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Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo nuova (Trento)

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Sardagna, chiesa parrocchiale 01
Sardagna, chiesa parrocchiale 01

La chiesa dei Santi Filippo e Giacomo nuova è la parrocchiale di Sardagna, frazione di Trento in Trentino. Risale al XVIII secolo.

Estratto dall'articolo di Wikipedia Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo nuova (Trento) (Licenza: CC BY-SA 3.0, Autori, Immagini).

Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo nuova (Trento)
Piazza dei Santi Filippo e Giacomo, Trento Sardagna

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Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo

Piazza dei Santi Filippo e Giacomo
38123 Trento, Sardagna
Trentino-Alto Adige, Italia
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Sardagna, chiesa parrocchiale 01
Sardagna, chiesa parrocchiale 01
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Stadio Briamasco
Stadio Briamasco

Lo stadio Briamasco è la principale arena scoperta della città italiana di Trento. Inaugurato nel settembre 1922 con la denominazione di Stadium, ha presto mutuato il nome della località cittadina ove sorge. Ospita le gare interne delle maggiori società calcistiche cittadine maschile e femminile, ossia Trento e ACF Trento. Ha inoltre accolto transitoriamente altre squadre trentine (Mezzocorona e Dro) laddove i rispettivi impianti non erano adeguati alle categorie di militanza. La struttura è di proprietà dell'amministrazione comunale di Trento, che lo conduce tramite l'Azienda Speciale per la gestione degli Impianti Sportivi (ASIS). Nei primi anni 1920 un gruppo di facoltosi trentini (Antonio Cembran, Riccardo Mayer, Mario Pilati e Giuseppe Suster), giudicando indecoroso il fatto che la squadra calcistica cittadina dovesse giocare sul campo non permanente di piazza Venezia, caratterizzato da un fondo sconnesso e disagevole (i suddetti lo definirono “orrenda pietraia”), decisero di riunirsi in società per dotare la città di un vero campo sportivo regolamentare. Il barone Tito Ciani Bassetti mise a disposizione dei contraenti un terreno in zona Briamasco, tra il letto dell'Adige e il cimitero cittadino, affittandolo per 25 anni allo scopo di edificare l'arena; i lavori (su progetto stilato dal socio Pilati, che era ingegnere) partirono nel 1921 e il 3 settembre 1922, in concomitanza con l’adunata nazionale degli alpini, lo Stadium venne inaugurato con la disputa di un festival atletico. La struttura ebbe infatti fin da subito vocazione polisportiva: attorno al campo si sviluppava la pista di atletica leggera (all'epoca la seconda per dimensioni in Italia), mentre per ospitare il calcio si dovette praticare un ulteriore consolidamento del terreno erboso, che inizialmente ospitò manifestazioni ippiche. La prima partita di pallone si giocò il 24 settembre, con la Pro Trento che si impose per 4-1 sullo Schio. Per il pubblico venne edificata un'elegante tribuna lignea in stile liberty sul lato sud, mentre attorno al resto del perimetro venne elevato un terrapieno. La gestione privata dello stadio (che era frattanto divenuto comunemente noto come "Briamasco", in assenza di altre intitolazioni ufficiali) si trovò presto a corto di fondi: il contratto d'affitto stipulato nel 1925 con l'Unione Ginnastica Trento non risolse il problema, sicché nel settembre 1931 l'amministrazione comunale rilevò la proprietà per circa 240.000 lire. In questo frangente venne aggiunta anche una seconda tribuna sul lato nord. Nel 1951-1952 le tribune originarie vennero demolite e riedificate in cemento armato; frattanto lo stadio, eretto in una zona al tempo periferica, finì per essere inglobato dallo sviluppo urbano di Trento. Ciò, unito allo scarso livello della pratica calcistica cittadina dal secondo dopoguerra in poi, rese la struttura difficilmente ampliabile, nonché cronicamente carente ed obsoleta: la manutenzione si fece episodica e l'unico intervento di potenziamento consistette nella costruzione di un "curvino" sul lato est (cosiddetta "curva funivia", smantellata dopo pochi anni) e del prolungamento alla tribuna sud, ambedue in tubolari metallici. Si procedette altresì alla recinzione di un settore della tribuna nord (circa 400 posti) per le tifoserie ospiti. Al contempo la pista di atletica, ormai logora, venne rimossa e asfaltata, senza che però se ne trovasse una nuova destinazione d'uso. Ai primi del terzo millennio, complice la concomitante riqualificazione della zona circostante (includente l'apertura del MuSe all'interno