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Chiesa di Maria Santissima Assunta (Arnesano)

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Chiesa Madre di Arnesano
Chiesa Madre di Arnesano

La chiesa di Maria Santissima Assunta è la parrocchiale di Arnesano, in provincia e arcidiocesi di Lecce; fa parte della vicaria di Monteroni di Lecce.

Estratto dall'articolo di Wikipedia Chiesa di Maria Santissima Assunta (Arnesano) (Licenza: CC BY-SA 3.0, Autori, Immagini).

Chiesa di Maria Santissima Assunta (Arnesano)
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Chiesa Madre di Arnesano
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Rione Riesci
Rione Riesci

Rione Riesci (Li Tufi in dialetto salentino) è un piccolo centro della provincia di Lecce, unica frazione di Arnesano. Secondo lo studioso vegliese Antonio Catamo il nome del paese deriverebbe dal termine dialettale "riecu", che significherebbe "ultimo". Si presume infatti che gli abitanti di questo paese fossero pastori latini che si stanziarono poco fuori dall'abitato di Arnesano. Forse gli abitanti di Arnesano attribuirono il nome di "rieci" agli ultimi arrivati, da cui Riesci. Per quanto riguarda invece l'origine della denominazione "Tufi", con cui si indica il rione nell'idioma locale, è da ricercarsi nelle numerose cave di pietra calcarenitica (abitualmente chiamata tufo, ancor oggi principale materiale da costruzione per l'edilizia), che si estendono a Nord della contrada. Importanti ritrovamenti archeologici testimoniano che il luogo dove sorge l'attuale paese era abitato fin dal neolitico. In particolare negli anni 60, è stata riportata alla luce una tomba risalente al 2400 a.C. circa con corredo funerario composto da tre vasi ed un piccolo idolo di pietra. Le prime notizie documentate risalgono, invece, al medioevo. Santuario della Madonna di Montevergine (XVII sec.) Cappella pozzo del Crocifisso (XV sec.) Aira circolare in pietra (XVIII sec.) Cappella di Sant'Antonio da Padova (XVIII sec.) Villa Grassi (XIX sec.) Festa di San Giovanni Battista Si racconta che nei primi anni del 900 un abitante del rione mentre costruiva la sua casa, fu miracolosamente salvato dopo un improvviso crollo della struttura, che avvenne il 24 giugno, festa della natività di San Giovanni Battista. Da allora si festeggia sempre nella settimana del 31 agosto, festività della decapitazione del Santo. La via principale del rione, Via Dante, lunga circa 1 chilometro è la via più lunga di Arnesano. All'interno dei Riesci (a est) esiste un piccolo isolato che può considerarsi a sua volta un piccolo rione conosciuto come "li tufi ecchi" (I riesci vecchi) La vecchia scuola elementare è sede della protezione civile. L'idolo di pietra risalente al neolitico e rinvenuto durante gli scavi effettuati presso un'abitazione negli anni 60 è conservato nel Museo Archeologico di Taranto. Villaggio neolitico di Riesci, su salogentis.it.

