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Chiesa di Santa Chiara (Lecce)

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Lecce santa chiara face
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La chiesa di Santa Chiara si trova nel centro storico di Lecce, in piazza Vittorio Emanuele II. La sua prima fondazione, voluta dal vescovo Tommaso Ammirato, risale al 1429; venne in seguito quasi completamente ristrutturata tra il 1687 e il 1691. La realizzazione della chiesa è opera dell'architetto Giuseppe Cino. La facciata, rimasta priva del fastigio superiore, presenta un andamento convesso scandito in due ordini da una cornice marcapiano modanata percorsa da un motivo a dentelli.L'ordine inferiore accoglie un portale decorato con motivi vegetali e sormontato da un timpano mistilineo con al centro una nicchia ovale, sorretta da angeli sorridenti, e lo stemma dell'ordine delle clarisse. La superficie è scandita da colonne e paraste scanalate alternate da nicchie vuote abbellite da cartigli e medaglioni.L'ordine superiore ripropone la disposizione delle nicchie affiancate a paraste scanalate doppie ai lati di un ampio finestrone centrale con timpano risolto in due volute laterali. Al centro del timpano un puttino alato rivela l'anno di completamento della costruzione (1691), scolpito sul nastro che ha tra le mani. L'edificio presenta una pianta ottagonale allungata con profondo presbiterio coperto con volta a stella. Le pareti sono divise in due ordini da una cornice continua dentellata. Il primo ordine è percorso da paraste corinzie tra le quali si aprono brevi cappelle che accolgono complesse macchine d'altare. Gli altari, riccamente ornati con colonne tortili animate da angeli, volatili, volute, cartigli, ghirlande e sculture, accolgono le statue lignee di ambito napoletano della fine del XVII secolo raffiguranti san Francesco Saverio, san Francesco d'Assisi, san Pietro d'Alcantara, san Gaetano di Thiene, sant'Antonio da Padova e l'Immacolata. In corrispondenza delle cappelle si aprono, nel registro superiore, sette ampie finestre dal profilo mistilineo alternate a nicchie che accolgono le statue delle Beate Beatrice, Agnese, Amata e Ortolana. Lungo le pareti si aprono anche le grate dei cori da cui le monache partecipavano alle celebrazioni. Lo spazio esistente tra le varie cappelle è arricchito dalla presenza di alcuni dipinti raffiguranti scene evangeliche e santi: Assunzione della Vergine, Transito di Santa Chiara, Cristo Risorto, Vergine col Bambino, Sant'Ignazio da Loyola. Il presbiterio è caratterizzato da un monumentale altare maggiore, ricco di elementi architettonici e ornato da due colonne tortili, che accoglie nella nicchia centrale la statua di santa Chiara d'Assisi. Da segnalare è la presenza della tela di Sant'Agnese, in prossimità dell'altare di San Francesco d'Assisi, opera di Francesco Solimena. Michele Paone, Lecce elegia del Barocco, Galatina (Lecce), Congedo Editore, 1999 Mario Manieri Elia, Il barocco leccese, Milano, Electa Mondadori, 1989 Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulla chiesa di Santa Chiara

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Chiesa di Santa Chiara (Lecce)
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Chiesa di Santa Chiara

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Lecce santa chiara face
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Luoghi vicini

