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Chiesa di Sant'Elisabetta (Lecce)

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Lecce Chiesa di Santa Elisabetta
Lecce Chiesa di Santa Elisabetta

La chiesa di Sant'Elisabetta è una piccola chiesa di Lecce, situata in via Libertini, nel centro storico della città. Anticamente era dedicata a sant'Andrea Apostolo ed è conosciuta anche come Chiesa Nova.

Estratto dall'articolo di Wikipedia Chiesa di Sant'Elisabetta (Lecce) (Licenza: CC BY-SA 3.0, Autori, Immagini).

Chiesa di Sant'Elisabetta (Lecce)
Via Giuseppe Libertini, Lecce

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Chiesa di Santa Elisabetta (Chiesa Nova)

Via Giuseppe Libertini
73100 Lecce
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Lecce Chiesa di Santa Elisabetta
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Luoghi vicini

Ex Conservatorio di Sant'Anna
Ex Conservatorio di Sant'Anna

Il palazzo dell'Ex Conservatorio di Sant'Anna a Lecce, attiguo alla Chiesa di Sant'Anna, costituisce uno dei mirabili episodi architettonici eretti dalla volontà di privati. Sin dalla sua istituzione, il Conservatorio si stabilì nell'antica abitazione della nobile famiglia Verardi designata quale sua sede dallo stesso Bernardino Verardi, per lascito testamentario del 1679. Sua moglie, Teresa Paladini, che fu la prima madre superiore del Conservatorio, fu incaricata dal marito di sovraintendere alla creazione del Conservatorio e di stabilire la sua regola. Il principale obiettivo del Conservatorio era quello di accogliere nobili donne leccesi che amassero ritirarsi a vita privata, nell'esercizio delle pratiche religiose ed ogni altra forma contemplativa e operativa. Dieci famiglie nobili leccesi furono selezionate da Teresa Paladini come avendo diritto di asilio nel conservatorio. L'antico palazzo Verardi sorge su un'area antichissima dove esistono cisterne e vecchi depositi per granai nel sottosuolo. Dopo la costruzione della chiesa di Sant'Anna, il vescovo Alfonso Sozy Carafa, nel 1764, decise di ampliare e ristrutturare l'edificio. L'ampliamento, affidato all'architetto Emanuele Manieri, avvenne tramite accorpamenti di nuovi vani acquisiti dagli edifici vicini. L'operazione più rilevante della ristrutturazione fu la realizzazione del nuovo prospetto che fu arricchito da una rampa di scale e da un raffinatissimo portale sormontato dagli stemmi delle famiglie fondatrici del Conservatorio (Verardi e Paladini). La presenza di "testine d'angelo",ricorda la sacralità del luogo. Il cortile del palazzo custodisce un ficus(Ficus macrophilla) secolare. Lecce elegia del Barocco, Michele Paone, Congedo Editore, Galatina (Lecce) 1999 Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su ex Conservatorio di Sant'Anna

Episcopio (Lecce)
Episcopio (Lecce)

L'Episcopio è il palazzo in cui ha la residenza l'arcivescovo di Lecce. È situato nella centralissima Piazza del Duomo. La costruzione originaria del palazzo risale al XV secolo, al tempo del vescovo Guidano. Venne ricostruito a cavallo dei secoli XVI-XVII per volontà del vescovo Scipione Spina. Nel XVIII secolo fu oggetto di alcuni lavori che ne abbellirono il prospetto e ne ingrandirono gli ambienti. Nel 1758 venne costruita la facciata da Emanuele Manieri. L'architetto leccese eliminò la scala esterna, e fece del prospetto un capolavoro del barocco. Il prospetto dell'Episcopio si dispone ad angolo retto e si allinea, pertanto, a destra del Seminario e a sinistra del Duomo. Sia le nove arcate del lato destro che le sei del lato opposto (3 + 3) sono intercalate da colonne doriche. Considerando il prospetto si nota, sul portale lo stemma del vescovo Sozi Carafa, al secondo ordine, tre nicchie in cui sono ospitate statue (quella della Vergine al centro), mentre il fastigio contiene un orologio del 1761 realizzato dal leccese Domenico Panico. All'interno del palazzo vi sono gli appartamenti di rappresentanza, nei quali sono stati ospitati i sovrani di Napoli nel 1797 e Papa Giovanni Paolo II nel 1994, con una vasta galleria, quelli di abitazione dell'arcivescovo e gli uffici della Curia diocesana. Nella galleria è possibile ammirare la statua policroma dell'Assunta e alcuni dipinti, tra i quali una Vergine col Bambino del Catalano, la Crocifissione di San Pietro di Luca Giordano, una tavola veneziana della Vergine col Bambino ed una Sacra Famiglia, entrambe provenienti dalla Chiesa del Carmine. Vincenzo Cazzato, Il barocco leccese, Bari, Laterza, 2003. Mario Manieri Elia, Il barocco leccese, Milano, Electa Mondadori, 1989. Michele Paone, Lecce elegia del Barocco, Galatina, Congedo, 1999. Duomo di Lecce Barocco leccese Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Episcopio

Basilica di San Giovanni Battista al Rosario
Basilica di San Giovanni Battista al Rosario

La basilica di San Giovanni Battista al Rosario è una chiesa del centro storico di Lecce. Sede parrocchiale dal 1914, fu costruita per i domenicani dall'architetto Giuseppe Zimbalo tra il 1691 e il 1728. In essa l'architetto leccese raccomandò di trovare sepoltura. È situata in via Giuseppe Libertini, a pochi passi da Porta Rudiae. L'attuale edificio di fine Seicento fu costruito sul sito di una precedente struttura risalente al 1388, anno in cui arrivarono a Lecce i padri domenicani. La data di fondazione del nuovo edificio è il 6 marzo 1691 e i lavori di costruzione furono affidati all'ormai settantenne Giuseppe Zimbalo, il quale contribuì anche personalmente al finanziamento.Nel 1710 lo Zimbalo morì ed il cantiere fu portato a termine nel 1728 da altri artisti, tra i quali si distinsero Giulio Cesare Penna il giovane e Leonardo Protopapa. Nel 1948, per volontà di papa Pio XII, la chiesa fu dichiarata basilica minore. L'esuberante prospetto si presenta diviso in due ordini da una balaustra decorata con trofei di fiori e da statue poste su piedistalli sferici che raffigurano le visioni del profeta Ezechiele.L'ordine inferiore è caratterizzato al centro da due voluminose colonne scanalate che incorniciano un grande portale, sormontato dal simbolo dei domenicani e dalla statua di san Domenico di Guzman. Ai lati del portale si aprono due nicchie ospitanti le statue lapidee di san Giovanni Battista e del beato Francesco dell'Ordine dei predicatori. Al centro della balaustra, elemento divisorio tra i due ordini, in corrispondenza della grande finestra centrale, è posizionata la statua della Vergine; altre statue sono invece posizionate nelle grandi nicchie, in asse con quelle dell'ordine inferiore. La facciata termina con un'altra balaustra e con un timpano spezzato. In basso, ai lati dell'intero prospetto sono collocati due alti plinti, su uno dei quali poggia la statua di san Tommaso d'Aquino. L'interno è a croce greca con un grande vano ottagonale coperto da capriate lignee. In origine il progetto prevedeva la copertura a cupola, resa irrealizzabile dall'ampiezza e dalla sopravvenuta morte dello Zimbalo. Lungo il perimetro dell'ottagono, addossate ai pilastri sulle cui basi vi sono scolpiti i vari stemmi delle famiglie che contribuirono alla realizzazione della chiesa, si trovano le statue in pietra leccese di san Tommaso d'Aquino, di sant'Agostino, di san Paolo, di san Pietro, di san Gregorio Magno, di sant'Ambrogio e di san Girolamo. L'intero perimetro interno è segnato da dodici brevi cappelle con altrettanti esuberanti altari barocchi, disposti anche nelle cappelle della crociera ottagonale.All'ingresso sono posizionati gli altari di Santa Caterina da Siena e del Battesimo di Gesù, entrambi della prima metà del XVIII secolo e realizzati su disegno di Mauro Manieri. Percorrendo il perimetro del braccio sinistro si susseguono gli altari della Natività di Gesù, della Madonna del Rosario e della Natività di Maria. Il presbiterio accoglie l'altare maggiore in pietra leccese e sulla parete di fondo sono conservati numerosi dipinti, tra cui risalta quello centrale raffigurante la Predicazione del Battista, opera seicentesca del pittore alessanese Oronzo Letizia; le quattro tele più piccole raffigurano Storie di Abramo e sono le più risalenti di sicura datazione e autografia del pittore napoletano Paolo Finoglio. Nel braccio destro della croce trovano posto gli altari dell'Assunta, del crocifisso e di santa Rosa da Lima, quest'ultimo con tela del 1735 del pittore leccese Serafino Elmo. I quattro altari disposti nelle cappelle dell'ottagono sono dedicati a san Tommaso d'Aquino, a san Vincenzo Ferrer, a san Domenico e a san Pietro Martire. Di particolare interesse è il pulpito cesellato con la scena della visione dell'Apocalisse, l'unico delle chiese leccesi ad essere realizzato in pietra. Sulla controfacciata si conserva il cenotafio di Antonio De Ferrariis, detto il Galateo, con ritratti ed epigrafi marmoree del 1561 e del 1788. Michele Paone, Lecce elegia del Barocco, Congedo Editore, Galatina (Lecce) 1999 Barocco leccese Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulla Basilica di San Giovanni Battista al Rosario Arte e fede - Basilica di san Giovanni Battista, su artefede.org. URL consultato il 14 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale l'8 settembre 2011).

Piazza del Duomo (Lecce)
Piazza del Duomo (Lecce)

Piazza Duomo è una delle piazze principali di Lecce. Qui si trova la Cattedrale metropolitana di Santa Maria Assunta (il Duomo), il Campanile, l'Episcopio, e il Palazzo del Seminario. È il barocco a dominare nella centrale Piazza Duomo. Questo grande cortile, poi modificato, risale al tempo del vescovo Gerolamo Guidano. Ad esso si accede attraverso i propilei, realizzati verso la fine del XVIII secolo da Emanuele Manieri, essendo stati abbattuti gli originali muri d'ingresso. Piazza Duomo è uno dei rari esempi di "piazza chiusa", cioè completamente chiusa da tre lati e dispone soltanto di un accesso laddove Via Giuseppe Libertini incontra Via Vittorio Emanuele II. Un tempo, la sera le porte, delle quali ancora oggi sono visibili gli imponenti mozzi, venivano serrate. Che si tratti di un chiaro esempio di barocco è evidente anche dalla soluzione a dir poco teatrale della "falsa facciata". È sufficiente varcare la soglia del portale per ritrovarsi nella navata laterale della Chiesa. La cattedrale non accoglie, dunque, il visitatore di fronte, ma si trova collocata, rispetto all'ingresso della Piazza, in modo parallelo. La soluzione scenografica venne adottata per evitare che il visitatore si trovasse di fronte ad un muro piatto e senza decori. L'architetto leccese, che si adoperò per armonizzare l'arredo urbano, realizzò, ai lati dei propilei, i palazzi gemelli che, entrambi al piano terreno, palesano arcature a bugne lisce, oggi in parte chiuse o trasformate in porte e finestre. A sinistra della piazza si erge imponente il campanile, opera di Giuseppe Zimbalo, mentre al centro la cattedrale e, in posizione più arretrata, l'episcopio. Sulla destra, infine, si trova il seminario. Curiosità: Piazza Duomo è proprietà della Curia e non è suolo Comunale.