Monteroni di Lecce
Monteroni di Lecce

Monteroni di Lecce (Muntrùni in dialetto salentino) è un comune italiano di 13 627 abitanti della provincia di Lecce in Puglia. Situato nel Salento centrale, fa parte del parco del Negroamaro. Nel suo territorio ricade parte della struttura Ecotekne, sede di alcune facoltà dell'Università del Salento. Dal 2003 si fregia del titolo di città. Il territorio comunale, che si estende su una superficie di 16,49 km², è caratterizzato da una morfologia prettamente pianeggiante; l'altitudine raggiunge l'altezza massima di 48 m s.l.m. Ricade nella Valle della Cupa, ossia in quella porzione di pianura, intorno al capoluogo leccese, caratterizzata da una grande depressione carsica. È situato a metà strada fra il mare Ionio e il mare Adriatico da quali dista circa 20 km. Confina a nord con il comune di Arnesano, a est con i comuni di Lecce e Lequile, a sud-est con il comune di San Pietro in Lama, a sud-ovest con il comune di Copertino. Secondo i dati della stazione meteorologica di Lecce Galatina Monteroni (che rientra nel territorio del Salento orientale) presenta un clima mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +8,4 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +32,5 °C. Le precipitazioni, frequenti in autunno ed in inverno, si attestano attorno ai 288 mm di pioggia/anno. La primavera e l'estate sono caratterizzate da lunghi periodi di siccità. Di tanto in tanto in inverno la temperatura minima può scendere a 0 °C o di rado a -1 °C. Al contrario in estate può superare i 45 °C.Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del Salento orientale sono influenzati fortemente dal vento attraverso correnti fredde di origine balcanica, oppure calde di origine africana. Il toponimo potrebbe derivare da "Mons Tyronum" cioè "campo di addestramento" delle reclute romane che, all'epoca delle lotte di questi ultimi con le popolazioni salentine, si erano qui stanziate, e più precisamente nella vicina località detta "San Fili" posta più in alto rispetto al territorio circostante. Tale ipotesi troverebbe conferma da alcuni ritrovamenti, in particolare monete, risalenti a quell'epoca.Più attendibile appare l'ipotesi formulata da Gaetano Barbarulo, che ha studiato la forma toponomastica Tirone/Monterone, presente in gran parte del territorio italiano (Le denominazioni Monterone e Tirone nella toponomastica medievale napoletana, in "Archivio Storico per le Provincie Napoletane" 1996). Secondo tale studioso, si tratterebbe di un composto di monte, derivato dal latino mons, e tirone, esito del latino tardo toro -onis, vocabolo dal significato di "altura". L'apparente duplicazione si spiegherebbe con una perdita di coscienza in età medievale del significato originario del vocabolo tirone, che avrebbe acquisito la valenza di nome proprio e si sarebbe così sentita l'esigenza di anteporgli il nome comune "monte". Monteroni, come tutta l'area della provincia, ha origini legate alla preistoria, perché l'intera Puglia ha avuto insediamenti umani sin dal periodo paleolitico. Coi Normanni fece parte della contea di Lecce e successivamente, nel 1250, Federico II cedette il casale ai feudatari De Cremona ai quali succedettero i Monteroni che lo detennero sino ai primi del Cinquecento. A questa famiglia si deve la costruzione del primo nucleo dell'attuale Palazzo Baronale, ampliato successivamente dai Lopez y Royo, cui si deve anche la costruzione della torre dell'orologio e di due cappelle della chiesa matrice. Il feudo venne soppresso nel 1806 con l'eversione della feudalità e da allora il Comune di Monteroni seguì le vicende della storia nazionale. Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con D.P.R. del 26 giugno 1973 e del 10 gennaio 1985. Stemma L'ulivo (o più probabilmente un pioppo) indica la salubrità del territorio poiché si narra che il centro fu insediato da una colonia di greci, che furono attirati sul territorio dall'abbondante quantità d'acqua e dal buon clima. La palma è una pianta cara ai Cretesi, le stelle rappresentano le divinità che essi veneravano. Secondo un'altra tesi, il primo villaggio nacque in epoca romana, quando fu istituito sul territorio un luogo in cui venivano addestrate le reclute prima di entrare a far parte dell'esercito romano: il toponimo deriverebbe, dunque, dal latino mons tyronum che significa "monte delle reclute", rappresentato dalle tre alture . Gonfalone Chiesa matrice; dedicata all'Assunta risale al XIV secolo come deducibile dalla presenza dell'affresco del Battesimo di Gesù datato 1420. Ampliata nel corso dei secoli, presenta una pianta a croce latina con decorazioni barocche. L'interno conserva seicenteschi altari in pietra leccese e alcune statue fra cui quella di Sant'Antonio da Padova del 1777. Nei pressi sorge la Torre dell'Orologio. Chiesa Beatissimae Virgini Immacolata; edificata nel 1667 con rifacimento del prospetto nel 1954. Chiesa dei Santi Medici Chiesa del Crocefisso; del XVII secolo con ampliamenti del 1956. Chiesa di San Giovanni Battista; ricostruita nel 1932. Chiesa del Sacro Cuore; costruita nel 1963. Chiesa di Sant'Antonio Abate; primi anni del XVII secolo. Chiesa di Santu Fili; di epoca quattrocentesca, fu riedificata nel Novecento e conserva l'originario affresco della Madonna di Santu Fili. Chiesa di Maria SS. Ausiliatrice, del XX secolo. Oratorio di San Giovanni Bosco, del XX