Teatro romano di Lecce
Teatro romano di Lecce

Il teatro romano di Lecce è un monumento di epoca romana situato nel centro storico della città. Di incerta datazione, il teatro è assegnato al periodo augusteo. Il teatro romano di Lecce fu casualmente scoperto nel 1929, durante alcuni lavori eseguiti nei giardini di due palazzi storici della città (palazzo D'Arpe e palazzo Romano). Strettamente legato all'anfiteatro romano, esso infatti è stato probabilmente voluto da Augusto il quale, non ancora imperatore trovò rifugio a Lupiae, antica Lecce e per sdebitarsi ordinò la costruzione di entrambi. Gli scavi effettuati riportarono alla luce la cavea (diametro esterno 40 m; diametro interno 19 m) che, ricavata in un banco di roccia, fu rivestita in opera quadrata. Essa è divisa in sei cunei da cinque scalette radiali dei cui gradini ogni coppia corrisponde ad uno di quelli riservati agli spettatori. Ogni cuneo è costituito da dodici gradoni (altezza 0,35 m; profondità 0,75 m circa), molti dei quali restaurati. Alla zona dell'orchestra, che era il luogo riservato all'evoluzione del coro, si accedeva mediante una stretta galleria coperta. Davanti all'orchestra, pavimentata a lastre rettangolari di calcare bianco, si notano tre larghi gradini che girano a semicerchio sui quali venivano, all'occorrenza, collocati seggi mobili riservati ai notabili. Dietro i gradini è presente un muretto (balteus) e, dietro l'orchestra, oltre al canale destinato a raccogliere il sipario, è presente la scena (altezza dal piano dell'orchestra 0,70; profondità 7,70 m; larghezza 30 m). apparterrebbero al periodo augusteo alcuni frammenti della decorazione fittile del balteus, mentre all'età degli Antonini si vuole risalgano le statue marmoree che adornavano il teatro. Tutti i reperti facenti parte del teatro romano di Lecce sono custoditi nell'adiacente museo omonimo. Si suppone infine che il teatro fosse capace di ospitare un pubblico di oltre 5.000 spettatori, per il quale venivano rappresentate tragedie e commedie. Oggigiorno è possibile visitarlo esternamente ed entrare all'interno grazie ai frequenti spettacoli che ancora lo animano. Anfiteatro romano di Lecce Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su teatro romano di Lecce (DE) Teatro romano di Lecce, su theatrum.de.

Chiesa di San Matteo (Lecce)
Chiesa di San Matteo (Lecce)

La chiesa di San Matteo è un luogo di culto cattolico barocco del centro storico di Lecce, situato in via dei Perroni, 29. Fu costruita nella seconda metà del XVII secolo, sui disegni di Achille Larducci di Salò (nipote di Francesco Borromini). Sostituì un'antica cappella quattrocentesca dedicata all'apostolo Matteo, cui era annesso un convento di Francescane. La posa della prima pietra avvenne nel 1667, ad opera del vescovo leccese Luigi Pappacoda, e fu ultimata nel 1700.Dal 30 aprile 1810 è sede della parrocchia di Santa Maria della Luce, eretta il 16 marzo 1606 in una chiesa omonima fuori le mura e qui trasferita dopo la soppressione del monastero delle Francescane. Il prospetto è caratterizzato da un contrasto di linee; alla superficie convessa dell'ordine inferiore si alterna quella concava dell'ordine superiore. Il Larducci riprende il modello stilistico attuato da Francesco Borromini nella facciata della chiesa romana di San Carlo alle Quattro Fontane. L'ordine inferiore, tripartito da due colonne su alti basamenti quadrangolari, si caratterizza per un'insolita decorazione a squame della parte centrale, contraddistinta da un elaborato portale, con un'edicola sormontata dallo stemma dell'Ordine Francescano. Ai lati, due nicchie emergono su uno sfondo a punta di diamante.L'ordine superiore presenta una serliana coronata da una modanatura continua e due nicchie riccamente decorate. L'andamento sinuoso è accentuato dalla cornice modanata mistilinea di coronamento, sormontata da uno svettante fastigio. L'interno possiede una navata unica a pianta ellittica. Le cappelle, che si aprono lungo le pareti, sono intervallate da paraste con alti plinti semicircolari su cui poggiano le dodici statue lapidee degli Apostoli, realizzate nel 1692 da Placido Buffelli di Alessano. Nella navata, in corrispondenza delle cappelle, si aprono dieci bifore dalle quali le religiose assistevano alle funzioni. La copertura è stata rifatta agli inizi del XIX secolo in sostituzione dell'antico soffitto ligneo. Gli altari, tipici del barocco leccese, sono attribuiti alla scuola di Giuseppe Cino. Lungo il lato sinistro della navata si susseguono diversi altari: il primo è dedicato a sant'Agata e conserva la tela de Il Martirio di Sant'Agata, realizzata nel 1813 da Pasquale Grassi. Il secondo altare è dedicato a san Francesco d'Assisi; segue quello di santa Rita da Cascia con statua in cartapesta di Raffaele Caretta. Il quarto e il quinto altare sono dedicati rispettivamente alla Madonna Immacolata e alla Pietà; quest'ultimo accoglie una pregevole statua della Pietà in legno policromo realizzata a Venezia nel 1693. L'abside, coperto da una volta a stella, è impreziosito da un artistico altare maggiore caratterizzato da una esuberante decorazione con piccole statue di santi negli intercolunni. Al centro dell'altare si apre una nicchia contenente la statua lignea di san Matteo apostolo, scolpita nel 1691 dall'ischitano Gaetano Patalano. Lungo il lato destro della navata, proseguendo verso l'ingresso, sono presenti altri quattro altari: il primo reca un dipinto della Madonna della Luce, un affresco cinquecentesco proveniente dall'antica chiesa di Santa Maria della Luce raffigurante la Vergine col Bambino che mostra al collo un cornetto di corallo. Seguono gli altari di sant'Anna e della Sacra Famiglia, entrambi recanti un dipinto di Serafino Elmo. Tra i due altari è posizionato un pergamo ligneo, raffinato lavoro di intaglio, affiancato da quattro statue allegoriche in pietra. L'ultimo altare è dedicato a sant'Oronzo con pala del 1736. Sulla porta d'ingresso si conserva la copertura lignea, scolpita e dorata, dell'organo settecentesco della Basilica di Santa Croce. Michele Paone, Lecce elegia del Barocco, Galatina (Lecce), Congedo Editore, 1999 Mario Manieri Elia, Il barocco leccese, Milano, Electa Mondadori, 1989 F. Canali, Valore di "interesse artistico" e "storico" nei monumenti dei età moderna: dall'arte aragonese alla difficile valutazione del Barocco e del Rococò, in Paesaggi, città e monumenti di Salento e Terra d'Otranto tra Otto e Novecento, Una «piccola Patria» d'eccellenza, dalla Conoscenza alla Valutazione e alla Tutela dei Monumenti ..., a cura di F. Canali, V. Galati, Firenze, 2017, pp. 357-422. Barocco leccese Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulla chiesa di San Matteo Approfondimento chiesa di San Matteo, su artefede.org. URL consultato il 16 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 20 marzo 2012).