del palazzo delle Albere), si ventilò la possibilità di demolire il Briamasco e costruire un nuovo stadio in zona Mattarello oppure accanto al PalaTrento, ma il tutto rimase a livello teorico. Nell'estate del 2014, a seguito del quarto fallimento del Trento Calcio, lo stadio venne rinvenuto in condizioni di grave degrado: le utenze elettriche erano state interrotte per morosità, i locali erano pieni di rifiuti e articoli d'ufficio inservibili, i muri scalcinati e invasi dalla muffa, gli arredi asportati o gravemente danneggiati; in aggiunta il manto erboso era stato invaso dai conigli, che avevano scavato buche, divorato l'erba e lasciato escrementi. L'infestazione venne combattuta con gabbie e reti fornite dal comune di Trento, mentre il rifondato club si occupò di rinnovare le panchine, sostituire l'impianto di diffusione sonora e ristrutturare i locali interni. Nel 2018 le due tribune principali dello stadio sono state intitolate rispettivamente a Giorgio Grigolli (presidente della provincia di Trento negli anni 1970) e Ito Del Favero (imprenditore e longevo presidente del Trento). Nel 2021, a seguito del ritorno del Trento in Serie C, il Briamasco è stato oggetto di un intervento finalizzato a farlo collimare nuovamente coi canoni strutturali del calcio professionistico. Le tribune sono state ripulite, migliorate nei servizi e dotate in buona parte di sedute individuali numerati, è stato potenziato l'impianto di illuminazione, si è proceduto a demolire la tribuna sud "provvisoria" in tubolari (riadattando la sezione "stabile" a settore ospiti), ad aggiungere due "curve" sempre in prefabbricato metallico sul lato ovest (per la tifoseria organizzata casalinga) e sul lato est, a riasfaltare l'ex pista di atletica per trasformarla in ciclodromo, a posare schermi led per le inserzioni pubblicitarie, a riallestire e risanare i locali tecnici. Durante i lavori (condotti con criteri d'urgenza dall'ASIS e dalla Protezione Civile trentina, per un costo netto superiore al milione di euro, coperti in massima parte dal municipio e integrati dall'amministrazione provinciale) si è altresì reso necessario trasferire momentaneamente il Trento su un campo neutro (lo stadio Lino Turina di Salò); la prima gara ufficiale professionistica giocata al Briamasco è stata quella contro la Giana Erminio del 19 settembre, vinta dai gialloblù per 1-0. Il campo da gioco è in erba e misura 105×65 metri; intorno ad esso fino al 2021 si sviluppava la pista di atletica a sei corsie, poi rimossa, asfaltata e trasformata in ciclodromo per una lunghezza di 400 m. Gli spalti (capaci, dopo i lavori del 2021, di circa 3000 posti) si dividono in quattro settori: tribuna sud "Ito Del Favero" (settore ospiti), tribuna nord "Giorgio Grigolli", curva est "Gunther Mair" (alla memoria dell'ex portiere del Trento tra gli anni 1980 e 1990, già "curva Funivia") e curva ovest. Il Briamasco ha accolto in due occasioni la nazionale italiana under 21: il 27 aprile 2004 si è giocata l'amichevole tra Italia e Svezia, finita col risultato di 4-0, con due reti di Gilardino ed una per Caracciolo e Sculli. il 7 settembre 2007 vi si è disputato l'incontro Italia-Isole Fær Øer, valevole per la qualificazione all'europeo Under 21 del 2009 e vinto per 2-1 dall'Italia, con reti di Russotto e di Cigarini. Fintanto che è stato provvisto di pista, il Briamasco ha accolto con regolarità competizioni locali, nazionali e internazionali di atletica leggera, quale il meeting femminile Donna Sprint. In speciali occasioni lo stadio ha ospitato concerti musicali, tra i più importanti quelli di Ray Charles nel 1981, Zucchero Fornaciari nel 1993, Carlos Santana nel 1996, B.B. King nel 2004 e Deep Purple nel 2006. AC Trento ACF Trento Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su stadio Briamasco Stadio Briamasco - comune.trento.it Stadio Briamasco - actrento.com

MUSE (museo)
MUSE (museo)

Il MUSE è il museo delle scienze di Trento. Si trova a sud dello storico palazzo delle Albere, in un palazzo all'interno del quartiere residenziale Le Albere, entrambi progettati da Renzo Piano. È stato inaugurato il 27 luglio 2013 e ha sostituito, proseguendone le attività, il Museo tridentino di scienze naturali. Nel 1846 fu fondato il Museo Civico, subito denominato Museo Trentino, con sede in Palazzo Salvadori, via Manci. Nel 1964 venne istituito il Museo tridentino di scienze naturali, amministrativamente legato alla provincia autonoma di Trento. Dal 1982 trasferì la propria sede in palazzo Sardagna, dove rimase sino al 2013. Già a partire dagli anni novanta il museo si modernizzò, organizzando mostre