secolo. Palazzo Baronale; costruito con le sembianze di una piccola fortezza durante il baronato dei Monteroni e ampliato nel XVI secolo dai nuovi feudatari, i Lopez y Royo, che lo resero un palazzo nobiliare. Il palazzo conserva oggi i fastosi stilemi del barocco leccese. Palazzo del Municipio, risalente al XVII secolo. Monumento ai caduti, posto al centro di Piazzetta Romano, è dedicato ai caduti monteronesi durante le guerre della prima metà del Novecento. Una grande lapide in pietra leccese, posta su Piazza Falconieri ricorda invece l'attività di rivoluzionario di Ignazio Falconieri, riproducendone una lettera ufficiale del 1799, risalente alla rivoluzione napoletana. Velodromo degli Ulivi, circuito costruito nel 1976 per ospitare i campionati del mondo di ciclismo su pista. Dal XV secolo ai primi anni del Novecento varie ville e casini patriziali furono costruiti nella campagna circostante l'abitato di Monteroni e più precisamente nella cosiddetta "Valle della Cupa", vasta depressione del terreno che abbraccia vari comuni a sud-ovest di Lecce e da quest'ultima panoramicamente ben visibile. Tra queste costruzioni vanno menzionate: Villa Bruni, in stile neoclassico, progettata dall'architetto Raffaele Politi e ubicata appena fuori dall'abitato sulla strada per San Pietro in Lama; Villa Urselli risalente al primo periodo Liberty, anch'essa sulla via per San Pietro in Lama, nel cui giardino si trovano notevoli esemplari di cycas; Villa Grassi, sulla via per Arnesano, edificata nel 1901 dall'architetto Raffaele Politi. Con la sua facciata stile Liberty, una fontana e il grande parco in cui è possibile ritrovare numerose cycas; Villa Saetta, che pare prendere il nome dal monaco omonimo, e la cui cappella ospita le salme di alcuni membri della famiglia nobiliare Lopez y Royo; Villa De Giorgi, ubicata in zona S. Fili, e costruita per il tisiologo Gioacchino De Giorgi; Villa Romano, forse la più estesa, sempre sulla via per San Pietro in Lama; Villa Carelli-Palombi, sulla via per il capoluogo, e dotata di un giardino ricco di piante esotiche, tra cui un immenso lauro canforo. Abitanti censiti Al 31 dicembre 2019 a Monteroni di Lecce risultano residenti 787 cittadini stranieri. Le nazionalità principali sono: Bulgaria - 336 Senegal - 137 Romania - 43 Pakistan - 38 Marocco - 32 India - 26 Polonia - 20 Nigeria - 20 Cina - 16 Albania - 15 Il dialetto parlato a Monteroni di Lecce è il dialetto salentino nella sua variante centrale che corrisponde al dialetto leccese. Il dialetto salentino si presenta carico di influenze riconducibili alle dominazioni e ai popoli stabilitisi in questi territori che si sono susseguite nei secoli: messapi, greci, romani, bizantini, longobardi, normanni, albanesi, francesi, spagnoli. A Monteroni di Lecce hanno sede due scuole pubbliche dell'infanzia, tre scuole primarie e due secondarie di primo grado. Vi è inoltre un istituto privato comprendente una scuola dell'infanzia e una primaria. Il territorio comunale di Monteroni di Lecce ospita una parte del complesso Ecotekne dell'Università del Salento. Nel campus hanno sede le facoltà di economia, giurisprudenza, ingegneria, scienze matematiche, fisiche e naturali, scienze motorie e dello sport. Il campus Ecotekne è attrezzato con un centro congressi, istituti per la ricerca e laboratori, strutture sportive e aree attrezzate per eventi. La cucina locale non si differenzia in modo significativo dalla cucina del Salento. I collegamenti stradali principali sono rappresentati da: Strada statale 694 Tangenziale Ovest di Lecce uscita per Monteroni di Lecce. Il centro è anche raggiungibile dalle strade provinciali interne: SP6 Monteroni di Lecce-Copertino, SP11 Monteroni di Lecce-San Pietro in Lama, SP119 Monteroni di Lecce-Leverano, SP123 Monteroni di Lecce-Magliano. Monteroni è servita da una stazione ferroviaria posta sulla linea Novoli-Gagliano delle Ferrovie del Sud Est, adoperata soprattutto da studenti pendolari. In passato la funzione della stazione era legata quasi esclusivamente alla lavorazione del tabacco: numerose erano infatti le manifatture operanti in paese. Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune. Lengnau Fara Filiorum Petri La principale società di pallacanestro è la Nuova Pallacanestro Monteroni che negli ultimi anni è diventata la squadra di riferimento della provincia di Lecce e milita in Divisione Nazionale C, mentre il calcio è rappresentato dalla Futura Monteroni Società che milita nel campionato Regionale di Seconda Categoria e che vanta circa 300 tesserati tra Prima Squadra e Settore Giovanile. A Monteroni di Lecce ha sede una scuola di Taekwondo: l'A.S.D. Taekwondo Civino, una fra le scuole col più alto numero di tesserati nella provincia di Lecce. La società sportiva A.s.d Futura Monteroni sta facendo ampi progressi nel calcio regionale. Nel 1976 Monteroni di Lecce ha ospitato un'edizione dei campionati mondiali di ciclismo su pista. Monteroni di Lecce, Adolfo Putignano, Ed. Capone L., collana "Storie municipali" (1988) Gino Giovanni Chirizzi, San Fili a Monteroni. Ricordi bizantini, storia, culto, tradizioni popolari, ed. Congedo, Galatina 1993 Salento Terra d'Otranto Valle della Cupa Arcidiocesi di Lecce Università del Salento Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Monteroni di Lecce Sito ufficiale, su comune.monteroni.le.it. Monteróni di Lécce, su sapere.it, De Agostini.