Chiesa della Trinità dei Pellegrini
Chiesa della Trinità dei Pellegrini

La chiesa della Trinità dei Pellegrini è una chiesa del centro storico di Lecce risalente alla fine del XVI secolo La chiesa è quanto rimane dell'Ospedale dei Pellegrini, costruito per volontà di Achille Marescallo nel 1589 e poi affidato alla Confraternita della SS. Trinità dei Pellegrini che vi svolse per lungo tempo le sue attività di assistenza. Nel 1833 la Confraternita della SS. Trinità passò alla Basilica di Santa Croce e cedette l'ospedale alla Confraternita del Nome di Dio che si stabilì nella chiesetta. Dal quel momento l'edificio venne anche denominato del Bambino, perché al di sopra del bastone priorale della Confraternita vi è raffigurato Gesù Bambino Incoronato. Nel corso dell'800 l'ospedale, perduta la sua originaria funzione, venne chiuso e trasformato in palazzo civile. L'edificio, di piccole dimensioni, presenta un prospetto squadrato e assai semplice: il portale, ora sormontato da un timpano triangolare, era un tempo concluso da un arco a sesto ribassato, come si intuisce dal filare di conci di pietra rimasto inglobato nella muratura. Al di sopra del portale una finestra di forma rettangolare consente l'illuminazione della chiesa dal prospetto principale, mentre ai lati si elevano due lesene sormontate da capitelli compositi. L'interno presenta un impianto ad un'unica navata e un presbiterio a terminazione piatta. Lo sviluppo longitudinale della navata è scandito in tre campate da piatte lesene sormontate da capitelli simili a quelli utilizzati nella facciata. Lungo il lato sinistro, tra la prima e la seconda campata, rimane la porta laterale che permetteva l'ingresso dall'ospedale e, al di sopra di questa, l'elegante coretto con parapetto mistilineo consentiva di affacciarsi sulla navata della chiesa direttamente dai locali dell'ospedale posti al piano superiore. Nulla rimane oggi dell'arredo interno, tranne gli altari che adornano il lato destro e sinistro della navata a livello della terza campata e l'altare maggiore. Gli altari, tutti in pietra leccese e di gusto Tardo barocco, sono privati delle tele che un tempo li decoravano. Di pregevole fattura artistica è la statua dell'Immacolata (metà del XIX secolo) di Antonio Maccagnani, da qualche tempo trasferita nella chiesa parrocchiale di San Pio X. Attualmente la chiesa è intitolata a San Nicola ed è concessa alla comunità di ortodossi della Sacra Arcidiocesi ortodossa d'Italia e Malta dipendente direttamente dal Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli. Lecce elegia del Barocco, Michele Paone, Congedo Editore, Galatina (Lecce) 1999 Chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini (Roma) Chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini (Napoli) Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su chiesa della Trinità dei Pellegrini Chiesa della Trinità dei Pellegrini, su BeWeB, Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana.