Lecce
Lecce

Lecce (AFI: /ˈleʧʧe/ ; Lécce in dialetto salentino; Λουππίου, Luppìu in grico) è un comune italiano di 94 434 abitanti, con l'intera area urbanizzata di circa 450 000, capoluogo dell'omonima provincia della Puglia e principale centro urbano del Salento. Situata in posizione pressoché centrale della penisola salentina, tra la costa adriatica e quella ionica, è il capoluogo di provincia più orientale d'Italia. Le antiche origini messapiche e i resti archeologici della dominazione romana la inseriscono tra le città d'arte d'Italia, tanto da essere denominata la "Signora del Barocco". La città, infatti, si distingue per la ricchezza e l'esuberanza del barocco tipicamente seicentesco delle chiese e dei palazzi del centro, costruiti nella locale pietra leccese, calcare molto adatto alla lavorazione con lo scalpello. Lo sviluppo architettonico e l'arricchimento decorativo delle facciate fu particolarmente curato durante il Regno di Napoli e caratterizza la città in modo talmente originale da dar luogo alla definizione di barocco leccese. È sede dell'Università del Salento, già Università di Lecce, ed è stata capitale italiana della cultura nel 2015. Nella geografia locale Lecce occupa la parte centro-settentrionale della pianura salentina, nel cosiddetto tavoliere di Lecce, un vasto e uniforme bassopiano del Salento compreso tra i rialti terrazzati delle Murge, a nord, e le serre salentine, a sud. L'area è caratterizzata da un particolare terreno calcareo-marnoso del Miocene, che nell'Italia meridionale s'incontra quasi esclusivamente nella Terra d'Otranto e che viene comunemente conosciuto col nome di "pietra leccese", facilmente scavabile e tagliabile. La morfologia del territorio è complessivamente pianeggiante. Caratteristiche del territorio sono i poderosi strati di terra rossa e l'assenza di corsi d'acqua di superficie. Il terreno carsico tuttavia presenta innumerevoli inghiottitoi (chiamate vore o capoventi), punti di richiamo delle piovane, che convogliano l'acqua nel sottosuolo alimentando la falda freatica. Solcano poi la superficie numerosi canali scavati per favorire il deflusso delle piovane negli inghiottitoi, e per evitare quindi la formazione di acquitrini. Il territorio del comune di Lecce è percorso dall'Idume, un fiume sotterraneo che sfocia nel mare Adriatico nei pressi della marina di Torre Chianca, formando il bacino dell'Idume. Il territorio comunale si estende per 241,00 km² e si affaccia sul mare Adriatico per più di 20 km. Comprende le marine di San Cataldo, divisa amministrativamente tra Vernole e Lecce, Frigole, Torre Chianca, Spiaggiabella e Torre Rinalda e la frazione di Villa Convento, amministrata in parte dal comune di Novoli e il sobborgo di San Ligorio. La località di Casalabate è passata il 15 maggio 2012 sotto la giurisdizione dei comuni di Squinzano e Trepuzzi per effetto dell'esito del referendum consultivo del 12 e 13 giugno 2011. È racchiuso nel territorio comunale di Lecce l'enclave del comune di Surbo. Il territorio di Lecce confina a nord e a est con il mare Adriatico, a sud con i comuni di Lequile, San Cesario di Lecce, Cavallino, Lizzanello e Vernole, a ovest con Squinzano, Trepuzzi, Novoli, Arnesano e Monteroni di Lecce. La stazione meteorologica di riferimento è quella di Stazione meteorologica di Lecce Galatina situata 15 km a sud. In base alle medie climatiche del periodo 1971-2000, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, è di +9 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, è di +26 °C. Le precipitazioni medie annue si attestano a 484 mm, mediamente distribuite in 69 giorni di pioggia, con minimo in estate, picco massimo in autunno e massimo secondario in inverno. Di seguito è riportata la tabella con le medie climatiche registrati nel trentennio 1971-2000 e pubblicati nell'Atlante Climatico d'Italia del Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare relativo al medesimo trentennio, mentre i valori assoluti si riferiscono a tutta la serie storica della stazione. Gli antichi geografi greci, Strabone, Tolomeo, conoscono il toponimo (greco) Λουππίαι Luppíai o Λουπία Lupía, i latini dànno Lupiae e nel medioevo Lipiae, da cui deriva poi Licce e Lecce, con esito fonetico regolare per la regione; l'etimo di Lupia è comunque difficile da trovarsi e non vi è consenso tra gli studiosi; è stata comunque fatta l'ipotesi di una connessione col nome del lupo. La storia di Lecce inizia in un'epoca antecedente a quella di Roma in quanto pone le sue radici già nell'età messapica. Il primo insediamento fu fondato dalle popolazioni provenienti dall'Illiria durante le migrazioni del III millennio a.C. e conosce il periodo di maggiore maturità nel VII e IV secolo a.C. Una leggenda vuole però che la città sia nata intorno al 1200 a.C., per opera di Malennio, subito dopo la distruzione di Troia, e che lui sarebbe stato il primo a dominare in quest'area e a introdurre la cultura greca nella città, allora chiamata Sybar. Nel III secolo a.C. Roma conquistò tutto il Salento, quindi anche Sybar, che aveva mutato il nome in Lupiae, e la vicina Rudiae, città dove era nato il poeta Quinto Ennio che, negli Annales, cantò sei secoli di storia di Roma, a partire dall'arrivo di Enea sulle coste laziali. Tra la fine dell'età repubblicana e gli inizi dell'età imperiale, Lupiae si presenta cinta da mura, costruite su quelle messapiche, dotata di un foro, un teatro, un anfiteatro e uno sbocco sul mare: Porto Adriano, l'attuale marina di San Cataldo. All'età neroniana si vuole risalga l'evangelizzazione di Lupiae per opera del patrizio Publio Oronzio che, convertito al Cristianesimo da Giusto, discepolo di san Paolo, sarebbe stato il primo vescovo e il primo martire della città. Dopo una breve parentesi di dominazione greca, fu saccheggiata da Totila, re ostrogoto, nel 542 e nel 549 e rimase sotto il dominio dell'Impero Romano d'Oriente per cinque secoli, offuscata dalla potente Otranto, capitale del dominio bizantino. Successivamente, dal VI secolo in poi, si avvicendarono i Saraceni, i Bizantini, i Longobardi, gli Ungari e gli Slavi. Fu la conquista normanna a far rinascere Lecce, quale centro commerciale, ed estese il suo territorio sino a diventare capoluogo del Salento. Infatti, a partire da Goffredo (1069) i conti normanni vi tennero corte e qui nacque l'ultimo re normanno, Tancredi, figlio di Ruggero III. Ai Normanni seguirono gli Svevi di Federico II e gli Angioini. Il periodo storico compreso tra 1055 e 1463 va sotto il nome di Contea di Lecce. Dal 1463 Lecce fu soggetta direttamente al Regno di Napoli sotto la monarchia di Ferrante d'Aragona. Con gli Aragonesi la città acquistò sempre più importanza fino a divenire una delle più ricche e culturalmente vive città mediterranee. In questo periodo si sviluppò nei traffici commerciali coi mercanti fiorentini, veneziani, greci, genovesi, albanesi e fu importante centro culturale. Nei due secoli seguenti il Salento fu a più riprese minacciato dalle incursioni turche, tanto che sotto il regno di Carlo V la città fu dotata di una nuova cinta muraria e di un Castello e dell'attuale Porta Napoli. Il 1630 fu l'anno in cui si diede il via alla costruzione di moltissime strutture religiose. In epoca spagnola la città si trasformò in un vero e proprio cantiere a cielo aperto, per le tante opere civili e religiose, che privati, clero, congregazioni ecclesiastiche, si diedero da fare per erigere; in un crescendo di opere sempre più belle e importanti. Una tremenda epidemia di peste funestò Lecce nel 1656. Le vittime furono migliaia e la tradizione religiosa narra che, dopo tanta attesa, avvenne un miracolo per intercessione di sant'Oronzo, che fu poi, per questo, proclamato patrono della città. Precedentemente la patrona era santa Irene. Nel 1734, dopo la breve dominazione austriaca, a seguito del pericolo di una restaurazione spagnola, prende il potere la nobiltà. Nel 1821 Lecce partecipò al moto carbonaro e mandò un esercito di resistenza alle truppe austriache. Nel 1848 si formò un governo provvisorio e fu fondato il partito Liberale: durante questi anni sottoscrisse il memorandum delle Province Confederate e partecipò al moto liberale del Meridione. Dopo l'Unità d'Italia, in particolare tra il 1895 e il 1915, la città conobbe una notevole attività edilizia con la realizzazione di numerose opere pubbliche e la prima espansione fuori dalle mura. Vengono creati nuovi quartieri in stile neoclassico, neomoresco e neogotico. Stemma Gonfalone Bandiera La storia dello stemma civico della città di Lecce e la sua realizzazione ebbero inizio nel 1869, a seguito di una iniziativa editoriale con la quale il tipografo trevisano Gaetano Longo intendeva raccogliere in un'opera tutti gli stemmi di tutti i comuni del nuovo Regno d'Italia. L'allora sindaco Michele Lupinacci si mobilitò per ottenere un'arma e uno stemma che riflettessero degnamente la storia e le tradizioni della città di Lecce. Il sindaco incaricò il duca Sigismondo Castromediano, socio della Commissione conservatrice dei Monumenti Storici e di Belle Arti di Terra d'Otranto, affinché realizzasse un disegno blasonico dello stemma e la relativa descrizione araldica. Questi affidò l'incarico allo studioso Luigi De Simone che riuscì ad ottenere dal pittore Giovanni Grassi due copie dell'arma di Lecce. Il 10 marzo 1896, il consigliere comunale Nicolò Foscarini, a seguito del voto unanime del Consiglio comunale, approvò le “insegne” di Lecce. Una volta stabiliti dalla Commissione gli elementi che avrebbero dovuto comporre lo stemma cittadino, l'incarico di realizzare i disegni dello stemma, la divisa e il gonfalone dei cittadini, furono affidati dal sindaco Giuseppe Pellegrino all'esperto di araldica Filippo Bacile di Castiglione, barone di Spongano. Con l'avvento del fascismo, l'autorità e la Pubblica amministrazione proposero di realizzare un nuovo stemma sulla base di quello già approvato, ma con lo scudo allungato in modo da contenere il Capo del Littorio, di color rosso porpora con il fascio littorio d'oro attorniato da due rami di quercia e d'alloro. Il 24 agosto del 1938 l'amministrazione cittadina nella figura del commendatore Antonio Bruno, assistito dal segretario generale del Comune, Emilio