Arnesano
Arnesano

Arnesano (Arnisanu in dialetto salentino) è un comune italiano di 3 926 abitanti della provincia di Lecce in Puglia. Situato nel nord Salento, comprende anche il centro abitato di Riesci, distante 600 m in direzione ovest. È un comune dell'hinterland leccese e geograficamente appartiene alla Valle della Cupa. Arnesano è un comune del nord Salento distante 7 km dal capoluogo provinciale. Sorge nella Valle della Cupa, una delle depressioni più evidenti del Tavoliere di Lecce (32 m s.l.m.). Il territorio comunale, esteso complessivamente per 13,47 km², confina a nord con i comuni di Carmiano e Novoli, ad est con il comune di Lecce, a sud con i comuni di Monteroni di Lecce e Copertino e ad ovest con il comune di Leverano. Classificazione sismica: zona 4 (sismicità molto bassa), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003 Dal punto di vista meteorologico Arnesano rientra nel territorio del Salento orientale che presenta un clima mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +9 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +24,7 °C. Le precipitazioni, frequenti in autunno ed in inverno, si attestano attorno ai 626 mm di pioggia/anno. La primavera e l'estate sono caratterizzate da lunghi periodi di siccità.Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del Salento orientale sono influenzati fortemente dal vento attraverso correnti fredde di origine balcanica, oppure calde di origine africana. Classificazione climatica di Arnesano: Zona climatica: C Gradi giorno: 1052 Molto probabilmente il toponimo deriva da "arna", che significherebbe concavità, depressione proprio in relazione alla peculiare morfologia del territorio. La radice arna è individuabile nel toponimo messapico "arnises", termine che esprime il concetto di concavità. Il territorio di Arnesano ospitò sin dall'antichità un piccolo insediamento urbano. Ciò è testimoniato dal rinvenimento, nel Rione Riesci, di una sepoltura del tardo Neolitico, databile al 2400 a.C., con corredo funebre costituito da tre vasi e da un piccolo idolo di pietra. Tuttavia, la nascita del primo agglomerato urbano risale al X secolo e il suo reale sviluppo avvenne tra il XIII e il XIV secolo. Dopo il periodo romano e bizantino, di cui non rimangono tracce degne di nota, Arnesano venne conquistata dai Normanni i quali, con la costruzione di una serie di casali, contribuirono alla crescita dell'economia e del numero di abitanti. Nel XII secolo si cita per la prima volta in un documento il casale di Arnesano come appartenente alla Contea di Lecce. Nel 1276 era feudatario di Arnesano il signore Landolfo Caracciolo; dopo la sua morte il feudo passò al suo primogenito e poi al re Ferdinando I, che, nel 1464, lo consegnò al console Antonio Guidano. Nel 1489 fu ceduto a Mariotto Corso, a cui seguirono la famiglia Bozzi-Corso, che governarono fino al 1613, anno in cui il feudo fu acquistato dalla famiglia leccese dei Marescallo. I Prato e i Bernardini furono gli ultimi feudatari di Arnesano. Lo stemma e il gonfalone del comune di Arnesano sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 6 giugno 1988. Nello statuto comunale è riportata la data di concessione del D.P.C.M. n. 385 del 14 luglio 1988. Descrizione araldica dello stemma: Il gonfalone è un drappo partito di giallo e di rosso. La chiesa madre, dedicata a Maria Santissima Assunta, esisteva già nel 1581 con il titolo di Santa Maria delle Grazie. Venne riedificata nel Seicento e subì numerosi rifacimenti nel XVIII secolo. A questo secolo risale la costruzione del campanile a torre con tre ordini. Presenta un sobrio prospetto a due ordini, con tre portali d'accesso. L'interno, pregevole espressione del barocco salentino, custodisce altari in pietra leccese finemente scolpiti databili alla prima metà del Settecento. Del 1750 è l'altare del SS. Crocifisso, fatto erigere dalla famiglia Prato, feudatari di Arnesano. L'altare ospita in una nicchia la statua in cartapesta di Gesù Crocifisso, opera di Pietro Surgente (fine XVIII secolo). Sulla cantoria in controfacciata è presente un organo a canne costruito nel 1933 e restaurato nel 2019. Della struttura originaria resta un altorilievo con la scena della Pietà posto sull'attuale lato destro della chiesa. La chiesa di Sant'Antonio Abate fu edificata nel XVII secolo. Viene citata per la prima volta nel 1640 durante la visita pastorale del vescovo Pappacoda. Venne ricostruita in stile barocco nel 1744 dall'Universitas. Presenta un semplice prospetto spartito da paraste e un interno ad aula unica. La chiesa dell'Annunziata sorge nel nucleo antico del paese. Fu edificata nel XVI secolo sulle fondamente di una struttura risalente al periodo medievale (XII-XIII secolo). Conosciuta anche sotto il titolo di Sant'Antonio da Padova, presenta arcate a tutto sesto nella navata sinistra e nell'arco centrale. L'interno conserva l'altare maggiore della metà del Cinquecento, opera di Gabrielle Riccardi. Di notevole importanza artistica è l'altare con la tela dell'Annunciazione (XVII secolo). L'edificio è dotato esternamente di una torretta del 1770, con funzione di orologio pubblico. La chiesa di Sant'Antonio da Padova fu costruita intorno al 1676 dal leccese Carlo Antonio Brillo nei pressi dell'omonima masseria ubicata nelle campagne del paese. Dalle visite pastorali dell'epoca si evince che già nel 1685 si festeggiava sant'Antonio di Padova e la domenica successiva al 13 giugno si lucravano indulgenze. All'interno vi è un solo altare con la statua lapidea del Santo. Sopra il tetto si elevano i resti di un piccolo campanile a vela. La piccola cappella dell'Asilo Bernardini, venne edificata nel 1912, quando Teresa e Giulia dei marchesi Bernardini decisero di fondare la prima istituzione per l'educazione dei fanciulli di Arnesano. La cappella custodisce quattro grandi tele settecentesche raffiguranti il Gigante Golia, Mosè salvato dalle acque, Giuditta e Agar nel deserto, tutte opere del pittore Serafino Elmo. Le tele provenivano dalla collezione di quadri del Palazzo Marchesale. Il palazzo marchesale, costruito dalla famiglia Marescallo nel XVII secolo, fu modificato e ampliato nel 1684 dal feudatario Prato. A lui si deve l'attuale fisionomia della struttura. In origine, prima della costruzione del palazzo, esisteva una fortezza della quale resta solo una torre che controllava una delle porte di accesso al centro storico, Porta Rande. L'edificio ospitò sino al 1802 una preziosa quadreria. Infatti, in seguito a un fenomeno tellurico che causò il crollo di alcune stanze del palazzo, la collezione di dipinti fu in parte distrutta e in parte trasportata a Venezia, Roma e Napoli presso le dimore signorili di amici del marchese Nicolò Prato. Le uniche tele rimaste ad Arnesano sono le quattro presenti nella cappella dell'Asilo Bernardini. Palazzo Guarini è una struttura cinquecentesca, voluta dal nobil uomo Selvaggio Guarini, che fu sindaco della città di Lecce tra il 1575 e il 1576. Originariamente il palazzo, come si evince da una descrizione del 1670, doveva essere costituito da una casa a corte con camera, stalla e forno. Successivamente, con la costruzione del piano superiore, il piano terra fu adibito a magazzino e a deposito. Esternamente è caratterizzato da un ampio portale sormontato da uno scudo araldico su cui sono impressi quattro stemmi: due volte quello dei Guarini, in quanto Selvaggio sposò la cugina Cardonia Guarini; quello della famiglia Tafuri (madre di Selvaggio) e quello della famiglia Francone (madre di Cardonia). Masseria Boci Masseria Brillo Masseria Carretti Masseria Palombaro L'Idoletto, risalente al 2400 a.C., costituisce il più importante reperto archeologico rinvenuto nel territorio di Arnesano. L'Idoletto è una statuina in pietra calcarea che rappresenta una figura di donna con la testa di civetta. Fu recuperata in una tomba dell'età tardo-neolitica contenente anche alcuni vasi. Abitanti censiti Al 31 dicembre 2020 ad Arnesano risultano residenti 147 cittadini stranieri. Le nazionalità principali sono: Bulgaria - 25 Senegal - 22 Il dialetto parlato ad Arnesano è il dialetto salentino nella sua variante centrale che corrisponde al dialetto leccese. Il dialetto salentino, appartenente alla famiglia delle lingue romanze e classificato nel gruppo meridionale estremo, si presenta carico di influenze riconducibili alle dominazioni e ai popoli stabilitisi in questi territori nei secoli: messapi, greci, romani, bizantini, longobardi, normanni, albanesi, francesi, spagnoli. Festa della Madonna di Montevergine - lunedì di Pasquetta Festa Patronale di Gesù Crocifisso - prima domenica di luglio Festa della Madonna Assunta - terza domenica di ottobre Festa di San Giovanni Battista (protettore del Rione Riesci) - fine agosto I collegamenti stradali principali sono rappresentati da: Strada statale 694 Tangenziale Ovest di Lecce uscita per Monteroni di Lecce. Il centro è anche raggiungibile dalle strade provinciali interne SP7 Arnesano-Lecce, SP8 Arnesano-Novoli, SP12 Arnesano-Carmiano, SP119 Arnesano-Monteroni di Lecce-Leverano. Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune. L'A.S.D.G.S. Ciclistica Arnesano nasce il 2 maggio 2005 da un'idea di cinque soci fondatori e partecipa attivamente all'organizzazione della tradizionale Arnesano in Bici, con la collaborazione del Comune di Arnesano. Notevoli risultati furono raggiunti negli anni ottanta nel pattinaggio a rotelle su pista. Lucio Giovanni Cappello, Tra le mura di Arnesano, Ed. Congedo, 1995. Luigi Paolo Pati, Il villaggio neolitico di Riesci. Le prime esperienze agricole nel bacino alluvionale della Cupa, Kollemata, 2006. Città di Lecce Hospital Salento Valle della Cupa Rione Riesci Arcidiocesi di Lecce Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Arnesano Sito ufficiale, su comune.arnesano.le.it. Arnesano, su sapere.it, De Agostini.

