufficiali agli inizi dell'Ottocento. Nel corso del Novecento i dati rilevati dalla stazione meteorologica venivano pubblicati negli Annali Idrologici del Ministero dei lavori pubblici: la stazione dell'osservatorio meteosismico afferiva al Compartimento di Pescara fino al 1925 e a quello di Bari dal 1926 in poi. Con la successiva chiusura dell'orto botanico, la stazione meteorologica venne nuovamente riposizionata presso una diversa ubicazione. Con la regionalizzazione del Servizio Idrografico Nazionale avvenuta alla fine degli anni Novanta, la stazione meteorologica dell'osservatorio meteosismico è entrata a far parte della rete di stazioni della Protezione Civile della Regione Puglia. Nel 2003 la stazione meteorologica tradizionale è stata sostituita da una nuova stazione meteorologica automatica per la trasmissione dei dati in tempo reale. L'attuale ubicazione si trova presso una delle sedi dell'Università del Salento. Nonostante i cambi di ubicazione e la recente sostituzione degli strumenti meccanici con quelli automatici, l'intera serie storica dei dati rilevati risulta omogenea nel corso del tempo. In base alle medie di riferimento trentennale 1961-1990 elaborate dall'ENEA sulla base delle osservazioni meteorologiche effettuate in quel trentennio, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, è di +9,2 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si attesta a +25,9 °C. Le precipitazioni medie annue si attestano a 655,6 mm, con un picco tra autunno e inverno e con un minimo estivo. Nella tabella sottostante sono riportate le temperature massime e minime assolute mensili, stagionali ed annuali dal 1876 ad oggi, con il relativo anno in cui si queste si sono registrate; la serie storica esaminata risulta lacunosa nel periodo compreso tra il 1907 e il 1910 e negli anni 1922, 1923 e 1959 mentre i dati registrati dal 2011 in poi sono ancora in attesa di omologazione e di pubblicazione da parte dell'ente gestore. La temperatura massima assoluta del periodo esaminato è stata di +43,3 °C ed è stata registrata il 24 luglio 2007, mentre la temperatura minima assoluta è stata di -9,2 °C e risale al 4 gennaio 1979. Cosimo De Giorgi. Note statistiche sul clima di Lecce. Lecce, 1885. Cosimo De Giorgi. L'Osservatorio di Lecce: sua storia. Lecce, 1888. Lecce Stazione meteorologica di Lecce Galatina Clima italiano Protezione Civile - Regione Puglia, dati in tempo reale: Lecce, su protezionecivile.puglia.it. URL consultato l'11 dicembre 2013 (archiviato dall'url originale il 4 dicembre 2013).