Faivre, ne deliberò la sostituzione, con l'obiettivo di legittimare sull'antica arma il capo del Littorio, considerato «simbolo di un'Era che tutte le precedenti sovrasta e a tutte si sovrappone». Il 20 aprile 1942 fu emanato il decreto con il quale il Comune poté fare uso di uno stemma miniato, contenente le modifiche apportate. L'uso del nuovo stemma perdurò fino al 1945, anno nel quale la caduta del Regime segnò il ritorno allo stemma nella sua forma originale. Le figure blasoniche sono il leccio e la lupa, così rappresentati: una lupa nera al naturale, passante da destra a sinistra di chi guarda, sotto un albero di leccio verde, sradicato e fruttifero di oro, in campo d'argento, scudo sannitico, sormontato da corona comitale. Il toponimo Lupiae richiama la lupa, da cui Lecce trasse i suoi natali, mentre in contemporaneo Lecce fa riferimento all'albero di leccio, che avrebbe offerto riparo alla stessa lupa. Il leccio è, in effetti, un albero caratteristico della Terra d'Otranto. La corona comitale è un riferimento alla Contea di Lecce, istituita in seguito all'arrivo dei Normanni in Puglia e all'insediamento in città del conte Gaufrido, figlio di Accardo; fu capitale fino al 1463, anno della morte di Giovanni Antonio Orsini Del Balzo. L'argento è scelto in quanto colore già riscontrato nelle miniature di un diploma del 1536, con il quale Carlo V attribuì il titolo di Cavaliere Aurato ad Alfonso Mosco di Lecce. È ricca di testimonianze e opere d'arte di epoca romana, medievale e rinascimentale. Ma a caratterizzare la città è il barocco che esplode in una declinazione del tutto particolare e specifica, e tanto è personale lo stile delle architetture da meritarsi l'appellativo di barocco leccese. Questo stile architettonico si diffuse a Lecce nel Seicento, durante la dominazione spagnola, sostituendo l'arte classica e creando uno stile che lasciava spazio alla fantasia e all'immaginazione, grazie anche alla pietra locale, la pietra leccese: un calcare tenero e compatto, dai colori caldi e dorati che si presta molto bene alla lavorazione con lo scalpellino. Tra i monumenti architettonici più importanti della città vanno citate le sue chiese e le varie dominazioni straniere che hanno segnato la storia di Lecce hanno influito anche sulla religiosità della popolazione, come nel caso dei Normanni, degli Angioini e degli Aragonesi. Dopo queste dominazioni la città fu saldamente legata alla controriforma, sotto il dominio degli Asburgo di Spagna. Oltre al duomo, che rappresenta il centro della vita religiosa, sono disseminate nelle strade e nelle piazze di Lecce quaranta chiese, tre delle quali hanno la dignità di basilica minore. Cattedrale di Maria Santissima Assunta, è la cattedrale di Lecce e fu edificata nel 1144 dal vescovo Formoso e ricostruita nelle forme barocche nel 1659 dall'architetto Giuseppe Zimbalo per volere del vescovo Luigi Pappacoda. Basilica di Santa Croce, è uno dei maggiori complessi architettonici della città e costituisce il più significativo esempio del barocco leccese. Fu edificata a partire dal 1549 e secondo Maurizio Calvesi e Mario Manieri Elia il complesso programma decorativo della facciata andrebbe connesso a una celebrazione della vittoria nella battaglia di Lepanto (1571) nella quale le potenze occidentali avevano avuto la meglio sull'Impero ottomano, con grandi benefici commerciali per la Terra d'Otranto. Fu elevata alla dignità di basilica minore da papa Pio X il 24 gennaio 1905 Chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo, è una tra le più antiche chiese di Lecce costruita in epoca medievale nel 1180 dal normanno Tancredi d'Altavilla, venne poi ristrutturata nel 1716 acquistando un'impronta barocca ma preservando sempre elementi del suo stile originario. Basilica di San Giovanni Battista al Rosario, elevata da papa Pio XII l'11 giugno 1948 alla dignità di basilica minore; Basilica di San Domenico Savio, elevata alla dignità di basilica minore da papa Giovanni Paolo II il 16 aprile 1984; Chiesa di Sant'Irene dei Teatini Chiesa del Gesù Chiesa di Santa Chiara Chiesa del Carmine Chiesa di San Matteo Chiesa di Sant'Angelo Chiesa di Santa Maria degli Angeli Il Palazzo dei Celestini è situato accanto alla Basilica di Santa Croce e venne edificato tra il 1659 e il 1695 da Giuseppe Cino e Cesare Penna su progetto di Giuseppe Zimbalo. La facciata presenta delicati disegni ornamentali accanto alle finestre e all'ingresso, con punti e festoni floreali, e costituisce un esempio di barocco sobrio, alquanto raro da vedere nella Lecce settecentesca. Un tempo sede del convento dei Celestini, il palazzo è sede del Palazzo del Governo (Prefettura) e dell'Amministrazione Provinciale. Il Monastero dei Teatini è attiguo alla Chiesa di Santa Irene ed è un edificio barocco, sede, per diversi secoli, dei Padri Teatini. Con la soppressione degli ordini religiosi, la chiesa e il monastero furono ceduti al Comune di Lecce che si preoccupò di conservare l'apertura al culto della Chiesa affidandola a due padri teatini leccesi. Il monastero venne adibito dapprima a caserma, poi a scuola e infine ospitò alcuni uffici municipali. Dopo un accurato restauro, è utilizzato come contenitore culturale, per mostre e fiere. Famosa è la mostra dei presepi che si tiene ogni anno nel mese di dicembre. Il Monastero dei Carmelitani è attiguo alla Chiesa del Carmine, è un edificio costruito a cavallo dei secoli XVI e XVII, per i Padri Carmelitani, giunti in città nel 1481. Gli ambienti del convento sono organizzati intorno a un chiostro quadrangolare i cui prospetti interni mostrano i segni degli interventi ottocenteschi; ospita il Rettorato dell'Università del Salento. Il convento domenicano di San Giovanni D'Aymo fu fondato nella seconda metà del XIV secolo da Giovanni d'Aymo. L'edificio, ricostruito nella prima metà del Settecento da Emanuele Manieri, ospitò, dopo la soppressione degli ordini religiosi, la Manifattura Tabacchi. Dopo attenti restauri è divenuto sede dell'Accademia di Belle Arti. Il Palazzo del Collegio dei Gesuiti è una costruzione cinquecentesca, iniziata nel 1574 dopo l'arrivo dei religiosi in città. L'edificio, caratterizzato da un ampio chiostro e dalla maestosità degli ambienti interni, subì numerosi rimaneggiamenti dopo il 1767, anno in cui fu soppresso l'ordine. Il palazzo fu sede nel corso dei decenni di un collegio-convitto di livello universitario con cattedre di medicina e di diritto e degli Uffici Giudiziari così come voluto da Giuseppe Bonaparte. Il Convento degli Agostiniani fu fondato il 18 aprile 1649, in un'area donata ai monaci dall'Università che, dieci anni prima (13 marzo 1639) aveva deliberato di accogliere in città tale Ordine. Il monastero fu un ricco contenitore culturale in quanto, vi si svolgeva un'attiva vita culturale e religiosa. Divenne centro di una Scuola di Filosofia esistita fino al 1852 anno in cui fu trasformato in caserma; sono in corso i lavori per il recupero funzionale del complesso. L'Ex Conservatorio di Sant'Anna, attiguo alla Chiesa di Sant'Anna, fu fondato nel 1679, per volontà del nobile leccese Bernardino Verardi. Il Conservatorio aveva la propria sede nell'antico palazzo Verardi. Nel 1764 l'edificio venne ristrutturato dall'architetto Emanuele Manieri che ne ampliò la fabbrica. Il Conservatorio venne realizzato affinché vi trovassero asilo le donne dell'aristocrazia salentina, le uniche ad avere libero accesso. L'assetto architettonico del Chiostro dei Domenicani occupa, nel panorama artistico-culturale del Salento, un posto di particolare rilievo. L'arrivo dei frati domenicani in Puglia, a partire dal XIII secolo, segnò l'inizio di una presenza che divenne sempre più importante nei secoli XIV e XV. Fu proprio verso i primi anni del XV secolo che venne fondato, a Lecce, il convento dei frati Predicatori di San Domenico con bolla papale di Eugenio IV, datata al 15 giugno 1442. Il castello di Lecce è stato realizzato, secondo la tradizione, per volere di Carlo V per scongiurare le invasioni turche, di cui la più funesta fu, per la Terra d'Otranto, quella che nel 1480 causò il sacco di Otranto. In realtà Carlo V ampliò e modificò un preesistente maniero, che secondo gli scavi e gli studi condotti dall'Università del Salento doveva risalire al XIII-XIV secolo. Una parte risalente a tale periodo risulta essere il torrione di forma quadrangolare detto mastio di Accardo. Gli ampliamenti del XVI secolo hanno dato al complesso una pianta quadrilatera, formata da quattro fronti bastionate, un tempo munita di fossato che venne colmato nel 1870. La fortezza presenta due porte: una orientata a nord-ovest che è quella rivolta verso la città, e l'altra sul lato opposto, che un tempo guardava la campagna. Sulla seconda porta appare lo stemma dell'imperatore asburgico, stemma che pure sormontava la prima porta ma che, poi, è stato rimosso e allogato in un muro del cortile. L'interno è dotato di ampi ambienti che oggi ospitano manifestazioni culturali. All'origine le porte che permettevano l'ingresso in città erano quattro: Porta Napoli, che permetteva l'ingresso dalla via che giungeva dall'allora capitale del Regno Napoli; Porta Rudiae, che permetteva l'ingresso dalla via che giungeva dall'antico centro abitato di Rudiae; Porta San Biagio, che permetteva l'ingresso dalle vie che giungevano da Capo di Leuca; Porta San Martino, che permetteva l'ingresso dalla naturale via che portava al mare, ovvero da San Cataldo, e che fu demolita nei primi decenni del XIX secolo, contestualmente al moderno riassetto urbanistico di Lecce. Porta Napoli Porta Napoli, o arco di Trionfo, fu eretta nel 1548 in onore dell'imperatore Carlo V come dimostrazione di gratitudine per le opere di fortificazione fatte realizzare in difesa della città. Fu realizzato nel luogo dell'antica Porta San Giusto, al di sotto della quale, secondo la tradizione, riposavano le spoglie del santo. La porta è costituita da un solo fornice affiancato da due colonne corinzie binate che sorreggono un frontone triangolare sul quale sono scolpite le insegne imperiali con trofei e panoplie. Sul fregio centrale appare, in latino, l'epigrafe dedicatoria. Porta Rudiae Poco più a sud dell'Arco di Trionfo, si trova la cosiddetta Porta Rudiae, il cui nome