interattive ed allargando la sua offerta anche didattica; inoltre si legò ad altre strutture sul territorio della provincia di Trento, come il Giardino botanico alpino Viote e la Terrazza delle stelle sul monte Bondone, il museo delle palafitte del lago di Ledro, il museo dell'aeronautica Gianni Caproni, il museo geologico delle Dolomiti a Predazzo e la stazione limnologica del lago di Tovel. Nel 2006 il museo istituì in Tanzania il centro di monitoraggio ecologico ed educazione ambientale dei monti Udzungwa, situato all'interno del parco nazionale dei monti Udzungwa. Il crescente affollamento di allestimenti e di pubblico nel museo tridentino di scienze naturali e la lenta ma progressiva mutazione della struttura in via Calepina resero evidente che ormai tale sistemazione non rispondeva ai moderni parametri museali. Questo portò all'approvazione nel 2006 da parte della Provincia autonoma di Trento del progetto di una nuova sede che venne costruita nell'ambito di un più ampio disegno di riqualificazione urbana dell'area industriale dismessa dove sorgevano gli stabilimenti Michelin di Trento. Il 27 e il 28 luglio 2013 la nuova sede fu inaugurata di fronte a un folto pubblico e il museo assume il nome di MUSE - Museo delle Scienze. Il 26 giugno 2014, a meno di undici mesi dalla data di apertura, ha raggiunto la soglia dei 500 000 visitatori paganti, divenendo una delle istituzioni museali più visitate d'Italia. Il 5 maggio 2015, a soli 21 mesi dall'apertura, Il MUSE ha varcato la soglia di milione di visitatori. Al 30 giugno 2017 erano oltre 2,5 milioni, e al 30 giugno 2018 le persone che hanno visitato le strutture che fanno parte della rete MUSE sono stati 3,2 milioni. Il 27 luglio 2018 ha festeggiato i 5 anni di attività con un programma fitto di laboratori e visite presentando il progetto di un nuovo planetario digitale. Il 25 ottobre 2022 il MUSE ha superato quota 4 milioni di visitatori. Dopo due anni di flessione a causa della pandemia le presenze sono tornate a crescere: da gennaio a ottobre 2022 si sono registrati oltre 240 mila. L'edificio, progettato da Renzo Piano, si sviluppa su una lunghezza massima di 130 metri (est/ovest), una larghezza massima di 35 metri (nord/sud) e sei livelli di altezza: due interrati e quattro fuori terra. Tutti i piani, ad eccezione del secondo livello interrato, sono aperti al pubblico e ospitano sia esposizioni (mostre permanenti e temporanee) sia attività amministrative e di ricerca. Il totale delle superfici è di 12 600 metri quadrati, 3 700 dei quali dedicati alle mostre permanenti, 500 a quelle temporanee, altri 500 ad aule e laboratori didattici, 800 a laboratori di ricerca e 600 alla serra tropicale all'estremità ovest del museo. Il caratteristico profilo della struttura ricorda l'andamento frastagliato delle montagne trentine e in particolare delle Dolomiti. L'edificio è stato costruito seguendo tecniche volte ad assicurare il risparmio energetico e la sostenibilità ambientale, cosa che gli ha valso il riconoscimento della certificazione LEED Gold. L'interno è caratterizzato da un "grande vuoto" (Big Void) che collega tutti i piani del museo, nel quale sono sospesi animali tassidermizzati e lo scheletro originale e completo di una balenottera comune (Balaenoptera physalus) spiaggiata nel 1995 sulle coste di Livorno. L'entrata del MUSE è una grande sala (detta lobby) dai muri di vetro, da cui si può accedere alla biglietteria e all'entrata del museo; all'altro lato della sala è possibile recarsi al bar del museo o al negozio di souvenir. Durante la mostra temporanea Estinzioni (16 luglio 2016 - 26 giugno 2017) vi era possibile ammirare lo scheletro di un esemplare di Kaatedocus. Secondo le guide, il modo migliore di visitare il MUSE è dai piani superiori a quelli inferiori. All'ultimo piano si trova la terrazza panoramica che non fa parte del percorso espositivo ed offre una vista sulla città di Trento e sulla valle dell'Adige. In questa sezione i visitatori possono comprendere la formazione dei ghiacciai e fenomeni naturali quali l'erosione delle rocce e dissestamento del suolo. È presente la perfetta riproduzione in ghiaccio di un tipico ghiacciaio del Trentino. Si possono osservare gli effetti del clima sugli animali e l'adattamento di essi alla vita ad alta quota con mutazioni come il melanismo e l'albinismo. Una breve sezione dedicata ai grandi esploratori che hanno scalato le vette del mondo e a tutto ciò che si deve sapere sull'esplorazione montana. Questa sezione si compone di un'intrigante labirinto di immagini e fotografie in vetro e di tipici animali alpini tassidermizzati. Non ci