Anfiteatro romano di Lecce
Anfiteatro romano di Lecce

L'anfiteatro romano di Lecce è un monumento di epoca romana situato in piazza Sant'Oronzo. Risale all'età augustea. Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali lo gestisce tramite il Polo museale della Puglia, nel dicembre 2019 divenuto Direzione regionale Musei. L'anfiteatro romano, insieme al teatro, è il monumento più espressivo dell'importanza raggiunta da Lupiae, l'antenata romana di Lecce, tra il I e il II secolo d.C. Augusto, ancor prima di diventare imperatore, passò da Lupiae in un momento particolarmente turbolento. Dopo l’uccisione di Giulio Cesare, cercando in qualche modo di sdebitarsi con l’ospitalità ricevuta si ricordò di Lupiae finanziando la costruzione di 2 grandi edifici da spettacolo: l’anfiteatro romano e il teatro romano di Lecce. La datazione del monumento è ancora oggetto di discussione e oscilla tra l'età augustea e quella traiano-adrianea. Il monumento venne scoperto durante i lavori di costruzione del palazzo della Banca d'Italia, effettuati nei primi anni del '900. Le operazioni di scavo per riportare alla luce i resti dell'anfiteatro iniziarono quasi subito, grazie alla volontà dell'archeologo salentino Cosimo De Giorgi e si protrassero sino al 1940. Attualmente è possibile ammirare solo un terzo dell'intera struttura, in quanto il resto rimane ancora nascosto nel sottosuolo di piazza Sant'Oronzo dove si ergono alcuni edifici e la chiesa di Santa Maria della Grazia. Di fatto l'altezza dell'arena originale era ben superiore rispetto a quella odierna. L'anfiteatro misurava all'esterno 102×83 m, con l'arena di 53×34 m, e poteva contenere circa 25 000 spettatori. Del monumento, realizzato in parte direttamente nella roccia e in parte costruito su arcate in opera quadrata, rimangono allo scoperto, oltre ad una parte dell'arena ellittica, intorno alla quale si sviluppano le gradinate dell'ordine inferiore, due corridoi anulari, uno che corre sotto le gradinate, l'altro, esterno, porticato, cui appartengono i numerosi e robusti pilastri, sui quali era imposto l'ordine superiore scandito, al pari di altri similari monumenti, dal Colosseo all'Arena di Verona, in una galleria di fornici. L'arena, nella quale si tengono spettacoli teatrali e rappresentazioni sceniche di autori antichi e moderni, era divisa dalla cavea da un alto muro che era ornato da un parapetto (podium) adorno di rilievi marmorei a bauletto figuranti scene di combattimento tra uomini ed animali. Anche nel muro di divisione tra l'arena e la cavea si aprivano diversi passaggi di comunicazione col corridoio centrale ed un più angusto corridoio, scavato immediatamente dietro l'arena, era adibito ai servizi del monumento. Teatro romano di Lecce Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su anfiteatro romano di Lecce Francesco Gabellone, Teatro e anfiteatro romano di Lecce, su YouTube, ITLab dell'IBAM CNR, 15 settembre 2015. URL consultato il 18 ott 2015.

Chiesa di San Sebastiano (Lecce)
Chiesa di San Sebastiano (Lecce)

La chiesa di San Sebastiano è una piccola chiesa rinascimentale del centro storico di Lecce. Venne edificata nel 1520 in onore di san Sebastiano, protettore degli appestati. La chiesetta sorse sul luogo di una preesistente chiesa rupestre dedicata ai SS. Leonardo, Rocco e Sebastiano, riportata alla luce nel 1762, occasione in cui si credette di aver ritrovato le spoglie dei santi Oronzo, Giusto e Fortunato. La piccola facciata in pietra leccese con semplice profilo a spioventi, è ingentilita da una teoria di archetti pensili al di sotto dei quali si apre il portale sormontato da un architrave che poggia su due colonne scanalate. Portale e architrave sono decorati con motivi floreali e simbolici. L'edificio, sconsacrato nel 1967, presenta un semplice impianto planimetrico a navata unica. Le pareti laterali, scandite da arcate a tutto sesto, ospitavano sette altari, oggi quasi tutti smembrati. Nell'area presbiteriale è posizionato un altare con lo stemma della famiglia Prato. Del corredo decorativo originario restano solo alcuni affreschi del XVI secolo raffiguranti la Madonna del Buon Consiglio, il Santissimo Crocifisso, la Madonna del Soccorso e un'immagine della Pietà. Verso la fine del XVIII secolo venne edificato l'attiguo convento di Cappuccine denominato Le Pentite, in cui si ricoveravano le donne pentite della loro vita da dissolute. Lecce elegia del Barocco, Michele Paone, Congedo Editore, Galatina (Lecce) 1999 Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su chiesa di San Sebastiano