deriva da quello dell'antica città di origine Messapica, posta nell'odierna periferia di Lecce, nucleo primigenio della successiva città. Probabilmente, come nel caso dell'Arco di Trionfo, qui doveva essere presente una porta di origine medioevale. La porta crollò nel corso del Seicento e venne ricostruita nel 1700 per volere di un patrizio leccese. La porta è chiaramente di gusto barocco, opera di Giuseppe Cino, e venne eretta quando ormai una vera e propria funzione difensiva non era più necessaria. La facciata è dominata dalla statua di sant'Oronzo, accompagnata lateralmente dalle statue di santa Irene e san Domenico. Sulle colonne della porta sono scolpiti quattro busti raffiguranti Euippa, Malennio, Dauno e Idomeneo, nipote di Minosse e pronipote di Zeus, mitico fondatore della città. Porta San Biagio Porta San Biagio fu molto probabilmente edificata su una preesistente torre nel corso del XVIII secolo. Eretta per volontà del governatore di Terra d'Otranto Tommaso Ruffo, il suo stile è baroccheggiante. Su tale porta troneggia in alto la statua di san Biagio, lateralmente sono presenti due stemmi cittadini. Torre di Belloluogo La torre di Belloluogo è una torre medievale costruita nel XIV secolo. Voluta da Gualtiero di Brienne, è un importante esempio di architettura militare angioina. La torre di forma cilindrica è ancora circondata dal fossato originario pieno d'acqua. Fu dimora di Maria d'Enghien, nella quale vi trascorse gli ultimi anni della vita. Di particolare interesse è una piccola cappella affrescata con scene della vita di Santa Maria Maddalena. Torre del Parco (Turris Prati Magni) La torre del Parco, situata nel cuore di Lecce, rappresenta uno dei monumenti simbolo della città del periodo medioevale e rinascimentale. Il complesso monumentale fu edificato nel 1419 per opera del diciottenne Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, principe di Taranto, figlio di Raimondello e di Maria d'Enghien la quale, all'epoca, si fregiava dei titoli di contessa di Lecce e regina del regno di Napoli, avendo sposato, in seconde nozze, il re Ladislao di Durazzo. La Torre, alta più di 23 metri e costruita su tre livelli, è circondata da un fossato nel quale erano allevati gli orsi, simbolo araldico della famiglia Orsini del Balzo. Il parco intorno alla Torre aveva un'estensione di oltre 40 ettari ed era ripartito in una zona pubblica e in una privata: il "Parco di Dentro", cittadella recintata comprendente la Torre e le "Stanze del Principe", e il "Parco di Fuori" che si estendeva sino alle mura urbane e che era luogo di fiere, mercati e pubblico passeggio. Nel 1434, un'ala del complesso monumentale divenne sede del Concistorium Principis, tribunale medievale presieduto da Giovanni Antonio Orsini Del Balzo. La struttura, inoltre, fu sede della zecca dove venivano coniati i cosiddetti "mali carlini", monete d'oro e d'argento. Negli anni 1458-1461 la Torre divenne carcere per alcuni prigionieri che incisero le loro “lamentazioni” (tuttora visibili) negli strombi delle saettiere nel piano inferiore della fortezza. Dopo la morte di Giovanni Antonio il complesso divenne dimora dei vari viceré spagnoli che si alternarono nel dominio di Lecce: da Ferrante Loffredo a Ferrante Caracciolo. Il monumento riporta la seguente iscrizione: "Caddero tra i prodi della guerra mondiale e l'Italia si aderse vittoriosa a più alti destini (1915-1918)". Le lastre di marmo poste alle spalle della statua riportano l'elenco dei militari caduti. Ipogeo Palmieri L'Ipogeo Palmieri è un esempio di architettura funeraria messapica, ed è visitabile all'interno del giardino di Palazzo Guarini, lungo via Palmieri. Rinvenuta nel 1912 da un appassionato di antichità locali, la tomba apparve già priva di corredo, depredata probabilmente nel corso del XVI secolo, epoca a cui risalgono alcune iscrizioni graffite sulle pareti del corridoio d'ingresso e delle celle. L'ipogeo è composto da tre ambienti disposti intorno a un vestibolo. Sulla base di confronti stilistici e tipologici, per la tomba, realizzata evidentemente per una famiglia locale aristocratica, è stata proposta una cronologia all'inizi del III secolo a.C. Anfiteatro Romano L'Anfiteatro Romano è situato nella centralissima piazza Sant'Oronzo. Restano l'arena, le gradinate inferiori e parte delle mura esterne. Fu costruito in età augustea e misurava circa 102 m × 83 m e riusciva a contenere oltre 25 000 spettatori. In epoche successive fu sotterrato e sovrastato da altri edifici. Il monumento venne scoperto durante i lavori di costruzione del palazzo della Banca d'Italia, effettuati nei primi anni del Novecento. Le operazioni di scavo iniziarono quasi subito, grazie alla volontà dell'archeologo salentino Cosimo De Giorgi, e si protrassero sino al 1940; è possibile ammirare solo un terzo dell'intera struttura, in quanto il resto rimane ancora nascosto nel sottosuolo di piazza Sant'Oronzo dove si ergono alcuni edifici e la chiesa di Santa Maria della Grazia. Teatro Romano Il Teatro Romano si trova in via dell'Arte della Cartapesta. Fu scoperto nel 1929, databile all'età augustea come l'Anfiteatro. La cavea di questo Teatro, probabilmente riservato ai lupiensi mentre quello di piazza Sant'Oronzo veniva frequentato dai provinciali, misura 19 m di diametro. Ignorato per secoli come l'Anfiteatro, ha restituito alcune statue che sono conservate presso il Museo archeologico provinciale Sigismondo Castromediano. Dagli studi effettuati sono emerse interessanti usanze che gli spettatori del tempo solevano adottare. Il Teatro veniva frequentato per sette mesi (da aprile a ottobre), gli spettacoli erano all'aperto e per alleviare i fastidiosi odori che per il caldo periodo si liberavano nell'aria, venivano nebulizzati, attraverso delle doccette, fragranze di rose o zafferano. Le collocazioni dei posti a sedere prevedevano che nelle prime file sedessero i senatori su morbidi cuscini, le quattordici file successive erano riservate ai cavalieri, poi vi erano i posti popolari e infine le donne, gli schiavi e i bambini; in ogni settore bisognava arrivare con largo anticipo per poter occupare il posto migliore. L'ingresso era consentito a tutti, ma regolato da tessere d'osso che permettevano di riconoscere i litigiosi e collocare gli spettatori nel giusto settore. Il Teatro è stato restaurato e reso nuovamente utilizzabile nel 1999. Nello stesso anno in occasione della rappresentazione teatrale Miti in Scena è stato inaugurato anche il Museo del Teatro che affaccia sulla cavea. Parco archeologico di Rudiae Il parco archeologico di Rudiae si trova sulla via per San Pietro in Lama e racchiude una parte dei resti dell'antico centro messapico di Rudiae, città natale del padre della letteratura latina Quinto Ennio, distrutta nel 1147 da Guglielmo il Malo. Degno di rilievo è l'Anfiteatro di Età imperiale (I-II sec. d.C.), il secondo nel raggio di 3 km, conservatosi in ottime condizioni poiché interrato: lavori di scavo e messa in sicurezza hanno pertanto consentito, in anni recenti, di riportarlo alla luce. Piazza Sant'Oronzo Il salotto elegante di Lecce è Piazza Sant'Oronzo, in parte occupata dall'Anfiteatro romano del I-II secolo d.C., riportato alla luce all'inizio del Novecento. Nella piazza s'innalza la colonna di Sant'Oronzo, donata dalla città di Brindisi per adornare la piazza. Di fronte alla statua si trova l'armonioso palazzetto del Sedile, antica sede del Municipio, dove il sindaco riceveva la cittadinanza. Accanto a questo edificio, sorge la chiesetta di San Marco, importante testimonianza dell'esistenza di una colonia di mercanti veneti giunti in città per praticare attività commerciali. Un'altra testimonianza artistica che si affaccia sulla piazza davanti all'Anfiteatro è la chiesa di Santa Maria delle Grazie. Piazza del Duomo È il barocco a dominare nella centrale Piazza Duomo. Questo grande cortile, poi modificato, risale al tempo del vescovo Gerolamo Guidano. A esso si accede attraverso i propilei, realizzati verso la fine del XVIII secolo da Emanuele Manieri, essendo stati abbattuti gli originali muri d'ingresso. Piazza Duomo è uno dei rari esempi di "piazza chiusa". Un tempo, la sera le porte, delle quali ancora oggi sono visibili gli imponenti mozzi, venivano serrate. Che si tratti di un chiaro esempio di barocco è evidente anche dalla soluzione a dir poco teatrale della "falsa facciata". Il visitatore che entra in Piazza Duomo si trova di fronte una facciata di chiesa, che solo a un'attenta visione si rileva "posticcia". È sufficiente varcare la soglia del portale per ritrovarsi nella navata laterale della Chiesa. La cattedrale non accoglie, dunque, il visitatore di fronte, ma si trova collocata, rispetto all'ingresso della Piazza, in modo parallelo. La soluzione scenografica venne adottata per evitare che il visitatore si trovasse di fronte a un muro piatto e senza decori. L'architetto leccese, che si adoperò per armonizzare l'arredo urbano, realizzò, ai lati dei propilei, i palazzi gemelli che, entrambi al piano terreno, palesano arcature a bugne lisce, oggi in parte chiuse o trasformate in porte e finestre. A sinistra della piazza si erge imponente il campanile, opera di Giuseppe Zimbalo, mentre al centro la cattedrale e, in posizione più arretrata, l'episcopio. Sulla destra, infine, si trova il seminario. Piazza Vittorio Emanuele II Piazzetta dominata dalla chiesa di Santa Chiara e a pochissimi metri da piazza Sant'Oronzo si caratterizza per la presenza di numerosi locali. Parco naturale regionale Bosco e paludi di Rauccio Il Parco naturale regionale Bosco e Paludi di Rauccio, esteso complessivamente su un'area di 625 ettari, risulta estremamente vario sotto il profilo ambientale. È situato nei pressi delle marine di Torre Chianca e Torre Rinalda. Bacino dell'Idume Il Bacino dell'Idume costituisce un'area di interesse paesaggistico molto rilevante. Di origine artificiale, raccoglie le acque di alcuni piccoli fiumi e presenta un'interessante vegetazione di steppa salata con Salicornia annuale. Oasi naturalistica Bacino Costiero Acquatina L'Oasi naturalistica Bacino Costiero Acquatina è una zona costiera umida con una superficie di 100 ettari nella marina di Frigole. Il bacino di acqua salmastra ricopre una