sono vetri tra i visitatori e gli animali. Un tavolo tematico illustra al visitatore che la biodiversità degli ambienti d’alta quota è caratterizzata da organismi adattati a vivere in condizioni estreme. Grazie alla presenza di alcune specie modello di insetti ingrandite venti volte il visitatore può osservare quali sono gli adattamenti che esse possiedono per poter sopravvivere in ambienti molto ventosi, freddi e con intense radiazioni ultraviolette. A fianco di ciascuna riproduzione è presente anche l’insetto reale. Si tratta dell'area didattica dove i bambini possono imparare a riconoscere i vari animali e divertirsi con i giochi forniti dal museo. Sezione dedicata alla geologia delle Dolomiti e ai vari eventi geologici che hanno portato alla loro formazione. Sono descritti e presentati vari minerali (in particolare elementi metallici) del mondo, il loro sfruttamento industriale e la trasformazione in oggetti di uso quotidiano. Sezione dedicata ai disastri ambientali, alle innovazioni atte a prevenirli e al lavoro della Protezione Civile. La sezione spiega come l'uomo primitivo sia arrivato nelle Alpi e di come sia riuscito a sopravviverci, oltre alla sua evoluzione comportamentale, compreso l'uomo di Neanderthal che visse sulle Alpi per un certo periodo. Vi sono 5 modelli realistici di uomini primitivi (1 Neanderthal, 4 Sapiens) ed alcuni utensili e sepolture rinvenuti sul territorio. Sezione che dimostra che la maggior parte delle attrezzature sperimentali di maggior successo sono state ispirate dall'ambiente naturale, come lo stesso museo, ispirato dalla bellezza delle Alpi. Sezione molto simile alla precedente, ma che mette in evidenza anche i danni provocati dall'uomo quando viola le leggi della natura, nonché alcune ricerche di sostenibilità in atto nel mondo. Piccolo spazio in cui viene mostrato il lavoro della stampante 3D e i suoi innumerevoli utilizzi. Gli open labs permettono di entrare in contatto con i ricercatori del museo e con una parte dell'ampia collezione, esposta in vetrina. Sono presenti inoltre un fab lab e una sfera NOAA. L'intero piano terra è quello della lobby, l'ingresso del museo, spesso utilizzato anche per eventi. Un'area è inoltre dedicata alla scienza interattiva e un'altra, il Maxi Ooh!, ai bambini più piccoli (0-5 anni). In questa sezione del museo, che si sviluppa per gran parte del piano inferiore, è possibile ripercorrere tutto il viaggio della vita sul nostro pianeta grazie a grafici, fossili e ricostruzioni. Il percorso si articola inizialmente attraverso alcuni exhibit "a quadrifoglio" riguardanti l'origine del sistema solare e della vita sulla Terra (con riproduzione interattiva dell'esperimento di Miller e Urey) e lo sviluppo delle prime forme viventi unicellulari. Sono presenti alcune stromatoliti, le più antiche strutture sedimentarie biocostruite. Si possono ammirare le ricostruzioni di alcuni tra i più antichi organismi pluricellulari, ovvero la fauna di Ediacara (tra cui Dickinsonia, Spriggina, Charnia, Kimberella, Thectardis, Parvancorina e Bradgatia), e quelle di alcuni rappresentanti della fauna di Burgess Shales (Anomalocaris, Hallucigenia, Wiwaxia, Pikaia e Marrella), della quale sono esposti anche alcuni fossili. Si passa poi a teche in cui sono conservate riproduzioni e fossili dei più antichi pesci senza mascelle (Anaspidiformes, Cephalaspis, Cyathaspididae, Athenaegis, Sphenonectris e Rhinopteraspis) e alcuni pesci corazzati dotati di mascelle, o placodermi (Dunkleosteus e Bothriolepis). Un settore è dedicato alla conquista delle terre emerse da parte delle piante (la piccola Cooksonia e le grandi Archaeopteris e Sigillaria) e degli artropodi (Pneumodesmus, Palaeocharinus, Meganeura, Arthropleura), fino a giungere ai primi tetrapodi (Ichthyostega) e ai primi rettili (Hylonomus). La sezione termina con alcuni fossili locali risalenti al Permiano, l'ultimo periodo dell'era Paleozoica, e con un calco di uno scheletro di Inostrancevia, il più grande dei gorgonopsidi, un gruppo di predatori estintisi alla fine del periodo. La zona centrale del piano è dedicata all'era Mesozoica e ai rettili che vissero in quest'epoca. In semicerchio si trovano i calchi di un aetosauro (Desmatosuchus) e di quattro dinosauri (Plateosaurus, "Dilophosaurus" sinensis, Talarurus e Triceratops) oltre a un rettile volante (Pteranodon) e ad alcune ricostruzioni di un piccolo mammifero arcaico (Alphadon), mentre dall'altro lato si trovano i rettili marini (Nothosaurus, Plesiosaurus, Ophthalmosaurus e Halisaurus). Oltre ai grandi scheletri sono presenti numerose teche con fossili locali di notevole importanza, come