Duomo di Lecce
Duomo di Lecce

Il duomo di Lecce, la cui denominazione ufficiale è quella di cattedrale metropolitana di Santa Maria Assunta, è il principale luogo di culto cattolico di Lecce, chiesa madre dell'arcidiocesi metropolitana omonima. Si trova in piazza del Duomo, nel centro storico della città. Una prima cattedrale della diocesi di Lecce venne costruita nel 1144 dal vescovo Formoso Lubelli; nel 1230, per volere del vescovo Roberto Voltorico, la cattedrale venne rinnovata e ricostruita in stile romanico. Nel 1659, il vescovo di Lecce Luigi Pappacoda diede all'architetto leccese Giuseppe Zimbalo, detto lo Zingarello, il compito di ricostruire la chiesa cattedrale in stile barocco leccese. L'architetto scelse di non alterare la pianta della cattedrale romanica e la prima pietra venne posata il 1º gennaio dello stesso anno. La costruzione venne portata avanti dal 1659 fino al 1670, quando la nuova cattedrale venne solennemente consacrata dal vescovo Pappacoda. Il tempio possiede due prospetti, di cui il principale è quello a sinistra dell'Episcopio, mentre l'altro guarda l'ingresso della piazza. La facciata principale, piuttosto semplice sotto il profilo decorativo, si sviluppa in due ordini dove sono presenti le statue, alloggiate in nicchioni, dei Santi Pietro e Paolo, di San Gennaro e di San Ludovico da Tolosa. La disposizione delle paraste scanalate fa intravedere che la chiesa è strutturata in tre navate. Il prospetto settentrionale, ricco ed esuberante, assolve a una precisa funzione scenografica, dovendo rappresentare l'ingresso principale della chiesa per chi entra nel sagrato. Scompartito in cinque zone da paraste e colonne scanalate, il primo ordine presenta un portale ai cui lati due nicchie ospitano le statue di San Giusto e di San Fortunato. La trabeazione è coronata da un'alta balaustra alternata da colonnine e pilastrini, oltre la quale, al centro, si innalza la statua di Sant'Oronzo. Il Campanile del Duomo venne costruito tra il 1661 e il 1682 dall'architetto leccese Giuseppe Zimbalo su incarico dell'allora vescovo della città, Luigi Pappacoda. Venne edificato in sostituzione di quello normanno, voluto da Goffredo d'Altavilla, crollato agli inizi del Seicento. La torre campanaria ha una forma quadrata e risulta essere formata da cinque piani rastremati, l'ultimo dei quali è sormontato da una cupola ottagonale maiolicata, sulla quale è posta una statua in ferro raffigurante Sant'Oronzo. Gli ultimi quattro piani presentano quattro monofore alle quali le antistanti balaustre conferiscono la pittoresca funzione di lunghi balconi. Impreziosiscono il campanile alcune epigrafi latine le quali, incise su targhe posizionate sopra le monofore, furono dettate dal letterato leccese Giovanni Camillo Palma. Ha un'altezza di 70 metri, e dalla sua sommità è possibile ammirare il mare Adriatico e nei giorni particolarmente limpidi anche le montagne dell'Albania. La torre presenta una leggera curvatura verso sinistra, dovuto a un leggero cedimento delle fondamenta. L'interno, a croce latina, è a tre navate divise da pilastri a semicolonne. La navata centrale e il transetto sono ricoperti da un soffitto ligneo a lacunari intagliati, risalente al 1685, entro il quale sono incastonate le tele, di Giuseppe da Brindisi, raffiguranti la Predicazione di Sant'Oronzo, la Protezione dalla peste, il Martirio di Sant'Oronzo e l'Ultima Cena. Il Duomo accoglie al suo interno 12 altari, più quello maggiore, ed è ricco di opere pittoresche