superficie di 45 ettari e si estende per 2 km in posizione retrodunale. Riserva naturale San Cataldo La Riserva naturale San Cataldo, istituita nel 1977, occupa circa 28 ettari e comprende una pineta di Pino d'Aleppo. Abitanti censiti Al 31 dicembre 2022 gli stranieri residenti nel comune erano 7 851, ovvero il 8,3% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti: Accanto alla lingua italiana, vi si parla il dialetto leccese, una variante del salentino. Pur esistendo delle differenze marcate tra i vari comuni, la radice resta invariata. Il dialetto presenta un sistema a 5 vocali in posizione tonica e 3 gradi di apertura. È composto inoltre da una dittongazione metafonetica per -i e -u finali. Ě>jε tranne se è preceduta da una palatale e una dittongazione incostante nelle forme in -mentum (ad esempio, denti diventa diènti; sentimento > sientimientu oppure sientimentu) Ŏ>wε oppure Ŏ>wε>ε in iniziale di parola o ɔ preceduta da una palatale o dentale (ad esempio, morto diventa muertu ecc.) La o lunga diventa quasi sempre u (sole>sule), tranne che a Galatina, Galatone, Sogliano Cavour, Cutrofiano, Soleto e Corigliano d'Otranto, dove può rimanere o (il sole > lu sole). La forma uo diventa ue (fuoco>fuècu, morto>muèrtu, collo>cuèddrhu), ma talora è reso con o (fuocaia > fòcara, ma anche in alcune zone specialmente nel versante sud-orientale della provincia fuoco > focu). Queste indicazioni di massima hanno comunque numerose eccezioni. La o di gioco, ad esempio, viene resa in modo diverso a seconda se si tratta del sostantivo o del verbo: io gioco > iou sta sciocu; il gioco > lu šwecu; giocare > sciucare. Inoltre, molte parole che finiscono con una doppia elle (ll) seguita da una vocale, con l'eccezione della u, si pronunciano rispettivamente:ddhru, ddhra, ddhre, ddhri nelle rispettive eccezioni maschile, femminile, singolare e plurale. Per esempio: martello diventa martieddhru, martelli diventa martieddhri, bella diventa beddhra, belle diventa beddhre. Esiste una produzione letteraria in dialetto leccese: numerosi autori hanno scritto poesie e commedie (Menotti Corallo, Raffaele Protopapa, William Fiorentino). In dialetto leccese è stato scritto l'inno, Arcu de Pratu, che viene cantato, tra l'altro, durante le partite di calcio della squadra di casa. La città è sede dell'arcidiocesi di Lecce, una sede metropolitana della Chiesa cattolica appartenente alla regione ecclesiastica Puglia. È retta dal 2 dicembre 2017 dall'arcivescovo Michele Seccia. La tradizione fa risalire la fondazione della diocesi di Lecce ai tempi apostolici: già nel I secolo Giusto di Corinto avrebbe predicato la fede cristiana nella città salentina convertendo Oronzo, che sarebbe poi stato consacrato vescovo dall'apostolo Paolo il quale gli avrebbe affiancato come coadiutore e successore il nipote Fortunato; Ughelli (Italia sacra, IX, col. 67) registra i nomi di altri cinque vescovi che si sarebbero succeduti fino al III secolo, ma il primo documento storico attestante la sede episcopale di Lecce risale al 1057, quando è documentato il vescovo Teodoro. Originariamente era suffraganea dell'arcidiocesi di Otranto. Il 28 settembre 1960 in virtù della costituzione apostolica Cum a nobis di papa Giovanni XXIII la diocesi venne separata dalla Provincia Ecclesiastica di Otranto e divenne immediatamente soggetta alla Santa Sede mentre il 20 ottobre 1980 in virtù della costituzione apostolica Conferentia Episcopalis Apuliae di papa Giovanni Paolo II Lecce venne elevata al rango di sede metropolitana. Sant'Oronzo, vescovo e martire San Fortunato di Lecce, vescovo e martire San Giusto di Corinto, martire Sant'Irene da Lecce, vergine e martire San Bernardino Realino, presbitero e religioso San Filippo Smaldone, presbitero e religioso Azienda ospedaliera Vito Fazzi Cittadella della Salute ASL-LE Ospedale Città di Lecce Ospedale ortopedico "Villa Bianca" Clinica "prof. Petrucciani" Sanatorio antitubercolare Antonio Galateo Clinica "Villa Verde" Istituto Oncologico Salentino Festa principale della città. I festeggiamenti per i santi patroni durano tre giorni (dal 24 al 26 agosto). La manifestazione religiosa tocca il suo apice durante la processione per le vie del centro storico, il 24 agosto. La processione comincia uscendo dalla Cattedrale in Piazza Duomo, percorre i punti nevralgici del centro storico, passa trionfante in piazza Sant'Oronzo decorata da imponenti luminarie e si conclude rientrando nuovamente in Cattedrale. I restanti giorni sono caratterizzati da concerti, manifestazioni teatrali, eventi in piazza e tutta la città e dal Luna Park in Piazzale dello Stadio. I tre giorni di festa si chiudono poi in un tradizionale spettacolo pirotecnico; Questo antico mercato popolare di merci varie legate ai presepi si svolge dall'8 al 24 del mese di Dicembre nel centro storico di Lecce. Offre ai visitatori e ai turisti le tradizionali statuine e figure del presepe di produzione artigianale in cartapesta, pietra leccese e terracotta. Fino a pochi anni fa la mostra aveva inizio il giorno 13 Dicembre, ricorrenza di Santa Lucia e quindi tale fiera è nominata dai leccesi anche "Fiera di Santa Lucia" Istituto Tecnico Professionale St. "A. De Pace" Liceo Artistico e Coreutico "Ciardo-Pellegrino" Istituto Professionale Tecnico Agrario Alberghiero St. "G. Presta-Columella" Istituto T. T. E. Professionale St. "Galilei-Costa-Scarambone" Istituto T. E. St. "F. Calasso" Istituto T. E. St. "A. Olivetti" Istituto T. E. T. St. "Grazia Deledda" Istituto Tecnico Industriale e Liceo Scientifico delle Scienze Applicate “E. Fermi" Liceo Classico e Musicale "Giuseppe Palmieri" Liceo Classico, Linguistico, Scientifico e delle Scienze Applicate "Virgilio-Redi" Liceo Scientifico "Giulietta Banzi Bazoli" Liceo Scientifico "C. De Giorgi" Liceo Linguistico e Scienze Umane "P. Siciliani" Conservatorio Musicale "T. Schipa" (appartenente al Liceo Palmieri) Liceo Paritario Marcelline (liceo scientifico, liceo linguistico e liceo classico) Liceo Classico Paritario "Giovanni Paolo II" Lecce è la sede dell'Università del Salento, già Università di Lecce, su cui è imperniato l'intero sistema dell'università e ricerca del Salento. L'università del Salento ha alcune succursali anche nella provincia di Brindisi. Di particolare interesse risulta il Parco Scientifico e Tecnologico Ionico-Salentino (PASTIS) presso Mesagne, compartecipato dall'Università del Salento, che possiede anche la strumentazione utile per il metodo del carbonio-14. Istituto Nazionale di Fisica Nucleare La Sezione di Lecce dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare è stata istituita nel 1989 ed ha sede presso il Dipartimento di Matematica e Fisica “Ennio De Giorgi” dell’Università del Salento. Attualmente afferiscono alla sezione circa 80 tra ricercatori, tecnologi, tecnici e personale amministrativo, sia dipendenti che associati, oltre a numerosi studenti della Università del Salento. Le attività della Sezione si concentrano principalmente nel campo della Fisica delle particelle con acceleratori, della Fisica astroparticellare, della Fisica teorica e delle tecnologie connesse con la Fisica fondamentale. I ricercatori della Sezione partecipano ad esperimenti in molti tra i maggiori laboratori italiani ed internazionali di Fisica fondamentale, tra cui il CERN, il Pierre Auger Observatory, il Paul Scherrer Institute, i Laboratori Nazionali di Frascati. Laboratorio Nazionale di Nanotecnologie Nell'ambito dell'ISUFI opera il National Nanotechnologies Laboratory (NNL), centro di eccellenza a livello internazionale sulle nanotecnologie, che ha ricevuto riconoscimenti di varia natura, tra cui la visita ufficiale del Presidente della repubblica italiana Giorgio Napolitano il 15 settembre 2006. Il laboratorio segue linee di ricerca sia di tipo fondamentale, sia di tipo fortemente applicato, grazie alle partnership con le multinazionali tecnologiche residenti presso di esso (STMicroelectronics, Agilent Technologies, TechInt, Alenia Marconi System), che realizzano i loro programmi di formazione e reclutamento post laurea in collaborazione con l'ISUFI. Dhitech Il Distretto tecnologico regionale High Tech, con sede a Lecce, è una società consortile finalizzata alla competitività e all'innovazione nella ricerca scientifica. Comprende il Laboratorio Nazionale di Nanotecnologie e svolge ricerca su nanotecnologie, materiali avanzati, innovazione digitale e tecnologie di informazione e comunicazione (ICT), affiancando ricercatori universitari a quelli di aziende tecnologiche italiane e non. Tra i soci figurano l'Università del Salento, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, AVIO S.p.A., Engineering Ingegneria Informatica S.p.A., Fiamm S.p.A., Leuci S.p.A. e STMicroelectronics. Istituti territoriali del CNR A Lecce sono presenti alcuni Istituti e articolazioni territoriali di Istituti del Consiglio Nazionale delle Ricerche: l'Istituto per i beni archeologici e monumentali e le sezioni dell'Istituto di scienze delle produzioni alimentari, dell'Istituto per la microelettronica e microsistemi, dell'Istituto di fisiologia clinica, dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima e dell'Istituto di Scienze Applicate e Sistemi Intelligenti "Eduardo Caianiello" (ISASI). Realizzate alla fine dell'Ottocento, le Officine Cantelmo erano un opificio realizzato per la lavorazione del ferro, e prendevano il nome del fondatore, Giuseppe Cantelmo. Verso la metà del XX secolo vennero convertite alla produzione di serrande e coperture industriali in ferro, per poi chiudere definitivamente nel 1987. Dopo un importante intervento di restauro e riqualificazione eseguito nei primi anni del 2000, oggi sono uno student center ed un laboratorio urbano e contenitore culturale. Museo archeologico provinciale Sigismondo Castromediano Museo provinciale delle tradizioni popolari "Abbazia di Cerrate" Pinacoteca d'arte francescana Museo archeologico Faggiano Museo del Teatro Romano Musa - Museo storico-archeologico dell'Università del Salento MUST - Museo Storico della Città di Lecce Museo ferroviario della Puglia Museo papirologico dell'Università del Salento Fondazione Biscozzi Rimbaud Nuovo Quotidiano di Puglia LeccePrima LecceSette LecceNews24 Il Paese Nuovo LecceCronaca