Orto botanico di Lecce
Orto botanico di Lecce

L'Orto botanico di Lecce è una struttura museale dell'Università del Salento, di supporto alla didattica e alla ricerca del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali. Anche se la costituzione di un primo giardino botanico a Lecce risale al 1810, questo subì un inarrestabile declino a partire dal 1866, dalla sua acquisizione da parte della Provincia di Lecce. L'Orto attuale è ubicato all'interno del Campus di Ecotekne ed è stato fondato nel 1994 in seno all'attuale Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali dell'Università del Salento. È legato da una convenzione per la cooperazione didattica e scientifica all'Orto botanico del Salento. Attualmente ospita diverse collezioni, tutte all'aperto, ed è specializzato nella conservazione della biodiversità vegetale del Salento, ospitando diverse centinaia di specie vegetali. S. Sabato (1992) – Un Orto Botanico a Lecce, in Orti Botanici, Giardini Alpini, Arboreti Italiani, pp. 339-346. Edizioni Grifo, Palermo. S. Marchiori (1995) – L'Orto Botanico di Lecce. Museologia scientifica XII (1-2), pp. 143-148. R. Accogli (2002) L'Orto Botanico di Lecce in GIROS Notizie, n. 21, pp. 11-13. (PDF) Elenco degli orti botanici in Italia Salento Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Orto botanico dell'Università del Salento Pagina sul sito dell'Ateneo salentino, su unisalento.it. URL consultato il 2 maggio 2012 (archiviato dall'url originale il 9 marzo 2013). Pagina sul sito del Gruppo di Lavoro per gli Orti Botanici e i Giardini Storici

Magliano (Carmiano)
Magliano (Carmiano)

Magliano (Magghianu, più frequentemente Majanu in dialetto salentino), detta anche Magliano di Lecce, è l'unica frazione di Carmiano in provincia di Lecce, sita a circa 2 km a sud-est del capoluogo comunale. L'origine ed il significato del nome di Magliano deriva, come altri attuali toponimi di paesi e fondi rurali, dal nome del centurione romano (Manlio) che aveva avuto assegnato il territorio all'epoca della colonizzazione romana del salento nel II secolo a.C. L'araldo cittadino è rappresentato da uno scudo sul quale è raffigurato un ramoscello di ciliegio, presente in vaste zone del territorio all'epoca della fondazione, e cinque maglie o anelli di catena. Le cinque maglie della catena, da cui si deduce la derivazione del nome Magliano, rappresentano i cinque casali esistenti nell'XI secolo, quando i Normanni decisero di istituire gli stemmi. Magliano è situato nel centro della "Valle della Cupa" una vallata quasi tutta pianeggiante di origine carsica, che presenta terreni fertili destinati a vigneto e seminativo, facilità d'accesso alla falda acquifera, presenza di banchi argillosi e abbondanza di calcarenite (tufo). Il paese era fino a qualche decennio fa un borgo prettamente agricolo, nelle cui campagne le famiglie signorili leccesi passavano le estati, in ricche residenze immerse nel verde. Nel territorio vi sono ancora casini e palazzetti, molti dei quali nuovamente abitati. L'edificio, viene descritto per la prima volta nella visita pastorale del 1640. La fabbrica era di modeste dimensione, ad unica navata con copertura a volta. Nel 1754 fu ampliata con l'aggiunta di altri vani, per assumere poi l'attuale forma quasi regolare di croce latina nella metà dell'Ottocento. L'ultima modifica risale al 1957-1958, quando il parroco don Antonio Leopoldo, ad un anno dalla sua nomina, la resa più spaziosa con la riduzione del numero degli altari a tre e la costruzione del salone parrocchiale, della sagrestia e dell'archivio. Nulla rimane dell'originaria struttura, fatta eccezione del campanile realizzato con conci di calcarenite (tufo). L'interno ospita alcuni altari, di cui i più rilevanti artisticamente sono quelli del transetto costruiti, in pietra leccese, della Madonna del Rosario e del Sacro Cuore di Gesù. La chiesa ha perso la funzione di parrocchiale dopo la costruzione della nuova chiesa Maria Santissima Assunta, ultimata nel 2000. La cappella è una costruzione del 1880 dedicata sin dall'origine alla Madonna del Carmine. L'interno, ad aula unica, presenta un solo altare sul quale è posizionata la statua della Vergine del Carmelo. Inoltre sono presenti le statue di San Francesco d'Assisi e di Sant'Antonio abate, quest'ultima realizzata in pietra leccese colorata. Sul semplice prospetto fu impiantato nel 1891 un orologio pubblico. Nell'area circostante il luogo di culto, il 17 gennaio giorno della festività di Sant'Antonio abate, è tradizione accendere un falò. Sorge fuori dall'abitato di Magliano, nella località anticamente denominata Contrada Bosco. La prima costruzione, sorta nel luogo dove fu rinvenuta da una contadino, un'antica immagine della Madonna col Bambino, affresco della Scuola basiliana, risale alla metà del Seicento e viene descritta nella visita pastorale di mons. Pappacoda del 1648 in cui si riporta che è sita in luogo campestre sulla strada che "da Carmiano conduce a Lecce". Nel 1870 un fortissimo uragano fece crollare completamente la chiesetta, risparmiando solo la famosa immagine e l'altare barocco in pietra leccese. I maglianesi, solidali con il parroco di allora don Luigi Paladini, ricostruirono nello stesso anno una seconda cappella nel medesimo posto permettendo di continuare la tradizione di fede ultracentenaria verso la Madonna. Nel 1967 l'edificio cominciò a presentare gravi lesioni per cui fu demolito e ricostruito, grazie alla generosità dei fedeli, sullo stesso posto, su progetto del concittadino ing. Eugenio Cagnazzo (05.02.1920-02.09.2007), che ne diresse i lavori. L'8 settembre 1967, alla presenza di tutto il popolo di Magliano del parroco don Antonio Leopoldo, del vescovo mons. Francesco Minerva, del progettista ing. Eugenio Cagnazzo, in un'atmosfera di sentita fede e di grande entusiasmo, fu inaugurata e benedetta la nuova chiesa. La costruzione delle dimensioni di m 13,80x6 risulta di struttura architettonica molto lineare,con una porta centrale, una trifora sul prospetto e due bifore ai lati dell'altare barocco, in alto. Fu edificato fra la seconda metà del XVIII e i primi anni del XIX secolo, ed è realizzato in conci di pietra calcarenitica (tufo) con copertura a botte. Si compone di un grande ambiente rettangolare centrale ai cui lati si addossano altri vani minori. Attualmente è in fase di ristrutturazione. In onore dei santi patroni di Magliano, Madonna dell'otto settembre e San Vito Martire si celebrano nei giorni 7-8-9 settembre suggesstivi festaggiamneti. Ancora oggi come tre secoli fa i Maglianesi, con immutato amore e fede, la sera del 7 settembre, al canto del Rosario, portano in processione la statua della Madonna dalla Chiesa parrocchiale alla bella cappella della Natività in località bosco, ove verrà esposta per tutta la notte e il giorno successivo. Nel corso della notte i fedeli compresi i villeggianti e i forestieri fanno la "guardia" nella cappella che per la circostanza non si chiude, vegliando e pregando. Nel corso della serata si svolge la Sagra della Friseddha N'Capunata che si svolge dal 1986 (edizione n° 39 nel 2024) su iniziativa del parrocco di allora don Vito Miglietta. Si tratta di una sagra gratuita dove si distribuisce la friseddha, tipico pane d'orzo della penisola salentina in abbinamento con olio e pomodoro. L'indomani mattina 8 settembre si celebrano nella mattinata le SS Messe con grande affluenza di popolo. Nel pomeriggio dello stesso giorno, dopo la tradizionale cuccagna, una devota processione riporta la statua della Madonna al paese, riccamente addobbato con luminarie. Nella giornata del 9 settembre si svolge la festa civile in paese con l'esibizione di un importante complesso bandistico. Il 17 gennaio, con l'istituzione della piccola focara in onore di Sant'Antonio Abate si svolge inoltre la Sagra della Puccia. L'A.S.D. Cupa Volley, con sede sociale nella frazione di Magliano, milita in serie D (per il secondo anno consecutivo), girone D, per la stagione 2015-2016 ed è attiva anche nel settore giovanile. Carmiano Arcidiocesi di Lecce Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Magliano La storia del paese, del territorio e delle tradizioni popolari sono raccolte in un volume dal titolo " Magliano, storia, territorio ,tradizioni in centro della Valle della Cupa" ed. del Grifo Lecce, scritto dal concittadino dott. Raffaele Cagnazzo che nella robusta tradizione dei medici salentini colti, ci propone la ricomposizione della memoria documentale che narra di come Magliano ha costituito la propria identità.