realizzate da valenti artisti, tra i quali Giuseppe da Brindisi, Oronzo Tiso, Gianserio Strafella, Gian Domenico Catalano e Giovanni Andrea Coppola. Gli altari sono dedicati, (a partire dalla navata sinistra), a San Giovanni Battista (1682), alla Natività con presepe cinquecentesco, al Martirio di San Giusto (1674), a Sant'Antonio da Padova (pure del 1674), alla Vergine Immacolata (1689), a San Filippo Neri (1690), al Crocifisso e al Sacramento (1780), a Sant'Oronzo (1671), all'Addolorata, a San Giusto (1656), a San Carlo Borromeo e a Sant'Andrea Apostolo (1687). L'altare maggiore in marmo e bronzo dorato, fu costruito dal vescovo Sersale e consacrato nel 1757 dal vescovo Sozi Carafa che commise ad Oronzo Tiso il grande quadro centrale dell'Assunta (1757) e i due laterali raffiguranti il Sacrificio del Profeta Elia e il Sacrificio di Noè dopo il Diluvio (1758). Del 1759 è il coro in noce con la cattedra episcopale voluto dal vescovo Fabrizio Pignatelli e dovuto forse a disegni di Emanuele Manieri. La Cattedrale possiede una cripta del XII secolo, rimaneggiata nel XVI con aggiunte barocche. Presenta un corpo longitudinale contenente due cappelle barocche con dipinti che incrocia un lungo corridoio composto da novantadue colonne con capitelli decorati da figure umane. Rimasta chiusa per decenni, nel 2017 la cripta ha riaperto dopo un lungo lavoro di restauro; in tale occasione sono state effettuate indagini archeologiche che hanno rivelato la possibile presenza di un putridarium al di sotto di essa. Sulla cantoria lignea in controfacciata si trova l'organo a canne, costruito nel 1913 da Pacifico Inzoli. Lo strumento ha subito vari restauri: un primo negli anni cinquanta ad opera della ditta organaria Fratelli Ruffatti, che, fra le varie cose, hanno modificato la cassa privandola del suo coronamento ed hanno fornito una nuova consolle; un secondo negli anni ottanta ad opera di Claudio Anselmi Tamburini; l'ultimo tra il 2000 e il 2001 da parte degli eredi di Pacifico Inzoli. Lo strumento è a trasmissione elettrica ed ha 42 registri per un totale di 3205 canne; la consolle, indipendente, in cantoria, con due tastiere di 58 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 30 note. La mostra è composta da canne di principale con bocche a mitria disposte a palizzata ed intervallate da lesene lignee. Nel braccio sinistro del transetto, a pavimento, si trova l'organo a canne Saverio Anselmi Tamburini opus 32, costruito nel 1989. Lo strumento, a trasmissione integralmente meccanica, ha 7 registri; la sua consolle, a finestra, dispone di un'unica tastiera di 56 note ed una pedaliera concava di 30 note costantemente unita al manuale e priva di registri propri. Michele Paone, Lecce elegia del Barocco, Congedo Editore, Galatina (Lecce) 1999 William Dello Russo, Lecce, Milano, Electa, 2007. Arcidiocesi di Lecce Lecce Episcopio di Lecce Seminario di Lecce Wikibooks contiene testi o manuali sulle disposizioni foniche degli organi a canne Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulla cattedrale metropolitana di Santa Maria Assunta a Lecce Inizio di un VirtualTour in Quick Time con schede descrittive, su artefede.org. URL consultato il 16 novembre 2009 (archiviato dall'url originale il 25 aprile 2012). GigaPano del Campanile prima del restauro, su lecce360.com. GigaPano del portone di bronzo, su lecce360.com. GigaPano dell'Ingresso del Duomo, su lecce360.com. Chiesa di Maria Santissima assunta (Lecce) su BeWeB - Beni ecclesiastici in web