alcune impronte di dinosauri rinvenute a Dro e ai Lavini di Marco (Grallator, Lavinipes), alcune ossa di rettili marini del Triassico (Placodus, Pistosaurus, Nothosaurus, Shonisaurus), fossili cretacei (Tselfatia, Ptychodus, Inoceramus) e un modello a grandezza reale del piccolo dinosauro Ciro (Scipionyx samniticus). Sono esposte anche alcune ricostruzioni a grandezza naturale di piante mesozoiche (Bjuvia, Tempskya, Williamsonia). Al termine della zona dedicata ai dinosauri, un video del paleontologo Cristiano Dal Sasso fa il punto sull'estinzione di fine Cretaceo. Sormonta la zona centrale un imponente scheletro di balenottera (Balaenoptera physalus), che introduce la zona dedicata all'era Cenozoica, l'età dei mammiferi, dove si ripercorre il cammino evolutivo dei mammiferi e i loro adattamenti evolutivi. Particolare rilevanza hanno le strategie riproduttive (monotremi, marsupiali, placentali), rappresentate da numerose tassidermie (ornitorinco, wallaby, opossum, petauro dello zucchero, leone) e ricostruzioni (Zaglossus bartoni), oltre a uno scheletro fossile di orso delle caverne (Ursus spelaeus) e riproduzioni di mammiferi predatori estinti (Thylacinus, Sinonyx). Sopra questi, il calco di un gigantesco uccello estinto (un pelagornitide). Il percorso nell'area mammiferi prosegue illustrando i vari adattamenti dei mammiferi al nuoto (otaria, tricheco, lontra americana, tursiope, Kutchicetus) e al volo (pipistrelli, tra cui Epomophorus). Rilevanti i grandi mammiferi ungulati del passato (Cervalces) e del presente (crani di giraffa, rinoceronte bianco, cavallo, babirussa), con un focus sull'evoluzione delle zampe del cavallo (Mesohippus, Merychippus, Dinohippus, Equus). Seguono approfondimenti sui roditori (tra cui uno scheletro del castoro estinto Castoroides) e su alcuni gruppi di mammiferi tipici del Sudamerica (xenartri) e dell'Africa (afroteri). Tra gli xenartri si possono ammirare tassidermie di armadillo dalle nove fasce, formichiere gigante e bradipo didattilo, nonché repliche di un artiglio del bradipo gigante Eremotherium e di un cranio dell'affine Catonyx. Tra gli afroteri, sono esposti i crani di elefante africano, di elefante nano (Palaeoloxodon falconeri) e di ritina di Steller (Hydrodamalis gigas), una zanna di mammut (Mammuthus primigenius) e alcune tassidermie (oritteropo, irace). La parte finale del percorso è dedicata all'evoluzione dei primati, dall'antico Plesiadapis fino all'origine dell'uomo, attraverso l'esposizione di alcune tassidermie di lemuri e scimmie; una replica di uomo odierno è posta di fronte a un pannello in cui sono esposti numerosi crani delle principali specie di ominini, dai più antichi ai più recenti (tra cui Sahelanthropus, Kenyanthropus, Australopithecus afarensis, A. anamensis, A. africanus, Paranthropus aethiopicus, P. robustus, P. boisei, Homo rudolfensis, H. habilis, H. ergaster, H. antecessor, H. erectus, H. heidelbergensis, H. floresiensis, H. sapiens, H. neanderthalensis). Per finire, oltre a uno schermo interattivo dal quale alcuni esperti (tra cui Telmo Pievani e Giorgio Manzi) parlano delle ultime scoperte di paleoantropologia (come Homo naledi), è presente una ricostruzione a grandezza naturale di una coppia di Australopithecus afarensis nei pressi di un calco delle famose impronte di Laetoli. Questa sezione corridoio illustra la biodiversità del nostro pianeta e ciò che unisce tutti noi esseri viventi: il DNA; Adiacente alla sezione del DNA, è presente una sala con svariati grandi acquari, che rappresentano la biodiversità dei laghi africani. Proseguendo per il percorso, si uscirà dal MUSE vero e proprio e si entrerà nella serra del museo. La serra ricostruisce l'ambiente dei Monti Udzungwa, in Tanzania, dove il MUSE ha un Centro di monitoraggio ecologico che rappresenta una delle sue sedi territoriali. Nella serra sono inoltre presenti alcune specie di uccelli (Turaco di Livingstone, anatra dal dorso bianco, Cossypha niveicapilla, Lamprotornis chalybaeus, Euplectes hordeaceus), due specie di anfibi (Phlyctimantis maculatus, Afrixalus fornasini), insieme ad una copia di Rhynchocyon udzungwensis, scoperto da Galen Rathbun e da Francesco Rovero, conservatore della Sezione di biodiversità tropicale del MUSE. Il MUSE svolge attività di ricerca, organizzata in sette sezioni: Botanica La sezione botanica studia la flora spontanea e coltivata del Trentino, privilegiando ricerche applicate volte alla sua tutela e conservazione, con particolare attenzione alle specie a rischio di estinzione. Può giovarsi della banca del germoplasma del Trentino, dell'erbario tridentino, di un laboratorio