Villa Convento
Villa Convento

Villa Convento (Cumentu o Lu Fieu o Noule Picciccu in dialetto salentino) è una frazione di 728 abitanti della provincia di Lecce divisa amministrativamente tra i comuni di Novoli e Lecce. Il paese prende il nome dall'antica presenza di un convento dei Domenicani, soppresso nel 1809. Dell'antica Contea di Lecce, fondata dai Normanni intorno al 1055, facevano parte il casale di Santa Maria de Novis (attuale Novoli) e il feudo di Nubilo o Novule o Noole (attuale Villa Convento). Questi territori seguirono le stesse sorti della Contea passando sotto i domini di Svevi, Angioini, Aragonesi e sotto il controllo delle varie famiglie feudatarie. Nel 1523 Paolo Mattei, già feudatario di Santa Maria de Novis, acquistò da Aurelia di Acaia, moglie di Giovanni Maria Guarino, il feudo di Nubilo o Novule, a quel tempo disabitato. Qui, nel 1551, Filippo I Mattei fece poi erigere un convento per i padri Domenicani e l'annessa chiesa di sant'Onofrio, favorendo in questo modo il popolamento (o il ripopolamento) del feudo. A causa della presenza di questo convento, l'antico casale di Nubilo (o Novule) iniziò a essere chiamato Sant'Onofrio (dal nome del santo cui era titolata la chiesa) oppure Convento (Cumentu), denominazione rimasta tuttora. Invece, il toponimo Novoli (Nòvule, Nòule) finì per identificare il vicino casale di Santa Maria de Novi. A seguito del decreto di soppressione degli ordini religiosi emanato dal Murat nel 1809, i Domenicani abbandonarono il podere di Villa Convento. Solo uno, fra i più di cinquecento frati, decise di permanere nel piccolo villaggio, un tale Frate Morgicchiu Pilu Niuru (Morgicchio dalla Barba Scura). Il religioso trascorse la sua vita contemplativa per svariati anni presso un'umile casupola situata nei poderi, oggi meglio noti come "Remote Terre te lu Patrunu". L'abitazione divenne presto meta di pellegrinaggi da parte dei numerosi fedeli salentini, che copiosi affluivano per ottenere grazie o benedizioni. Fra' Morgicchio vi rimase fino all'anno 1857 circa, quando in una nevosa mattina di gennaio partì in circostanze ignote. La leggenda vuole che ancora oggi lo si possa scorgere in quei luoghi, nelle eccezionali circostanze dei più rigidi e nevosi inverni salentini, nelle sembianze di un uomo col cappuccio, in estasi contemplativa dinanzi a uno spiedo scoppiettantante. Chiesa Madonna delle Grazie (S.S. Maria del Buon Consiglio) Villa Convento è posta sulla direttrice SP4 Novoli-Lecce, a tre chilometri da Novoli e a otto dal capoluogo salentino. Dal centro abitato si dipartono le vie provinciali SP8 Villa Convento-Arnesano e SP121 Villa Convento-Carmiano. Sagra della Puccia - Maggio Sagra te lu Puerciceddhru Pri Pri e te la Caddhrina Co Co - 15 agosto Festa di San Antonio Abate - ultima domenica di gennaio Festa di Maria S.S. del Buon Consiglio (con annessa Sagra te li Taraddhri cu lu pipe) - ultima domenica di aprile Festa te lu Idulu - novena di festeggiamenti in onore di Bacco Cumentinu, Dio del frutto della Vite, a cadenza bicentenale, nell'anniversario dell'erezione del tempietto lui dedicato, dislocato nelle remote "Terre te lu patrunu". Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Villa Convento Prolocodelsalento.it, su prolocosalento.it. URL consultato il 20 ottobre 2007 (archiviato dall'url originale il 10 dicembre 2007).