Radio Rama Radio Flo Rete 8 Radio 5 (Ex Radio 5 Network di Martina Franca) WAU che Radio! Web Radio Uni Salento RPS Radio Penisola Salentina www.1rps.it Telerama Telesalento TerredelSalentoTV Salentodoc.tv Canale Otto La Piazza Duomo di Lecce è stata il punto di partenza dello spettacolo automobilistico della BBC Top Gear speciale "Supercars in Italy" nel 2012. I presentatori dello spettacolo hanno portato tre supercar esotiche tra cui una Lamborghini Aventador e le hanno portate in un tour dal sud Italia a Imola. Il principale teatro di tradizione è il Politeama Greco, con una capienza di circa 1 000 posti, seguito dal Teatro Paisiello. Il Teatro Politeama Greco, dichiarato Bene di valore storico-artistico vincolato ai sensi della legge n. 1089 del 1939, è sede della Stagione Lirica Tradizionale (che si svolge solitamente tra febbraio e marzo), della Stagione Teatrale, che comprende anche spettacoli di prosa, anche in dialetto leccese, e balletti, e della Stagione Concertistica, nonché di spettacoli di musica leggera. Il Teatro Paisiello, che gestisce la Stagione di Prosa, fu costruito nel 1758 in stile barocco da Oronzo Bernardini e dedicato al musicista tarantino Giovanni Paisiello. Presente poi il Teatro Koreja, con una compagnia teatrale che mette in scena lavori legati al teatro d'innovazione, e l'Astràgali Teatro, fondato nel 1981 e dal 2012 sede del Centro Italiano dell'International Theatre Institute dell'UNESCO. Altri teatri sono il Teatro Apollo, il Teatro Don Bosco e il Teatro Antoniano. Almeno tredici (tra film e serie televisive) sono stati girati, in tutto o in parte, nella città di Lecce. In ordine di data di uscita, i titoli e i registi: 1974, Le farò da padre, Alberto Lattuada. 1974, Cugini carnali, Sergio Martino. 1981, Tutta da scoprire, Giuliano Carnimeo. 1996, Il Miracolo di Sant'Oronzo, Luca Verdone. 1999, Liberate i pesci, Cristina Comencini. 2000, Sangue vivo, Edoardo Winspeare. 2001, Donne di mafia, Giuseppe Ferrara (serie televisiva) (Rai2). 2005, Melissa P., Luca Guadagnino. 2005, Dimenticare mio padre, Giuseppe Antonio Miglietta. 2005, Il giudice Mastrangelo, Enrico Oldoini (serie televisiva) (Mediaset). 2005, Lecce illustrata immagini di vita e storia, Aduino Sabato, ISBN 88-7261-284-5. 2007, Il giudice Mastrangelo 2, (serie televisiva) (Mediaset). 2007, Manuale d'amore 2 (Manuale d'amore 2 - capitoli successivi), (III dei quattro episodi), Giovanni Veronesi. 2007, Fine pena mai, Davide Barletti e Lorenzo Conte. 2009, Piede di Dio, Luigi Sardiello. 2010, Mine vaganti, Ferzan Özpetek. 2010, W Zappatore, Massimiliano Verdesca. 2011, Il commissario Zagaria, Antonello Grimaldi (serie televisiva) (Mediaset). 2012, Il pasticciere, Luigi Sardiello. 2014, Allacciate le cinture, Ferzan Özpetek. In città si svolgono alcune manifestazioni storico culturali. Riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali come manifestazione d'interesse nazionale (membro del Coordinamento Europeo dei Festival del Cinema e dell'Associazione Festival Italiani di Cinema). Si svolge dal 2003, con cadenza biennale nell'ultima settimana di giugno fino al 4 luglio, in teatri e luoghi storici di Lecce. I quartieri cittadini vennero istituiti nel 1970 e comprendevano: Centro, Santa Rosa, Mazzini, Leuca, Ferrovia, Rudiae, Stadio e Litorale. Nel 1980 furono raggruppati in cinque circoscrizioni poi soppresse nel 2012. Nel 2018 si è provveduto, a seguito della soppressione delle circoscrizioni, alla riorganizzazione del territorio comunale in 10 quartieri, 4 frazioni, 4 borghi e 3 contesti dell'entroterra. La città di Lecce viene così suddivisa nei dieci quartieri: Centro, Leuca, Mazzini, San Sabino, Kolbe-San Giovanni Battista, Salesiani, Santa Rosa; Borgo San Nicola, Rudiae-San Pio e Ferrovia-Casermette. Il territorio di Lecce si affaccia sul Mare Adriatico per circa 20 km. La costa si presenta bassa con lunghi tratti sabbiosi e paludosi, lungo i quali sono presenti dune secolari ricoperte da macchia mediterranea; questo ecosistema risulta compromesso a causa dell'abusivismo edilizio. Lungo tutta la costa sono presenti alcune fortificazioni, costruite nel XVI secolo per far fronte alle incursioni dei saraceni. Torri costiere da nord a sud Torre Rinalda Torre Chianca Torre Veneri Torre San Cataldo (distrutta, al suo posto costruito il faro) Le località marittime che costituiscono frazione di Lecce sono 3: San Cataldo, Frigole e Torre Chianca-Spiaggiabella-Torre Rinalda. Fino al 15 maggio 2012 ha fatto parte del comune di Lecce la frazione di Casalabate, ora passata ai comuni di Squinzano e Trepuzzi, a seguito del referendum consultivo sulle modifiche territoriali dei Comuni di Lecce, Squinzano e Trepuzzi, svoltosi il 12 e 13 giugno 2011 L'economia della città di Lecce si basa essenzialmente sull'agricoltura, sull'artigianato (cartapesta, intaglio), sull'agroalimentare (in particolare olivicultura e viticultura), sull'edilizia, sui servizi (settore terziario) e sul turismo. La città risulta la più visitata dai turisti in Puglia. Nel 2010 il capoluogo salentino è stato inserito (unica città italiana) nella lista "Best in travel 2010" di Lonely Planet, figurando tra le 10 città mondiali più belle da visitare. Il settore tessile e quello calzaturiero, che avevano avuto notevole sviluppo, stanno risentendo della crisi globale e sono in difficoltà, anche se mostrano una notevole ripresa. Significativa la presenza di attività metalmeccaniche con, fra gli altri, uno stabilimento della Fiat (CNH - Case New Holland), i suoi partner nel movimento terra e il relativo indotto. A Lecce è inoltre situata la più grande industria di sigarette in Italia, quella delle MS, di proprietà della British American Tobacco. Lecce è un importante snodo per l'economia salentina e si pone fra le aree più dinamiche del Mezzogiorno d'Italia. Secondo il Sole 24 Ore la provincia di Lecce si colloca, nella classifica stilata per quantificare il benessere economico del 2009, al 44º posto, ben al di sopra di tante altre provincie settentrionali e al terzo posto tra quelle meridionali. La città è circondata da un anello tangenziale, con caratteristiche di superstrada. La mobilità verso nord è assicurata dalla superstrada Brindisi-Lecce, che prosegue per Bari integrandosi con la Strada statale 16 Adriatica e con la SS 379, godendo così di ottimi collegamenti con la rete autostradale. Verso sud si diramano due importanti arterie salentine con caratteristiche di superstrada: la Strada statale 101 Salentina di Gallipoli e la Strada statale 16 Adriatica nel tratto Lecce-Maglie. Inoltre è possibile raggiungere Taranto attraverso la Strada statale 7 Via Appia. Lungo la strada comunale di collegamento fra strada provinciale 364, fra il 1898 e il 1933 correva la tranvia elettrica Lecce-San Cataldo, che collegava il capoluogo del Salento con il litorale adriatico; la sua costruzione rappresentò l'occasione per il rilancio delle contrade del litorale. I collegamenti ferroviari verso nord sono assicurati dalla stazione delle Ferrovie dello Stato. La stazione di Lecce è un importante snodo ferroviario della Puglia, punto finale della storica Ferrovia Adriatica. Inoltre, il servizio locale è garantito dalle Ferrovie del Sud Est e dalla Società Trasporti Pubblici (S.T.P.) di Terra d'Otranto. L'aeroporto di Lecce-San Cataldo, posto 6 km a est dal centro urbano, è un aeroporto civile privato, non aperto al traffico commerciale. L'aeroporto di Lecce-Galatina, in realtà sito nei territori comunali di Galatina e Lequile, è affidato all'Aeronautica militare e pertanto chiuso all'aviazione civile. L'aeroporto commerciale di riferimento per la città è pertanto l'Aeroporto Internazionale del Salento di Brindisi, sito a circa 35 km da Lecce, i collegamenti da e per il quale avvengono a partire dall'Airport City Terminal di Lecce. A Lecce è stata costruita una rete filoviaria composta da quattro singole linee per un totale di 28 km. I mezzi usati sono i Van Hool A330T. Sindaco di Lecce, dal 1º giugno 2019, è Carlo Salvemini. Murcia, dal 2001 Budapest, dal 2005 Skopje, dal 2005 Ostrów Wielkopolski, dal 2006 Blagoevgrad, dal 2006 Valladolid, dal 2009 Praga, dal 2011 La principale società calcistica della città è l'Unione Sportiva Lecce. I colori della squadra, che gioca allo stadio Via del mare di Lecce, richiamano quelli della provincia, il giallo e il rosso. Con 18 campionati di Serie A disputati (il primo dei quali nel 1985-86) è la seconda società calcistica della Puglia per numero di stagioni trascorse nelle prime due serie professionistiche. La principale squadra di calcio femminile è la SAD ARL Women Lecce, sodalizio sorto nel 2000 da novembre 2019 parte dell'Unione Sportiva Lecce, il club calcistico maschile della città. Ha disputato i campionati di Serie A2, Serie B, Serie C nazionale e Serie C regionale. Attualmente partecipa al campionato nazionale di Serie C. La principale società di pallacanestro presente nel capoluogo salentino è la Pallacanestro Lupa Lecce, che milita nel campionato nazionale di Serie C Gold. Lecce è stata più volte arrivo di tappa del Giro d'Italia: 1998 (24 maggio): 8ª tappa, vinta da Mario Cipollini 2003 (10 maggio): 1ª tappa, vinta da Alessandro Petacchi. Le principali squadre di rugby della città sono il CUS Lecce Rugby, con sede nel capoluogo salentino, e l'ASD Salento Rugby, con sede a Lecce e ad Aradeo. Entrambe le società, dilettantistiche, sono affiliate alla FIR. Nel football americano è presente dal 2007 (anno della fusione tra i sanvitesi Dragons San Vito e i leccesi Spiders Salento, fondati l'anno precedente) la squadra dei Dragons Salento, che milita nel campionato CIF9. La Puglia fra Bisanzio ed Occidente, in Civiltà e culture in Puglia, vol. 2, Milano 1981. La Puglia tra medioevo ed età moderna. Città e campagna, in Civiltà e culture in Puglia, vol. 3, Milano 1981. G. Arditi, Corografia fisica e storica della Provincia di terra d'Otranto, Arnaldo Forni, Bologna, 1979. P. Arthur - A. Bramato - P. Tagliente - B. Vetere, Medioevo e Rinascimento al Castello Carlo V di Lecce, Congedo Editore, Galatina, 2003. M. Bernardini, Lupiae, Centro Studi Salentini, Lecce 1959. 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Provincia di Lecce
Provincia di Lecce