di germinazione, una serra di propagazione e quattro giardini botanici (la serra tropicale afromontana, gli Orti del MUSE, le Viote del Bondone e l'Arboreto di Arco). Limnologia e Algologia La sezione si occupa della biologia delle acque interne, in particolare di habitat oligotrofi di elevato valore naturalistico come sorgenti di varia tipologia ecomorfologica e idrochimica, ruscelli sorgivi, torbiere, laghi d'alta quota, di montagna e corsi d'acqua. Negli ultimi anni sono stati studiati anche altri ambienti come il lago di Garda e torrenti mediterranei. Zoologia degli invertebrati e idrobiologia La sezione di zoologia degli invertebrati e idrobiologia studia l'ecologia degli ambienti acquatici e terrestri montani, con particolare riferimento all'alta quota, in relazione a cambiamenti ambientali e climatici. Zoologia dei vertebrati La sezione svolge ricerca scientifica in ambito alpino, conduce studi sulla biodiversità e biologia di conservazione e sui cambiamenti ambientali nelle Alpi. Cura le banche dati, gli archivi e le collezioni scientifiche. In ambito alpino e nazionale coordina e partecipa a progetti di censimento, monitoraggio per atlanti faunistici e specie minacciate. Biodiversità tropicale La sezione di biodiversità contribuisce, tramite attività di ricerca, documentazione e monitoraggio della biodiversità, alla conoscenza delle foreste pluviali montane afrotropicali, promuovendone la conservazione anche tramite progetti di cooperazione allo sviluppo ambientale delle comunità locali. Geologia La sezione di geologia si occupa di definire le componenti principali del paesaggio alpino, la sua strutturazione geologica nel passato (paleoambienti ed ecosistemi), trasformazioni (passate e presenti) e i processi più rilevanti che le hanno indotte. Preistoria La sezione di preistoria studia il popolamento dei territori montani da parte dei gruppi di cacciatori-raccoglitori della fine del Paleolitico superiore e del Mesolitico. Vengono evidenziate le relazioni che intercorrono tra i modelli di sfruttamento del territorio, l'organizzazione sociale dei gruppi umani e la ricostruzione degli antichi paesaggi. All'interno degli spazi espositivi del livello +1 è presente il "MUSE FabLab", un laboratorio di fabbricazione digitale aperto alla condivisione e collaborazione con utenti, artigiani digitali, aziende, famiglie e scuole che contribuiscono alla ricerca e prototipazione. Oltre alle strumentazioni necessarie per la fabbricazione digitale e la lavorazione elettronica (componenti elettronici di base e un assortimento di utensili tradizionali analogici), il laboratorio dispone di diversi macchinari a controllo numerico, tra cui: sette stampanti 3D a PLA/ABS una stampante 3D a cioccolato una stampante 3D a resina una macchina taglio laser una macchina taglio vinile tre frese a controllo numerico una cucitrice una ricamatrice Inoltre sono disponibili per chi desidera lavorare: un 3D scanner un oscilloscopio e generatore di segnale una stazione saldante Arduino Kit Una funzione rilevante del MUSE FabLab è la proposta di laboratori didattici per le scuole, corsi di formazione per utenti e attività di tinkering aperti ai visitatori del museo. Un unico dirigente ha la responsabilità complessiva ed amministrativa dell'organizzazione e del bilancio. Gli organi istituzionali sono costituiti da presidente, direttore, consiglio di amministrazione, comitato scientifico e collegio dei revisori dei conti. La provincia autonoma di Trento, proprietaria della struttura, gestisce anche i servizi ed il personale, attraverso la sua agenzia per appalti e contratti. A partire dal 2017 sono emerse alcuni problemi che riguardano diversi dipendenti del museo. La Mano – Arto, arte, fatti (24 settembre 2013 - 20 gennaio 2014) Digital way of living. La città del futuro di Telecom Italia (24 settembre 2013 - 31 marzo 2014) La storia del Vajont. La conoscenza della frana attraverso le foto di Edoardo Semenza (14 febbraio 2014 - 21 febbraio 2014) Freedom Fighters. I Kennedy e la battaglia per i diritti civili (28 febbraio 2014 - 18 marzo 2014) Tutti in sella! (1 maggio 2014 - 8 giugno 2014) Wood. 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Museo tridentino di scienze naturali Gino Tomasi Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su MUSE (IT, EN, DE) Sito ufficiale, su muse.it. Sito ufficiale, su muse.it. MUSE Museo delle Scienze (canale), su YouTube. MUSE - Museo delle Scienze di Trento, su beniculturali.it, Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo. URL consultato il 25 luglio 2020 (archiviato dall'url originale il 27 giugno 2018).

