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Parco regionale dell'Appia antica

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Parco regionale dell'Appia anticaRoma Q. IX Appio-LatinoRoma Q. XX ArdeatinoVoci con codice VIAFVoci non biografiche con codici di controllo di autorità
Appia Antica way
Appia Antica way

Il parco dell'Appia Antica è il parco urbano più grande d'Europa ed è un'area naturale protetta di circa 4 580 ettari istituita nel 1988 dalla Regione Lazio all'interno dei territori comunali di Roma, Ciampino e Marino. Dal 2024 vari tratti della via Appia Antica sono Patrimonio dell'umanità UNESCO, in particolare quello tra il 1° e il 13° miglio che ricade nel parco. Il territorio è un "cuneo verde" tra il centro di Roma e i Colli Albani, che rappresenta il residuo più importante dell'Agro Romano dal punto di vista storico, archeologico e paesaggistico. Comprende infatti la via Appia Antica e le sue adiacenze per un tratto di 16 chilometri (compresa la Villa dei Quintili), la valle della Caffarella (200 hm²), le aree archeologiche degli Acquedotti (240 hm²), di Tor Fiscale e delle tombe della via Latina, la Tenuta di Tor Marancia (220 hm²) e quella della Farnesiana (180 hm²). I confini sono a nord le Mura aureliane, a ovest la via Ardeatina e la linea ferroviaria Roma-Cassino-Napoli, a est i quartieri Appio-Latino e Appio Claudio e la via Appia Nuova, mentre a sud il Parco arriva ai moderni centri abitati di Frattocchie e Santa Maria delle Mole. Per quanto riguarda la tutela archeologica, monumentale e paesaggistica la medesima area è soggetta anche al Parco archeologico dell'Appia Antica.

Estratto dall'articolo di Wikipedia Parco regionale dell'Appia antica (Licenza: CC BY-SA 3.0, Autori, Immagini).

Parco regionale dell'Appia antica
Via della Caffarella, Roma Municipio Roma VIII

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Via della Caffarella
00179 Roma, Municipio Roma VIII
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Appia Antica way
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Luoghi vicini

Catacombe di Vigna Randanini
Catacombe di Vigna Randanini

Le catacombe ebraiche di Vigna Randanini si trovano nel fianco di una collina fra la via Appia Antica e la via Appia Pignatelli. Queste catacombe, scoperte nel 1859, riutilizzarono un edificio pagano a cui fu aggiunta una copertura a volta ed una pavimentazione musiva con tessere bianche e nere. L'ipogeo è costituito da due gallerie principali, divise in varie diramazioni. Vi si trovano loculi scavati nelle pareti, cubicoli con arcosoli ed alcuni sepolcri a forno (kokhim). Le catacombe hanno un sistema di gallerie e cunicoli che si estendono su un'area di 18.000 m². Le gallerie, piuttosto larghe, si trovano a una profondità di circa 10 m e si sviluppano per una lunghezza complessiva di circa 700 m, oggi in parte percorribili a piedi. Indicare una datazione precisa per queste catacombe è molto difficile, ma le pitture e i resti rinvenuti si collocano tra la fine del II e il IV secolo d.C. All'interno sono state scoperte 195 iscrizioni in greco e latino, alcune sono incise su lastre di marmo, altre dipinte o graffite sulla malta. La grafia è poco curata, con imprecisioni ortografiche e grammaticali che in parte possono essere attribuite ad errori dell'incisore. Al momento della scoperta molte epigrafi erano nel terreno di riporto e in stato frammentario, il patrimonio epigrafico doveva essere originariamente più copioso. La catacomba infatti subì un costante spoglio del proprio arredo già in epoca antica e in seguito dopo il ritrovamento avvenuto nel 1859 durante la seconda guerra mondiale quando le gallerie vennero usate come rifugio. Nella galleria principale dove oltre al cubicolo della Menorah datato alla fine del III secolo d.C., troviamo il cubicolo delle Palme, così chiamato per la presenza ai quattro angoli della raffigurazione di palme da datteri, motivo ornamentale nella Diaspora. Le pareti sono occupate dai loculi che hanno parzialmente distrutto la ricca decorazione datata tra la fine del III e l'inizio del IV secolo d.C. In un'altra area della catacomba si trova il cubicolo dei Pegasi, con ogni probabilità un ipogeo pagano inglobato successivamente nella necropoli ebraica. I colori utilizzati negli affreschi delle pareti sono il rosso cinabro, il verde e il marrone. Al centro della volta troviamo una Nike alata, personificazione della vittoria, che impugna con la mano sinistra un ramo di palma e con la mano destra una corona di alloro che tende verso un giovane.