La provincia di Lecce è una provincia italiana della Puglia di 767 534 abitanti con capoluogo Lecce, la seconda più popolosa della regione dopo la città metropolitana di Bari. È inclusa totalmente nella regione geografica del Salento ed è la più orientale d'Italia. Bagnata a nord-est dal mare Adriatico (canale d'Otranto) e a sud-ovest dal mar Ionio (golfo di Taranto), unica delle sei province pugliesi ad affacciarsi su entrambi i mari, la provincia di Lecce occupa l'estremità meridionale della Puglia e confina a nord-ovest con la provincia di Brindisi e la provincia di Taranto. La provincia di Lecce ha ereditato il suo stemma dall'antica provincia di Terra d'Otranto, il cui territorio coincideva, grosso modo, con quello delle odierne province di Lecce, Taranto e Brindisi. La provincia di Lecce, estesa per 2.759,39 chilometri quadrati (il 14,3% del territorio pugliese), è la terza provincia per estensione territoriale della regione dopo quelle di Foggia e di Bari. La provincia, inclusa totalmente nella regione storica del Salento, è sostanzialmente pianeggiante. A nord si estende la pianura salentina (o Tavoliere di Lecce) che costituisce un vasto e uniforme bassopiano caratterizzato da poderosi strati di terra rossa e dall'assenza di corsi d'acqua di superficie per via della natura carsica del terreno che presenta innumeroveli inghiottitoi (chiamati vore o capoventi), punti di richiamo delle piovane che convogliono l'acqua nel sottosuolo alimentando veri e propri fiumi sotterranei. A sud si elevano i modesti rilievi collinari delle serre salentine la cui altezza massima raggiunge i 196 m s.l.m. con la Serra dei Cianci in territorio di Alessano. La fascia costiera, lunga 222 km, è caratterizzata da spiagge di sabbia fine, con affioramenti di acque freatiche e bacini retrodunali, intervallate da lunghi tratti rocciosi e alte falesie che sprofondono nel mare. Lungo la costa adriatica meridionale si concentrano numerose grotte naturali come la Grotta Zinzulusa. Fanno parte del territorio anche i bacini costieri dei Laghi Alimini (Alimini Grande e Alimini Piccolo), situati a nord di Otranto, e l'area paludosa delle Cesine. I principali corsi d'acqua (Idume, Giammatteo, Brunese, Idro) sono piccoli rivoli alimentati da sorgenti freatiche a pochi passi dal mare Adriatico, mentre numerosi bacini di bonifica si estendono nel retroduna di entrambe le coste. Il Salento e in particolare la provincia di Lecce non ha montagne, ma piccole colline che difficilmente raggiungono i duecento metri sul livello del mare. Sono conosciute con il nome di serre o Murge salentine e geograficamente rappresentano le continuità meridionali delle Murge che possono considerarsi le loro sorelle maggiori. I principali rilievi della provincia sono: La fascia costiera della provincia è ricoperta di una rigogliosa macchia mediterranea e di folte pinete. La costa si presenta alta e rocciosa con scogliere a picco sul mare sul versante adriatico da Otranto fino a Santa Maria di Leuca e sullo Ionio nel tratto compreso fra Gallipoli e le marine di Nardò. Il resto della costa è bassa e sabbiosa. In alcune aree vi è la presenza di ampi tratti di dune e di zone paludose. Le località rivierasche più rinomate (dall'Adriatico allo Ionio) sono: San Cataldo, San Foca, Torre dell'Orso, Otranto, Santa Cesarea Terme, Castro, Tricase, Santa Maria di Leuca, Marina di San Gregorio, Torre Vado, Marina di Pescoluse, Lido Marini, Torre San Giovanni, Gallipoli, Santa Maria al Bagno, Santa Caterina, Porto Cesareo e Torre Lapillo. I comuni della provincia che si affacciano direttamente sul mare sono 27 sui 96 totali. Il comune di Castrignano del Capo, nel quale ricade la marina di Santa Maria di Leuca, è bagnato da entrambi i mari. Questo se si considera Punta Meliso, la punta del santuario di Leuca, il confine dei due mari. Motto del Salento è diventata l'espressione "lu sule, lu mare e lu jentu" che riassume i tre elementi principali del territorio: il sole, il mare e il vento. Facendo riferimento alla ventosità, i venti principali sono due: lo Scirocco da sud portatore di afa e instabilità e la Tramontana da nord che porta aria secca e fredda. Il clima della provincia è fondamentalmente mediterraneo ma con punte continentali, riscontrabili specialmente d'inverno. Nel periodo freddo (segnatamente nei mesi di dicembre e soprattutto gennaio) non sono rari episodi di freddo intenso, con minime notturne sotto zero, dovute a cieli sereni e venti assenti immediatamente successivi ad avvezioni di aria gelida da est e raramente la neve. L'estate è in genere calda, afosa, umida e particolarmente siccitosa e con massime in talune condizioni superiori ai 40 °C, specie nelle zone più interne con venti molto secchi da sud-ovest, anche se non sono rari i temporali estivi. Le precipitazioni, concentrate soprattutto nel periodo invernale e autunnale, si attestano mediamente sull'ordine di 600 mm di pioggia annuali. La provincia di Lecce trae le sue origini dall'antico giustizierato, poi provincia, di Terra d'Otranto. La Terra d'Otranto comprendeva fin dall'XI secolo i territori delle attuali province di Lecce, Taranto e Brindisi (con l'eccezione di Fasano e Cisternino). Fino al 1663 comprendeva anche il territorio di Matera (Basilicata). Il suo capoluogo fu in un primo momento Otranto, ma in epoca normanna (XII secolo) fu sostituita da Lecce. Dopo l'unità d'Italia, la Terra d'Otranto cambiò nome in Provincia di Lecce, e il suo territorio fu diviso nei quattro circondari di Lecce, di Gallipoli, di Brindisi e di Taranto. Il suo smembramento iniziò nel 1923, quando il circondario di Taranto venne tramutato nella nuova provincia dello Jonio. Con R.D.L. 2 gennaio 1927, n. 1, venne privata dei comuni di San Pietro Vernotico, Cellino San Marco e Torchiarolo, già appartenenti al circondario di Lecce, e di tutti i comuni del circondario di Brindisi, i quali andarono a costituire la neonata provincia di Brindisi, insieme ai comuni di Fasano e Cisternino, sottratti alla provincia di Bari. Pochi mesi dopo, con R.D.L. 31 marzo 1927, n. 468, a parziale risarcimento per i comuni appartenuti al circondario di Lecce e ceduti alla provincia di Brindisi, i comuni dell'ex mandamento di Salice Salentino, ossia Guagnano, Salice Salentino e Veglie, passarono dalla provincia di Brindisi a quella di Lecce. La provincia comprende nel suo territorio un'isola linguistica, la Grecìa Salentina, nella quale si parla un dialetto neo-greco noto come grico. Essa comprende attualmente undici comuni: nove di lingua ellenofona (Calimera, Castrignano de' Greci, Corigliano d'Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia e Zollino) e altri due non ellenofoni di recente ingresso (Carpignano Salentino e Cutrofiano), riuniti nell'Unione dei comuni della Grecia Salentina, comprendente in totale circa 50.000 abitanti. Lo stemma e il gonfalone della provincia di Lecce sono stati riconosciuti con decreto del capo del governo del 30 novembre 1933. Stemma Esso deriva dall'antico stemma della Terra d'Otranto, che a sua volta deriva dallo scudo araldico degli Aragona, che nel corso del XIV-XV secolo possedevano gli attuali territori della provincia di Lecce. La leggenda fa risalire a Goffredo il Villoso l'origine di tale stemma, visibile in tutta l'Europa Mediterranea, costituito da quattro pali rossi su fondo d'oro. Secondo il Libre de feyts d'Arms de Catalunya, Carlo il Calvo per premiare Goffredo che aveva valorosamente combattuto al suo fianco, intinse quattro dita nel sangue che scorreva copioso dalle ferite e le passò sullo scudo del conte che a quel tempo era completamente senza contrassegni, dando così vita ai "pali catalani". Lo stemma della provincia di Lecce, oltre ad avere il classico "Scudo d'Aragona" è caricato con un delfino "stizzoso" che afferra in bocca una mezzaluna. Tale elemento araldico venne aggiunto nel corso del XV-XVI secolo quando il Salento si ergeva a "bastione" contro i turchi, infatti la mezzaluna è proprio uno dei simboli di tale popolazione, che nel corso soprattutto dei secoli XV-XVI effettuavano numerose incursioni nel Mediterraneo. Gonfalone Bandiera Drappo di giallo, al palo di bianco caricato al centro dello stemma provinciale. Nella provincia di Lecce insistono importanti monumenti nazionali: Duomo di Lecce: collocato nell'omonima piazza, fu costruito una prima volta nel 1144, poi nel 1230. Venne ricostruito per volere del vescovo Luigi Pappacoda dall'architetto leccese Giuseppe Zimbalo a partire dal 1659 a cui si deve anche l'attigua torre campanaria alta 70 metri circa e suddivisa in 5 piani con finestre molto slanciate; termina con una loggia ottagonale. Il Duomo è dedicato a Maria Santissima Assunta. Basilica di Santa Croce: monumento simbolo del barocco leccese, fu costruita a cavallo di due secoli, dal 1549 al 1695, su disegni di Gabriele Riccardi e da architetti del calibro di Cesare Penna e Giuseppe Zimbalo. Il prospetto, ricco di simboli, statue e decorazioni, si divide in tre sezioni. L'interno, a croce latina e a tre navate, è di pura forma basilicale. Chiesa di Sant'Irene dei Teatini: fu edificata a partire dal 1591 su progetto del teatino Francesco Grimaldi. Presenta