San Pietro in Lama
San Pietro in Lama

San Pietro in Lama (Sampiètru ti l'ìrmici in dialetto salentino) è un comune italiano di 3 442 abitanti della provincia di Lecce in Puglia. È situato nel Salento centro-settentrionale. Il territorio del comune di San Pietro in Lama, che occupa una superficie di 7,93 km² nella zona mediana della penisola salentina, è caratterizzato da una morfologia pianeggiante; risulta compreso tra i 33 e i 50 metri sul livello del mare. È situato nella Valle della Cupa, ovvero in quella porzione di pianura, intorno al capoluogo leccese, caratterizzata da una vasta area di depressione naturale del terreno. Il comune è attraversato dalla Strada statale 101 Salentina di Gallipoli che collega Lecce a Gallipoli e che divide l'abitato con il centro urbano di Lequile. Confina a nord-ovest con il comune di Monteroni di Lecce, a nord, a est e a sud con il comune di Lequile, a sud-ovest con il comune di Copertino. Classificazione sismica: zona 4 (sismicità molto bassa), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003 Dal punto di vista meteorologico San Pietro in Lama rientra nel territorio del Salento meridionale che presenta un clima prettamente mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +9 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +25,1 °C. Le precipitazioni medie annue, che si aggirano intorno ai 676 mm, presentano un minimo in primavera-estate ed un picco in autunno-inverno.Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del Salento meridionale risentono debolmente delle correnti occidentali grazie alla protezione determinata dalle serre salentine che creano un sistema a scudo. Al contrario le correnti autunnali e invernali da Sud-Est, favoriscono in parte l'incremento delle precipitazioni, in questo periodo, rispetto al resto della penisola. Classificazione climatica di San Pietro in Lama: Zona climatica: C Gradi giorno: 1111 Il toponimo è legato alla leggenda secondo la quale l'apostolo Pietro, diretto a Roma nel 43 d.C., per evitare l'allora pagana Lecce, passò in una zona acquitrinosa che nel dialetto locale era denominata ''lama''. In alcune antiche carte geografiche il casale viene anche segnalato con il nome di San Pietro de l'imbrici per via della presenza di artigiani che lavoravano la terracotta e l'argilla con la produzione di tegole (imbrici in gergo locale). Dal 1816 al 1865 il comune fu ufficialmente denominato Lama. A pochi chilometri, nella località di Rugge si trovano i resti di un antico centro di epoca messapica e romana identificato con la città di Rudiae, patria del poeta latino Quinto Ennio. Probabilmente il nucleo abitato di San Pietro sorge lungo il tracciato di antiche strade che collegavano Lecce con Copertino e la città di Rudiae con Porto Cesareo (Portus Sasinae). Le prime notizie documentate risalgono al XII secolo quando il casale di San Pietro in Lama faceva parte delle terre governate dal normanno Roberto il Guiscardo, il quale cedette il casale alla Mensa Vescovile di Lecce che conservò il feudo fino alla data di eversione della feudalità. Nel XV secolo il paese era costituito da sole 38 famiglie, concentrate in un'unica via (l'attuale via XX Settembre) ed intorno alla chiesa di Sant'Antonio. La maggior parte degli abitanti dell'epoca erano contadini e artigiani, questi ultimi in prevalenza cutumari, cioè lavoratori di creta.Il centro abitato quindi si sviluppò fino a raggiungere il migliaio di abitanti nel XVI secolo. Nel 1695 fu demolita la vecchia chiesa matrice, poi ricostruita nel 1715; a partire dalla seconda metà del XVII secolo vennero inoltre costruite diverse nuove chiese: la chiesa della Croce (1655), la chiesa di Sant'Antonio (1682) e la chiesa di San Pasquale Baylon (1748). In un dipinto tardo-seicentesco, conservato nella chiesa della Croce e raffigurante Santa Irene, alle spalle della santa è riprodotto il centro abitato con la cappella di San Nicola, oggi scomparsa, e la vecchia chiesa matrice non ancora demolita. A partire dagli anni sessanta ad oggi, l'abitato si è sviluppato intorno al centro storico con nuovi cinque rioni: Rione 167A Rione 167B Rione Lotti Rione Paladini (ricadente nei limiti territoriali del comune di Lequile) Rione Sant'Anna Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 16 aprile 1976. Profilo araldico dello stemma: Profilo araldico del gonfalone: La chiesa madre di Maria Santissima Assunta venne costruita tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo al posto della precedente parrocchiale cinquecentesca. Il campanile invece, fu portato a termine più tardi, nel 1753. La chiesa di Santa Maria della Croce fu ricostruita nel 1655. Presenta una semplice facciata a capanna, priva di elementi architettonici, inquadrata da due alte paraste. L'interno, ad aula unica, conserva un affresco cinquecentesco raffigurante la Vergine col Bambino posto al centro dell'altare maggiore. Ai lati dell'altare sono collocate due tele della metà del XVII secolo raffiguranti San Vito e San Michele Arcangelo. È inoltre presente una tela di fine Seicento con Santa Irene che protegge Lecce e il casale di San Pietro. Nel 1750, intorno all'edificio, furono realizzati quattro ambienti per l'alloggio dei pellegrini. La chiesa di Sant'Antonio Abate è la più antica chiesa di San Pietro in Lama. Fu ricostruita nel 1682 in seguito al danneggiamento subito dall'antica cappella nel 1546. L'edificio possiede una facciata strutturata su due livelli separati da una cornice marcapiano. L'ordine inferiore, spartito da lesene doriche, accoglie il portale d'ingresso con ai lati due nicchie timpanate. L'ordine superiore presenta lesene ioniche e doriche con finestra rettangolare e nicchie poste in asse con quelle sottostanti. Due volute laterali e un frontone sormontato da una croce concludono la facciata. L'edificio è dotato di un piccolo campanile a vela. L'interno ospita l'altare maggiore dedicato alla Madonna delle Grazie, con relativa tela, e quello laterale di Sant'Antonio Abate. La cappella della Madonna del Pozzino, intitolata a Santa Maria delle Grazie, risale al XVI secolo e fu restaurata nel 1667. Presenta un semplice prospetto con timpano recante lo stemma del vescovo Giovanni Battista Castromediano (26 febbraio 1535 - 1552). Sull'estremità del lato destro è collocato un piccolo campanile a vela. L'interno, di modeste dimensioni, ospita un solo altare con la statua della Vergine e alcune tracce degli antichi affreschi risalenti al 1512. Uno di essi fu commissionato da Donna Ricca, una ricca ebrea leccese convertita al cristianesimo. L'edificio fu costruito con funzione di asilo ai pellegrini. La cappella fu fatta edificare nel 1864 dall'allora arciprete Raffaele De Masi, nel giardino antistante l'abitazione dell'omonima Famiglia. Di impianto neoclassico, presenta un'unica navata con copertura a volta, artisticamenta decorata da motivi floreali realizzati in stucco. Presenta un semplice prospetto a capanna con un piccolo frontone recante l'immagine del volto della Madonna affiancata da motivi floreali. Al di sotto campeggia la scritta "Ave Maria" incisa sui conci. L'interno, con volta a botte, accoglie l'affresco dell'Immacolata. È ubicata in campagna a circa 3 km dal centro abitato. Abitanti censiti Al 31 dicembre 2017 a San Pietro in Lama risultavano residenti 129 cittadini stranieri. Le nazionalità più rappresentate erano: Albania - 36 Senegal - 26 Il dialetto parlato a San Pietro in Lama è il dialetto salentino nella sua variante centrale che corrisponde al dialetto leccese. Il dialetto salentino, appartenente alla famiglia delle lingue romanze e classificato nel gruppo meridionale estremo, si presenta carico di influenze riconducibili alle dominazioni e ai popoli stabilitisi in questi territori nei secoli: messapi, greci, romani, bizantini, longobardi, normanni, albanesi, francesi, spagnoli. Sul territorio del comune di San Pietro in Lama sono presenti una scuola dell'infanzia, una scuola primaria e una scuola secondaria di 1º grado appartenenti al locale Istituto Comprensivo Statale. Gli abitanti del paese sono impegnati nel settore secondario (artigianato, industria, commercio), nel settore terziario (servizi, amministrazione) e nel settore primario dell'agricoltura. Resiste ancora la tradizione della lavorazione della creta con la presenza di artigiani. I collegamenti stradali principali sono rappresentati da: Strada statale 694 Tangenziale Ovest di Lecce, uscita per Gallipoli; Strada statale 101 Salentina di Gallipoli Lecce-Gallipoli. Il centro è anche raggiungibile dalle strade provinciali interne SP11 Lequile-San Pietro in Lama-Monteroni di Lecce e SP16 Lecce-San Pietro in Lama-Copertino. Di seguito le amministrazioni comunali succedutesi nell'ultimo trentennio in questo comune. Cazzato Mario - Costantini Antonio - Vallone Giancarlo, San Pietro in Lama. Storia, società, territorio e religiosità di un «Feudo del vescovo», Congedo, 1998 L. A. Montefusco, Le successioni feudali in Terra d'Otranto, Istituto Araldico salentino, Lecce, 1994 Muratore Maria Rosaria - Guida del Salento, dolmen, menhir, specchie, siti messapici e romani, cripte, i centri storici del Barocco, piazze, musei, artigianato, feste - Congedo Editore. (AA.VV.): Salento. Architetture antiche e siti archeologici - Edizioni del Grifo, 2008 Valle della Cupa Arcidiocesi di Lecce Salento Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su San Pietro in Lama Sito ufficiale, su comune.sanpietroinlama.le.it. San Piètro in Lama, su sapere.it, De Agostini.