Chiesa di Sant'Antonio della Piazza
Chiesa di Sant'Antonio della Piazza

La chiesa di Sant'Antonio della Piazza, nota anche come chiesa di San Giuseppe dal santo cui è intitolata la confraternita che vi officia, è una chiesa del centro storico di Lecce. La chiesa, eretta nel 1584, faceva parte del complesso conventuale voluto da Gian Giacomo dell'Acaya intorno al 1557 e affidato ai frati minori osservanti. Il convento in funzione fino al 1807, venne adibito ad abitazione civile e demolito nei primi anni del Novecento. Le forme attuali dell'edificio non sono quelle originarie: infatti nel 1765 i frati decisero di ingrandire la chiesa la cui navata principale corrispondeva all'attuale transetto. Sul fianco laterale della chiesa è possibile ancora vedere l'originario portale cinquecentesco, che costituiva l'ingresso principale, e il rosone. Il prospetto, spartito in due ordini, è animato nell'ordine inferiore da un portale elegantemente decorato e da due nicchie che ospitano le statue di sant'Antonio da Padova e di san Giovanni da Capestrano. L'ordine superiore, estremamente semplice nelle linee decorative, accoglie al centro, fra due paraste, un'ampia finestra. L'interno, a croce latina, presenta una navata percorsa da alte paraste corinzie e scandita sui due lati da cinque cappelle. Nelle due nicchie del retrospetto trovano posto le statue in pietra locale di san Francesco d'Assisi (1823) e di san Rocco (1566), quest'ultima attribuita a Gabriele Riccardi. Nelle cappelle laterali, decorati altari barocchi, ospitano pregevoli dipinti: quello di San Diego di Alcalà opera di un allievo di Gianserio Strafella, quello della Natività della Vergine, della Circoncisione di Gesù opera di Jacopo Palma il Giovane e quello di San Pietro. Nel primo altare a destra è collocata la settecentesca tela raffigurante Sant'Oronzo in gloria, copia di Serafino Elmo il quale dipinse anche la tela di san Francesco d'Assisi (1771) custodita nella terza cappella a destra. Nel transetto destro si impone per la maestosità e la monumentalità delle proporzioni l'altare di San Giuseppe, attribuito ad Emanuele Manieri, e adorno della statua lignea policroma del santo, mentre in alto trova posto la tela della Vergine Annunziata, attribuibile a Oronzo Tiso. Nel transetto di sinistra si incontrano invece gli altari più antichi della chiesa: quello di Sant'Antonio da Padova, realizzato nel 1737 in pietra leccese con statua lapidea del santo datata 1569, quello di Santa Rita da Cascia con la tela della santa e quello di San Francesco da Paola con la statua del santo del 1581. Nel presbiterio, ricoperto da un soffitto affrescato da Carmine Palmieri, è presente un marmoreo altare maggiore opera di Eugenio Maccagnani (1923). Dell'arredo cinquecentesco rimangono solo la lignea cantoria, sormontata da un organo dorato, e il coro. Lecce elegia del Barocco, Michele Paone, Congedo Editore, Galatina (Lecce) 1999 Barocco leccese Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulla chiesa di Sant'Antonio della Piazza

Palazzo Carafa
Palazzo Carafa

Palazzo Carafa (ex Convento delle Paolotte) è il palazzo comunale di Lecce, commissionato dal vescovo mecenate Alfonso Sozy Carafa all'architetto Emanuele Manieri, responsabile anche di altre opere a Lecce dell'epoca rococò, con Oronzo Carrozzo come capomastro. Il palazzo fu iniziato nel 1764 come ricostruzione dell'antico convento delle suore di San Francesco di Paola, fatto demolire dal vescovo nel 1763, per necessità di urgenti ammodernamenti urbanistici, e ultimato nel 1771; fu realizzato in modo da migliorare tale area della città, nel solco di altri interventi architettonici del periodo settecentesco a Lecce, vicino alla quale era anche presente il palazzo dei Gesuiti, e accolse nuovamente le religiose fino al 1814. L'edificio è anche legato alle vicende dei Gesuiti, che elargirono un contributo, dovuto alle migliorie della zona di cui anche loro avrebbero beneficiato, ma il cui ordine fu in seguito abolito nella città. Fu adibito anche come collegio femminile da parte delle Suore d'Ivrea e successivamente delle Marcelline fino al 1895 anno in cui venne acquisito come sede del Comune dopo l'Unità d'Italia, cosa che comportò poi delle modifiche e migliorie architettoniche per dare un maggior prestigio istituzionale (tra cui la demolizione della chiesetta angolare dal lato di Piazza Sant'Oronzo), alterandone in parte l'originale progetto artistico. Presenta anche elementi e stemmi araldici relativi alla storia della città sull'elegante ed elaborata facciata.