Piedicastello
Piedicastello

Piedicastello è un quartiere dei più antichi e assieme al centro storico, è parte della circoscrizione amministrativa numero 12 della città di Trento. Esso si trova circondato dalla sponda destra del fiume Adige e ai piedi del Doss Trento. Assieme a Cristo Re, San Martino, Solteri - Centochiavi, Spalliera e Vela forma la circoscrizione amministrativa numero 12 del comune di Trento. Il suo nome deriva presumibilmente dalla sua posizione ai piedi del Verruca castellum, antico nome attribuito al Doss Trento. Piedicastello sorge sull'antica via per le valli Giudicarie e per Brescia. È stata abitata da una popolazione composta per lo più da barcaioli, pescatori, osti, lavandaie e carrettai. Il quartiere storico subì delle cesure di notevole impatto a seguito della realizzazione della linea ferroviaria, la rettifica dell’Adige, l'insediamento di un noto cementificio, ed infine per la costruzione di circonvallazione e autostrada. Per accedere al quartiere, dalla Torre Vanga si prosegue oltre il ponte di San Lorenzo sul fiume Adige. Tale ponte fu distrutto in un bombardamento aereo nel 1943 e ricostruito nel 1948 ad opera dell'architetto Maroni. Dai numerosi manufatti rinvenuti nella zona si stima che i primi insediamenti siano risalenti nel periodo neolitico. Con l'arrivo dei Galli Cenomani, l'insediamento conobbe una prima forte espansione urbana, tanto da essere considerati i fondatori della città. Con l'avanzata dei romani ebbero origine le fortificazioni sulle rive destra e sinistra dell'Adige al fine di contrastare le orde barbariche. La lapide di Marco Appuleio, risalente al 23 a.C. e murata nella lesena esterna della chiesa di Sant'Apollinare, fornisce una prima datazione storica della presenza romana. In epoca medioevale, con il successivo sviluppo della città sul lato sinistro dell'Adige, il quartiere rimase fuori dalle mura e più soggetto ad incendi e saccheggi. Significativo l'incendio del 1703, a seguito dell'invasione del Trentino del generale Luigi Giuseppe di Borbone-Vendôme nel corso della guerra di successione spagnola. Nel 1845 con l'apertura della nuova strada verso le valli Giudicarie attraverso il "Bus de Vela" il quartiere conobbe un nuovo impulso commerciale. Caratteristica è la fontana al centro della piazza usata per abbeverare gli armenti usati dai commercianti di passaggio. Nel quartiere, in particolare in via Verruca e via Papiria, sorgono le case operaie la cui costruzione risale alla fine del XIX secolo ad opera dell'imprenditore e politico Paolo Oss Mazzurana, ispirandosi al Nuovo quartiere operaio di Schio voluto da Alessandro Rossi. Mancano però investimenti privati, e anche il consiglio comunale si mostra contrario ad un finanziamento diretto: è quindi Paolo Oss Mazzurana stesso a finanziare personalmente la costruzione di 10 case (provocando qualche dubbio sulla legittimità dell'operazione), che verranno poi vendute a basso prezzo alla Società di Mutuo Soccorso dai suoi figli dopo la sua morte. Nel 1900 era stata prospettata all'amministrazione comunale la costruzione di ulteriori alloggi contestualmente alla costruzione del cementificio. Progetto che non trovò piena realizzazione anche a causa delle influenze politiche delle quali godeva l'industriale Frizzera. Ad oggi le case sono ancora utilizzate ad uso abitativo. Un edificio abbandonato è stato invece assegnato dal comune al centro sociale Bruno, in quale si è occupato di riqualificarlo per svolgere attività culturali e sociali. Il cementificio oggi conosciuto come "ex-italcementi" e denominato all'epoca "Prima fabbrica trentina di Cemento Portland Domenico Frizzera" sorge all'inizio del 1900 ad opera dell'industriale Domenico Frizzera. Egli avvia la costruzione di un complesso industriale per la produzione di laterizi e cemento Portland. Data la forte crescita edilizia di inizio secolo e la carenza di una produzione locale di cemento, il progetto incontra da subito il favore dell'amministrazione cittadina. Il cementificio, grazie al successo dell'industria trentina dal 1906, si rivela essere già prima di entrare a regime nel 1910 