una grandiosa facciata composta da due assetti stilistici sovrapposti. Sulla trabeazione è posta un'iscrizione dedicata a Santa Irene: «Irene virgini et martiri». L'interno, a croce latina e ad una sola navata, si modula in modo molto più sobrio rispetto al prospetto esterno, presentando, per ogni lato, tre profonde cappelle, comunicanti tra loro, caratterizzate da volte ellittiche illuminate a luce naturale. Presenta molti altari e ospita numerosissime tele di inestimabile valore artistico. Chiesa di San Giovanni Battista: fu realizzata nel 1690-91 dallo Zimbalo. Il prospetto, ricco di decori barocchi, colonne, capitelli, statue, trofei di fiori, è diviso in due ordini da una balaustra. L'interno, a pianta a croce greca, presenta ricchi altari. Il pulpito è l'unico delle chiese leccesi ad essere realizzato in pietra leccese. La copertura è a capriate lignee; la realizzazione della cupola fu sconsigliata per le grandi dimensioni della campata. Chiesa di San Matteo: fu nel 1667 dai disegni dell'architetto Giovann'Andrea Larducci e presenta gli elementi architettonici tipici delle chiese del pieno periodo barocco dell'Italia centrale. Il suo accordo plastico composto dall'ordine inferiore convesso e il superiore concavo, infatti, è poco usuale tra i monumenti dell'arte del Salento e di Lecce. Cattedrale Maria Santissima Annunziata a Otranto: edificata sui resti di una domus romana, di un villaggio messapico e di un tempio paleocristiano, è stata consacrata al culto il primo agosto 1088 durante il papato di Urbano II. All'interno, in sette grandi armadi, si conservano le ossa dei beati Martiri di Otranto. Di inestimabile valore artistico è il mosaico pavimentale eseguito tra il 1163 e il 1166 dal monaco basiliano Pantaleone che raffigura l'albero della vita. Basilica Cattedrale Santa Maria Assunta a Nardò: l'attuale cattedrale sorge, probabilmente, sul luogo dove, un tempo, fu fondata l'antica chiesa di Sancta Maria de Neritorio, ad opera di alcuni monaci orientali che nel VII secolo sfuggirono alle persecuzioni iconoclaste. Il cenobio, dedicato alla Madonna Assunta, è presente sin dal 1088. Il corpo dell'edificio fu modificato nel corso dei secoli; a partire dal 1354, in seguito a danneggiamenti provocati da un sisma, fino agli ultimi anni dell'Ottocento, quando la facciata fu riportata al suo aspetto più classico. Basilica Cattedrale di Sant'Agata a Gallipoli: è una costruzione barocca del XVII secolo, riedificata sul luogo di una chiesetta romanica dedicata a San Giovanni Crisostomo. Si trova al centro e nel punto più alto dell'isola che ospita in nucleo antico della città, sito probabilmente destinato ad area sacra sin dall'antichità. Chiesa Madre dei Santi Pietro e Paolo a Galatina: fu costruita ex novo nel 1633 sull'area di un precedente edificio sacro. Di notevole interesse gli affreschi della volta, gli altari in marmo policromo, l'antico cappellone del Sacramento, le tele e le statue. Nel 1663, per volere di Mons. Adarzo de Santander, Vescovo di Otranto, la facciata fu impreziosita con l'aggiunta di tre portali commissionati a Giuseppe Zimbalo e vennero realizzate anche le nicchie e i santi che in esse sono posizionate. Basilica di Santa Caterina d'Alessandria a Galatina: uno dei più insigni monumenti dell'arte romanica e gotica in Puglia, fu realizzata tra il 1369 e il 1391 per volontà di Raimondello Orsini del Balzo. L'edificio fu costruito su una preesistente chiesa bizantina di rito greco risalente al IX-X secolo. L'interno conserva una pregevole decorazione pittorica eseguita nei primi decenni del XV secolo per volontà di Maria d'Enghien. Chiesa di Maria Santissima Assunta in Cielo a Trepuzzi: L'edificio era originariamente intitolato a San Pietro Apostolo come attesta il documento redatto a seguito della visita pastorale di mons. Luigi Pappacoda, avvenuta il 4 maggio 1640. Solo più tardi, a partire dal 1792, viene indicata come titolare della chiesa la Madonna Assunta, protettrice di Trepuzzi. La costruzione in carparo e in pietra fu eretta nel 1603, come indica l'iscrizione posta sulla facciata, sotto lo stemma civico: AL SINDACATO: DI PROSPERO PERRONE NELL'ANNO 1603. Chiesa Madre di Santa Maria delle Grazie a Campi Salentina: di stile rinascimentale, risale al 1579 e sostituisce l'antico edificio di culto databile al XIV secolo. Dalla prima metà del XVII secolo la struttura conobbe l'avvento del barocco che sostituì gli originari elementi architettonici del Cinquecento. Chiesa Madre di Maria Santissima Annunziata a Casarano: edificata nei primi anni del XVIII secolo, sorge sulle fondamenta di un preesistente edificio risalente al Cinquecento e di cui rimangono i caratteristici archetti. All'interno, a croce latina, si possono ammirare numerosi dipinti tra cui alcuni del leccese Oronzo Tiso e del Coppola. Chiesa di Santa Maria della Croce in Casaranello a Casarano: è tra i più antichi luoghi di culto cristiano del mondo (solo cinque edifici sono più vecchi), con mosaici paleocristiani bizantini a tessere policrome del V secolo e affreschi di età medievale (XI-XIV sec.) raffiguranti, tra l'altro, Santa Barbara, il Cristo Pantocratore, Santa Caterina d'Alessandria e Santa Margherita d'Antiochia. Ex Chiesa Cattedrale dell'Annunziata a Castro: a croce latina, fu costruita nel 1171, probabilmente sulle rovine di un tempio greco. Si compone di una sola navata terminante in tre absidi. I continui interventi e rifacimenti nel corso dei secoli, hanno sensibilmente alterato la struttura originaria in stile romanico. Chiesa Madre della Madonna delle Nevi a Copertino: sorse nel 1088 per volontà del conte Goffredo il Normanno e fu intitolata alla Vergine Assunta. Nel 1235 Manfredi, principe di Taranto e conte di Copertino la elevò a basilica intitolandola alla Vergine delle Nevi. Santuario del SS. Crocifisso della Pietà a Galatone: fu costruito fra il 1683 e il 1694 sulle fondamenta di una precedente chiesa risalente al 1623, crollata rovinosamente nel febbraio del 1682. L'antica chiesa venne innalzata per custodire un'icona raffigurante il SS. Crocifisso della Pietà (XIV secolo) ancora oggi presente al centro dell'altare maggiore. Fu elevata a Santuario nel 1796 da papa Pio VI. Chiesa Madre dell'Annunziata a Muro Leccese: fu costruita tra il 1680 e il 1693. L'interno, a croce latina, ospita numerose opere pittoriche e pregevoli altari scolpiti in pietra leccese. Chiesa Madre di Sant'Andrea Apostolo a Presicce (comune di Presicce-Acquarica): distrutta dal terremoto del 1743, venne ricostruita tra il 1778 e il 1781. Conserva ancora intatto il campanile rinascimentale (m 27,60) finemente decorato, risalente alla metà del XVI secolo. Chiesa Madre di Maria Santissima Assunta a Vernole: ultimata nel 1730, venne consacrata nel 1748. L'interno è a croce latina a navata unica. Il campanile è del 1740. Chiesa di San Vitale Martire a Marittima: La chiesa, in stile neoclassico, è a pianta quadrangolare, suddivisa in tre navate, culminanti con altrettanti altari. Sui quattro pilastri centrali poggia una cupola semisferica, recante nell’intradosso un affresco, molto ben curato, come anche le restanti decorazioni pittoriche. Castello di Gian Giacomo dell'Acaya ad Acaya Castello di Acquarica ad Acquarica del Capo (comune di Presicce-Acquarica) Castello Spinola-Caracciolo ad Andrano Castello dei Gualtieri a Castrignano de' Greci Castello aragonese a Castro Castello di Copertino a Copertino Castello de' Monti a Corigliano d'Otranto Castello dei Bonsecolo a Felline Castello di Gallipoli a Gallipoli Castello Carlo V a Lecce Castello Castromediano - Valentini a Morciano di Leuca Castello aragonese a Otranto Castello Acquaviva di Nardò Lungo tutto il litorale della provincia è possibile ammirare delle torri cinquecentesche fatte costruire da Carlo V per difendere il territorio salentino dalle incursioni dei Saraceni. Se ne contano attualmente circa un'ottantina La provincia è ricca di monumenti megalitici (dolmen e menhir), disseminati sul tutto il territorio e in misura maggiore nei comuni del versante orientale. Tra i più alti monumenti megalitici italiani si può citare il menhir de Santu Totaru, che si trova nel territorio comunale di Martano. La provincia di Lecce è prima in Italia per produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici, con una produzione di 893,1 GWh nel 2018. L'energia elettrica prodotta da impianti fotovoltaici, nel 2018, ha soddisfatto il 40,0% dei consumi della provincia. Il 99,95% dell'energia prodotta in provincia di Lecce proviene da fonti rinnovabili. Appartengono alla provincia di Lecce i seguenti 96 comuni (il che ne fanno la provincia con il maggior numero di essi su tutto il territorio pugliese): Di seguito è riportata la lista dei primi 24 comuni per numero di abitanti aggiornata al 1º gennaio 2022. Di seguito è riportata la lista dei 6 comuni meno popolati della provincia. Salento Terra d'Otranto Castelli della provincia di Lecce Monumenti megalitici della provincia di Lecce Stemma della Terra d'Otranto Santi protettori dei comuni della provincia di Lecce Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su provincia di Lecce Sito ufficiale, su provincia.le.it.