Chiesa di Maria Santissima Assunta (San Pietro in Lama)
Chiesa di Maria Santissima Assunta (San Pietro in Lama)

La chiesa di Maria Santissima Assunta è la parrocchiale di San Pietro in Lama, in provincia e arcidiocesi di Lecce; fa parte della vicaria di Monteroni di Lecce. La prima pietra della chiesa di Maria Santissima Assunta venne posta nel 1695; l'edificio, che andò a sostituire il precedente luogo di culto cinquecentesco, fu portato a compimento nel 1715, mentre i lavori della torre campanaria terminarono nel 1753. Nel 1962 venne condotto l'adeguamento liturgico secondo le norme postconciliari mediante l'installazione del nuovo altare in pietra leccese rivolto verso l'assemblea. Il campanile fu interessato nel 1984 da un risanamento in occasione del quale si procedette, tra i vari interventi, anche allo smontaggio dei conci della sommità per permettere la sostituzione dei ferri ormai ossidati. Pochi anni dopo, nel 1988, si provvide a rifare gli intonaci, ad eseguire nuove tinteggiature, a riparare i vari infissi e a rendere impermeabile la cupola. La facciata a salienti della chiesa, rivolta a sudovest, è suddivisa da una cornice marcapiano in due registri, entrambi scanditi da lesene; quello inferiore, più largo, è caratterizzato dal portale d'ingresso e da due nicchie ospitanti le statue dei Santi Pietro e Paolo, mentre quello superiore presenta una finestra centinaia e due nicchie vuote ed è coronata dal fastigio mistilineo. Annesso alla parrocchiale è il campanile a base quadrata, la cui cella presenta su ogni lato una monofora ed è coronata dalla balaustra. L'interno dell'edificio, la cui pianta è a croce latina, si compone di un'unica navata, sulla quale si affacciano i bracci del transetto e le cappelle laterali, introdotte da archi a tutto sesto, e le cui pareti laterali sono scandite da lesene, terminanti con capitelli dorici e sorreggenti la trabeazione con fregio a metope e triglifi sopra la quale si impostano le volte di copertura; al termine dell'aula si sviluppa il presbiterio, rialzato di alcuni gradini e chiuso dalla parete di fondo piatta. Qui sono conservate diverse opere di pregio, tra le quali la statua con soggetto la Beata Vergine Assunta, scolpita dal napoletano Nicola Fumo alla fine del XVII secolo, il fonte battesimale, costruito nel Cinquecento, e un coevo acquamanile, visibile nella sagrestia. San Pietro in Lama Arcidiocesi di Lecce Parrocchie dell'arcidiocesi di Lecce Regione ecclesiastica Puglia Chiesa di Maria Santissima Assunta, su BeWeB, Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana. MARIA SS. ASSUNTA, su diocesilecce.org. URL consultato il 19 maggio 2024.