un'opera di sicuro successo. Allo scoppio della prima guerra mondiale la produzione si trova bruscamente interrotta e con la morte dell'industriale nel 1919 l'azienda viene posta in liquidazione. Viene successivamente acquistata dalla "Società italiana e società anonima calci e cementi" di Bergamo (dal 1927 Italcementi). A seguito della chiusura dell'impianto, nel 2013 l'area viene demolita e parzialmente bonificata. La bonifica viene completata nel 2018. Oggigiorno rimangono solamente le due ciminiere. Negli anni '70 il quartiere viene pesantemente impattato dalla costruzione della tangenziale e dei tunnel sotto il doss Trento. Fin dall'inizio dei lavori e per tutta la sua esistenza l'opera incontra forti proteste da parte degli abitanti. Nel 2007 la tangenziale viene deviata, liberando il quartiere dal traffico. Le gallerie originarie vengono mantenute ed oggi ospitano l'area espositiva delle gallerie di Piedicastello. Infine nell'aprile 2017 iniziano i lavori per il ripristino dell'area urbana del quartiere. L'11 novembre 2018 si celebra la fine dei lavori con l'inaugurazione dell'attuale piazza. Chiesa di Sant'Apollinare - eretta nel XIII secolo è dedicata al vescovo di Ravenna del V secolo e ciò fa presupporre origini molto più antiche. Si presenta estremamente slanciata verso l'alto, con un tetto spiovente di gusto tipicamente nordico con copertura a scandole (piccole assi in legno). Nel 1183 il pontefice Lucio III decise che la vicina chiesa di San Lorenzo prendesse in custodia questa chiesa: ecclesiam sancti Apollinaris cum capellis suis et pertinentiis. La canonica posta a fianco della chiesa fu per anni luogo di residenza per gli abati benedettini locali e non. Essa rappresenta un raro esempio di edificio del XIII secolo. Al suo interno sono conservati alcuni dipinti pregiati, come ad esempio, un'opera di Paolo Naurizio dove sono raffigurati i santi Giacomo, Sebastiano, Rocco e Antonio abate e un'altra ad opera di Giacomo Micheli dove è ritratta la Sacra Famiglia. Il raccolto e piccolo cimitero che si trova sul sagrato della chiesa contiene al suo interno alcune lapidi ottocentesche di cui una in posizione elevata, eretta dello scultore Werner, dove è custodito il pittore Giacomo Micheli. A nord del quartiere si trova il Doss Trento, una piccola collina boschiva soggetta fin dai tempi romani a varie costruzioni a difesa della città di Trento. Su di essa oggi è visibile il mausoleo di Cesare Battisti. Nei pressi dell'Adige si colloca il muro romano di villa Graffer (che poi diventò di Zadra). Tale opera venne edificata al di sopra di un muro di epoca tardo-romana con lo scopo preciso di connettere il Doss Trento al fiume Adige. Fu in seguito alzato ai tempi delle invasioni barbariche, ed infine semi-distrutto agli inizi del XIV secolo per attingere materiale per la ricostruzione della chiesa. Alla base del Doss di Trento sorge villa Graffer e il suo annesso giardino, da dove sono visibiili alcuni resti storici risalenti alla prima guerra mondiale e piante provenienti dal mar Mediterraneo. Centro nevralgico è indubbiamente la piccola piazza che coinvolge le più antiche abitazioni del quartiere. Al centro di essa si trova una fontana risalente all'XVIII secolo. Le gallerie di Piedicastello erano attraversate dalla strada tangenziale cittadina; dopo la modifica del tracciato, dal 2009 sono diventate uno spazio espositivo facente parte del Museo storico del Trentino. Le due gallerie sono denominate l'una bianca e l'altra nera. Il museo nazionale storico degli Alpini nato con il principale scopo di raccogliere la maggior parte della storia del corpo militare degli Alpini. Il mausoleo di Cesare Battisti, progettato dall'architetto Ettore Fagiuoli nel 1935 ed inaugurato il 26 maggio di quell'anno alla presenza di Vittorio Emanuele III e di Achille Starace, con la traslazione del Caduto dal cimitero di Trento. Il teatro Portland Il Centro sociale Bruno Aldo Gorfer, Piedicastello e la città, da “Terra mia”, 1981. Antonio Zieger, Impressioni di Trento - La culla della città, 1964. Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Piedicastello