Colonna di Sant'Oronzo (Lecce)
Colonna di Sant'Oronzo (Lecce)

La colonna di Sant'Oronzo, alta circa 29 metri, è situata in piazza Sant'Oronzo a Lecce. Sulla sommità ospita la statua del santo patrono, fino al 2018 quella storica eseguita a Venezia nel 1739 e dal 2024 la nuova copia in bronzo eseguita dopo il restauro dell'antica non più issabile sulla colonna. La colonna venne eretta in segno di gratitudine a sant'Oronzo, a cui la città attribuì la sua preservazione dalla peste diffusasi nel 1656 nel Regno di Napoli. Il monumento venne realizzato utilizzando i rocchi crollati dello stelo marmoreo di una delle due colonne romane che erano poste al termine della Via Appia a Brindisi. I lavori, iniziati nel 1666 furono ben presto sospesi a causa della mancanza di fondi. Ripresi nel 1681 furono ultimati cinque anni dopo. I lavori furono guidati dall'architetto leccese Giuseppe Zimbalo, il quale costruì il basamento in pietra animato da balaustre e statue e rastremò i rocchi i quali risultavano scheggiati a causa del crollo. Anche il capitello adoperato fu quello dell'antica colonna romana, sul quale venne posizionata una statua (alta 4,16 m) in legno veneziano ricoperta di rame, di Sant'Oronzo, raffigurato in abiti vescovili nell'atto di benedire la città. Durante i festeggiamenti del Santo nell'agosto del 1737, un razzo colpì e bruciò la statua che venne totalmente rifatta; la nuova effigie di S. Oronzo fu realizzata in legno e ricoperta di placche di rame (sempre a Venezia) e riprese definitivamente il suo posto nel 1739. Durante la guerra del 1940 la statua di sant'Oronzo fu conservata e restaurata nel duomo. Alla fine del conflitto, probabilmente tra il 1945 e 1950 fu definitivamente posizionata sulla colonna. Il 30 gennaio 2019 la statua è stata rimossa dalla colonna per urgenti restauri artistici. In base alle analisi e ai pareri scientifici acquisiti in questa fase, lo stato della struttura lignea interna e del rivestimento in rame esterno è risultato così compromesso da escludere il suo riposizionamento sulla colonna. La soprintendenza ha dato così l'ok alla realizzazione di una copia da porre sulla colonna e alla musealizzazione dell'originale in un luogo che sarà individuato sulla base delle migliori condizioni di conservazione prese di comune accordo fra tutti gli enti coinvolti (comune, curia diocesana e soprintendenza). La nuova statua in bronzo, copia dell'originale del '700, è stata realizzata dalla nota fonderia Del Giudice di Nola, ed è arrivata a Lecce giovedì 11 aprile 2024 dando inizio a tre giorni di particolare festa cittadina e religiosa conclusa il successivo 13 aprile con il collocamento definitivo della nuova statua sulla colonna davanti a migliaia di leccesi che hanno affollato la piazza, ritornando così a svettare sui cieli del capoluogo salentino dopo 5 anni di assenza. Colonne romane di Brindisi Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Colonna di Sant'Oronzo

Monastero dei Teatini

Il monastero dei Teatini, attiguo alla chiesa di Santa Irene, è un edificio barocco di Lecce, sede, per diversi secoli, dei padri teatini. Con la soppressione degli ordini religiosi, la chiesa e il monastero furono ceduti al Comune di Lecce che si preoccupò di conservare l'apertura al culto della Chiesa affidandola a due padri teatini leccesi. Attualmente il monastero è utilizzato come contenitore culturale, per mostre e fiere. Famosa è la mostra dei presepi che si tiene ogni anno nel mese di dicembre. Il complesso conventuale poteva accogliere quaranta padri che nel primo trentennio del Seicento di certo abitarono la struttura, mentre nel 1762 fu istituito un educandato per i giovani che volevano entrare nell'ordine. I diversi rimaneggiamenti e le numerose utilizzazioni come caserma, scuola e sede di uffici municipali hanno modificato l'originaria conformazione del complesso. L'edificio si sviluppa su tre livelli: un pian terreno, un parziale ammezzato e un primo piano. Gli ambienti distinti in quattro corpi di fabbrica si sviluppano attorno ad un chiostro quadrangolare e sono collegati tra di loro da un portico voltato a crociere al piano inferiore e da un passaggio corridoio a quello superiore. Il chiostro è movimentato da un ritmico succedersi di arcate a tutto sesto, impostate su alti pilastri al pian terreno e da una teoria di finestre architravate con timpano triangolare inserite in specchiature geometriche al primo piano; il cornicione finale, con motivi a dentelli, chiude in maniera armonica la superficie. Gli ambienti sono generalmente coperti da una volta a stella e a crociera realizzati in pietra leccese e carparo.